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Harry Potter e La Pietra Filosofale (2184 citazioni)
Harry Potter e La Camera dei Segreti (3199 citazioni)
Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (4329 citazioni)
Harry Potter e il Calice di Fuoco (6144 citazioni)
Harry Potter e l'Ordine della Fenice (9042 citazioni)
Harry Potter e il Principe Mezzosangue (5824 citazioni)
Harry Potter e i Doni della Morte (6958 citazioni)
Le fiabe di Beda il Bardo (289 citazioni)
Il Quidditch Attraverso i Secoli ( citazioni)
Gli Animali Fantastici: Dove Trovarli ( citazioni)
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   ‘Perché non ti è permesso fare magie?’ chiese Harry. ‘Oh, be', sai... anch'io un tempo frequentavo la scuola di Hogwarts, ma... ehm... per dirla tutta, sono stato espulso. Al terzo anno. Mi hanno spezzato la Bacchetta magica a metà, eccetera eccetera. Ma Silente mi ha permesso di rimanere come guardiacaccia. Grand'uomo, Silente!’
Il custode delle chiavi (Cap. 4 Harry Potter 1)

   SCUOLA di MAGIA e
STREGONERIA di HOGWARTS
Uniforme
Gli studenti del primo anno dovranno avere:
Tre completi da lavoro in tinta unita (nero)
Un cappello a punta in tinta unita (nero) da giorno
Un paio di guanti di protezione (in pelle di drago o simili)
Un mantello invernale (nero con alamari d'argento)
N.B. Tutti gli indumenti degli allievi devono essere
contrassegnati da una targhetta con il nome.
Libri di testo
Tutti gli allievi dovranno avere una copia dei seguenti testi:
Manuale degli Incantesimi, Volume primo, di Miranda Gadula
Storia della Magia, di Bathilda Bath
Teoria della Magia, di Adalbert Incant
Guida pratica alla trasfigurazione per principianti, di Emeric Zott
Mille erbe e funghi magici, di Phyllida Spore
Infusi e pozioni magiche, di Arsenius Brodus
Gli animali fantastici: dove trovarli, di Newt Scamandro
Le Forze Oscure: guida all'autoprotezione, di Dante Tremante
Altri accessori
1 Bacchetta magica
1 calderone (in peltro, misura standard 2)
1 set di provette di vetro o cristallo
1 telescopio
1 bilancia d'ottone
Gli allievi possono portare anche un gufo, oppure un gatto, oppure un rospo.
Si ricorda ai genitori che agli allievi del primo anno non è consentito l'uso di manici di scopa personali.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   ‘rimasta la Bacchetta magica... e non ti ho ancora preso il regalo di compleanno’.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   ‘Ma di niente!’ rispondeva Hagrid burbero. ‘Non credo che i Dursley ti hanno mai fatto molti regali. E ora ci rimane solo Olivander... è l'unico posto per comprare una Bacchetta magica; vai da Olivander, e avrai il meglio, parlando di bacchette’.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   Quest'ultimo negozio era angusto e sporco. Un'insegna a lettere d'oro scortecciate sopra la porta diceva: Olivander: Fabbrica di bacchette di qualità superiore dal 382 a.C.. Nella vetrina polverosa, su un cuscino color porpora stinto, era esposta una sola Bacchetta.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)


   ‘Ah, sì’ disse l'uomo. ‘Sì, sì, sì, ero sicuro che l'avrei?conosciuto presto. Harry Potter’. Non era una domanda. ‘Ha gli occhi di sua madre. Sembra ieri che è venuta qui a comperare la sua prima Bacchetta magica. Lunga dieci pollici e un quarto, sibilante, di?salice. Una bella Bacchetta per un lavoro d'incanto’.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   ‘Suo padre, invece, preferì una Bacchetta di mogano. Undici pollici. Flessibile. Un po' più potente e ottima per la trasfigurazione. Be', ho detto che suo padre l'aveva preferita... ma in realtà, è la Bacchetta a scegliere il mago, naturalmente’.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   ‘Mi spiace dire che sono stato io a vendere la Bacchetta che ha?fatto questo’ disse con un filo di voce. ‘Tredici pollici e mezzo.?Sì. Una Bacchetta potente, molto potente, nelle mani sbagliate... Bene, se avessi saputo che cosa sarebbe andata a fare per il mondo...’
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   ‘Una bella Bacchetta quella. Ma suppongo che l'abbiano spezzata a metà quando ti hanno espulso, vero?’ chiese Mr Olivander, facendosi serio d'un tratto.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   ‘Ehm, vediamo’ disse Mr Olivander lanciando a Hagrid un'occhiata penetrante. ‘Allora, Mr Potter, vediamo un po'‘ e tirò fuori dalla tasca un lungo metro a nastro con le tacche d'argento. ‘Qual è il braccio con cui usa la Bacchetta?’
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   ‘Alzi il braccio. Così’. Misurò il braccio di Harry dalla spalla?alla punta delle dita, poi dal polso al gomito, dalla spalla a terra,?dal ginocchio all'ascella e poi prese anche la circonferenza della testa. E intanto diceva: ‘Ogni Bacchetta costruita da Olivander ha il nucleo fatto di una potente sostanza magica, Mr Potter. Usiamo peli di unicorno, penne della coda della fenice e corde del cuore di draghi. Non esistono due bacchette costruite da Olivander che siano uguali, così come non esistono due unicorni, due draghi o due fenici del tutto identici. E naturalmente, non si ottengono mai risultati altrettanto buoni con la Bacchetta di un altro mago’.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   ‘Può bastare così’ disse, e il metro a nastro si afflosciò sul pavimento. ‘Allora, Mr Potter, provi questa. Legno di faggio e corde di cuore di drago. Nove pollici. Bella flessibile. La prenda e la agiti in aria’.
Harry prese la Bacchetta e, sentendosi un po' sciocco, la agitò debolmente, ma Mr Olivander gliela strappò quasi subito di mano.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   Rimise la Bacchetta di Harry in una scatola e la avvolse in carta da pacchi sempre borbottando: ‘Ma che strano... davvero strano’.
‘Scusi’ fece Harry, ‘ma che cosa c'è di strano?’
Mr Olivander lo fissò con i suoi occhi sbiaditi.
‘Ricordo una per una tutte le bacchette che ho venduto, Mr Potter.
Una per una. Si dà il caso che la fenice dalla cui coda proviene la piuma della sua Bacchetta abbia prodotto un'altra piuma, una sola. E' veramente molto strano che lei sia destinato a questa Bacchetta, visto che la sua gemella... sì, la sua gemella le ha procurato quella ferita’.
Harry deglutì.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   ‘Sì, tredici pollici e mezzo. Legno di tasso. Curioso come accadano queste cose. la Bacchetta che sceglie il mago, lo ricordi. Credo che?da lei dobbiamo aspettarci grandi cose, Mr Potter... Dopo tutto, Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato ha fatto grandi cose... terribili, è vero, ma grandi’.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)

   Harry rabbrividì. Non era certo di trovare molto simpatico quel Mr Olivander. Pagò sette galeoni d'oro per la sua Bacchetta, e mentre uscivano, Mr Olivander li salutò con un inchino da dentro il negozio.
Diagon Alley (Cap. 5 Harry Potter 1)


   ‘Cinque’ precisò Ron. Per qualche ignota ragione, aveva assunto un'espressione depressa. ‘Io sono il sesto della nostra famiglia a frequentare Hogwarts. Puoi ben dire che mi tocca essere all'altezza di un sacco di aspettative. Bill e Charlie hanno già finito... Bill era capoclasse e Charlie capitano della squadra di Quidditch. E adesso Percy è prefetto. Fred e George sono un po' dei perdigiorno, ma hanno ottimi voti e tutti li trovano davvero spiritosi. In famiglia, ci si aspetta che io sia all'altezza degli altri, ma se poi ci riesco, nessuno la considererà una grande impresa, visto che loro l'hanno fatto prima di me. E poi, con cinque fratelli, non riesci mai a metterti un vestito nuovo. Io mi vesto con gli abiti smessi di Bill, uso la vecchia Bacchetta di Charlie e il vecchio topo di Percy’.
Il binario nove e tre quarti (Cap. 6 Harry Potter 1)

   Hagrid doveva aver dimenticato di dirgli qualcosa di essenziale, come quando, per esempio, per entrare in Diagon Alley era stato necessario battere sul terzo mattone a sinistra. Si chiese se non fosse il caso di tirare fuori la Bacchetta magica e cominciare a colpire la macchinetta dei biglietti tra i binari nove e dieci.
Il binario nove e tre quarti (Cap. 6 Harry Potter 1)

   Rovistò nel suo baule e tirò fuori una Bacchetta magica dall'aria malconcia. In alcuni punti era rosicchiata e all'estremità baluginava qualcosa di bianco.
Il binario nove e tre quarti (Cap. 6 Harry Potter 1)

   Aveva appena fatto in tempo ad alzare in aria la Bacchetta che la porta si spalancò di nuovo. Il ragazzo che aveva perso il rospo era tornato, ma questa volta con lui c'era una ragazzina che indossava la sua uniforme di Hogwarts nuova fiammante.
Il binario nove e tre quarti (Cap. 6 Harry Potter 1)

   ‘Gli abbiamo già detto che non lo abbiamo visto’ disse Ron, ma la ragazza non ascoltava; stava guardando la Bacchetta che lui teneva in mano.
‘State facendo una magia? Vediamo!’
Si sedette. Ron stava lì, tra il sorpreso e il confuso. ‘Ehm... va bene’.
Il binario nove e tre quarti (Cap. 6 Harry Potter 1)

   Si schiarì la gola.
‘Per il sole splendente, per il fior di corallo stupido topo, diventa giallo!’
Agitò la Bacchetta ma non accadde nulla. Crosta era sempre grigio e continuava imperterrito a dormire.
Il binario nove e tre quarti (Cap. 6 Harry Potter 1)

   E se ne andò portando con sé il padrone del rospo smarrito. ‘Qualunque sia il mio dormitorio, spero che non sia anche il suo’ disse Ron. Scaraventò la Bacchetta nel baule. ‘Stupido incantesimo... Me l'ha dato George, scommetto che lui lo sapeva che era una fregatura’.
Il binario nove e tre quarti (Cap. 6 Harry Potter 1)

   Ognuno terminò la canzone in tempi diversi. Alla fine, erano rimasti solo i gemelli Weasley a cantare a un ritmo lento da marcia funebre. Silente diresse le ultime battute con la Bacchetta magica e, alla fine, fu uno di quelli che applaudirono più fragorosamente.
Il cappello Parlante (Cap. 7 Harry Potter 1)

   Silente diede un colpetto alla sua Bacchetta magica, come se stesse cercando di scacciarne una mosca dalla punta, e ne fluì un lungo nastro d'oro che si sollevò alto in aria, sopra i tavoli, e cominciò a contorcersi a mo' di serpente, formando delle parole.
Il cappello Parlante (Cap. 7 Harry Potter 1)

   ‘Ma che razza di idiota!’ sbottò Piton mentre con un sol tocco della sua Bacchetta magica ripuliva il pavimento dalla pozione versata. ‘Suppongo che tu abbia aggiunto gli aculei di porcospino prima di togliere il calderone dal fuoco. Non è così?’
Il maestro delle Pozioni (Cap. 8 Harry Potter 1)


    ‘Siete qui per imparare la delicata scienza e l'arte esatta delle Pozioni’ cominciò. Le sue parole erano poco più di un sussurro, ma ai ragazzi non ne sfuggiva una: come la professoressa Mcgranitt, Piton aveva il dono di mantenere senza sforzo il silenzio in classe. ‘Poiché qui non si agita insulsamente la Bacchetta, molti di voi stenteranno a credere che si tratti di magia. Non mi aspetto che comprendiate a fondo la bellezza del calderone che bolle a fuoco lento, con i suoi vapori scintillanti, il delicato potere dei liquidi che scorrono nelle vene umane ammaliando la mente, stregando i sensi... Io posso insegnarvi a imbottigliare la fama, la gloria, addirittura la morte... sempre che non siate una manica di teste di legno, come in genere sono tutti gli allievi che mi toccano’.
Il maestro delle Pozioni (Cap. 8 Harry Potter 1)

   E poi, una volta che uno riusciva a trovare la classe, c'erano le lezioni. Come Harry scoprì ben presto, la magia era tutt'altra cosa dall'agitare semplicemente la Bacchetta magica pronunciando parole incomprensibili.
Il maestro delle Pozioni (Cap. 8 Harry Potter 1)

   Era Gazza che parlava con la gatta, Mrs Purr. Inorridito, Harry agitò all'impazzata la Bacchetta, facendo segno agli altri tre di seguirlo più in fretta possibile. Svelti svelti, senza far rumore si diressero verso la porta opposta al punto da cui proveniva la voce di Gazza. L'ultimo lembo degli abiti di Neville era appena sparito dietro l'angolo, quando udirono Gazza entrare nella sala dei trofei.
Il duello di mezzanotte (Cap. 9 Harry Potter 1)

   Poi, un rumore nella stanza accanto li fece sobbalzare. Harry aveva appena fatto in tempo a sollevare la Bacchetta magica quando udì qualcuno parlare... ma non era Malfoy.
‘Annusa qua dentro, ciccina, potrebbero essere nascosti in un angolo’.
Il duello di mezzanotte (Cap. 9 Harry Potter 1)

   Malfoy e Tiger non erano ancora arrivati. Le teche di cristallo dei trofei luccicavano nei punti illuminati dai raggi della luna. Coppe, scudi, piatti e statue, era tutto uno scintillio d'oro e d'argento. Strisciavano lungo i muri, tenendo d'occhio le porte situate a entrambe le estremità della stanza. Harry estrasse la sua Bacchetta nel caso Malfoy fosse arrivato e avesse attaccato subito... I minuti scorrevano lentamente.
‘in ritardo. Forse ha avuto paura’ fece Ron in un sussurro.
Il duello di mezzanotte (Cap. 9 Harry Potter 1)

   ‘Sono le undici e mezzo’ bisbigliò finalmente Ron. ‘Dobbiamo andare’.
Si infilarono la vestaglia, presero ciascuno la propria Bacchetta magica e attraversarono la stanza della torre, scesero per la scala a chiocciola e raggiunsero la sala di ritrovo di Grifondoro. Dal camino, arrivava ancora il bagliore di alcuni tizzoni, che trasformava le poltrone in ombre nere e contorte. Avevano quasi raggiunto il buco coperto dal ritratto, quando, dalla poltrona più vicina, si sentì una voce: ‘Non ci posso credere, Harry! Ma che cosa stai facendo?’
Il duello di mezzanotte (Cap. 9 Harry Potter 1)

   ‘E se agito la Bacchetta e non succede niente?’
‘Butta via la Bacchetta e dagli un bel pugno sul naso’ suggerì Ron. ‘Chiedo scusa’.
I ragazzi alzarono lo sguardo. Era Hermione Granger.
Il duello di mezzanotte (Cap. 9 Harry Potter 1)

   ‘Vi decidete a fare qualcosa?’ sbottò Hermione. Afferrò la Bacchetta di Harry, colpì il lucchetto e sussurrò: ‘Alohomora!’
Il duello di mezzanotte (Cap. 9 Harry Potter 1)

   Si chinò sul mostro e gli estrasse la Bacchetta dal naso. Era coperta di una sostanza che sembrava una colla grigia tutta grumi. ‘Puah! Caccole di mostro!’
E ripulì la Bacchetta sui calzoni del bestione.
Halloween (Cap. 10 Harry Potter 1)

   Harry si rimise in piedi. Tremava e gli mancava il fiato. Ron era lì, immobile, con la Bacchetta ancora alzata, a contemplare il proprio operato.
Halloween (Cap. 10 Harry Potter 1)


   Hermione, terrorizzata, si era accasciata al suolo; Ron tirò fuori la Bacchetta magica e, senza sapere neanche che cosa avrebbe fatto, udì la propria voce gridare il primo incantesimo che gli veniva in mente: ‘Wingardium Leviosa!’
Halloween (Cap. 10 Harry Potter 1)

   A quel punto, Harry fece una cosa al tempo stesso molto coraggiosa e molto stupida: presa la rincorsa, spiccò un salto e cercò di aggrapparsi al collo del mostro, cingendolo con le braccia da dietro. Il mostro non si accorse che Harry gli si era attaccato; ma non poté ignorare il pezzo di legno che gli venne infilato su per il naso. Quando Harry aveva spiccato il salto aveva la Bacchetta magica in mano, quella si era introdotta in una delle narici del bestione.
Halloween (Cap. 10 Harry Potter 1)

   Nacque un tumulto. Ci vollero diversi petardi viola della Bacchetta magica del professor Silente per ripristinare il silenzio.
‘Prefetti’ tuonò, ‘riportate immediatamente i ragazzi nei rispettivi dormitori, immediatamente!’
Percy era nel suo elemento.
Halloween (Cap. 10 Harry Potter 1)

   ‘Lo stai dicendo sbagliato’ Harry udì Hermione sbottare.
‘Wing-gar-dium Levi-o-sa: devi pronunciare il "gar" bello lungo’. ‘E fallo te, visto che sei tanto brava!’ la rimbeccò Ron. Hermione si rimboccò le maniche della tunica, agitò la Bacchetta magica e disse: ‘Wingardium Leviosa!’
Halloween (Cap. 10 Harry Potter 1)

   Era molto difficile. Harry e Seamus agitarono e colpirono, ma la piuma che avrebbero dovuto mandare verso l'alto era sempre lì sopra il banco. L'impazienza di Seamus fu tale che il ragazzo la stuzzicò con la Bacchetta magica e le appiccò fuoco... e Harry dovette spegnerlo con il cappello.
Halloween (Cap. 10 Harry Potter 1)

   ‘Che cosa diavolo credevate di fare?’ chiese la Mcgranitt con una furia glaciale nella voce. Harry guardò Ron, che stava ancora con la Bacchetta sospesa in aria. ‘Avete corso il rischio di venire ammazzati. Perché non eravate nel vostro dormitorio?’
Halloween (Cap. 10 Harry Potter 1)

   Piton lanciò a Harry uno sguardo rapido e penetrante. Harry abbassò il suo a terra. Avrebbe voluto che Ron mettesse giù quella Bacchetta magica.
Poi, dall'ombra, si sentì una vocina flebile.
‘La prego, professoressa Mcgranitt... erano venuti a cercare me’. ‘Signorina Granger!’
Finalmente, Hermione era riuscita a mettersi in piedi.
Halloween (Cap. 10 Harry Potter 1)

   A Ron cadde la Bacchetta di mano. Hermione Granger che mentiva sfacciatamente a un insegnante!
‘Se non mi avessero trovato, sarei morta. Harry gli ha infilato la Bacchetta nel naso e Ron l'ha steso con un colpo della sua stessa clava. Non hanno avuto il tempo di andare a chiamare nessuno. Quando sono arrivati, il mostro stava per uccidermi’.
Halloween (Cap. 10 Harry Potter 1)

   Hermione si era fatta largo tra gli spettatori per raggiungere il palco dove si trovava Piton e ora stava correndo lungo la fila di sedili alle spalle di lui; non si fermò neanche per chiedere scusa al professor Raptor, quando lo urtò facendolo cadere a faccia avanti. Una volta raggiunto Piton, si accucciò, tirò fuori la Bacchetta magica e bisbigliò alcune parole scelte con cura. Dalla Bacchetta sprizzarono delle fiamme blu che andarono a colpire l'orlo dell'abito di Piton.
Il Quidditch (Cap. 11 Harry Potter 1)

   ‘Quanti giorni mancano alle vacanze?’ chiese Hagrid.
‘Soltanto uno’ rispose Hermione. ‘E questo mi fa venire in mente... Harry, Ron, manca mezz'ora al pranzo, dobbiamo andare in biblioteca’.
‘Ah, già, è vero’ disse Ron distogliendo lo sguardo dal professor Vitious, che dalla sua Bacchetta magica stava facendo uscire festoni di bolle che si depositavano sui rami del nuovo albero.
Lo specchio delle brame (Cap. 12 Harry Potter 1)

   ‘Allora, tieni bene a mente la formula magica: "Locomotor Mortis"‘ soffiò Hermione all'orecchio di Ron mentre questi si nascondeva la Bacchetta nella manica.
‘Lo so’ ribatté Ron seccato, ‘piantala di tormentarmi’.
Nicolas Flamel (Cap. 13 Harry Potter 1)

   Nel frattempo, Ron e Hermione si erano trovati un posto a sedere sugli spalti vicino a Neville, che non riusciva a capire perché avessero quelle facce da funerale, né perché entrambi si fossero portati alla partita la Bacchetta magica. Harry non immaginava nemmeno che Ron e Hermione, in gran segreto, si erano esercitati a fare l'Incantesimo delle Pastoie. L'idea gli era venuta dal fatto che Malfoy se n'era servito contro Neville, ed erano prontissimi a usarlo anche con Piton, se questi avesse dato l'impressione di voler fare del male a Harry.
Nicolas Flamel (Cap. 13 Harry Potter 1)

   Purtroppo pareva che gli insegnanti la pensassero come Hermione. Li caricarono di tanti di quei compiti per le vacanze di Pasqua, che quanto a divertimento le vacanze di Pasqua non assomigliarono di certo a quelle di Natale. Era difficile rilassarsi con Hermione accanto che recitava i dodici usi del sangue di drago e si esercitava nei movimenti della Bacchetta magica. Bofonchiando e sbadigliando, Harry e Ron trascorsero la maggior parte del tempo libero con la ragazza in biblioteca cercando di portare a termine i compiti delle vacanze.
Norberto, drago Dorsorugoso di Norvegia (Cap. 14 Harry Potter 1)

   ‘MA sei diventata matta?’ ruggì Ron. ‘SEI una strega, sì o no?’
‘E va bene!’ fece Hermione. Estrasse la sua Bacchetta magica, l'agitò nell'aria, bofonchiò qualcosa e sparò contro la pianta un getto di fiamme color campanula, le stesse che aveva usato su Piton. Nel giro di pochi istanti, i due ragazzi avvertirono la presa che si allentava, mentre la pianta si ritraeva dalla luce e dal calore. I tentacoli si accartocciarono sbattendo e srotolandosi dai loro corpi, e i due riuscirono finalmente a liberarsi.
La botola (Cap. 16 Harry Potter 1)

   Hermione si fece avanti.
‘Neville, scusami, scusami tanto’.
Poi alzò la sua Bacchetta magica.
‘Petrificus Totalus!’ gridò puntandola contro Neville.
La botola (Cap. 16 Harry Potter 1)

    Tutti i libri di magia, la Bacchetta magica, gli abiti, il calderone e il suo superbo manico di scopa Nimbus Duemila erano stati chiusi a doppia mandata da zio Vernon in un armadio nel sottoscala nel momento stesso in cui Harry era arrivato a casa. Che gliene importava ai Dursley se lui perdeva il ruolo nella squadra di Quidditch perché non si era allenato per tutta l’estate? Era forse affar loro se tornava a scuola senza aver fatto i compiti delle vacanze? I Dursley erano quello che i maghi chiamavano Babbani (senza neanche una goccia di sangue di mago nelle vene) e per loro un mago in famiglia rappresentava la vergogna più nera. Zio Vernon aveva addirittura messo un lucchetto alla gabbia di Edvige, la civetta di Harry, per impedirle di portare messaggi a chiunque facesse parte del mondo dei maghi.
Il peggior compleanno (Cap. 1 Harry Potter 2)

    Migliaia di volte Harry era stato sul punto di aprire con la magia la gabbia di Edvige e di mandarla da Ron e da Hermione con una lettera, ma non valeva la pena rischiare. Ai maghi minorenni non era permesso di fare incantesimi fuori della scuola. Questo ai Dursley non lo aveva detto; sapeva che solo il terrore di venire trasformati in scarafaggi li aveva trattenuti dal chiudere anche lui nell’armadio del sottoscala insieme alla Bacchetta magica e al manico di scopa. Durante le ultime due settimane Harry si era divertito a farfugliare tra sé parole senza senso e guardare Dudley catapultarsi fuori dalla stanza a tutta la velocità permessa dalle sue gambe grasse. Ma il lungo silenzio di Ron e di Hermione aveva fatto sentire Harry così tagliato fuori dal mondo della magia che anche tormentare Dudley aveva perso il suo fascino… e ora Ron e Hermione avevano dimenticato il suo compleanno.
Il peggior compleanno (Cap. 1 Harry Potter 2)

    «Ma tutta la mia roba per Hogwarts… la Bacchetta magica… il manico di scopa…»
La Tana (Cap. 3 Harry Potter 2)

    La signora Weasley gli si piantò davanti con le mani sui fianchi, guardando a una a una le facce colpevoli. Indossava un grembiule a fiori e una Bacchetta magica le sporgeva dalla tasca.
La Tana (Cap. 3 Harry Potter 2)

    Poi, con noncuranza, agitò la Bacchetta magica verso i piatti da lavare nel lavandino e quelli cominciarono a pulirsi da soli, con un lieve acciottolio di sottofondo.
La Tana (Cap. 3 Harry Potter 2)

    I libri di scuola di Ron erano ammonticchiati in un angolo, accanto a una pila di fumetti della serie Le avventure di Martin Miggs, il Babbano matto. La Bacchetta magica di Ron era buttata sul davanzale della finestra, sopra una boccia da pesci piena di uova di rana; in un angolino assolato dormiva beatamente Crosta, il topo grigio.
La Tana (Cap. 3 Harry Potter 2)

    «Non so proprio come faranno papà e mamma ad affrontare tutte le spese della scuola, quest’anno» disse George dopo un po’. «Cinque serie di libri di Allock! E Ginny ha bisogno di vestiti, Bacchetta magica e tutto il resto…»
Alla libreria "Il Ghirigoro" (Cap. 4 Harry Potter 2)

    Riprendendo fiato, tirò fuori dalla borsa una grossa spazzola da panni e cominciò a togliergli di dosso la fuliggine che Hagrid non era riuscito a eliminare con le sue manate. Il signor Weasley prese gli occhiali di Harry, gli diede un colpetto con la sua Bacchetta magica e glieli restituì come nuovi.
Alla libreria "Il Ghirigoro" (Cap. 4 Harry Potter 2)

    Ron aprì il capiente portabagagli con qualche leggero colpetto di Bacchetta magica. Caricarono di nuovo i bauli, misero Edvige sul sedile posteriore e salirono davanti.
Il Platano Picchiatore (Cap. 5 Harry Potter 2)

    «Controlla che nessuno stia guardando» disse Ron accendendo il motore con un altro colpo di Bacchetta magica. Harry sporse la testa fuori del finestrino: sulla via principale il traffico era sostenuto, ma la strada dove si trovavano loro era deserta.
Il Platano Picchiatore (Cap. 5 Harry Potter 2)

    Ron abbandonò completamente il volante e tirò fuori dalla tasca posteriore la Bacchetta magica.
Il Platano Picchiatore (Cap. 5 Harry Potter 2)

    «La mia Bacchetta magica!» disse Ron con voce tremante. «Guarda la mia Bacchetta magica
Il Platano Picchiatore (Cap. 5 Harry Potter 2)

    La Bacchetta si era spezzata praticamente in due; la punta ciondolava inerte, tenuta insieme da qualche scheggia di legno.
Il Platano Picchiatore (Cap. 5 Harry Potter 2)

    «Torna indietro!» le gridò Ron brandendo la sua Bacchetta rotta. «Papà mi ammazzerà!»
Il Platano Picchiatore (Cap. 5 Harry Potter 2)

    Piton tornò dieci minuti dopo e naturalmente con lui c’era la professoressa McGranitt. Sebbene Harry l’avesse vista arrabbiata in molte occasioni, o aveva dimenticato quanto potessero diventare sottili le sue labbra, o non l’aveva mai vista tanto in collera. Nell’entrare, la McGranitt levò in aria la sua Bacchetta magica. Harry e Ron indietreggiarono, ma lei la puntò semplicemente sul caminetto spento, dove subito guizzò il fuoco.
Il Platano Picchiatore (Cap. 5 Harry Potter 2)

    La McGranitt sollevò di nuovo la Bacchetta magica e la puntò verso la scrivania di Piton. Con uno schiocco apparvero un vassoio di tramezzini, due calici d’argento e una caraffa di succo di zucca ghiacciato.
Il Platano Picchiatore (Cap. 5 Harry Potter 2)

    Le lezioni della professoressa McGranitt erano sempre pesanti, ma quel giorno fu particolarmente difficile. Tutto quel che Harry aveva imparato l’anno prima sembrava essergli uscito completamente dalla testa durante l’estate. Quel che gli veniva richiesto, quella mattina, era di trasformare uno scarafaggio in un bottone, ma riuscì solo a far fare un bel po’ di ginnastica al suo scarafaggio, che scorrazzava sulla scrivania evitando la sua Bacchetta magica.
Gilderoy Allock (Cap. 6 Harry Potter 2)

    Nel frattempo Ron era alle prese con problemi assai peggiori. Aveva aggiustato alla meglio la sua Bacchetta con del nastro adesivo magico preso in prestito, ma sembrava danneggiata irreparabilmente. Di tanto in tanto scoppiettava, lanciava scintille nei momenti più impensati e ogni volta che Ron la usava per trasformare il suo scarafaggio, quello gli spruzzava addosso un puzzolente fumo grigio. E dato che questo gli impediva di vedere quel che faceva, Ron schiacciò inavvertitamente il suo scarafaggio con il gomito, e quindi dovette chiederne un altro. La professoressa McGranitt non fu molto contenta.
Gilderoy Allock (Cap. 6 Harry Potter 2)

    Harry fu molto sollevato nell’udire la campanella del pranzo. Si sentiva il cervello come una spugna strizzata. Tutti uscirono in fila dalla classe tranne lui e Ron, che stava sbatacchiando furiosamente la Bacchetta magica sul banco.
Gilderoy Allock (Cap. 6 Harry Potter 2)

    «Scrivi a casa e fattene mandare un’altra» suggerì Harry, visto che la Bacchetta emetteva una raffica di esplosioni come petardi.
Gilderoy Allock (Cap. 6 Harry Potter 2)

    «Ah, si, per ricevere indietro un’altra Strillettera!» disse Ron ficcando nella cartella la Bacchetta che ora sibilava. «È COLPA TUA SE LA Bacchetta SI E ROTTA…»
Gilderoy Allock (Cap. 6 Harry Potter 2)

    Ron tirò fuori la Bacchetta magica rattoppata, ma Hermione chiuse il libro con un colpo secco e bisbigliò: «Stai attento!»
Gilderoy Allock (Cap. 6 Harry Potter 2)

    Si tirò su le maniche, brandì la Bacchetta magica e ruggì: «Peskipiksi Pesternomi!»
Gilderoy Allock (Cap. 6 Harry Potter 2)

    Non accadde assolutamente nulla; uno dei folletti ghermì la Bacchetta di Allock e scaraventò anche quella fuori dalla finestra. Allock strabuzzò gli occhi e si tuffò sotto la cattedra, evitando per un pelo di essere schiacciato da Neville, che si schiantò al suolo perché il candelabro aveva ceduto.
Gilderoy Allock (Cap. 6 Harry Potter 2)

    Edvige ce l’aveva sempre con Harry per il disastroso viaggio in macchina e la Bacchetta magica di Ron era ancora in avaria: aveva superato se stessa il venerdì mattina, quando era sfuggita dalle mani di Ron durante la lezione di Incantesimi e aveva colpito il piccolo professor Vitious dritto in mezzo agli occhi, procurandogli un grosso e doloroso foruncolo verde.
Mezzosangue e mezze voci (Cap. 7 Harry Potter 2)

    Baston aveva in mano la grande pianta di un campo di gioco, su cui erano state tracciate linee, frecce e croci con inchiostri di colore diverso. Tirò fuori la Bacchetta magica con cui diede un colpetto al suo grafico e le frecce cominciarono a contorcersi come millepiedi. Mentre Baston si lanciava in una dissertazione sulla sua nuova tattica Fred Weasley abbandonò la testa sulla spalla di Alicia Spinnet e cominciò a russare.
Mezzosangue e mezze voci (Cap. 7 Harry Potter 2)

    Harry capì subito che Malfoy doveva aver detto una cosa veramente cattiva perché le sue parole suscitarono un’istantanea ribellione. Flitt dovette tuffarsi davanti a Malfoy per impedire che Fred e George gli saltassero addosso; Alicia strillò: «Ma come osi!» e Ron affondò la mano nelle pieghe del vestito, estrasse la Bacchetta magica gridando: «Questa la paghi, Malfoy!» e la puntò furibondo contro di lui.
Mezzosangue e mezze voci (Cap. 7 Harry Potter 2)

    Uno scoppio tremendo risuonò per tutto lo stadio: un fascio di luce verde uscì dalla parte sbagliata della Bacchetta di Ron, lo colpì allo stomaco e lo scaraventò a terra.
Mezzosangue e mezze voci (Cap. 7 Harry Potter 2)

    «Credo che non ci sia altro da fare che aspettare che finiscano» disse Hermione ansiosa, osservando Ron. «Già è una magia difficile in condizioni ottimali, figuriamoci con una Bacchetta rotta…»
Mezzosangue e mezze voci (Cap. 7 Harry Potter 2)

    Harry notò l’ombrello rosa a fiori di Hagrid appoggiato alla parete, in fondo alla capanna. Harry aveva già avuto ragione di credere che quell’ombrello non fosse soltanto quel che sembrava; in realtà, aveva la netta impressione che vi fosse nascosta la Bacchetta magica dei tempi in cui Hagrid frequentava la scuola. Hagrid non poteva usare la magia. Era stato espulso da Hogwarts quando faceva il terzo anno, ma Harry non era mai riuscito a scoprire perché: un minimo accenno all’argomento e subito Hagrid cominciava a schiarirsi fragorosamente la gola e diventava stranamente sordo, fino a che non si cambiava discorso.
Mezzosangue e mezze voci (Cap. 7 Harry Potter 2)

    Siete mai stati presi in giro per gli esiti scadenti della vostra Bacchetta magica?
La festa di complemorte (Cap. 8 Harry Potter 2)

    Affascinato, Harry esaminò il resto del plico. Perché mai Gazza voleva seguire il corso SpeedyMagic? Forse significava che non era un mago nel vero senso della parola? Harry si stava accingendo a leggere la prima lezione: Come tenere la Bacchetta magica (suggerimenti pratici), quando dei passi strascicati lungo il corridoio annunciarono il ritorno di Gazza. Rimise tutto dentro la busta e fece appena in tempo a scaraventarla sulla scrivania che la porta si apri.
La festa di complemorte (Cap. 8 Harry Potter 2)

    Intanto Silente mormorava strane parole, colpendo delicatamente Mrs Purr con la Bacchetta magica, ma non accadde nulla: la gatta continuava ad avere l’aspetto di un animale appena impagliato.
La scritta sul muro (Cap. 9 Harry Potter 2)

    Quella sera, quando si riunirono nella sala di ritrovo, Harry, Ron e Hermione andarono a sedersi più lontano possibile da Percy. Ron, ancora di pessimo umore, continuava a imbrattare il suo compito di Incantesimi. Quando poi, distrattamente, prese la Bacchetta magica per eliminare le macchie, diede fuoco alla pergamena. Fumando quasi quanto il suo compito, chiuse di malagrazia il secondo volume del Manuale degli incantesimi. Con grande sorpresa di Harry, Hermione fece altrettanto.
La scritta sul muro (Cap. 9 Harry Potter 2)

    «Un bell’ululato, Harry… proprio così… e poi, che ci crediate o no, gli sono piombato addosso… così… l’ho scaraventato a terra… così… con una mano sono riuscito a tenerlo fermo e con l’altra gli ho ficcato la Bacchetta magica in gola. Poi ho raccolto le ultime forze e ho eseguito il difficilissimo Incantesimo Omosembiante. Lui ha emesso un lamento pietoso… forza, Harry… più forte… bene così… il pelo è scomparso, le zanne si sono ritratte e lui è tornato uomo. Semplice, e tuttavia efficace… E un altro villaggio mi ricorderà sempre come l’eroe che li ha liberati dal terrore degli attacchi del lupo mannaro, che si ripetevano tutti i mesi».
Il bolide fellone (Cap. 10 Harry Potter 2)

    «No… la prego, no…» disse debolmente Harry. Ma Allock stava già facendo roteare la Bacchetta magica e un attimo dopo la puntò sul braccio del ragazzo.
Il bolide fellone (Cap. 10 Harry Potter 2)

    Harry scomparve rapidamente dietro al suo calderone, tirò fuori dalla tasca uno dei fuochi d’artificio Filibuster di Fred e lo colpì leggermente con la Bacchetta magica. Quello cominciò a sibilare e a crepitare. Ben sapendo di avere soltanto pochi secondi, Harry si raddrizzò in piedi, si fece coraggio, lo lanciò in aria, e quello andò a infilarsi dritto dritto nel calderone di Goyle.
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    Entrambi sollevarono la Bacchetta in alto puntandola poi sulla spalla dell’altro. Piton gridò: «Expelliarmus!» Ci fu un accecante bagliore di luce scarlatta e Allock fu scaraventato a gambe all’aria: volò all’indietro giù dal palco e sbatté contro la parete, su cui si accasciò, finendo a terra.
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    «Ecco fatto!» disse mentre tornava sul palco barcollando. «Questo era un Incantesimo di Disarmo… come potete vedere, ho perso la Bacchetta magica… ah, grazie signorina Brown. Sì, ottima idea davvero, mostrargli questo, professor Piton, ma non se la prenda se le dico che le sue intenzioni erano molto evidenti. Avrei potuto fermarla in qualsiasi momento. Ma ho pensato che fosse più istruttivo che i ragazzi vedessero…»
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    Harry sollevò la Bacchetta sopra la spalla, ma Malfoy aveva cominciato al ‘due’: il suo incantesimo colpì Harry con inaudita violenza, come una formidabile padellata in testa. Il ragazzo barcollò, ma poiché non sembrava fosse accaduto niente, senza perdere altro tempo, puntò la sua Bacchetta magica contro Malfoy, gridando: «Rictusempra!»
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    «Ho detto di disarmare soltanto!» gridò Allock allarmato sovrastando gli sfidanti, mentre Malfoy cadeva in ginocchio; Harry lo aveva colpito con un Incantesimo di Solletico e Malfoy, preso da un convulso di risa, poteva muoversi a stento. Harry si ritirò, con la vaga sensazione che sarebbe stato poco sportivo fare un sortilegio a Malfoy mentre era a terra, ma fu un errore. Riprendendo fiato, quello puntò la sua Bacchetta sulle ginocchia di Harry e gridò: «Tarantallegra!» Un attimo dopo, le gambe di Harry avevano preso ad agitarsi senza controllo, in una specie di forsennata tarantella.
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    Una cortina di fumo verdastro aleggiava sulla scena. Neville e Justin giacevano a terra, ansimanti; Ron stava aiutando Seamus, pallido come un cencio, a rialzarsi, scusandosi per quel che la sua Bacchetta rotta aveva provocato; ma Hermione e Millicent Bulstrode combattevano ancora; Millicent aveva afferrato per la testa Hermione che strillava, ma le loro bacchette giacevano a terra, dimenticate. Harry fece un balzo in avanti e allontanò Millicent, anche se con difficoltà, perché la ragazza era molto più corpulenta di lui.
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    «Allora, Harry» disse Allock, «quando Draco punta contro di te la Bacchetta magica, tu fai questo».
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    E così dicendo, sollevò la sua Bacchetta, tentò una specie di complicata contorsione e se la lasciò sfuggire di mano. Piton sorrise malignamente, mentre Allock la raccoglieva lesto commentando: «Ohi, ohi!… la mia Bacchetta magica è un po’ sovreccitata».
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    «Cosa, far cadere la Bacchetta
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    Malfoy sollevò rapido la Bacchetta magica e gridò: «Serpensortia!»
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    La punta della sua Bacchetta esplose. Harry la fissava sbalordito mentre un lungo serpente nero ne veniva letteralmente sparato fuori, cadeva pesantemente a terra e si rizzava, pronto a colpire. La folla arretrò rapidamente gridando.
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    «Mi consenta!» esclamò Allock. Brandì la sua Bacchetta contro il rettile. Ci fu un boato; anziché scomparire, il serpente volò a tre metri di altezza e poi ricadde a terra con un gran tonfo. Inferocito, sibilando furiosamente, strisciò verso Justin Finch-Fletchley, si eresse un’altra volta, a zanne scoperte, pronto a colpire.
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    Piton si fece avanti, agitò la Bacchetta e il serpente si dissolse in una nuvoletta di fumo nero. Anche lui guardava Harry con un’espressione inaspettata: era uno sguardo scaltro e calcolatore, che a Harry non piacque affatto. Per giunta, il ragazzo avvertì vagamente un mormorio sinistro levarsi da ogni parte. Poi si sentì tirare per i vestiti.
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    Harry si trovò schiacciato contro la parete mentre gli insegnanti chiedevano a gran voce di fare silenzio. La professoressa McGranitt sopraggiunse di corsa seguita dai suoi allievi, uno dei quali aveva ancora i capelli a strisce bianche e nere. Batté un grande colpo di Bacchetta magica, ripristinando il silenzio, quindi ordinò a tutti di andare in classe. Era appena tornato un po’ d’ordine quando il Tassorosso Ernie arrivò sulla scena col fiatone.
Il Club dei Duellanti (Cap. 11 Harry Potter 2)

    «Arthur Weasley ama talmente tanto i Babbani che dovrebbe buttare alle ortiche la sua Bacchetta magica e andarsene a vivere con loro» disse Malfoy con tono sprezzante. «Da come si comportano, non si direbbe mai che i Weasley siano dei purosangue».
La Pozione Polisucco (Cap. 12 Harry Potter 2)

    Ma Hermione stava già tirando fuori dalla borsa la Bacchetta magica.
Il diario segretissimo (Cap. 13 Harry Potter 2)

    Si udì il rumore di qualcosa che si lacerava e la sua cartella si strappò in due. I libri, la Bacchetta magica, la pergamena e la penna d’oca si sparpagliarono a terra, e sopra a tutto andò a rovesciarsi la bottiglietta dell’inchiostro.
Il diario segretissimo (Cap. 13 Harry Potter 2)

    Percy cominciò: «Come Prefetto della scuola…» ma Harry aveva perso la pazienza. Tirò fuori la Bacchetta magica e gridò: «Expelliarmus!» E come Piton aveva disarmato Allock, così Malfoy si vide volare via di mano il diario, che Ron afferrò con un largo sorriso stampato in faccia.
Il diario segretissimo (Cap. 13 Harry Potter 2)

    Ginny si coprì il viso con le mani e corse in classe. Ringhiando, anche Ron estrasse la sua Bacchetta, ma Harry lo fermò. Non era proprio il caso che l’amico passasse tutta la lezione di Incantesimi a vomitare lumache.
Il diario segretissimo (Cap. 13 Harry Potter 2)

    Soltanto quando furono in classe Harry notò qualcosa di strano nel diario di Riddle. Tutti i suoi libri erano imbrattati d’inchiostro scarlatto a parte il diario, che era immacolato come prima che la boccetta dell’inchiostro vi cadesse sopra. Cercò di farlo notare a Ron, ma in quel momento l’amico aveva qualche difficoltà con la sua Bacchetta, dalla cui estremità uscivano grosse bolle viola, per cui non era interessato a niente altro.
Il diario segretissimo (Cap. 13 Harry Potter 2)

    «Fatti da parte» disse Riddle estraendo la Bacchetta magica.
Il diario segretissimo (Cap. 13 Harry Potter 2)

    Un corpo immenso, basso e peloso, e un groviglio di zampe nere; il bagliore di una miriade di occhi e un paio di chele taglienti come lame di rasoio. Riddle alzò di nuovo la Bacchetta, ma troppo tardi. La cosa lo travolse al suo passaggio e poi sparì veloce lungo il corridoio. Riddle si rialzò annaspando e le corse dietro; fece per sollevare la Bacchetta, ma il ragazzo corpulento con un balzo gli fu addosso, gliela strappò di mano e lo scaraventò all’indietro gridando: «Nooooooo!»
Il diario segretissimo (Cap. 13 Harry Potter 2)

    Neville Paciock era stato inondato di lettere da tutti i maghi e le streghe della sua famiglia, ricevendo da ognuno un consiglio diverso. Confuso e preoccupato, leggeva l’elenco delle materie con la lingua di fuori, chiedendo a tutti se pensavano che Aritmanzia fosse più difficile delle Antiche Rune. Dean Thomas, che come Harry era cresciuto tra i Babbani, finì per chiudere gli occhi e puntare la Bacchetta magica sull’elenco delle materie: avrebbe scelto a caso. Hermione non chiese consiglio a nessuno e le scelse tutte.
Cornelius Caramell (Cap. 14 Harry Potter 2)

    «Ora ci penso io» ringhiava mentre Harry e Dean lo trattenevano per le braccia. «Non me ne importa niente! Non mi serve la Bacchetta magica, lo ammazzo a mani nude…»
Aragog (Cap. 15 Harry Potter 2)

    «Giusto» convenne Ron rigirandosi nervosamente tra le mani la Bacchetta magica. «Ehm… non è previsto… non si dice che nella foresta ci siano i lupi mannari?» soggiunse mentre, come sempre durante la lezione di Allock, prendevano posto nei banchi dell’ultima fila.
Aragog (Cap. 15 Harry Potter 2)

    Harry estrasse la Bacchetta magica, pronunciò la parola: «Lumos!» e in punta si accese una flebile luce, sufficiente a illuminare il sentiero e le tracce dei ragni.
Aragog (Cap. 15 Harry Potter 2)

    Harry gli batté sulla spalla, indicando l’erba. Due ragni solitari stavano scappando a gran velocità dal cono di luce della Bacchetta per rifugiarsi all’ombra degli alberi.
Aragog (Cap. 15 Harry Potter 2)

    Così, con Thor che gli saltellava intorno annusando radici e foglie, si addentrarono nella selva. Alla tenue luce della Bacchetta di Harry, seguirono la fila ininterrotta dei ragni che si spostavano lungo il sentiero. Camminarono per circa venti minuti, senza parlare, ma tendendo spasmodicamente l’orecchio ai rumori che non fossero lo scricchiolio di un ramo o il fruscio delle foglie. Poi, quando gli alberi si fecero talmente fitti da impedire la vista del cielo stellato, e l’unica luce a brillare in quel mare di tenebre fu la Bacchetta di Harry, videro i ragni abbandonare il sentiero.
Aragog (Cap. 15 Harry Potter 2)

    Harry si fermò cercando di individuare in quale direzione andassero, ma fuori del piccolo fascio di luce della sua Bacchetta era buio pesto. Non si era mai addentrato così tanto nella foresta. Nella sua mente era vivissimo il ricordo dell’ultima volta che c’era stato, e di Hagrid che lo ammoniva a non abbandonare il sentiero. Ora, invece, Hagrid era lontano centinaia di chilometri, probabilmente chiuso in una cella di Azkaban, e per giunta gli aveva detto di seguire i ragni.
Aragog (Cap. 15 Harry Potter 2)

    «Cosa facciamo?» chiese a Ron, nei cui occhi si rifletteva la luce della Bacchetta.
Aragog (Cap. 15 Harry Potter 2)

    Seguirono quindi l’ombra dei ragni che si dirigevano rapidi nel folto degli alberi. Ora non potevano procedere spediti: radici e tronchi, appena visibili nel buio, rallentavano il loro cammino. Harry sentiva sulla mano l’alito caldo di Thor. Più di una volta dovettero fermarsi e accovacciarsi per ritrovare i ragni alla luce della Bacchetta.
Aragog (Cap. 15 Harry Potter 2)

    Infatti le ali della macchina erano scorticate e coperte di fango. A quanto pareva, se n’era andata in giro da sola per la foresta. Thor non si mostrava affatto entusiasta; si teneva vicino a Harry, che lo sentiva tremare. Con il respiro via via meno affannoso Harry ripose la Bacchetta magica fra le pieghe del mantello.
Aragog (Cap. 15 Harry Potter 2)

    Afferrò la Bacchetta magica, pur sapendo che non sarebbe servita a niente: erano in troppi. Ma proprio nel momento in cui cercava di tirarsi su, pronto a morire combattendo, si udì una nota lunga e penetrante e un bagliore illuminò la cavità.
Aragog (Cap. 15 Harry Potter 2)

    Dietro a Harry si udì un gran tonfo, perché la Bacchetta magica di Neville Paciock era scivolata, facendo scomparire una delle gambe del banco. La professoressa McGranitt la riparò con un sol gesto della sua e si voltò accigliata verso Seamus.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    «Mi ci vedi, tu, a fare gli esami con questa?» chiese a Harry mostrando la Bacchetta magica che proprio in quel momento aveva cominciato a sibilare rumorosamente.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Tirò fuori la Bacchetta magica e si girò verso i ragazzi.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Harry riuscì ad afferrare la propria Bacchetta appena in tempo. Allock aveva sollevato in aria la sua, quando Harry gridò: «Expelliarmus!»
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Allock fu scaraventato all’indietro e cadde riverso sopra i bauli. La sua Bacchetta magica piroettò in aria; Ron l’afferrò e la fece volare fuori della finestra.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Fece per poggiare la mano sulla maniglia della porta, ma Ron e Harry gli puntarono entrambi contro la Bacchetta magica.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Pallido come un cencio e senza Bacchetta, Allock si avvicinò all’apertura.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Harry lo pungolò da dietro con la Bacchetta. Allock infilò le gambe nel tubo.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    «Lumos!» bisbigliò Harry alla sua Bacchetta, che tornò ad accendersi.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Il tunnel era così buio che riuscivano a vedere soltanto a pochi metri dal naso. Alla flebile luce della Bacchetta le loro ombre sulle pareti gocciolanti assumevano forme mostruose.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Ma nel tunnel regnava un silenzio di tomba e il primo rumore inatteso che li fece sobbalzare fu un sonoro scricchiolio, perché Ron aveva pestato qualcosa che poi risultò essere il teschio di un topo. Harry abbassò la Bacchetta per ispezionare il pavimento, dove vide una miriade di piccole ossa di animali. Sforzandosi in tutti i modi di non pensare all’aspetto che avrebbe potuto avere Ginny se l’avessero trovata, proseguì, superando una curva.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Molto lentamente, tenendo gli occhi aperti solo quel tanto che gli consentisse di vederci, avanzò tenendo la Bacchetta magica sollevata.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    «In piedi!» gli intimò Ron aspro, puntandogli contro la Bacchetta magica.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Harry balzò in avanti, ma troppo tardi. Allock si stava raddrizzando, tutto ansimante. In mano aveva la Bacchetta di Ron e sul viso gli era ricomparso un sorriso smagliante.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Sollevò in aria la Bacchetta rattoppata di Ron e gridò: «Oblivion!»
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    La Bacchetta esplose con la forza di una bomba. Harry si coprì la testa con le braccia e spiccò una corsa, scivolando sopra le spire della pelle di serpente e cercando di schivare i grossi massi che dal soffitto franavano fragorosamente a terra. Un attimo dopo si ritrovò solo, davanti a una parete compatta di detriti di roccia.
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    «Sono qui!» gli giunse la sua voce soffocata dall’altra parte. «Io sto bene, ma questo verme no… La Bacchetta gli ha fatto fare un bel volo».
La Camera dei Segreti (Cap. 16 Harry Potter 2)

    Tirò fuori la Bacchetta magica e cominciò ad avanzare fra le colonne sinuose. L’eco dei suoi passi circospetti rimbalzava sulle pareti nere. Harry teneva gli occhi semichiusi, pronto a serrarli del tutto alla prima avvisaglia di movimento. Gli pareva che le orbite vuote dei serpenti di pietra lo seguissero. Più di una volta, con una stretta allo stomaco, credette di vedere qualcosa muoversi nell’ombra.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    «Ginny!» bisbigliò Harry precipitandosi verso di lei. «Ginny! Dimmi che non sei morta! Ti prego, dimmi che non sei morta!» Poggiò la Bacchetta accanto a sé, prese la ragazzina per le spalle e la voltò. Aveva il volto bianco e freddo come l’alabastro ma gli occhi erano chiusi, il che significava che non era pietrificata. Ma allora, voleva dire che era…?
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Riddle non si mosse. Madido di sudore, Harry cercò di sollevare Ginny da terra; poi si chinò di nuovo a raccogliere la Bacchetta magica.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Ma la Bacchetta era sparita.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Alzò lo sguardo. Riddle lo stava ancora fissando… e tra le lunghe dita rigirava la sua Bacchetta magica.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Un sorriso increspò le labbra di Riddle che non staccava gli occhi da Harry e continuava pigramente a giocherellare con la Bacchetta.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    «Cosa intendi dire?» chiese. «Dài, rendimi la Bacchetta, potrebbe servirmi».
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    «No, invece, parliamo adesso» disse Riddle con il suo largo sorriso, infilandosi in tasca la Bacchetta di Harry.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Tirò fuori dalla tasca la Bacchetta magica di Harry e cominciò a rotearla in aria, tracciando tre parole scintillanti:
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Harry rifletteva freneticamente, valutando le sue possibilità di farcela. Riddle aveva la Bacchetta magica. Lui, Harry, aveva Fanny e il Cappello Parlante, ma nessuno dei due gli sarebbe stato di grande aiuto in un duello. La situazione pareva disperata. Ma ogni minuto concesso a Riddle, era un minuto di vita sottratto a Ginny… e poi, tutt’a un tratto, Harry notò che i contorni del suo avversario si facevano più nitidi, più reali. Se dovevano combattere, meglio prima che poi.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Harry rimase immobile, teso, aspettando che l’altro sollevasse la Bacchetta magica. Ma un bieco sorriso tornò a illuminare il volto di Riddle.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Harry sollevò il capo. Riddle stava puntando la Bacchetta magica di Harry contro Fanny; ci fu uno scoppio, come una fucilata, e Fanny si librò di nuovo in aria in una nuvola d’oro e vermiglio.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Sollevò la Bacchetta.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Per una frazione di secondo Harry e Riddle, con la Bacchetta ancora a mezz’aria, lo guardarono. Poi, d’istinto, senza riflettere, come se non avesse avuto altro in mente da sempre, Harry afferrò da terra la zanna del Basilisco e la conficcò nel cuore del libro.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Era sparito. La Bacchetta di Harry cadde a terra poi fu il silenzio. Silenzio, salvo il gocciolio continuo dell’inchiostro che trasudava ancora dal diario. Il veleno del Basilisco, attraversandolo, l’aveva bruciato, producendo un buco che ancora sfrigolava.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    Tremante, Harry si alzò. La testa gli girava come se avesse percorso miglia e miglia portato dalla Polvere Volante. Lentamente raccolse la Bacchetta magica e il Cappello Parlante poi, con un grosso strattone sfilò la spada dal palato del Basilisco.
L'erede di Serpeverde (Cap. 17 Harry Potter 2)

    «Ha cercato di fare un Incantesimo di Memoria e la Bacchetta glielo ha ritorto contro» spiegò Ron a Silente, abbassando la voce.
Un premio per Dobby (Cap. 18 Harry Potter 2)

    Lucius Malfoy rimase immobile per un attimo e Harry vide chiaramente la sua mano destra contrarsi come se volesse agguantare la Bacchetta magica. Invece si volse all’elfo e disse:
Un premio per Dobby (Cap. 18 Harry Potter 2)

    Si udì uno scoppio fragoroso e Malfoy si ritrovò scaraventato all’indietro. Precipitò per le scale, ruzzolando tre gradini alla volta e atterrando come un ammasso informe sul pianerottolo. Si rialzò, livido in volto, e tirò fuori la Bacchetta magica, ma Dobby alzò un lungo dito minaccioso.
Un premio per Dobby (Cap. 18 Harry Potter 2)

   Harry ricordava fin troppo bene la circostanza in cui la vecchia Bacchetta di Ron si era spezzata. Era successo quando l'auto volante con cui stavano andando a Hogwarts si era schiantata contro un albero nel cortile della
Posta via gufo (Cap. 1 Harry Potter 3)

   Torneremo una settimana prima dell'inizio della scuola e andremo a Londra a comprare la mia Bacchetta e i libri nuovi. Ci vediamo là?
Posta via gufo (Cap. 1 Harry Potter 3)

   Non ci potevo credere quando papà ha vinto il Super Galeone d'Oro della Gazzetta. Settecento galeoni! Li abbiamo spesi quasi tutti per questa vacanza, ma mi compreranno una nuova Bacchetta magica per il nuovo anno scolastico.
Posta via gufo (Cap. 1 Harry Potter 3)

   La famiglia Dursley di Privet Drive numero 4 era il motivo per cui Harry non si era mai goduto le vacanze estive. Zio Vernon, zia Petunia e il loro figlio Dudley erano i suoi unici parenti, tutti e tre Babbani e con un atteggiamento davvero medioevale nei confronti della magia. I genitori scomparsi di Harry, una strega e un mago, non venivano mai nominati sotto il tetto dei Dursley, e per anni zia Petunia e zio Vernon avevano tiranneggiato Harry in tutti i modi, nella speranza di soffocare in lui ogni scintilla di magia. Con loro grande scorno, avevano fallito, e in quei giorni vivevano nel terrore che qualcuno scoprisse che Harry aveva trascorso gran parte degli ultimi due anni alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Il massimo che potevano fare, comunque, era mettere sotto chiave i libri di incantesimi, la Bacchetta magica, il calderone e il manico di scopa di Harry sin dall'inizio delle vacanze estive e proibirgli di parlare con i vicini.
Posta via gufo (Cap. 1 Harry Potter 3)

   Ma Harry, preso da una rabbia incontenibile, apri con un calcio il baule, afferrò la Bacchetta magica e la puntò su zio Vernon.
Il grosso errore di zia Marge (Cap. 2 Harry Potter 3)

   Guardò la Bacchetta, che teneva ancora stretta in pugno. Se era già praticamente espulso (al pensiero il cuore gli batteva così forte da fargli male), un altro po' di magia non poteva guastare. Aveva il Mantello dell'Invisibilità ereditato da suo padre: e se avesse gettato un incantesimo sul baule per renderlo leggero come una piuma, lo avesse legato al manico di scopa, si fosse avvolto nel mantello e fosse volato fino a Londra? Così avrebbe potuto prelevare il resto del denaro dalla camera blindata e... cominciare la sua vita di reietto. Era una prospettiva orribile, ma Harry non poteva restare li seduto per sempre, a meno di non voler spiegare a un poliziotto Babbano che cosa ci faceva nel cuore della notte con un manico di scopa e un mucchio di libri d'incantesimi.
Il Nottetempo (Cap. 3 Harry Potter 3)

   Si chinò di nuovo sul baule, ma si rialzò quasi immediatamente e strinse più forte la Bacchetta. Lo avvertiva, più che sentirlo con le orecchie: c'era qualcuno o qualcosa lì nello stretto passaggio tra il garage e la staccionata alle sue spalle. Harry cercò di strizzare gli occhi per vedere meglio. Se solo la cosa si fosse mossa, avrebbe scoperto se si trattava di un gatto randagio o di qualcos'altro.
Il Nottetempo (Cap. 3 Harry Potter 3)

   «Lumos» mormorò Harry, e una luce abbagliante apparve sulla punta della Bacchetta. La tenne alta sopra la testa, e l'intonaco incrostato di ghiaino del numero 2 all'improvviso prese a brillare; la porta del garage scintillò e Harry scorse distintamente il vasto profilo di qualcosa di molto grosso, dagli enormi occhi lucenti...
Il Nottetempo (Cap. 3 Harry Potter 3)

   Harry fece un passo indietro, inciampò nel baule e cadde. La Bacchetta gli sfuggì di mano mentre Harry allungava un braccio per attutire la caduta. Il ragazzo atterrò bruscamente nel canaletto di scolo...
Il Nottetempo (Cap. 3 Harry Potter 3)

   «Benvenuti sul Nottetempo, mezzo di trasporto di emergenza per maghi e streghe in difficoltà. Allungate la Bacchetta, salite a bordo e vi portiamo dove volete. Mi chiamo Stan Picchetto, e sono il vostro bigliettaio per questa not...»
Il Nottetempo (Cap. 3 Harry Potter 3)

   Il bigliettaio s'interruppe alla vista di Harry, che era ancora seduto per terra. Harry afferrò la Bacchetta e si rialzò. Visto da vicino, Stan Picchetto sembrava poco più grande di lui: aveva diciotto, diciannove anni al massimo, con grandi orecchie a sventola e un bel po' di brufoli.
Il Nottetempo (Cap. 3 Harry Potter 3)

   «Orpo!» disse Stan tutto fiero. «Dove ti pare, finché c'è strada. Sott'acqua però no che non ci va. Ehi» disse, di nuovo sospettoso, «ci hai fermato, eh? Hai messo fuori la Bacchetta, vero?»
Il Nottetempo (Cap. 3 Harry Potter 3)

   BLACK ANCORA LATITANTE
Sirius Black, probabilmente il più efferato criminale mai rinchiuso nella fortezza di Azkaban, è ancora in libertà, come ha confermato oggi il Ministero della Magia.
«Stiamo facendo tutto il possibile per riacciuffare Black» ha dichiarato stamane il Ministro della Magia, Cornelius Caramell, «e chiediamo alla comunità magica di mantenere la calma».
Caramell è stato criticato da alcuni membri della Federazione Internazionale dei Maghi per aver informato il Primo Ministro Babbano della fuga di Black.
«Ho dovuto farlo» ha ribattuto Caramell, seccato. «Black è pazzo. È un pericolo per chiunque lo incontri, mago o Babbano. Il Primo Ministro mi ha personalmente garantito che non svelerà a nessuno la vera identità di Black. E poi, diciamocelo, chi gli crederebbe se lo facesse?»
Mentre tra i Babbani è stata diffusa la notizia che Black è armato di pistola (una specie di Bacchetta magica di metallo che i Babbani usano per uccidersi a vicenda), la comunità magica vive nel terrore di una strage come quella di dodici anni fa, quando Black uccise tredici persone con un solo incantesimo».

Il Nottetempo (Cap. 3 Harry Potter 3)

   «... hanno beccato tutti quelli che stavano con TuSaiChi, vero, Ern? Molti hanno capito che era finita, senza più TuSaiChi, e si sono calmati. Ma Sirius Black no. Dicono che credeva di essere il braccio destro di TuSaiChi. Comunque, hanno circondato Black in una via piena di Babbani; lui ha tirato fuori la Bacchetta e ha fatto saltare tutta la via, e così ci ha rimesso la pelle un mago più una dozzina di Babbani che passavano di lì. Ti rendi conto? E lo sai che cos'ha fatto dopo, Black?» continuò Stan in un sussurro.
Il Nottetempo (Cap. 3 Harry Potter 3)

   Dopo colazione Harry andava nel cortile sul retro, estraeva la Bacchetta magica, colpiva il terzo mattone da sinistra sopra il bidone dell'immondizia e faceva un passo indietro mentre nel muro si apriva il passaggio che portava a Diagon Alley.
Il Paiolo Magico (Cap. 4 Harry Potter 3)

   «Guarda un po'» disse Ron. Estrasse da una borsa una lunga scatola piatta e l'aprì. «Bacchetta nuova di zecca. Quattordici pollici, legno di salice, con un crine di coda di unicorno incorporato. E abbiamo tutti i libri» disse indicando una grossa borsa sotto la sedia. «Forti, quei Libri Mostri, eh? Il commesso si è quasi messo a piangere quando gli abbiamo detto che ne volevamo due».
Il Paiolo Magico (Cap. 4 Harry Potter 3)

   «E il professor Lupin ti ha scavalcato, è andato verso il Dissennatore e ha preso la Bacchetta magica» disse Hermione, «e poi ha detto: 'Nessuno di noi tiene nascosto Sirius Black sotto il mantello. Vai via'. Ma il Dissennatore non si è mosso, e cosi Lupin ha mormorato qualcosa, e dalla sua Bacchetta è uscita una cosa d'argento diretta contro quell'essere, e poi è volata via...»
Il Dissennatore (Cap. 5 Harry Potter 3)

   Il professor Lupin sospirò ed estrasse la Bacchetta magica.
Il Molliccio nell'armadio (Cap. 7 Harry Potter 3)

   Sollevò il braccio, disse «Waddiwasi!» e puntò la Bacchetta verso Pix.
Il Molliccio nell'armadio (Cap. 7 Harry Potter 3)

   «Grazie, Dean» disse il professor Lupin mettendo via la Bacchetta. «Procediamo».
Il Molliccio nell'armadio (Cap. 7 Harry Potter 3)

   «Quando il Molliccio uscirà dall'armadio, Neville, e ti vedrà, assumerà l'aspetto del professor Piton» disse Lupin. «E tu alzerai la Bacchetta, così, griderai Riddikulus e ti concentrerai al massimo sugli abiti di tua nonna. Se tutto va bene, ci ritroveremo davanti il professor Molliccio Piton con tanto di cappello, avvoltoio, vestito verde e borsa grande rossa».
Il Molliccio nell'armadio (Cap. 7 Harry Potter 3)

   Si ritrassero tutti lungo le pareti, lasciando Neville solo di fronte all'armadio. Era pallido e spaventato, ma si era rimboccato le maniche del mantello e teneva pronta la Bacchetta magica.
Il Molliccio nell'armadio (Cap. 7 Harry Potter 3)

   «Al tre, Neville» disse il professor Lupin, puntando la Bacchetta verso la maniglia dell'armadio. «Uno... due... tre... ora!»
Il Molliccio nell'armadio (Cap. 7 Harry Potter 3)

   Un getto di scintille sprizzò dalla punta della Bacchetta di Lupin e colpì la maniglia. L'armadio si spalancò. Ne uscì il professor Piton, arcigno e minaccioso, gli occhi che lampeggiavano, puntati su Neville.
Il Molliccio nell'armadio (Cap. 7 Harry Potter 3)

   Neville arretrò, la Bacchetta levata, cercando invano di parlare. Piton si stava curvando su di lui, s'insinuava nei suoi abiti.
Il Molliccio nell'armadio (Cap. 7 Harry Potter 3)

   «Riddikulus!» gridò Ron con rabbia, e le zampe del ragno scomparvero; la bestia prese a rotolare su se stessa; Lavanda Brown strillò balzando all'indietro; il corpo rotolò fino ai piedi di Harry, che levò la Bacchetta, pronto, quando...
Il Molliccio nell'armadio (Cap. 7 Harry Potter 3)

   Lupin batté il bollitore con la Bacchetta e uno sbuffo di vapore si alzò istantaneamente dall'ugello.
La fuga della Signora Grassa (Cap. 8 Harry Potter 3)

   con la sua Bacchetta magica esclamando: «Impervius!»
Una Grama sconfitta (Cap. 9 Harry Potter 3)

   «Silente era arrabbiatissimo» disse Hermione con voce tremula. «Non l'avevo mai visto così. È corso in campo mentre cadevi, ha agitato la Bacchetta e tu hai rallentato la caduta. Poi ha puntato la Bacchetta contro i Dissennatori. Gli ha spedito contro una roba d'argento. Se ne sono andati subito... era su tutte le furie perché erano entrati, l'abbiamo sentito...»
Una Grama sconfitta (Cap. 9 Harry Potter 3)

   Estrasse la Bacchetta, sfiorò il foglio e disse: «Giuro solennemente di non avere buone intenzioni».
La Mappa del Malandrino (Cap. 10 Harry Potter 3)

   E all'improvviso sottili righe d'inchiostro cominciarono a spuntare come una ragnatela dal punto in cui la Bacchetta di George aveva toccato il foglio. Si univano, si incrociavano, si allargavano in tutti gli angoli della pergamena. Parole presero a fiorire in testa alla pagina, grosse parole verdi e aggraziate che proclamavano:
La Mappa del Malandrino (Cap. 10 Harry Potter 3)

   Che cosa doveva fare? Estrasse di nuovo la mappa e vide, con grande stupore, che era comparsa una nuova figurina d'inchiostro, con sotto un cartiglio che diceva 'Harry Potter'. La figurina si trovava esattamente dove si trovava il vero Harry Potter, circa a metà del corridoio del terzo piano. Harry la guardò con attenzione. Il suo minuscolo doppio d'inchiostro stava colpendo la strega con la sua microscopica Bacchetta magica; Harry prese rapidamente la sua Bacchetta e colpì la statua. Non successe nulla. Guardò di nuovo la mappa. Vicino alla figurina era comparsa una minuscola nuvola, con dentro una parola: Dissendium.
La Mappa del Malandrino (Cap. 10 Harry Potter 3)

   Sdrucciolò per un bel tratto lungo quello che sembrava uno scivolo di pietra, poi atterrò sul terreno freddo e umido. Si alzò e si guardò intorno. Era buio pesto. Alzò la Bacchetta, mormorò «Lumos!» e vide che si trovava in un cunicolo molto stretto, basso, scavato nel terriccio. Prese la mappa, la colpì con la punta della Bacchetta e mormorò «Fatto il misfatto!» La mappa si cancellò subito. Harry la piegò con cura, la mise via di nuovo e poi, col cuore che batteva forte, eccitato e preoccupato insieme, partì.
La Mappa del Malandrino (Cap. 10 Harry Potter 3)

   Il passaggio era tutto curve e zigzag, un po' come la tana di un coniglio gigante. Harry lo percorse in fretta, inciampando spesso sul terreno sconnesso, la Bacchetta sfoderata davanti a sé.
La Mappa del Malandrino (Cap. 10 Harry Potter 3)

   «Su, su, Minerva» disse Caramell gentilmente, «Minus è morto da eroe. I testimoni Babbani, naturalmente, poi abbiamo cancellato i loro ricordi ci hanno raccontato come Minus ha affrontato Black. Dicono che singhiozzava: 'Lily e James, Sirius! Come hai potuto!' E poi ha preso la Bacchetta magica. Be', naturalmente Black è stato più veloce. Ha polverizzato Minus...»
La Mappa del Malandrino (Cap. 10 Harry Potter 3)

   E in effetti con un cenno della Bacchetta sollevò a mezz'aria una sedia che roteò su se stessa per qualche secondo prima di cadere con un tonfo tra il professor Piton e la professoressa McGranitt. La professoressa Cooman comunque non si sedette; i suoi occhi enormi passarono in rassegna il tavolo, e all'improvviso lei emise una specie di strillo soffocato.
La Firebolt (Cap. 11 Harry Potter 3)

   Alle otto di giovedì sera, Harry uscì dalla Torre dei Grifondoro e si diresse verso la classe di Storia della Magia. Era buia e vuota quando arrivò, ma accese le lanterne con la Bacchetta magica e dopo soli cinque minuti apparve il professor Lupin con una grossa cassa da imballaggio, che posò sulla scrivania del professor Rüf.
Il Patronus (Cap. 12 Harry Potter 3)

   «Allora...» Il professor Lupin estrasse la Bacchetta e fece cenno a Harry di imitarlo. «L'incantesimo che cercherò di insegnarti è magia molto avanzata, Harry... molto al di sopra del Fattucchiere Ordinario. Si chiama Incanto Patronus».
Il Patronus (Cap. 12 Harry Potter 3)

   Qualcosa schizzò fuori all'improvviso dalla punta della sua Bacchetta; sembrava un filo di gas argenteo.
Il Patronus (Cap. 12 Harry Potter 3)

   «Sì» disse Harry, stringendo forte la Bacchetta e spostandosi al centro della classe deserta. Cercò di mantenere il pensiero fisso sul volo, ma qualcos'altro continuava a interferire... rischiava di risentire sua madre in ogni istante... ma non doveva pensarci, altrimenti l'avrebbe risentita davvero, e non voleva... o invece voleva?
Il Patronus (Cap. 12 Harry Potter 3)

   Harry rifletté e decise che i suoi sentimenti quando il Grifondoro aveva vinto la Coppa delle Case l'anno prima si potevano proprio definire di grande felicità. Brandì di nuovo la Bacchetta con forza, e riprese il suo posto al centro della classe.
Il Patronus (Cap. 12 Harry Potter 3)

   L'urlo dentro la sua testa era ricominciato, solo che questa volta era come se uscisse da una radio male sintonizzata. Diminuiva, aumentava, diminuiva di nuovo... e Harry vide ancora il Dissennatore... si era fermato... e poi una grande ombra argentea esplose dalla punta della Bacchetta di Harry, si alzò fluttuando tra lui e il Dissennatore, e anche se Harry si sentiva le gambe molli, era ancora in piedi... anche se non sapeva per quanto avrebbe resistito...
Il Patronus (Cap. 12 Harry Potter 3)

   Qualcosa si spezzò sonoramente, e il Patronus nebuloso di Harry sparì assieme al Dissennatore; Harry si lasciò cadere su una sedia, esausto come se avesse appena corso per un miglio, le gambe tremanti. Con la coda dell'occhio vide il professor Lupin che a colpi di Bacchetta costringeva il Molliccio a rientrare nella cassa; era tornato di nuovo un globo argenteo.
Il Patronus (Cap. 12 Harry Potter 3)

   Harry indicò gli occhi. Ron estrasse la Bacchetta e mormorò: «Lumos!»
Grifondoro contro Corvonero (Cap. 13 Harry Potter 3)

   Alle undici meno un quarto, la squadra di Grifondoro si avviò agli spogliatoi. Il tempo non avrebbe potuto essere più diverso da quello della partita contro Tassorosso. Era una giornata limpida e fresca, con un venticello leggero; questa volta non ci sarebbero stati problemi di visibilità, e Harry, seppur nervoso, cominciava ad avvertire l'eccitazione che solo una partita di Quidditch poteva portare con sé. Udirono il resto della scuola che prendeva posto nello stadio. Harry si tolse la divisa scolastica nera, estrasse la Bacchetta dalla tasca e la infilò nella maglietta che avrebbe indossato sotto la divisa da Quidditch. Sperava solo di non averne bisogno. All'improvviso si chiese se il professor Lupin sarebbe stato tra la folla a guardare.
Grifondoro contro Corvonero (Cap. 13 Harry Potter 3)

   Non indugiò a pensare. S'infilò una mano sotto la divisa, estrasse la Bacchetta e ruggì:
Grifondoro contro Corvonero (Cap. 13 Harry Potter 3)

   Qualcosa di enorme, di un bianco argenteo, spuntò dalla punta della Bacchetta. Harry sapeva di averla puntata direttamente verso i Dissennatori ma non si fermò a vedere che cosa succedeva; con la mente ancora miracolosamente sgombra, guardò davanti a sé, c'era quasi, tese la mano che ancora stringeva la Bacchetta e riuscì a stento a serrare le dita attorno al minuscolo Boccino che si divincolava.
Grifondoro contro Corvonero (Cap. 13 Harry Potter 3)

   Harry estrasse in fretta la Bacchetta magica, mormorò «Dissendium!» e spinse la borsa dentro la statua, ma prima che riuscisse a seguirla, Neville girò l'angolo.
L'ira di Piton (Cap. 14 Harry Potter 3)

   Di ritorno a Mielandia, giù per i gradini della cantina, sotto il pavimento di pietra, attraverso la botola... Harry si sfilò il Mantello, se lo ficcò sottobraccio e corse, corse lungo il passaggio segreto... Malfoy sarebbe arrivato prima... quanto ci avrebbe messo a trovare un insegnante? Ansimando, il fianco trafitto da un dolore acuto, Harry non rallentò finché non raggiunse lo scivolo di pietra. Doveva lasciare lì il Mantello, che lo avrebbe tradito se Malfoy aveva fatto la spiata a un insegnante. Lo nascose in un angolo buio, poi prese a salire, più veloce che poteva, le mani sudate che sdrucciolavano sui lati dello scivolo. Raggiunse l'interno della gobba della strega, la colpì con la Bacchetta e si issò fuori; la gobba si chiuse, e proprio mentre Harry balzava fuori da dietro la statua, sentì dei passi rapidi avvicinarsi.
L'ira di Piton (Cap. 14 Harry Potter 3)

   «Vediamo, vediamo...» borbottò estraendo la Bacchetta magica e aprendo la mappa sulla scrivania. «Rivela il tuo segreto!» disse, sfiorando la mappa con un colpo di Bacchetta.
L'ira di Piton (Cap. 14 Harry Potter 3)

   «Severus Piton, professore di questa scuola, ti ordina di rivelare le informazioni che nascondi!» disse Piton, e colpi di nuovo la mappa con la Bacchetta.
L'ira di Piton (Cap. 14 Harry Potter 3)

   Hermione estrasse la Bacchetta magica. Malfoy fece un passo indietro. Tiger e Goyle lo guardarono in attesa di ordini, assolutamente sconvolti.
La finale di Quidditch (Cap. 15 Harry Potter 3)

   C'era un gran frastuono. Fred e George Weasley affrontavano la tensione comportandosi in modo più chiassoso e scatenato che mai. Oliver Baston era chino sul modellino di un campo da Quidditch sul quale faceva avanzare minuscole figurine con la Bacchetta magica, borbottando fra sé. Angelina, Alicia e Katie ridevano agli scherzi di George e Fred. Harry era seduto
La finale di Quidditch (Cap. 15 Harry Potter 3)

   «Devi... darle un colpo di Bacchetta e dire Dissendium» rispose Harry. «Ma...»
La profezia della professoressa Cooman (Cap. 16 Harry Potter 3)

   Harry cercò la Bacchetta magica, ma era troppo tardi. Il cane fece un
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Harry cercò la Bacchetta, tentando di ricacciare indietro il sangue che gli colava negli occhi...
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   La luce della Bacchetta magica illuminò il tronco di un grosso albero; l'inseguimento di Crosta li aveva portati all'ombra del Platano Picchiatore e i suoi rami scricchiolavano, come scossi da un forte vento, menando frustate avanti e indietro per impedire loro di avvicinarsi.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   «È amico di quel cane» disse Harry incupito. «Li ho visti insieme. Vieni... e tieni pronta la Bacchetta...»
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   In un attimo raggiunsero il tronco, ma prima di arrivare alla fessura nelle radici, Grattastinchi li precedette scivolando all'interno con un guizzo della coda cespugliosa. Harry lo seguì; avanzò a quattro zampe e scivolò giù per una china di terra fino al fondo di un tunnel molto basso. Grattastinchi era un po' più avanti, gli occhi che lampeggiavano alla luce della Bacchetta di Harry. Un attimo dopo, Hermione strisciò al suo fianco.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Lui e Hermione si fermarono, ripresero fiato e si sporsero a guardare. Entrambi alzarono la Bacchetta per vedere che cosa li attendeva.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Con la Bacchetta ben stretta in mano e tesa davanti a sé, Harry sferrò un calcio alla porta e la spalancò.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   «Expelliarmus!» gracchiò, puntando contro di loro la Bacchetta di Ron.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   L'allusione a suo padre risuonò nelle orecchie di Harry come se Black l'avesse urlata. Un odio ribollente gli esplose nel petto e prese il posto della paura. Per la prima volta nella vita, voleva riavere la Bacchetta in mano non per difendersi, ma per attaccare... per uccidere. Senza sapere che cosa stava facendo, avanzò, ma ci fu un improvviso movimento ai suoi lati e due paia di mani lo afferrarono trattenendolo.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Si liberò dal groviglio di corpi e vide la sua Bacchetta che rotolava sul pavimento; si tuffò per prenderla, ma...
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Grattastinchi si era tuffato nella mischia e aveva affondato gli artigli nel braccio di Harry, che se lo scrollò di dosso. Ma Grattastinchi scattò verso la Bacchetta...
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   «NON FARLO!» urlò Harry sferrando al gatto un calcio che lo fece balzare da una parte soffiando; Harry afferrò la Bacchetta e si voltò...
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Non se lo fecero dire due volte. Hermione, cercando di riprendere fiato, il labbro sanguinante, scattò di lato, recuperando la sua Bacchetta e quella di Ron. Ron strisciò fino al letto a baldacchino, e vi si lasciò cadere, ansante, la faccia pallida ora quasi verdastra, le mani che stringevano la gamba rotta.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Black giaceva scompostamente vicino al muro. Il suo petto si alzava e si abbassava in fretta mentre lui osservava Harry avvicinarsi lentamente, la Bacchetta puntata dritta al suo cuore.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Harry si fermò sopra Black, la Bacchetta ancora contro il suo petto, e lo guardò. Un livido scuro gli si stava allargando sotto l'occhio sinistro e perdeva sangue dal naso.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   la mano che reggeva la Bacchetta rimase immobile.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Harry guardò Black e Grattastinchi, la presa sempre più salda sulla Bacchetta. E allora, che cosa gli importava di dover uccidere anche il gatto? Era alleato di Black... se era pronto a morire per cercare di proteggerlo, non erano affari di Harry... se Black voleva salvarlo, era solo la prova che gli importava più di Grattastinchi che dei genitori di Harry...
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Harry alzò la Bacchetta. Era il momento di agire. Era il momento di vendicare suo padre e sua madre. Stava per uccidere Black. Doveva uccidere Black. Era la sua occasione...
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   I secondi si allungarono, e Harry era ancora lì paralizzato, la Bacchetta a mezz'aria, mentre Black lo guardava tenendo Grattastinchi sul petto. Dal baldacchino arrivava il respiro affannoso di Ron; Hermione taceva.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Black fece un gesto di sorpresa che riuscì quasi a far sloggiare Grattastinchi; Harry strinse convulsamente la Bacchetta... Fallo adesso! disse una voce dentro di lui, ma i passi ormai risuonavano sulle scale e Harry non era ancora entrato in azione.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   si voltò mentre il professor Lupin si precipitava dentro, il viso esangue, la Bacchetta levata e pronta. I suoi occhi guizzarono da Ron disteso sul letto a Hermione rannicchiata vicino alla porta a Harry, che torreggiava su Black con la Bacchetta alzata, e infine a Black, rannicchiato e sanguinante ai piedi di Harry.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   La Bacchetta di Harry volò via ancora una volta; così fecero le due che aveva Hermione. Lupin le afferrò tutte al volo, poi avanzò guardando Black, con Grattastinchi sul petto a difenderlo.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Ma non finì mai la domanda, perché quello che vide gli spense la voce in gola. Lupin stava abbassando la Bacchetta. Un momento dopo era al fianco di Black, gli afferrava la mano, lo aiutava a rialzarsi facendo cadere a terra Grattastinchi e lo abbracciava come un fratello.
Gatto, topo e cane (Cap. 17 Harry Potter 3)

   Cercò di puntellarsi sulla gamba sana, ma Lupin estrasse di nuovo la Bacchetta e la puntò verso Crosta.
Lunastorta, Codaliscia, Felpato e Ramoso (Cap. 18 Harry Potter 3)

   Severus Piton si stava sfilando il Mantello dell'Invisibilità, la Bacchetta puntata verso Lupin.
Lunastorta, Codaliscia, Felpato e Ramoso (Cap. 18 Harry Potter 3)

   «L'ho trovato alle radici del Platano Picchiatore» disse Piton gettando di lato il Mantello, bene attento a tenere la Bacchetta puntata dritto al petto di Lupin. «Molto utile, Potter, ti ringrazio...»
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   BANG! Sottili funi serpentine uscirono dalla punta della Bacchetta di Piton e si avvolsero attorno alla bocca, ai polsi e alle caviglie di Lupin, che perse l'equilibrio e cadde a terra, immobilizzato. Black avanzò verso Piton, che gli puntò la Bacchetta tra gli occhi.
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   «STAI ZITTA, STUPIDA RAGAZZINA!» urlò Piton, perdendo il controllo all'improvviso. «NON PARLARE DI COSE CHE NON CAPISCI!» Qualche scintilla sprizzò dalla punta della sua Bacchetta, che era ancora puntata verso il volto di Black. Hermione tacque.
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   Harry decise in un lampo. Prima che Piton potesse fare anche solo un passo verso di lui, alzò la Bacchetta.
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   Harry si guardò intorno. Ron e Hermione avevano cercato di disarmare Piton esattamente nello stesso istante. La Bacchetta di Piton disegnò un alto arco a mezz'aria e atterrò sul letto, vicino a Grattastinchi.
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   «Appena prima di trasformarsi» disse Black. «Quando l'ho stanato, ha urlato che avevo tradito Lily e James, per farsi sentire da tutta la strada. Poi, prima che potessi scagliargli una maledizione, ha fatto saltare la strada tenendo la Bacchetta dietro la schiena, ha ucciso tutti nel raggio di sei metri ed è filato via nelle fogne insieme agli altri topi...»
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   Black aveva già preso la Bacchetta di Piton dal letto. Si avvicinò a Lupin e all'agitatissimo topo, e i suoi occhi umidi all'improvviso parvero bruciare.
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   «Direi di si» rispose Lupin, tenendo Crosta ben stretto in una mano e la Bacchetta nell'altra. «Al tre. Uno... due... TRE!»
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   La mano di Black, quella armata di Bacchetta, si alzò, ma Lupin lo trattenne per il polso, gli scoccò uno sguardo di avvertimento e si rivolse di nuovo a Minus in tono leggero e disinvolto.
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   «Non so come ho fatto» disse lentamente. «Immagino che l'unico motivo per cui non sono impazzito è che sapevo di essere innocente. Non era un bel pensiero, quindi i Dissennatori non sono riusciti a portarmelo via... ma mi ha conservato il senno, e non ho perso me stesso... mi ha aiutato a mantenere i miei poteri... così quando tutto è diventato... troppo... sono riuscito a trasformarmi nella mia cella... sono diventato un cane. I Dissennatori, sapete, non ci vedono...» Deglutì. «Vanno a tentoni verso le persone captando le loro emozioni... capivano che le mie emozioni erano meno... meno umane, meno complesse quando ero un cane... ma naturalmente hanno pensato che stessi perdendo la testa come tutti gli altri là dentro, e non si sono preoccupati. Ma ero debole, molto debole, e non avevo alcuna speranza di allontanarli da me senza una Bacchetta magica...
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   Harry si tolse di mezzo. Funi sottili scattarono questa volta dalla Bacchetta di Lupin, e un attimo dopo Minus si contorceva per terra, legato e imbavagliato.
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   «Ma se ti trasformi, Peter» ringhiò Black, anche lui con la Bacchetta puntata verso Minus, «allora ti uccideremo. D'accordo, Harry?»
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   Si avvicinò a Ron, si chinò, batté la gamba rotta con la Bacchetta e mormorò Ferula. Delle bende si avvolsero attorno alla gamba di Ron, legandola stretta a una stecca. Lupin lo aiutò ad alzarsi; Ron spostò cautamente il peso sulla gamba, senza una smorfia.
Il servo di Voldemort (Cap. 19 Harry Potter 3)

   Harry non aveva mai fatto parte di un gruppo più strano. Grattastinchi apriva la strada giù per le scale; seguivano Lupin, Minus e Ron, simili a concorrenti di una gara a tre gambe. Poi veniva il professor Piton, aleggiando sinistramente a mezz'aria, le punte dei piedi che urtavano ogni gradino mentre scendeva, sorretto dalla sua stessa Bacchetta che Black gli puntava contro. Harry e Hermione chiudevano il corteo.
Il bacio dei Dissennatori (Cap. 20 Harry Potter 3)

   Tornare nel tunnel fu complicato. Lupin, Minus e Ron dovettero mettersi di lato per riuscirci; Lupin aveva sempre Minus a tiro di Bacchetta. Harry li vide avanzare goffamente nel tunnel uno a uno. Grattastinchi era ancora il primo della fila. Harry entrò subito dopo Black, che faceva galleggiare Piton davanti a loro; il professore continuava a picchiare la testa ciondolante contro il soffitto basso. Harry aveva l'impressione che Black non facesse nessuno sforzo per evitarlo.
Il bacio dei Dissennatori (Cap. 20 Harry Potter 3)

   «Una sola mossa falsa, Peter» disse Lupin minaccioso. Aveva ancora la Bacchetta puntata sul petto di Minus.
Il bacio dei Dissennatori (Cap. 20 Harry Potter 3)

   Minus si era tuffato in avanti per afferrare la Bacchetta magica caduta a Lupin. Ron, in precario equilibrio sulla gamba bendata, cadde. Ci fu uno schiocco, un lampo di luce... E Ron giacque a terra immobile. Un altro schiocco... Grattastinchi volò per aria e ricadde a terra.
Il bacio dei Dissennatori (Cap. 20 Harry Potter 3)

   «Expelliarmus!» gridò Harry, puntando la propria Bacchetta contro Minus; la Bacchetta di Lupin volò per aria e sparì. «Resta dove sei!» urlò Harry, correndo in avanti.
Il bacio dei Dissennatori (Cap. 20 Harry Potter 3)

   «Hermione, pensa a qualcosa di allegro!» urlò Harry, alzando la Bacchetta e battendo furiosamente le palpebre per cercare di snebbiarsi la vista, scuotendo la testa per svuotarla dal debole urlo che aveva cominciato a levarsi dentro di lui...
Il bacio dei Dissennatori (Cap. 20 Harry Potter 3)

   Una scia sottile di fumo sfuggì dalla sua Bacchetta e aleggiò come una nebbiolina davanti a lui. Nello stesso istante, Harry sentì Hermione cadere al suo fianco. Era solo... completamente solo...
Il bacio dei Dissennatori (Cap. 20 Harry Potter 3)

   Harry si era seduto, si era rimesso gli occhiali e aveva afferrato la Bacchetta.
Il segreto di Hermione (Cap. 21 Harry Potter 3)

   Harry si lanciò fuori dal cespuglio ed estrasse la Bacchetta.
Il segreto di Hermione (Cap. 21 Harry Potter 3)

   E dalla punta della Bacchetta esplose non una nuvola di vapore informe, ma un accecante, abbagliante animale d'argento. Harry socchiuse gli occhi per cercare di vedere cos'era. Sembrava un cavallo. Galoppava silenzioso allontanandosi da lui, attraverso la superficie nera del lago; lo vide abbassare il capo e caricare i Dissennatori che sciamavano... ora inseguiva le ombre nere sul terreno, e i Dissennatori cadevano all'indietro, si disperdevano, si ritiravano nell'oscurità... erano spariti.
Il segreto di Hermione (Cap. 21 Harry Potter 3)

   fluttuava già al suo fianco. Poi, con la Bacchetta tesa davanti a sé, le fece partire a mezz'aria in direzione del castello.
Il segreto di Hermione (Cap. 21 Harry Potter 3)

   «Stai indietro!» gli gridò Hermione, ed estrasse la Bacchetta magica, reggendosi con la mano sinistra agli abiti di Harry. «Alohomora!»
Il segreto di Hermione (Cap. 21 Harry Potter 3)

   Silente uscì dalla stanza ed estrasse la Bacchetta per chiudere a chiave la porta. Presi dal panico, Harry e Hermione scattarono. Silente li guardò e un gran sorriso comparve sotto i lunghi baffi d'argento. «Allora?» disse piano.
Ancora posta via gufo (Cap. 22 Harry Potter 3)

    Ed ecco che la poltrona fu di fronte a lui, e Frank vide che cosa vi era seduto. Il bastone da passeggio cadde a terra con un tonfo. Frank apri la bocca e urlò. Urlò cosi forte che non udi mai le parole che la cosa nella poltrona pronunciò levando una Bacchetta. Ci fu un lampo di luce verde, un rumore improvviso, e Frank Bryce si afflosciò. Era morto prima ancora di toccare il pavimento.
Casa Riddle (Cap. 1 Harry Potter 4)

    Harry aveva un anno la notte in cui Voldemort — il più potente Mago Oscuro del secolo, un mago che in undici anni aveva toccato le vette del potere — andò a casa sua e uccise suo padre e sua madre. Poi Voldemort puntò la Bacchetta su Harry; scagliò l’anatema che aveva stroncato molti maghi e molte streghe adulti nel corso della sua inarrestabile scalata al potere… e, incredibilmente, non funzionò. Invece di uccidere il bambino, la maledizione rimbalzò contro Voldemort. Harry sopravvisse senza altro segno che la cicatrice a forma di saetta sulla fronte, e Voldemort fu ridotto a una cosa che a malapena poteva dirsi viva. Persi i poteri, la vita quasi estinta, Voldemort fuggì; la cappa di terrore sotto la quale la comunità segreta dei maghi e delle streghe era vissuta tanto a lungo si dissolse, i seguaci di Voldemort si dispersero, e Harry Potter diventò famoso.
La Cicatrice (Cap. 2 Harry Potter 4)

    Si rimboccò le maniche ed estrasse la Bacchetta magica. Harry vide i Dursley ritrarsi precipitosamente verso il muro.
Ritorno alla Tana (Cap. 4 Harry Potter 4)

    «Incendio!» esclamò il signor Weasley, puntando la Bacchetta verso il buco nel muro.
Ritorno alla Tana (Cap. 4 Harry Potter 4)

    Ma il signor Weasley aveva ancora la Bacchetta in mano, e gli occhietti di zio Vernon sfrecciarono verso di essa prima che dicesse, in tono molto risentito: «Allora, arrivederci».
Ritorno alla Tana (Cap. 4 Harry Potter 4)

    «Non preoccupatevi, lo sistemo io!» gridò, avvicinandosi a Dudley con la Bacchetta tesa, ma zia Petunia strillò più forte che mai e si gettò su Dudley, riparandolo dal signor Weasley.
Ritorno alla Tana (Cap. 4 Harry Potter 4)

    «Insomma!» disse il signor Weasley arrabbiato, brandendo la Bacchetta. «Sto cercando di aiutarlo!»
Ritorno alla Tana (Cap. 4 Harry Potter 4)

    «Harry! Vai via!» urlò il signor Weasley, la Bacchetta puntata contro zio Vernon. «Ci penso io!»
Ritorno alla Tana (Cap. 4 Harry Potter 4)

    Harry non voleva perdersi lo spettacolo, ma il secondo soprammobile di zio Vernon mancò per un pelo il suo orecchio sinistro, e tutto sommato decise che era meglio lasciare la situazione al signor Weasley. Entrò nel fuoco, esclamò: «La Tana!» e gettò un’ultima fugace occhiata a! salotto: il signor Weasley stava facendo esplodere con un colpo di Bacchetta un terzo soprammobile nella mano di zio Vernon e zia Petunia strillava distesa sopra Dudley, la cui lingua ciondolava come un grosso pitone bavoso. Un attimo dopo Harry fu risucchiato da un vortice, e il salotto dei Dursley sparì alla sua vista in una girandola di fiamme verde smeraldo.
Ritorno alla Tana (Cap. 4 Harry Potter 4)

    «Molto male» disse Percy stizzito, e sbatté la finestra. Ridacchiando, Bill e Charlie fecero atterrare i tavoli al sicuro sull’erba, uno vicino all’altro; poi con un tocco di Bacchetta, Bill riattaccò la gamba mancante e fece apparire le tovaglie dal nulla.
I Tiri Vispi di Fred e George (Cap. 5 Harry Potter 4)

    Afferrò la Bacchetta vera e si voltò per scoprire che la salsa sul fornello fumava.
I Tiri Vispi di Fred e George (Cap. 5 Harry Potter 4)

    La Bacchetta aveva emesso uno squittio acuto e si era trasformata in un topone di gomma.
I Tiri Vispi di Fred e George (Cap. 5 Harry Potter 4)

    «Non so dove abbiamo sbagliato con loro» disse la signora Weasley, posando la Bacchetta e cominciando a tirar fuori altre padelle. «Da anni è sempre la stessa storia, una cosa dopo l’altra, e non ascoltano… OH, NON DI NUOVO!»
I Tiri Vispi di Fred e George (Cap. 5 Harry Potter 4)

    La signora Weasley puntò la Bacchetta verso il cassetto delle posate, che si aprì di scatto. Harry e Ron si ritrassero rapidi mentre parecchi coltelli ne uscivano a schiera, attraversavano la cucina a volo radente e cominciavano ad affettare le patate, che la pentola aveva appena riversato nel lavandino.
I Tiri Vispi di Fred e George (Cap. 5 Harry Potter 4)

    Sbatté una grande padella di rame sul tavolo della cucina e cominciò a girarvi dentro la Bacchetta. Una salsa cremosa uscì dalla punta mentre lei mescolava.
I Tiri Vispi di Fred e George (Cap. 5 Harry Potter 4)

    «Non è che non abbiano cervello» riprese seccata, mettendo la padella sul fornello e accendendolo con un altro colpo di Bacchetta, «ma lo sprecano, e se non si rimettono in riga in fretta, finiranno nei guai, guai seri. Ho ricevuto più gufi da Hogwarts per loro che per tutti gli altri messi insieme. Se continuano così, finiranno davanti all’Ufficio per l’Uso Improprio della Magia».
I Tiri Vispi di Fred e George (Cap. 5 Harry Potter 4)

    «Oh, per l’amor del cielo» sbottò, puntando la Bacchetta verso una padella che balzò sul pavimento, raccogliendo le patate. «Quei due!» esplose irritata, estraendo pentole e pentoline da una credenza, e Harry capì che parlava di Fred e George. «Non so come andranno a finire, non lo so proprio. Non hanno nessuna ambizione, a parte combinare tutti i guai che possono…»
I Tiri Vispi di Fred e George (Cap. 5 Harry Potter 4)

    «Ceneremo in giardino» disse quando entrarono. «Non c’è posto per undici persone qui dentro. Potete portare fuori i piatti, ragazze? Bill e Charlie stanno preparando la tavola. Coltelli e forchette, per favore, voi due» disse a Ron e Harry, puntando la Bacchetta magica con tale veemenza verso un mucchio di patate nel lavandino, che quelle schizzarono fuori dalle bucce come bolidi, rimbalzando sui muri e sul soffitto.
I Tiri Vispi di Fred e George (Cap. 5 Harry Potter 4)

    «E i capelli ti vanno dappertutto, caro» disse la signora Weasley sfiorando la Bacchetta con affetto. «Vorrei tanto che mi permettessi di dargli un’aggiustatina…»
I Tiri Vispi di Fred e George (Cap. 5 Harry Potter 4)

    La signora Weasley puntò la Bacchetta verso la tasca di George e disse: «Accio!»
La Passaporta (Cap. 6 Harry Potter 4)

    «Oblivion!» disse in tono secco, puntandogli contro la Bacchetta. Immediatamente gli occhi del signor Roberts diventarono vacui, le sue sopracciglia si spianarono e uno sguardo di sognante indifferenza cadde sul suo viso. Harry riconobbe gli effetti dell’Incantesimo di Memoria.
Bagman e Crouch (Cap. 7 Harry Potter 4)

    Gli altri campeggiatori si stavano svegliando. Le prime ad alzarsi erano le famiglie con bambini; Harry non aveva mai visto prima maghi e streghe così piccoli. Un bambinetto di non più di due anni era accoccolato fuori da una gran tenda a forma di piramide, teneva in mano una Bacchetta e la puntava allegramente verso una lumaca nell’erba, che si gonfiò piano piano fino a raggiungere la taglia di una salsiccia. Mentre gli passavano davanti, sua madre uscì in fretta dalla tenda.
Bagman e Crouch (Cap. 7 Harry Potter 4)

    «Quante volte te l’ho detto, Kevin? Non — toccare — la — Bacchetta — di — papà… bleah!»
Bagman e Crouch (Cap. 7 Harry Potter 4)

    Qua e là maghi e streghe adulti emergevano dalle loro tende e cominciavano a preparare la colazione. Alcuni, gettandosi intorno occhiate furtive, accendevano il fuoco con la Bacchetta; altri sfregavano fiammiferi con aria dubbiosa, come se fossero certi che non poteva funzionare. Tre maghi africani sedevano immersi in una seria conversazione, tutti vestiti con lunghe tuniche bianche, intenti a cuocere quello che sembrava un coniglio su un fuoco di un viola chiaro, mentre un gruppo di streghe americane di mezza età sedeva spettegolando allegramente sotto uno striscione teso tra le loro tende che diceva: “Istituto delle Streghe di Salem”. Harry colse stralci di conversazione in lingue strane man mano che oltrepassavano le tende, e anche se non riuscì a capire una sola parola, il tono di ogni voce era eccitato.
Bagman e Crouch (Cap. 7 Harry Potter 4)

    «Scommettiamo trentasette galeoni, quindici zellini e tre falci» disse Fred, mentre lui e George radunavano in fretta tutto il denaro che avevano, «l’Irlanda vince… ma Viktor Krum prende il Boccino. Oh, e aggiungiamo una Bacchetta finta».
Bagman e Crouch (Cap. 7 Harry Potter 4)

    «Non vorrete mostrare al signor Bagman una porcheria del genere» sibilò Percy, ma Bagman parve di tutt’altra idea: la sua faccia da bambino splendette di eccitazione quando la prese dalle mani di Fred, e quando la Bacchetta diede in uno strillo acuto e si trasformò in un pollo di gomma, Bagman ruggì dalle risate.
Bagman e Crouch (Cap. 7 Harry Potter 4)

    «Non fare il guastafeste, Arthur!» tuonò Ludo Bagman, facendo risuonare le tasche eccitato. «Sono abbastanza grandi da sapere quello che vogliono! Dite che vince l’Irlanda ma Krum prende il Boccino? Impossibile, ragazzi, impossibile… Vi darò delle buone quote per questa scommessa… aggiungeremo cinque galeoni per quella buffa Bacchetta, allora, d’accordo…»
Bagman e Crouch (Cap. 7 Harry Potter 4)

    La tribuna si riempì lentamente nella mezz’ora successiva. Il signor Weasley continuava a stringere la mano a maghi chiaramente molto importanti. Percy scattava in piedi così spesso che sembrava fosse seduto su un porcospino. Quando arrivò Cornelius Caramell, il Ministro della Magia in persona, Percy fece un inchino così profondo che gli occhiali gli caddero e si ruppero. Decisamente imbarazzato, li riparò con un colpo di Bacchetta, e da quel momento rimase seduto, lanciando sguardi gelosi a Harry, che Cornelius Caramell aveva salutato come un grande amico: gli strinse la mano con fare paterno, gli chiese come stava e lo presentò ai maghi che sedevano al suo fianco.
La Coppa del Mondo di Quidditch (Cap. 8 Harry Potter 4)

    Ludo estrasse rapido la Bacchetta, la puntò alla propria gola e disse: «Sonorus!» La sua voce sovrastò il ruggito che riempiva lo stadio, echeggiò sul pubblico, rimbombando in tutti gli angoli delle tribune: «Signore e signori… benvenuti! Benvenuti alla finale della quattrocentoventiduesima Coppa del Mondo di Quidditch!»
La Coppa del Mondo di Quidditch (Cap. 8 Harry Potter 4)

    «È stato molto coraggioso, vero?» disse Hermione, sporgendosi per guardare Krum che atterrava e lo sciame di medi-maghi che si apriva un varco a Bacchettate tra i Lepricani e le Veela in piena rissa per raggiungerlo. «Sembra ridotto male…»
La Coppa del Mondo di Quidditch (Cap. 8 Harry Potter 4)

    Finalmente, quando la Nazionale Irlandese si fu allontanata dalla tribuna per compiere un altro giro d’onore a cavallo delle scope (Aidan Lynch saldamente aggrappato a Connolly, continuando a sorridere vagamente perplesso), Bagman puntò la Bacchetta contro la propria gola e mormorò: «Quietus».
La Coppa del Mondo di Quidditch (Cap. 8 Harry Potter 4)

    Altri maghi si univano al gruppo, ridendo e additando i corpi galleggianti in alto. Tende si afflosciavano e cadevano mentre la folla in marcia aumentava. Una o due volte Harry vide uno dei maghi far saltar via una tenda dal suo cammino con la Bacchetta. Parecchie presero fuoco. Le urla si fecero più alte.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    Il rogo di una tenda illuminò all’improvviso le persone in aria, e Harry riconobbe una di loro: era il signor Roberts, il direttore del campeggio. Gli altri tre dovevano essere sua moglie e i suoi figli. A un tocco di Bacchetta di uno dei maghi in marcia la signora Roberts si ribaltò a testa in giù, e la camicia da notte ricadde rivelando ampi mutandoni; lei cercò di coprirsi mentre la folla al di sotto strillava e fischiava sguaiatamente.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    Illuminò la sua Bacchetta e puntò il raggio sottile sul sentiero. Ron era disteso a terra.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Fred e George non possono essere andati così lontani» disse Ron estraendo la Bacchetta e accendendola per illuminare il sentiero. Harry frugò nelle tasche della giacca in cerca della sua Bacchetta — ma lì non c’era. L’unica cosa che vi trovò fu l’Omniocolo.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Ah, no, non è possibile… Ho perso la Bacchetta
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    Ron e Hermione alzarono le loro quel tanto che bastava per aumentare l’ampiezza dello stretto cono di luce sul terreno; Harry guardò dappertutto nei dintorni, ma la sua Bacchetta non si vedeva.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    Di solito portava sempre con sé la Bacchetta nel mondo magico, e ritrovarsi senza nel bel mezzo di una situazione come quella lo fece sentire molto vulnerabile.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Be’, gli elfi sono contenti cosi, vero?» disse Ron. «Hai sentito la vecchia Winky alla partita… “Gli elfi di casa non devono divertirsi”… E questo che le piace, farsi comandare a Bacchetta…»
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Muoviamoci di qui, va bene?» disse Ron, e Harry lo vide guardare Hermione nervosamente. Forse c’era del vero in quello che aveva detto Malfoy; forse Hermione era più in pericolo di loro. Ripartirono. Harry si frugò ancora le tasche, pur sapendo che la sua Bacchetta non era lì.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    Harry si voltò di scatto e realizzò all’istante: ogni mago aveva la Bacchetta in mano e ogni Bacchetta puntava dritto su lui, Ron e Hermione. Senza riflettere, urlò: «Giù!» Afferrò gli altri due e li tirò a forza per terra.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    I capelli di Harry cessarono di svolazzare. Alzò la testa un po’ di più. Il mago davanti a lui aveva abbassato la Bacchetta. Rotolò sulla schiena e vide il signor Weasley che avanzava verso di loro con aria terrorizzata.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Non mentite, signori!» urlò Crouch. La sua Bacchetta era ancora puntata dritta su Ron, e aveva gli occhi fuori dalle orbite: sembrava un pazzo. «Siete stati sorpresi sul luogo del delitto!»
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Amos, fai attenzione!» dissero alcuni maghi allarmati, mentre Diggory raddrizzava le spalle, alzava la Bacchetta, attraversava la radura e spariva nell’oscurità. Hermione lo guardò scomparire con le mani sulla bocca.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Andiamo, Amos» disse piano Weasley, «non crederai che sia stata davvero lei? Il Marchio Nero è un segno da maghi. Occorre una Bacchetta magica».
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Si» disse Diggory, «e lei ce l’aveva, una Bacchetta».
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Guarda qui». Diggory mostrò una Bacchetta al signor Weasley. «Ce l’aveva in mano. Quindi è infrazione dell’articolo tre del Codice dell’Uso delle Bacchette, tanto per cominciare. A nessuna creatura non umana è permesso di portare o usare una Bacchetta magica».
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «No!» disse. «Winky? Evocare il Marchio Nero? Non saprebbe come fare! Tanto per cominciare le servirebbe una Bacchetta
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    Crouch non diede segno di aver sentito Diggory, ma Diggory parve prendere il suo silenzio per assenso. Levò la Bacchetta, la puntò su Winky e disse «Innerva!»
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Sei stata trovata con una Bacchetta in mano!» abbaiò Diggory, impugnandola davanti a lei. E mentre la Bacchetta rifletteva la luce verde che emanava dal teschio in alto riempiendo la radura, Harry la riconobbe.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «È la mia Bacchetta!» disse Harry. «Mi era caduta!»
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Insomma» disse Diggory, lo sguardo più duro mentre tornava a fissare Winky che cercava di rannicchiarsi ai suoi piedi. «Hai trovato questa Bacchetta, eh, elfa? E l’hai raccolta e hai pensato di divertirti un po’, eh?»
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Be’, lo vedremo presto» ringhiò Diggory, per niente colpito. «C’è un modo semplice per scoprire l’ultimo incantesimo lanciato da una Bacchetta, elfa, lo sapevi?»
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    Winky tremò e scosse la testa affannosamente, le orecchie svolazzanti, mentre Diggory alzava di nuovo la sua Bacchetta e ne puntava l’estremità contro quella di Harry.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Sei stata colta sul fatto, elfa!» ruggì Diggory. «Colta con la Bacchetta colpevole in mano!»
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Precisamente, Amos» disse il signor Weasley. «Potrebbe averlo imparato ovunque… Winky?» disse all’elfa in tono gentile, ma lei si ritrasse come se anche lui le stesse urlando contro. «Dove hai trovato esattamente la Bacchetta di Harry?»
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Visto, Amos?» disse il signor Weasley. «Chiunque abbia richiamato il Marchio avrebbe potuto Smaterializzarsi appena commesso il fatto, lasciando la Bacchetta di Harry. Mossa astuta, non usare la propria, cosa che avrebbe potuto tradirlo. E la nostra Winky ha avuto la sfortuna di trovare la Bacchetta qualche attimo dopo e di raccoglierla».
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    Calò un silenzio molto teso, interrotto dal signor Weasley che disse piano: «Be’, credo che riporterò i miei ragazzi alla tenda, se nessuno ha niente da obiettare. Amos, quella Bacchetta ci ha detto tutto quello che poteva… Puoi ridarla a Harry, per favore?»
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    Diggory consegnò la Bacchetta a Harry, che se la mise in tasca.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «No» rispose il signor Weasley. «Abbiamo trovato l’elfa di Barty Crouch con la Bacchetta di Harry, ma non ne sappiamo di più su chi sia il responsabile».
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «La Bacchetta di Harry?» disse Fred.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Hermione, un mago nella posizione del signor Crouch non può permettersi un elfo domestico che corre in giro come un pazzo armato di Bacchetta magica!» disse Percy con sussiego, riprendendosi.
Il Marchio Nero (Cap. 9 Harry Potter 4)

    «Crouch è molto fortunato che Rita non abbia scoperto la faccenda di Winky» disse il signor Weasley irritato. «La sua elfa domestica sorpresa con la Bacchetta con cui è stato evocato il Marchio Nero sarebbe roba da prima pagina per una settimana».
Caos al Ministero (Cap. 10 Harry Potter 4)

    «Forse potrebbe uscire su cauzione» disse il signor Weasley continuando a scrivere in fretta, le sopracciglia aggrottate. «Malocchio non ha usato la Bacchetta? Non ha aggredito nessuno?»
Sull'Espresso di Hogwarts (Cap. 11 Harry Potter 4)

    «Ron!» esclamò Hermione. Poi estrasse la Bacchetta, bisbigliò «Reparo!» e i frammenti di vetro volarono indietro a formare una sola lastra che tornò sulla porta.
Sull'Espresso di Hogwarts (Cap. 11 Harry Potter 4)

    Parecchi ragazzi urlarono. Harry sentì qualcosa di incandescente graffiargli il lato del viso. Affondò la mano in tasca per prendere la Bacchetta, ma prima ancora di riuscire a toccarla, udì un secondo forte BANG, e un ruggito che echeggiò per tutta la Sala d’Ingresso.
Malocchio Moody (Cap. 13 Harry Potter 4)

    Harry si voltò di scatto. Il professor Moody scendeva zoppicando la scalinata di marmo. Aveva estratto la Bacchetta e la puntava su un furetto di un bianco immacolato, che tremava sul pavimento di pietra, esattamente nel punto in cui prima c’era Malfoy.
Malocchio Moody (Cap. 13 Harry Potter 4)

    «Non credo proprio!» ruggì Moody puntando la Bacchetta di nuovo verso il furetto, che volò in aria a tre metri di altezza, cadde con un tonfo al suolo e poi rimbalzò di nuovo in alto.
Malocchio Moody (Cap. 13 Harry Potter 4)

    «No!» urlò la professoressa McGranitt, scendendo la scala di corsa ed estraendo la Bacchetta; un attimo dopo, con un forte schiocco, ricomparve Draco Malfoy, accasciato a terra, i lisci capelli biondi che coprivano la faccia rossa come un papavero. Malfoy si rialzò tremante.
Malocchio Moody (Cap. 13 Harry Potter 4)

    La professoressa McGranitt rimase a fissarli preoccupata per qualche istante, poi agitò la Bacchetta verso i libri sparsi a terra, che si alzarono galleggiando per aria e tornarono fra le sue braccia.
Malocchio Moody (Cap. 13 Harry Potter 4)

    Poi puntò la Bacchetta contro di lui e borbottò: «Imperio!»
Le Maledizioni Senza Perdono (Cap. 14 Harry Potter 4)

    Il ragno si calò con un balzo dalla mano di Moody appeso a un sottile filo di seta, e prese a dondolarsi avanti e indietro come su un trapezio. Tese le zampe rigidamente, poi fece un salto all’indietro, spezzando il filo e atterrando sulla scrivania, dove cominciò a fare la ruota in cerchio. Moody agitò la Bacchetta, e il ragno si alzò su due delle zampe posteriori e si esibì in quello che era un inconfondibile passo di tip tap.
Le Maledizioni Senza Perdono (Cap. 14 Harry Potter 4)

    «La Maledizione Cruciatus» disse Moody. «Dev’essere un po’ più grosso perché possiate capire» disse, puntando la Bacchetta contro il ragno. «Engorgio!»
Le Maledizioni Senza Perdono (Cap. 14 Harry Potter 4)

    Moody alzò di nuovo la Bacchetta, la puntò contro il ragno e mormorò: «Crucio!»
Le Maledizioni Senza Perdono (Cap. 14 Harry Potter 4)

    D’un tratto, le zampe del ragno si piegarono sotto il suo corpo; l’animale si rovesciò e prese a contorcersi orribilmente, dondolando da una parte all’altra. Non emise alcun suono, ma Harry fu certo che se avesse potuto, avrebbe urlato. Moody non spostò la Bacchetta, e il ragno cominciò a sobbalzare e ad agitarsi più violentemente…
Le Maledizioni Senza Perdono (Cap. 14 Harry Potter 4)

    Moody alzò la Bacchetta. Le zampe del ragno si rilassarono, ma continuò a contorcersi.
Le Maledizioni Senza Perdono (Cap. 14 Harry Potter 4)

    Moody levò la Bacchetta, e Harry presentì quanto sarebbe accaduto e rabbrividì.
Le Maledizioni Senza Perdono (Cap. 14 Harry Potter 4)

    Da tre anni, Harry riviveva di continuo nella sua mente la morte dei suoi genitori, da quando aveva scoperto che erano stati assassinati, da quando aveva saputo cos’era successo quella notte: che Codaliscia aveva rivelato la posizione dei suoi genitori a Voldemort, e come lui era piombato loro addosso. Come Voldemort avesse ucciso per primo suo padre, dopo che James Potter aveva cercato di trattenerlo, urlando a sua moglie di prendere Harry e fuggire… come Voldemort fosse avanzato verso Lily Potter ordinandole di farsi da parte, in modo da poter colpire Harry… come lei avesse offerto la propria vita in cambio di quella di Harry… e allora Voldemort aveva ucciso anche lei, prima di puntare la Bacchetta su Harry…
Le Maledizioni Senza Perdono (Cap. 14 Harry Potter 4)

    «I nostri obiettivi a breve termine» disse Hermione, parlando ancora più forte di Ron come se non avesse sentito una parola, «sono assicurare agli elfi domestici salari e condizioni di lavoro dignitosi. I nostri obiettivi a lungo termine comprendono la modifica della legge sul non uso della Bacchetta magica, e il tentativo di insediare un elfo all’Ufficio Regolazione e Controllo delle Creature Magiche, perché sono spaventosamente sottorappresentati».
Le Maledizioni Senza Perdono (Cap. 14 Harry Potter 4)

    «Ma… ma aveva detto che è illegale, professore» disse Hermione dubbiosa mentre Moody spazzava via i banchi con un ampio gesto della Bacchetta, creando un vasto spazio vuoto al centro dell’aula. «Ha detto che… usarlo contro un altro essere umano è…»
Beauxbatons e Durmstrang (Cap. 15 Harry Potter 4)

    Harry avanzò fino al centro della classe, nello spazio che Moody aveva sgombrato dei banchi. Il professore levò la Bacchetta, la puntò su Harry e disse: «Imperio».
Beauxbatons e Durmstrang (Cap. 15 Harry Potter 4)

    Silente estrasse la Bacchetta e batté tre volte sul cofano. Il coperchio si aprì lentamente con un cigolio. Silente infilò la mano all’interno ed estrasse una grossa coppa di legno rozzamente intagliata. Sarebbe sembrata del tutto comune, se non fosse stata colma fino all’orlo di fiamme danzanti blu e biancastre.
Il Calice di Fuoco (Cap. 16 Harry Potter 4)

    Estrasse la Bacchetta e tracciò un ampio gesto; tutte le candele tranne quelle all’interno delle zucche intagliate si spensero all’istante, sprofondando la Sala nella semioscurità. Il Calice di Fuoco ora splendeva più luminoso che mai, e lo sfavillio bianco e bluastro delle fiamme era quasi doloroso allo sguardo. Tutti lo fissavano, in attesa… qualcuno continuava a controllare l’orologio…
Il Calice di Fuoco (Cap. 16 Harry Potter 4)

    «Ai campioni non è permesso di chiedere o accettare aiuti di nessun genere dai loro insegnanti per portare a termine le prove del Torneo. I campioni affronteranno la prima sfida armati solo di Bacchetta magica. Riceveranno istruzioni sulla seconda prova al termine della prima. A causa della natura impegnativa del Torneo e del tempo che esso richiede, i campioni sono esentati dagli esami di fine anno».
I Quattro Campioni (Cap. 17 Harry Potter 4)

    La rabbia che Harry provava da giorni e giorni parve irrompere dal suo petto come da una diga. Prima ancora di pensare a ciò che faceva, cercò la Bacchetta. I ragazzi intorno si ritrassero rapidamente, indietreggiando nel corridoio.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    «Vai avanti, allora, Potter» disse tranquillamente Malfoy, estraendo la sua Bacchetta. «Moody adesso non è qui a tenerti d’occhio — fallo, se ne hai il coraggio…»
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Aprì con uno schiocco la borsetta di coccodrillo ed estrasse una manciata di candele, che accese con un colpo di Bacchetta e fece magicamente galleggiare a mezz’aria.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Fleur Delacour raggiunse Olivander e gli consegnò la sua Bacchetta.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Fece ruotare la Bacchetta tra le lunghe dita e quella sprigionò una serie di scintille rosa e oro. Poi l’avvicinò agli occhi e la osservò con attenzione.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Il signor Olivander fece scorrere le dita lungo la Bacchetta, in apparenza alla ricerca di graffi o bozzi; poi borbottò; «Orchideous!» e dalla punta sbucò un mazzo di fiori.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    «Molto bene, molto bene, è in buone condizioni» disse Olivander, afferrando i fiori e porgendoli a Fleur con la sua Bacchetta. «Signor Diggory, ora tocca a lei».
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    «Ah, certo, questa è una delle mie, vero?» disse il signor Olivander molto più animato mentre Cedric gli consegnava la sua Bacchetta.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Harry guardò la sua Bacchetta e vide che era coperta di impronte. Afferrò un lembo della veste e cercò di lucidarla di nascosto. Parecchie scintille d’oro sprizzarono dalla sua punta. Fleur Delacour gli scoccò uno sguardo molto condiscendente, e lui lasciò perdere.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Il signor Olivander scagliò con la Bacchetta di Cedric una scia di anelli di fumo d’argento attraverso la stanza, si disse soddisfatto e poi esclamò: «Signor Krum, prego».
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Viktor Krum si alzò e si fece avanti ingobbito, ciondolante e a piedi piatti. Estrasse la Bacchetta e rimase lì imbronciato, con le mani in tasca.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Sollevò la Bacchetta e la esaminò minuziosamente, facendola ruotare più volte davanti agli occhi.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    La Bacchetta schioccò come una pistola, e uno stormo di uccellini cinguettanti decollò dalla sua estremità, uscì dalla finestra e volò via nella luce acquosa.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    «Bene» disse il signor Olivander, restituendo la Bacchetta a Krum. «Quindi rimane… il signor Potter».
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Harry si alzò, passò davanti a Krum e raggiunse Olivander. Gli consegnò la Bacchetta.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    … Quattro estati prima, il giorno del suo undicesimo compleanno, Harry entrò con Hagrid nel negozio del signor Olivander. Questi gli prese le misure e cominciò a fargli provare le bacchette. Harry impugnò probabilmente tutte le bacchette del negozio, finché finalmente non trovò quella adatta a lui: fatta di agrifoglio, lunga undici pollici e con un’unica piuma dalla coda di una fenice. Il signor Olivander rimase molto sorpreso dal fatto che Harry fosse compatibile con quella Bacchetta. «Curioso» disse, «… curioso», ma solo dopo che Harry glielo ebbe chiesto spiegò cosa c’era di tanto curioso: la piuma di quella Bacchetta proveniva dalla stessa fenice che aveva fornito il nucleo di quella di Voldemort.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Harry non aveva mai confidato questa cosa a nessuno. Era molto affezionato alla sua Bacchetta, e per quello che lo riguardava, la sua parentela con la Bacchetta di Voldemort era una cosa che non poteva evitare: un po’ come non poteva evitare di essere imparentato con zia Petunia. Comunque, sperava davvero che il signor Olivander non avesse intenzione di raccontarlo ai presenti: aveva la strana sensazione che in tal caso la Penna Prendiappunti di Rita Skeeter sarebbe semplicemente scoppiata di gioia.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    Il signor Olivander impiegò molto più tempo per osservare la Bacchetta di Harry. Alla fine ne fece sprizzare una fontana di vino e la riconsegnò a Harry, sentenziando che era ancora in perfette condizioni.
la Pesa delle Bacchette (Cap. 18 Harry Potter 4)

    «Solo superarli, credo» rispose Charlie. «Noi saremo pronti a intervenire se le cose si mettono male, con gli Incantesimi Idranti a portata di Bacchetta. Hanno voluto delle madri in cova, non so perché… ma ti dico una cosa, non invidio il ragazzo a cui toccherà lo Spinato. È davvero malvagio. È pericoloso dietro quanto davanti, guarda».
L'ungaro Spinato (Cap. 19 Harry Potter 4)

    Non sapeva se essere contento di aver visto ciò che lo aspettava o no. Forse cosi era meglio. Ora il primo shock era passato. Forse se avesse visto i draghi per la prima volta martedì, sarebbe svenuto secco davanti a tutta la scuola… ma forse sarebbe svenuto comunque… avrebbe avuto come unica arma la Bacchetta — che al momento non sembrava niente più che una strisciolina di legno — contro un drago sputafuoco alto quindici metri, squamoso e irto di punte. E doveva superarlo. Davanti a tutti. Come?
L'ungaro Spinato (Cap. 19 Harry Potter 4)

    Quando Harry giunse ai piedi della scalinata di marmo, Cedric era in cima, con un gruppo di amici del sesto anno. Harry non voleva parlargli davanti a loro; erano di quelli che lo bersagliavano di battute sull’articolo di Rita Skeeter tutte le volte che lo incontravano. Seguì Cedric tenendosi a distanza, e vide che puntava verso il corridoio dell’aula di Incantesimi. Ciò gli diede un’idea. Fermandosi a una certa distanza da loro, estrasse la Bacchetta e prese la mira con cura.
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    Era esattamente ciò che Harry sperava. Fece sparire la Bacchetta, attese che gli amici di Cedric fossero entrati in classe, e corse nel corridoio, ora completamente deserto, a parte loro due.
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    «Sì, ma…» Harry restituì lo sguardo. «Non mi è concesso portare la scopa, ho solo la Bacchetta…»
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    Per un attimo parve che Ron stesse per scoppiare a ridere; di sicuro incrociò lo sguardo di Harry per la prima volta da giorni, ma Harry provava ancora troppo rancore per badargli. Passò il resto della lezione cercando di attirare a sé con la Bacchetta piccoli oggetti sotto il tavolo. Riuscì a far volare una mosca dritto nel palmo della mano, anche se non era del tutto certo che fosse dovuto alla sua abilità nell’Incantesimo di Appello: forse la mosca era solo stupida.
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    «Be’, adesso sappiamo cosa fare la prossima volta che non riesco a imparare un incantesimo» esclamò Harry, lanciando a Hermione il Dizionario delle Rune per riprovare, «basta che mi minacci con un drago. Pronti…» Levò ancora una volta la Bacchetta. «Accio Dizionario!»
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    Fleur tremava da capo a piedi; Harry si senti più bendisposto nei suoi confronti di quanto non fosse stato fino ad allora, mentre lei usciva dalla tenda a testa alta, con la mano che stringeva convulsamente la Bacchetta. Lui e Krum rimasero soli, ai lati opposti della tenda, evitando di incrociare gli sguardi.
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    Levò la Bacchetta.
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    Pulì il taglio con una spruzzata di un liquido violetto che fumava e bruciava, poi gli sfiorò la spalla con la Bacchetta e la sentì guarire all’istante.
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    «Sei stato il migliore, davvero, non c’è paragone. Cedric ha fatto una cosa strana, ha Trasfigurato una pietra per terra… l’ha trasformata in un cane… voleva che il drago lo inseguisse. Be’, è stata una gran bella Trasfigurazione, e ha funzionato, in un certo senso, perché ha preso l’uovo, ma si è anche bruciato: il drago ha cambiato idea a metà strada e ha deciso che preferiva acchiappare lui, se l’è cavata per un pelo. E quella Fleur ha tentato una specie di incantesimo, credo che volesse ipnotizzarlo o roba del genere; be’, ha funzionato, un po’, almeno, il drago era tutto insonnolito, ma poi ha sbuffato, ed è venuto fuori un gran getto di fuoco, e la sua gonna ha preso fuoco: l’ha spenta facendo uscire dalla Bacchetta un po’ d’acqua. E Krum — non ci crederai, ma non gli è nemmeno venuto in mente di volare! Probabilmente è stato il migliore dopo di te, comunque. L’ha beccato nell’occhio con un incantesimo. Solo che quello si è messo a calpestare tutto dal dolore e ha schiacciato metà delle uova vere; gli hanno tolto dei punti, non doveva danneggiarle».
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    «Ciascuno può dare al massimo dieci» disse Ron, e Harry, strizzando gli occhi per vedere dall’altra parte del campo, vide il primo giudice — Madame Maxime — levare per aria la Bacchetta. Ne sfuggì quello che parve un lungo nastro d’argento, che si curvò in un grande otto.
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    E poi Karkaroff levò la Bacchetta. Si fermò un attimo, e poi anche dalla sua Bacchetta filò fuori un numero: quattro.
La Prima Prova (Cap. 20 Harry Potter 4)

    Harry si sforzò di non inciampare nei propri piedi. Calì aveva l’aria di divertirsi; rivolgeva gran sorrisi a tutti, portando Harry con tanta energia da farlo sentire un cane da esibizione guidato a Bacchetta. Scorse Ron e Padma mentre si avvicinava al tavolo dei giudici. Ron scrutava Hermione con gli occhi ridotti a fessure. Padma era imbronciata.
Il Ballo del Ceppo (Cap. 23 Harry Potter 4)

    Quando tutto il cibo fu consumato, Silente si alzò e chiese agli studenti di imitarlo. Poi, a un colpo di Bacchetta, i tavoli schizzarono via e si disposero lungo i muri, lasciando il pavimento sgombro. Silente fece apparire una piattaforma sopraelevata lungo la parete di destra. Sopra c’erano una batteria completa, parecchie chitarre, un liuto, un violoncello e alcune cornamuse.
Il Ballo del Ceppo (Cap. 23 Harry Potter 4)

    Piton e Karkaroff svoltarono l’angolo. Piton aveva la Bacchetta in mano, e faceva saltar via i cespugli di rose, con un cipiglio decisamente ostile. Da molti dei cespugli si levarono strilli e spuntarono sagome scure.
Il Ballo del Ceppo (Cap. 23 Harry Potter 4)

    «Ci vuole dell’altro tè, credo» disse Silente, chiudendo la porta alle spalle del terzetto, estraendo la Bacchetta e facendola roteare un po’; un vassoio da tè apparve ruotando a mezz’aria, assieme a un piatto di dolcetti. Silente fece planare il vassoio sul tavolo, e tutti si sedettero. Ci fu una breve pausa, e poi Silente disse: «Per caso hai sentito quello che stava gridando la signorina Granger, Hagrid?»
Lo Scoop di Rita Skeeter (Cap. 24 Harry Potter 4)

    L’uovo d’oro rotolò al di là dell’arazzo ai piedi della scala, si aprì di scatto e cominciò a ululare. Harry estrasse la Bacchetta e cercò di toccare la Mappa del Malandrino per cancellarla, ma era troppo lontana…
L'Uovo e l'Occhio (Cap. 25 Harry Potter 4)

    «Piton ha detto che Moody ha perquisito anche il suo ufficio?» mormorò Ron, gli occhi accesi d’interesse mentre Esiliava un cuscino con un colpo di Bacchetta (quello si alzò a mezz’aria e portò via il cappello dalla testa di Calì). «Cosa… credi che Moody si trovi qui per tenere d’occhio Piton oltre che Karkaroff?»
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    «Be’, non so se è quello che Silente gli ha chiesto di fare, ma è quello che fa, senza dubbio» disse Harry, agitando la Bacchetta senza far molta attenzione, così che il suo cuscino fece una specie di buffa capriola e cadde dal tavolo. «Moody ha detto che Silente permette a Piton di restare qui solo perché gli sta dando una seconda possibilità, o roba del genere…»
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    Con la punta della Bacchetta accesa, sgattaiolò lungo gli scaffali, sfilando altri libri: libri di stregonerie e di incantesimi, libri sulle sirene e sui mostri marini, libri su maghi e streghe celebri, su invenzioni magiche, su qualunque cosa potesse comprendere una citazione di passaggio su come sopravvivere sott’acqua. Li portò tutti a un tavolo, poi si mise al lavoro, consultandoli alla debole luce della Bacchetta, controllando l’orologio di quando in quando…
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    Harry aprì gli occhi. Si trovava ancora in biblioteca; il Mantello dell’Invisibilità gli era scivolato via nel sonno, e la guancia era appiccicata alle pagine di Dove c’è una Bacchetta, c’è un Modo. Si alzò a sedere, raddrizzandosi gli occhiali, strizzando gli occhi alla chiara luce del giorno.
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    Harry si chinò, le mani sulle ginocchia, cercando di prendere fiato; aveva una fitta al fianco, come un coltello piantato tra le costole, ma non c’era tempo per liberarsene; Ludo Bagman si muoveva tra i campioni, disponendoli lungo la riva a tre metri di distanza l’uno dall’altro. Harry era l’ultimo della fila, vicino a Krum, che indossava i calzoncini da bagno e aveva la Bacchetta pronta.
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    Bagman gli diede una strizzatina alla spalla, e tornò al tavolo dei giudici; puntò la Bacchetta verso la propria gola come aveva fatto alla Coppa del Mondo, disse «Sonorus!» e la sua voce si levò fragorosa verso le tribune, al di là dell’acqua scura.
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    Harry si voltò indietro e vide un Avvincino, un piccolo demone acquatico cornuto, spuntare dalle alghe, le lunghe dita strette attorno alla sua gamba, le zanne puntute scoperte. Harry infilò in fretta la mano palmata nella veste e frugò in cerca della Bacchetta: il tempo di afferrarla, e altri due Avvincini erano affiorati dal tappeto di alghe, si erano aggrappati alla veste di Harry e tentavano di trascinarlo giù.
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    «Relascio!» urlò Harry, ma non uscì alcun suono… una grossa bolla gli scivolò fuori dalla bocca, e la Bacchetta, invece di spedire scintille all’indirizzo degli Avvincini, scagliò loro quello che pareva un getto di acqua bollente, perché sulla loro pelle verde, nei punti colpiti, comparvero macchie di un vivido rosso. Harry sfilò la caviglia dalla presa dell’Avvincino e nuotò più veloce che poteva, sparando di quando in quando altri getti di acqua bollente oltre la spalla, dietro di sé, a caso; ogni tanto un Avvincino tentava di nuovo di afferrargli il piede, e scalciava forte; alla fine, sentì il piede cozzare contro un cranio cornuto e guardando indietro vide l’Avvincino stordito allontanarsi nell’acqua, arrabbiato, mentre i suoi compagni alzavano i pugni contro Harry e ripiombavano tra le alghe.
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    Harry rallentò un po’, nascose la Bacchetta sotto la veste e si guardò intorno, tendendo di nuovo l’orecchio. Si voltò del tutto, il silenzio che premeva più forte che mai contro i timpani. Sapeva di trovarsi ancora più in basso, ora, ma nulla si muoveva, a parte le alghe oscillanti.
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    Harry estrasse la Bacchetta. «Toglietevi di mezzo!»
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    Dalla sua bocca uscirono solo bolle, ma ebbe la chiara impressione che i tritoni lo avessero capito, perché all’improvviso cessarono di ridere. I loro occhi giallastri erano puntati sulla Bacchetta di Harry, e sembravano spaventati. Potevano anche essere in netta maggioranza, ma Harry capì dalle loro espressioni che di magia ne sapevano quanto la piovra gigante.
La Seconda Prova (Cap. 26 Harry Potter 4)

    «Ma io avevo la Bacchetta nascosta nella manica» assicurò a Padma Patil: Ron le piaceva molto di più ora che era sotto i riflettori, e gli rivolgeva la parola tutte le volte che si incrociavano nei corridoi. «Potevo uccidere tutti quegli stupidi tritoni quando volevo».
Il Ritorno di Felpato (Cap. 27 Harry Potter 4)

    «Eccoli, eccoli!» disse con una risatina, e il manipolo di Serpeverde si disperse. Harry vide che Pansy aveva in mano una rivista: Il Settimanale delle Streghe. La foto animata sulla copertina mostrava una strega ricciuta che esibiva un sorriso tutto denti e puntava la Bacchetta contro una grossa torta di pan di Spagna.
Il Ritorno di Felpato (Cap. 27 Harry Potter 4)

    Gli occhi di Piton lampeggiarono. Infilò una mano nella veste nera. Per un folle istante, Harry credette che Piton stesse per estrarre la Bacchetta e scagliargli contro una maledizione: poi si accorse che aveva preso una bottiglietta di cristallo piena di un liquido completamente trasparente. Harry la guardò incuriosito.
Il Ritorno di Felpato (Cap. 27 Harry Potter 4)

    «Sì, alla Coppa del Mondo di Quidditch» disse Harry, e si lanciò nel resoconto della comparsa del Marchio Nero, e del ritrovamento di Winky con la sua Bacchetta stretta in mano, e dell’ira di Crouch.
Il Ritorno di Felpato (Cap. 27 Harry Potter 4)

    Sirius misurò la caverna passo dopo passo, in silenzio. Poi disse: «Harry, hai controllato se avevi la Bacchetta in tasca dopo essere sceso dalla Tribuna d’Onore?»
Il Ritorno di Felpato (Cap. 27 Harry Potter 4)

    «Ehm…» Harry si sforzò di riflettere. «No» disse alla fine. «Non ne ho avuto bisogno finché non siamo stati nella foresta. E allora ho messo la mano in tasca, e c’era solo l’Omniocolo». Fissò Sirius, in attesa. «Vuoi dire che chi ha evocato il Marchio mi ha rubato la Bacchetta in Tribuna d’Onore?»
Il Ritorno di Felpato (Cap. 27 Harry Potter 4)

    «Winky non ha rubato la Bacchetta!» disse Hermione con voce acuta.
Il Ritorno di Felpato (Cap. 27 Harry Potter 4)

    Ma Sirius alzò una mano per zittirlo. «Quando è apparso il Marchio Nero e l’elfa è strata trovata con la Bacchetta di Harry, che cosa ha fatto Crouch?»
Il Ritorno di Felpato (Cap. 27 Harry Potter 4)

    «Oh…» disse, quando finalmente si ricordò. «Io non… non mi sono mai accorto che era sparito. Ero più preoccupato per la mia Bacchetta, no?»
La Follia del Signor Crouch (Cap. 28 Harry Potter 4)

    Harry scosse la testa, guardando il punto in cui aveva visto un movimento. Fece scivolare la mano nella veste, in cerca della Bacchetta.
La Follia del Signor Crouch (Cap. 28 Harry Potter 4)

    «Lumos» disse Silente, accendendo la Bacchetta e tenendola alta.
La Follia del Signor Crouch (Cap. 28 Harry Potter 4)

    «Schiantato» disse piano. Gli occhiali a mezzaluna brillarono alla luce della Bacchetta mentre scrutava gli alberi tutto attorno.
La Follia del Signor Crouch (Cap. 28 Harry Potter 4)

    Levò la Bacchetta e la puntò verso la capanna di Hagrid. Harry vide qualcosa di argenteo sfrecciare fuori dalla punta e dirigersi attraverso gli alberi come un uccello spettrale. Poi Silente si curvò di nuovo su Krum, gli puntò contro la Bacchetta e sussurrò: «Innerva».
La Follia del Signor Crouch (Cap. 28 Harry Potter 4)

    «Non serve, Silente, sono qui». Moody avanzò zoppicando, appoggiandosi al bastone, la Bacchetta accesa. «Dannata gamba» ringhiò. «Sarei arrivato prima… che cosa è successo? Piton ha detto qualcosa a proposito di Crouch…»
La Follia del Signor Crouch (Cap. 28 Harry Potter 4)

    «Ci penso io» ringhiò Moody, e alzata la Bacchetta si allontanò zoppicando nella Foresta.
La Follia del Signor Crouch (Cap. 28 Harry Potter 4)

    Agitò la Bacchetta e le lampade si spensero. Il fuoco rimase l’unica fonte di luce. La professoressa Cooman si chinò e prese da sotto la sedia un modellino in miniatura del sistema solare rinchiuso sotto una cupola di vetro. Era un oggetto molto bello; ciascuna delle lune scintillava dolcemente al suo posto attorno ai nove pianeti e al sole che brillava forte, e ciascun globo galleggiava a mezz’aria sotto il vetro. Harry guardò pigramente mentre la professoressa Cooman cominciava a indicare l’angolo affascinante che Marte formava con Nettuno. Vapori dal greve profumo gli aleggiavano addosso, e l’arietta che entrava dalla finestra gli giocherellava sul viso. Udì il morbido ronzio di un insetto da qualche parte dietro la finestra. Le palpebre gli si fecero pesanti…
il Sogno (Cap. 29 Harry Potter 4)

    Dalla poltrona emerse la punta di una Bacchetta. Era puntata contro Codaliscia. «Crucio» disse la voce gelida.
il Sogno (Cap. 29 Harry Potter 4)

    «OK» disse Harry, squadrandolo. «Goccia di pera. Ehm… Bacchetta di liquirizia. Ape Frizzola. SuperPallaGomma di Drooble. Gelatine Tuttigusti+1… oh no, non gli piacciono, vero? Oh insomma, apriti, no?» sbottò. «Devo assolutamente vederlo, è urgente!»
il Sogno (Cap. 29 Harry Potter 4)

    Voleva toccarla, scoprire com’era al tatto, ma quasi quattro anni di esperienza del mondo magico gli suggerivano che infilare la mano in una ciotola piena di una sostanza sconosciuta era una cosa molto stupida da fare. Quindi estrasse la Bacchetta, gettò un’occhiata nervosa intorno, guardò di nuovo il contenuto del bacile e lo tentò con la punta. La superficie della cosa argentea prese a vorticare molto in fretta.
Il Pensatoio (Cap. 30 Harry Potter 4)

    Estrasse la Bacchetta e infilò la punta tra i propri capelli d’argento, vicino alla tempia. Quando la tolse, parve che dei capelli vi restassero attaccati; ma Harry si accorse che si trattava di una striscia scintillante della stessa strana sostanza bianco-argentea che riempiva il Pensatoio. Silente aggiunse quel pensiero fresco agli altri, e Harry, esterrefatto, vide il proprio volto galleggiare nel bacile.
Il Pensatoio (Cap. 30 Harry Potter 4)

    Lievemente accigliato, con la punta della Bacchetta diede un colpetto alla superficie vetrosa. Immediatamente ne emerse una sagoma, una ragazzina robusta e torva sui sedici anni, che prese a girare lentamente, i piedi ancora dentro la sostanza. Non fece alcun caso a Harry o al professor Silente. Quando parlò, la sua voce echeggiò come quella di Piton poco prima, come se provenisse dal profondo del bacile di pietra: «Mi ha scagliato un incantesimo, professor Silente, e io lo stavo solo prendendo in giro, avevo solo detto che l’avevo visto baciare Florence dietro le serre giovedì scorso…»
Il Pensatoio (Cap. 30 Harry Potter 4)

    «Sì» rispose Silente, sfiorando i pensieri con la punta della Bacchetta; Bertha vi si immerse di nuovo, e quelli tornarono argentei e opachi. «Quella era Bertha come la ricordo a scuola».
Il Pensatoio (Cap. 30 Harry Potter 4)

    Silente si alzò e prese a camminare su e giù dietro la scrivania. Ogni tanto si puntava la Bacchetta alla tempia, prelevava un altro scintillante pensiero d’argento e lo aggiungeva al Pensatoio. I pensieri là dentro cominciarono a vorticare così in fretta che Harry non riuscì a distinguere nulla; era solo un turbine confuso di colore.
Il Pensatoio (Cap. 30 Harry Potter 4)

    «No» rispose Harry. «Solo lo schienale della sua poltrona. Ma… non ci sarebbe stato niente da vedere, no? Voglio dire, non ha un corpo, vero? Ma… ma allora come faceva a tenere la Bacchetta?» aggiunse lentamente.
Il Pensatoio (Cap. 30 Harry Potter 4)

    Per un po’ né Silente né Harry parlarono. Silente guardava fisso attraverso!a stanza; ogni tanto avvicinava la Bacchetta alla tempia e aggiungeva un altro lucente pensiero argenteo alla massa fremente contenuta nel Pensatoio.
Il Pensatoio (Cap. 30 Harry Potter 4)

    Stanca di imbattersi nel terzetto in tutti gli angoli della scuola, la professoressa McGranitt aveva dato a Harry il permesso di usare la classe di Trasfigurazione che era vuota all’ora di pranzo. Ben presto Harry padroneggiò l’Incantesimo di Ostacolo, che rallentava e ostacolava gli aggressori, l’Incantesimo Reductor, che gli consentiva di far saltare in aria oggetti solidi che fossero d’intralcio, e l’Incanto Quattro Punti, un’utile scoperta di Hermione che avrebbe indirizzato la sua Bacchetta esattamente a nord, permettendogli di orientarsi all’interno del labirinto. Aveva ancora qualche difficoltà con il Sortilegio Scudo, però. Questo avrebbe dovuto creargli attorno un muro temporaneo invisibile che deviava gli incantesimi minori; ma Hermione riuscì a mandarlo in pezzi con una Fattura Gambemolli ben piazzata. Harry si aggirò barcollando per dieci minuti prima che lei riuscisse a scoprire la controfattura.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    «Buona fortuna, Harry» sussurrò Hagrid, e i quattro si allontanarono in direzioni diverse, per disporsi attorno al labirinto. Bagman si puntò la Bacchetta alla gola, borbottò “Sonorus” e la sua voce amplificata per magia echeggiò sugli spalti.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Le siepi torreggianti proiettavano ombre nere sul sentiero, e, fosse perché erano così alte e fitte o perché erano state stregate, il fragore della folla circostante svanì nell’istante in cui misero piede nel labirinto. Harry si sentì quasi di nuovo sott’acqua. Estrasse la Bacchetta, sussurrò «Lumos», e udì Cedric fare lo stesso alle sue spalle.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Harry udì per la seconda volta il fischio di Bagman. Krum era entrato nel labirinto. Harry accelerò. Il sentiero che aveva imboccato sembrava completamente deserto. Voltò a destra e avanzò rapido, la Bacchetta tesa sopra la testa, cercando di vedere il più avanti possibile. Ma non c’era ancora nulla in vista.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    «Guidami» sussurrò alla Bacchetta, tenendola piatta sul palmo della mano.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    La Bacchetta roteò una volta e puntò alla sua destra, verso il folto della siepe. Da quella parte c’era il nord, e sapeva di doversi dirigere a nord-ovest per raggiungere il centro del labirinto. La cosa migliore che poteva fare era prendere il sentiero a sinistra, e girare di nuovo a destra alla prima occasione.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    La strada era deserta, e tale rimase anche quando Harry imboccò un sentiero sulla destra. Non sapeva perché, ma l’assenza di ostacoli lo rendeva nervoso. Avrebbe già dovuto incontrarne uno, no? Era come se il labirinto volesse indurlo a una falsa sensazione di sicurezza. Poi sentì un movimento alle sue spalle. Tese la Bacchetta, pronto all’attacco, ma il raggio di luce colpì soltanto Cedric, che era appena sbucato di corsa da un sentiero a destra. Sembrava profondamente scosso. La manica della sua veste fumava.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Evocò il pensiero più felice che poté, si concentrò con tutte le sue forze sul pensiero di uscire dal labirinto e festeggiare con Ron e Hermione, levò la Bacchetta e urlò: «Expecto Patronum!»
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Un cervo d’argento sbucò dalla punta della Bacchetta di Harry e avanzò al galoppo verso il Dissennatore, che cadde indietro e s’impigliò nell’orlo della veste… Harry non aveva mai visto un Dissennatore inciampare.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Si udì un colpo secco e forte, e la figura esplose in un fil di fumo. Il cervo d’argento svanì. Harry avrebbe voluto che restasse con lui, gli avrebbe fatto bene un po’ di compagnia… avanzò più rapidamente e silenziosamente possibile, le orecchie tese, la Bacchetta di nuovo alta.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Harry si avvicinò cautamente, la Bacchetta puntata. Sembrava una qualche sorta di incantesimo. Si chiese se sarebbe stato capace di sbarazzarsene facendolo saltare per aria.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Si fermò a un incrocio e si guardò intorno, cercando qualche traccia di Fleur. Era sicuro che fosse stata lei a urlare. In cosa si era imbattuta? Stava bene? Non c’era segno di scintille rosse: significava che se l’era cavata, o che era nei guai al punto da non riuscire a recuperare la Bacchetta? Harry imboccò il sentiero a destra con una sensazione di crescente disagio… ma nello stesso tempo non riuscì a non pensare un campione di meno…
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Non incontrò nulla per dieci minuti, tranne vicoli ciechi. Due volte prese la stessa direzione sbagliata. Alla fine trovò un nuovo percorso e lo imboccò di corsa. La luce della Bacchetta sobbalzava, agitando e deformando la sua ombra sulle pareti di siepe. Poi girò un altro angolo e si trovò davanti a uno Schiopodo Sparacoda.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Cedric aveva ragione: era proprio enorme. Lungo tre metri, sembrava più che altro uno scoipione gigante. Il suo lungo pungiglione era inarcato sopra la schiena. La spessa corazza brillò alla luce della Bacchetta di Harry, che gliela puntò contro.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Harry si rialzò e puntò la Bacchetta contro Krum proprio mentre questi alzava lo sguardo. Krum si voltò e cominciò a correre.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    «Sì» rispose Cedric ansimando. «Sì… non posso crederci… mi è strisciato alle spalle… l’ho sentito, mi sono voltato e aveva la Bacchetta puntata contro di me…»
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    «Se lo meriterebbe» mormorò Cedric, ma levò la Bacchetta e sparò uno spruzzo di scintille rosse, che rimasero sospese in alto sopra Krum, indicando il luogo in cui si trovava.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Ogni tanto imboccava altre strade senza uscita, ma l’oscurità sempre più fitta gli dava la certezza di essere vicino al centro del labirinto. Poi, mentre percorreva un lungo sentiero dritto, colse di nuovo un movimento, e il raggio della sua Bacchetta cadde su una creatura straordinaria, che aveva visto solo disegnata nel Libro Mostro dei Mostri.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Era una sfinge. Aveva il corpo di un leone molto grosso, enormi zampe dotate di artigli, e una lunga coda giallastra che terminava con un ciuffo marrone. La testa, invece, era di donna. Puntò gli occhi a mandorla su Harry mentre quest’ultimo si avvicinava. Lui levò la Bacchetta, esitante. Non era rannicchiata come per balzare, ma misurava il sentiero a grandi passi, sbarrandogli la strada.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Ormai doveva essere vicino, doveva… la Bacchetta gli diceva che era proprio sulla strada giusta; se non incontrava nulla di troppo orrendo, forse aveva anche una possibilità…
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    In fondo c’era un bivio. «Guidami!» sussurrò di nuovo alla Bacchetta, che ruotò sulla sua mano e gli indicò il sentiero a destra. Lo imboccò rapido e vide una luce davanti a sé.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Cedric si voltò a guardare appena in tempo per evitare l’urto e gettarsi oltre la cosa, ma inciampò nello slancio. La Bacchetta gli sfuggì di mano, mentre un ragno gigantesco calava sul sentiero e avanzava verso di lui.
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Il ragno lo afferrò tra le zampe anteriori e lo sollevò in aria. Harry lottò furiosamente cercando di prenderlo a calci; la sua gamba urtò contro le tenaglie e un attimo dopo provò un dolore terribile. Udì Cedric urlare a sua volta «Stupeficium!», ma il suo incantesimo non ebbe effetto… Poi, mentre il ragno spalancava di nuovo le tenaglie, Harry levò la Bacchetta ed esclamò: «Expelliarmus!»
La Terza Prova (Cap. 31 Harry Potter 4)

    Harry abbassò appena la Bacchetta e gettò un’occhiata obliqua a Cedric. Cedric gli rispose con uno sguardo interrogativo. Entrambi tornarono a studiare la sagoma che si avvicinava.
Carne, Sangue e Ossa (Cap. 32 Harry Potter 4)

    E poi, senza preavviso, la cicatrice di Harry esplose di dolore. Era un male che non aveva mai provato prima; la Bacchetta gli cadde dalle dita mentre si portava le mani sul viso; le ginocchia cedettero; cadde a terra accecato dal dolore, la testa stava per spaccarglisi in due.
Carne, Sangue e Ossa (Cap. 32 Harry Potter 4)

    L’uomo basso col mantello aveva deposto il fagotto, acceso la Bacchetta e stava trascinando Harry verso la lapide di marmo. Harry vide il nome inciso tremare alla luce della Bacchetta prima che l’uomo lo contringesse a voltarsi e lo scaraventasse contro la pietra.
Carne, Sangue e Ossa (Cap. 32 Harry Potter 4)

    Il corpo di Cedric era disteso a sei metri di distanza. Un po’ più in là, lucente nell’oscurità, giaceva la Coppa Tremaghi. La Bacchetta di Harry era a terra, ai suoi piedi. Il fagotto di stoffe che Harry aveva scambiato per un neonato era poco più in là, vicino alla tomba. Sembrava che si agitasse furiosamente. Harry lo osservò, e la cicatrice gli bruciò di nuovo… e all’improvviso seppe che non voleva vedere che cosa c’era lì dentro… non voleva che il fagotto venisse aperto…
Carne, Sangue e Ossa (Cap. 32 Harry Potter 4)

    La cosa dentro il fagotto si agitava sempre di più, come se cercasse di liberarsi. Codaliscia stava trafficando con una Bacchetta alla base del calderone. All’improvviso sotto di esso scoppiettò un fuoco. Il grosso serpente scomparve strisciando nell’oscurità.
Carne, Sangue e Ossa (Cap. 32 Harry Potter 4)

    Codaliscia parlò. La sua voce tremava, sembrava spaventato più di quanto non potesse tollerare. Levò la Bacchetta, chiuse gli occhi e parlò alla notte. «Osso del padre, donato a sua insaputa, rinnoverai il figlio!»
Carne, Sangue e Ossa (Cap. 32 Harry Potter 4)

   Voldemort distolse lo sguardo da Harry, e prese a esaminare il proprio corpo. Le mani erano come grossi, pallidi ragni; le lunghe dita bianche sfiorarono il petto, le braccia, il viso; gli occhi rossi dalle pupille verticali come quelle di un gatto scintillarono ancor più vivi nell’oscurità. Alzò le mani e fletté le dita, l’espressione rapita e trionfante. Non badò affatto a Codaliscia, che giaceva a terra contorcendosi e sanguinando, né al grosso serpente, che era tornato strisciando e girava di nuovo attorno a Harry, sibilando. Voldemort fece scivolare una di quelle sue mani dalle dita innaturalmente lunghe in una tasca profonda, ed estrasse una Bacchetta. Sfiorò anch’essa con dolcezza; e poi la levò, e la puntò contro Codaliscia, che fu sollevato da terra e scagliato contro la pietra tombale a cui era legato Harry, cadde vicino alla base e rimase lì accasciato a piangere. Voldemort rivolse gli occhi scarlatti verso Harry e rise, una risata acuta, fredda, senza gioia.
I Mangiamorte (Cap. 33 Harry Potter 4)

    Voldemort scoppiò a ridere. Alzò la Bacchetta. «Crucio!»
I Mangiamorte (Cap. 33 Harry Potter 4)

    Voldemort levò la Bacchetta. Il Mangiamorte torturato rimase a terra, boccheggiante.
I Mangiamorte (Cap. 33 Harry Potter 4)

    Voldemort levò di nuovo la Bacchetta e la fece ruotare in aria. Una striscia di ciò che pareva argento fuso aleggiò lucente nella scia della Bacchetta. Per un istante rimase informe, si contorse e poi si addensò nella copia di una mano umana, splendente come la luce della luna, che discese e si innestò sul polso sanguinante di Codaliscia. I singhiozzi cessarono all’improvviso: con il respiro aspro e irregolare, Codaliscia alzò la testa e fissò incredulo la mano d’argento, ora invisibilmente saldata al braccio, come fosse un guanto. Piegò le dita lucenti, poi, tremando, raccolse un rametto dal suolo e lo ridusse in polvere.
I Mangiamorte (Cap. 33 Harry Potter 4)

    Voldemort scoppiò in una risatina dolce al suo orecchio, poi tolse il dito e continuò a parlare, rivolto ai Mangiamorte. «Avevo fatto male i miei conti, amici miei, lo ammetto. Il mio maleficio fu deviato dall’insensato sacrificio di quella donna, e mi rimbalzò contro. Fui strappato via dal mio corpo, diventai meno che spirito, meno del più miserabile fantasma… eppure ero vivo. Che cosa fossi, nemmeno io lo so… Io, che mi sono spinto più in là di ogni altro sul sentiero che conduce all’immortalità. Conoscete il mio obiettivo: dominare la morte. E allora fui messo alla prova, e a quanto pare uno o più dei miei esperimenti funzionarono… perché non ero morto, anche se il maleficio avrebbe dovuto uccidermi. Comunque, ero inerme come la più debole creatura, e non potevo fare nulla… perché non avevo corpo, e qualunque incantesimo in grado di aiutarmi richiedeva l’uso di una Bacchetta
I Mangiamorte (Cap. 33 Harry Potter 4)

    Voldemort avanzò lentamente e si voltò a guardare Harry. Levò la Bacchetta. «Crucio!»
I Mangiamorte (Cap. 33 Harry Potter 4)

    «Ora slegalo, Codaliscia, e ridagli la Bacchetta».
I Mangiamorte (Cap. 33 Harry Potter 4)

    Ci fu un rapido istante, forse, in cui Harry soppesò l’idea di darsi alla fuga, ma la gamba ferita tremò sotto il suo peso mentre si alzava sulla tomba ricoperta di erbacce, mentre i Mangiamorte serravano i ranghi, formando un cerchio più stretto attorno a lui e Voldemort, colmando gli spazi lasciati dai compagni assenti. Codaliscia uscì dal cerchio, si avvicinò al corpo di Cedric e fece ritorno con la Bacchetta di Harry, che gli ficcò rudemente in mano senza guardarlo. Poi riprese il suo posto nel cerchio di Mangiamorte in attesa.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    A quelle parole Harry ricordò, come se appartenesse a una vita precedente, il Club dei Duellanti a Hogwarts che aveva frequentato per poco tempo due anni prima… tutto ciò che aveva imparato era l’Incantesimo di Disarmo, Expelliarmus… e a cosa sarebbe servito, anche se vi fosse riuscito, privare Voldemort della sua Bacchetta, quando era circondato da Mangiamorte in una proporzione di almeno trenta a uno? Non aveva mai imparato nulla che potesse rivelarglisi utile in quella circostanza. Sapeva di trovarsi di fronte alla cosa contro la quale Moody lo aveva sempre messo in guardia… l’inesorabile Maledizione Avada Kedavra — e Voldemort aveva ragione — sua madre questa volta non era lì a morire per lui… era decisamente inerme…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    «Ho detto inchinati» disse Voldemort levando la Bacchetta: e Harry senti la spina dorsale piegarsi come se un’enorme mano invisibile lo spingesse inesorabilmente in avanti, e i Mangiamorte risero più forte che mai.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    «Molto bene» disse Voldemort dolcemente, e mentre alzava la Bacchetta, si sollevò anche la pressione che schiacciava Harry. «E ora affrontami, da uomo a uomo… diritto e fiero, così come morì tuo padre…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Voldemort alzò la Bacchetta, e prima che Harry potesse fare qualcosa per difendersi, prima ancora che potesse muoversi, fu di nuovo colpito dalla Maledizione Cruciatus. Il dolore fu così intenso, così ardente che non seppe più dov’era… coltelli incandescenti gli trafiggevano ogni centimetro di pelle, era certo che la testa gli sarebbe esplosa; urlò più forte che mai…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Voldemort levò la Bacchetta, ma questa volta Harry era pronto; con i riflessi sviluppati dagli allenamenti di Quidditch, si gettò a terra di lato, rotolò dietro la lapide di marmo del padre di Voldemort, e la udì spezzarsi mentre il maleficio lo mancava.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Prima che il viso serpentino di Voldemort spuntasse da dietro la lapide, Harry si rialzò… strinse forte la Bacchetta, la tese davanti a sé, e si scagliò dall’altra parte della lapide, affrontando Voldemort.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Un fiotto di luce verde sgorgò dalla Bacchetta di Voldemort mentre un fiotto di luce rossa esplodeva da quella di Harry: s’incontrarono a mezz’aria, e all’improvviso la Bacchetta di Harry prese a vibrare come percorsa da una corrente elettrica; la mano gli si serrò attorno; nemmeno volendo l’avrebbe potuta lasciare… e un sottile raggio di luce ora univa le due bacchette, né rosso né verde, ma di un luminoso oro intenso. E Harry, seguendo il raggio con sguardo attonito, vide che anche le lunghe dita bianche di Voldemort stringevano una Bacchetta che tremava e vibrava.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    «Non intervenite!» urlò Voldemort ai Mangiamorte, e Harry vide i suoi occhi rossi dilatarsi dallo stupore per quanto stava accadendo, lo vide lottare per spezzare il filo di luce che univa ancora la sua Bacchetta a quella di Harry; Harry strinse più forte la sua, con tutt’e due le mani, e il filo d’oro rimase intatto. «Non intervenite se non ve lo ordino!»
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Lo so, disse Harry alla musica, lo so che non devo… ma l’aveva appena pensato che la cosa divenne molto più difficile a farsi. La sua Bacchetta prese a vibrare più intensamente che mai… e anche il raggio tra lui e Voldemort cambiò… era come se grosse perle di luce scivolassero su e giù per il filo che univa le bacchette. Harry sentì la sua sussultare nella mano, mentre le perle di luce cominciavano a scorrere lente e decise dalla sua parte… ora il raggio di luce si muoveva verso di lui, si allontanava da Voldemort, e sentì la Bacchetta vibrare rabbiosa…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Mentre la perla di luce si avvicinava alla punta della Bacchetta di Harry, il legno tra le sue dita divenne così caldo che temette di vederlo prendere fuoco. Più la perla si avvicinava, più forte vibrava la Bacchetta; era certo che non sarebbe sopravvissuta al contatto; aveva l’impressione che stesse per andare in pezzi tra le sue dita…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Concentrò ogni minima particella della mente sullo sforzo di ricacciare la perla indietro, verso Voldemort, le orecchie invase dal canto della fenice, gli occhi ardenti, fissi… e lentamente, molto lentamente le perle si arrestarono tremando, e poi, altrettanto lentamente, presero a muoversi nella direzione opposta… ora era la Bacchetta di Voldemort a vibrare foltissimo… era Voldemort ad apparire stupefatto, e quasi impaurito…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Una delle perle di luce vibrò a pochi centimetri dalla punta della Bacchetta di Voldemort. Harry non capiva il perché, non sapeva a cosa potesse servire… ma si concentrò più che mai sull’idea di costringere quella perla di luce ad arretrare fino alla Bacchetta di Voldemort… e lentamente… molto lentamente… si mosse lungo il filo d’oro… tremò per un attimo… e poi entrò in contatto…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    All’istante, la Bacchetta di Voldemort emise urla di dolore… poi — mentre gli occhi di Voldemort si dilatavano per lo stupore — una densa mano di fumo uscì volando dalla punta e scomparve… il fantasma della mano che aveva creato per Codaliscia… altre urla di dolore… e poi dalla punta della Bacchetta prese a sbocciare qualcosa di molto più grosso, un enorme qualcosa grigiastro, che sembrava fatto del più denso e fitto fumo… era una testa… ora un petto, delle braccia… il torso di Cedric Diggory.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Harry rischiò di lasciar cadere la Bacchetta per lo spavento, ma l’istinto gli disse di tenerla ben stretta in modo da non spezzare il filo di luce, anche se il denso spettro grigio di Cedric Diggory (era uno spettro? Sembrava così concreto) affiorava completamente dall’estremità della Bacchetta di Voldemort, come se stesse uscendo a fatica da un tunnel molto stretto… e quell’ombra di Cedric si alzò, e guardò il filo di luce d’oro nella sua lunghezza, e parlò.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Altre urla di dolore sgorgarono dalla Bacchetta… e poi dalla punta affiorò qualcos’altro… l’ombra densa di una seconda testa, seguita subito da braccia e busto… un vecchio che Harry aveva visto una volta in sogno si spingeva fuori dall’estremità della Bacchetta come aveva fatto Cedric… e il suo fantasma, o la sua ombra, o quello che era, cadde accanto a quello di Cedric, e scrutò Harry e Voldemort, e la rete d’oro, e le bacchette unite, vagamente sorpreso, appoggiandosi al bastone da passeggio…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Ma già un’altra testa affiorava… e questa testa, grigia come una statua di fumo, apparteneva a una donna… Harry, con le mani che tremavano mentre cercava di tenere ferma la Bacchetta, vide la sagoma cadere a terra e rialzarsi come le altre, guardandosi attorno…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Ed ecco che un’altra testa spuntava dalla punta della Bacchetta di Voldemort… e Harry nel vederla seppe di chi si trattava… lo seppe, come se non avesse atteso altro fin dal momento in cui Cedric era apparso dalla Bacchetta… lo seppe, perché la donna che comparve era colei alla quale aveva pensato più spesso quella notte…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    E lui venne… prima la testa, poi il corpo… un uomo alto con i capelli spettinati come quelli di Harry, la sagoma di fumo e d’ombra di James Potter sbocciò dalla punta della Bacchetta di Voldemort, cadde a terra e si rialzò come aveva fatto sua moglie. Si avvicinò a Harry, lo guardò e parlò con la stessa voce remota e rimbombante degli altri, però sottovoce, così che Voldemort, il volto livido di terrore mentre le sue vittime si aggiravano attorno a lui, non potesse sentire…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    «Sì» disse Harry senza fiato, lottando per mantenere la presa sulla Bacchetta che gli scivolava tra le dita.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    «Lo farò» disse Harry, il volto contratto nello sforzo di trattenere la Bacchetta.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    «ORA!» urlò Harry: non credeva di poter resistere un istante di più. Puntò la Bacchetta in alto con un potente strattone, e il filo d’oro si spezzò; la gabbia di luce svanì, il canto della fenice si spense… ma le sagome d’ombra delle vittime di Voldemort non scomparvero: accerchiarono Voldemort, nascondendo Harry alla sua vista…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    A tre metri da Cedric, Harry si tuffò dietro un angelo di marmo per evitare gli spruzzi di luce rossa e vide la punta dell’ala andare in pezzi, colpita dall’incantesimo. Tenendo più stretta la Bacchetta, sfrecciò fuori da dietro l’angelo…
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    «Impedimento!» urlò, puntando furiosamente la Bacchetta indietro, contro i Mangiamorte che gli stavano alle calcagna.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    Gli occhi rossi di Voldemort dardeggiarono nell’oscurità. Harry vide la sua bocca arricciarsi in un sorriso, lo vide levare la Bacchetta.
Prior Incantatio (Cap. 34 Harry Potter 4)

    «Gli sono sfuggito… la mia Bacchetta… ha fatto una cosa strana… ho visto mia madre e mio padre… sono usciti dalla sua Bacchetta…»
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    «Ti assicuro di sì» disse Moody, e l’occhio magico roteò e si fermò sulla porta, e Harry capi che stava controllando che fuori non ci fosse nessuno. Nello stesso tempo, Moody estrasse la Bacchetta e la puntò contro Harry.
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    Stava guardando la Bacchetta di Moody puntata verso di lui. Era un brutto scherzo, doveva essere così.
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    La Bacchetta di Moody era ancora puntata al cuore di Harry. Alle sue spalle, sagome nebulose si muovevano nell’Avversaspecchio appeso alla parete. «Sei rimasto così a lungo in quel lago, Potter, che ho pensato che fossi annegato. Ma per fortuna Silente ha scambiato la tua imbecillità per nobiltà, e ti ha dato un punteggio alto. Ho respirato di sollievo un’altra volta.
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    L’occhio normale di Moody sporgeva, l’occhio magico era fisso su Harry. La porta era sbarrata, e Harry sapeva che non sarebbe mai riuscito a raggiungere la Bacchetta in tempo…
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    Moody levò la Bacchetta, apri la bocca, Harry affondò la mano nella veste…
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    Moody fu scagliato all’indietro e cadde sul pavimento. Harry, che non aveva smesso di fissare il punto in cui un attimo prima c’era il viso di Moody, vide Albus Silente, il professor Piton e la professoressa McGranitt restituirgli lo sguardo dall’Avversaspecchio. Si voltò e vide il terzetto in piedi sulla soglia, Silente in testa, la Bacchetta tesa.
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    Piton consegnò a Silente una bottiglietta di vetro colma di un liquido trasparente: il Veritaserum col quale aveva minacciato Harry in classe. Silente si alzò, si chinò sull’uomo a terra e lo mise a sedere contro il muro dietro l’Avversaspecchio, dal quale le sagome riflesse di Silente, Piton e della McGranitt continuavano a scrutarli, cupe. Winky rimase in ginocchio, tremante, le mani sul viso. Silente aprì a forza la bocca dell’uomo e vi lasciò cadere tre gocce. Poi gli puntò la Bacchetta contro il petto e disse: «Innerva».
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    «Ma Winky non sapeva che stavo diventando più forte. Cominciavo a contrastare l’Incantesimo Imperius di mio padre. A volte ero di nuovo me stesso, quasi. C’erano brevi periodi in cui mi pareva di sfuggire al suo controllo. Accadde lassù, in Tribuna d’Onore. Fu come svegliarsi da un sonno profondo. Mi ritrovai in pubblico, nel bel mezzo della partita, e vidi una Bacchetta spuntare dalla tasca di un ragazzo davanti a me. Non avevo il permesso di tenere una Bacchetta da prima di Azkaban. La rubai. Winky non se ne accorse. Winky ha paura delle alte quote. Aveva il viso nascosto».
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    «Cosi hai preso la Bacchetta» disse Silente, «e poi che cosa ne hai fatto?»
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    «Tornammo alla tenda» disse Crouch. «Poi li sentimmo. Sentimmo i Mangiamorte. Quelli che non erano mai stati ad Azkaban. Quelli che non avevano mai sofferto per il mio padrone. Gli avevano voltato le spalle. Non erano finiti in schiavitù come me. Erano liberi di andare a cercarlo, ma non lo fecero. Si limitavano a prendersi gioco dei Babbani. Il rumore delle loro voci mi svegliò. La mia mente non era cosi limpida da anni. Ero furioso. Avevo la Bacchetta. Volevo aggredirli per la loro infedeltà al mio padrone. Mio padre era uscito dalla tenda, era andato a liberare i Babbani. Winky ebbe paura, vedendomi così arrabbiato. Usò la magia in suo potere per tenermi legato a lei. Mi fece uscire dalla tenda, mi spinse nella foresta, lontano dai Mangiamorte. Io cercai di trattenerla. Volevo tornare al campeggio. Volevo mostrare a quei Mangiamorte che cos’era la vera fedeltà al Signore Oscuro, e punirli per il loro tradimento. Usai la Bacchetta rubata per scagliare in cielo il Marchio Nero.
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

    «Quando Winky venne scoperta, mio padre capì che dovevo essere nei dintorni. Frugò nei cespugli attorno a dove era stata ritrovata, e sentì che giacevo li. Attese che gli altri membri del Ministero si allontanassero dalla foresta. Mi pose di nuovo sotto l’Incantesimo Imperius, e mi portò a casa. Licenziò Winky. Lo aveva deluso. Aveva permesso che mi impossessassi di una Bacchetta. Mi aveva quasi lasciato fuggire».
Veritaserum (Cap. 35 Harry Potter 4)

   Silente si alzò. Per un attimo guardò Barty Crouch, disgustato. Poi alzò di nuovo la Bacchetta e ne volarono fuori delle corde che si avvolsero attorno a Barty Crouch, legandolo stretto.
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    «Ma certo» rispose la professoressa McGranitt. Sembrava nauseata, come se avesse appena visto qualcuno vomitare, ma quando estrasse la Bacchetta e la puntò contro Barty Crouch, la sua mano era ferma.
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    Harry riprese; spiegò come Voldemort era sorto dal calderone e riferì tutto ciò che ricordava del discorso di Voldemort ai Mangiamorte. Poi raccontò come lo aveva slegato, gli aveva restituito la Bacchetta e si era preparato al duello.
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    Ma quando giunse al punto in cui il raggio di luce d’oro aveva unito la sua Bacchetta a quella di Voldemort, si ritrovò con la gola bloccata. Cercò di continuare a parlare, ma il ricordo di ciò che era scaturito dalla Bacchetta di Voldemort gli invase la mente. Vide Cedric, vide il vecchio, Bertha Jorkins… sua madre… suo padre…
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    «Proprio così» rispose Silente. «La Bacchetta di Harry e quella di Voldemort hanno la stessa anima. Entrambe contengono una piuma della coda della stessa fenice. Di questa fenice, in effetti» aggiunse, indicando l’uccello oro e scarlatto appollaiato tranquillo sul ginocchio di Harry.
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    «La piuma che c’è dentro la mia Bacchetta è di Fanny?» domandò Harry, sbalordito.
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    «Sì» rispose Silente. «Il signor Ollivander mi ha scritto per dirmi che avevi comprato la seconda Bacchetta nell’istante in cui sei uscito dal suo negozio quattro anni fa».
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    «E che cosa succede quando una Bacchetta incontra sua sorella?» chiese Sirius.
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    «Non esiste incantesimo che possa ridestare i morti» rispose Silente con gravità. «Tutto quello che può essersi verificato è una sorta di eco. Un’ombra del Cedric vivente che affiora dalla Bacchetta… dico bene, Harry?»
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    «Un’eco» disse Silente, «che ha mantenuto l’aspetto e il carattere di Cedric. Immagino che siano apparse altre forme del genere… vittime meno recenti della Bacchetta di Voldemort…»
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    «Gli ultimi omicidi compiuti dalla Bacchetta» disse Silente annuendo. «In ordine inverso. Ne sarebbero comparsi altri, naturalmente, se tu avessi mantenuto il contatto. Allora, Harry, questi echi, queste ombre… che cos’hanno fatto?»
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    Harry raccontò come le sagome spuntate dalla Bacchetta si erano spinte al limitare della rete d’oro, come Voldemort sembrava averne paura, come l’ombra di suo padre gli aveva detto cosa fare, e quella di Cedric aveva espresso il suo ultimo desiderio.
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    La voce di Silente non aveva alcun cenno di minaccia, suonava come una pura constatazione, ma Caramell s’irrigidì come se Silente avanzasse verso di lui con la Bacchetta sfoderata.
Le Strade si Dividono (Cap. 36 Harry Potter 4)

    Non si era trovato vicino a Malfoy da quando l’aveva visto confabulare con Tiger e Goyle durante il discorso di Silente su Cedric. Udì qualcosa risuonargli nelle orecchie. La sua mano afferrò e strinse la Bacchetta sotto la veste.
L'Inizio (Cap. 37 Harry Potter 4)

    «Avevamo pensato di venire a vedere che cos’avevano in mente quei tre» disse Fred in tono pratico, urtando Goyle per entrare nello scompartimento. Brandiva la Bacchetta, e così George, che si premurò di inciampare in Malfoy mentre entrava alle spalle di Fred.
L'Inizio (Cap. 37 Harry Potter 4)

    «Harry» esordì Fred, ma Harry estrasse la Bacchetta.
L'Inizio (Cap. 37 Harry Potter 4)

    Un forte, echeggiante crac infranse il silenzio sonnacchioso come un colpo di fucile; un gatto sgattaiolò fuori da sotto un’auto parcheggiata e filò via; uno strillo, un’imprecazione sorda e un rumore di porcellana infranta uscirono dal salotto dei Dursley e, quasi fosse il segnale che aspettava, Harry balzò in piedi sfilando dalla vita dei pantaloni una sottile Bacchetta di legno come se sfoderasse una spada… ma prima che potesse raddrizzarsi del tutto, la sua testa urtò contro la finestra aperta dei Dursley. Il frastuono che seguì fece strillare zia Petunia ancora più forte.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    «Lasciami… andare!» boccheggiò Harry. Per qualche istante lottarono: Harry tirava le dita a salsiccia dello zio con la mano sinistra, e con la destra manteneva una salda presa sulla Bacchetta alzata; poi Harry sentì una fitta acuta alla sommità della testa: zio Vernon guaì e lo lasciò andare come se avesse ricevuto una scarica elettrica. Una forza invisibile sembrava aver attraversato suo nipote, rendendo impossibile trattenerlo.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    Ansante, Harry cadde in avanti sul cespuglio di ortensie, si rialzò e si guardò intorno. Non c’era traccia di ciò che aveva provocato la forte esplosione, ma c’erano molte facce che sbucavano da molte finestre vicine. Harry infilò in fretta la Bacchetta al suo posto nei jeans e cercò di assumere un’aria innocente.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    Se gli amici di Dudley l’avessero visto lì seduto, certo si sarebbero precipitati su di lui, e allora come si sarebbe comportato Dudley? Non avrebbe voluto perdere la faccia davanti alla banda, ma sarebbe stato terrorizzato all’idea di provocare Harry… sarebbe stato proprio divertente assistere al dilemma di Dudley, schernirlo, osservarlo, incapace di reagire… e se uno degli altri avesse tentato di colpire Harry, lui era pronto. Aveva la sua Bacchetta. Dovevano solo provarci… avrebbe adorato sfogare un po’ della sua frustrazione sui ragazzi che un tempo avevano reso la sua vita un inferno.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    Harry estrasse la Bacchetta. Vide Dudley guardarla torvo.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    «Corri da papà, adesso, eh? Il suo campioncino di boxe ha paura della brutta Bacchetta di Harry?»
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    Dudley indietreggiò contro il muro del vicolo. Harry gli stava puntando la Bacchetta dritto contro il cuore. Sentiva quattordici anni di odio per Dudley pulsargli nelle vene: che cosa non avrebbe dato per colpire subito, per stregare Dudley e costringerlo a strisciare a casa come un insetto, rimbambito, con le antenne che gli spuntavano…
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    Un pugno colpì Harry alla testa, alzandolo da terra. Piccole luci bianche esplosero davanti ai suoi occhi. Per la seconda volta in un’ora Harry si sentì come se la sua testa fosse stata spaccata in due; un attimo dopo atterrava con un gran tonfo sul terreno e la Bacchetta gli sfuggiva di mano.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    «DUDLEY, TIENI LA BOCCA CHIUSA! QUALUNQUE COSA TU FACCIA, TIENI LA BOCCA CHIUSA! La Bacchetta!» borbottò Harry agitato, con le mani che zampettavano sul terreno come ragni. «Dov’è… la Bacchetta… andiamo… lumos!»
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    Pronunciò l’incantesimo automaticamente, avido di luce che lo aiutasse nella sua ricerca. Con suo incredulo sollievo, la luce fiottò a pochi centimetri dalla sua mano destra. La punta della Bacchetta si era accesa. Harry la afferrò, si alzò barcollando e si voltò.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    Barcollando all’indietro, Harry levò la Bacchetta.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    Uno sbuffo argenteo di vapore si sprigionò dalla punta della Bacchetta e il Dissennatore rallentò, ma l’incantesimo non aveva funzionato a dovere; inciampando nei propri piedi, Harry si ritrasse ancora. Il Dissennatore si chinava su di lui, e il panico gli annebbiò il cervello. Concentrati…
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    La sua voce risuonò debole e remota. Un altro sbuffo di fumo d’argento, più esile del primo, si levò dalla Bacchetta: non riusciva a far altro, l’incantesimo non funzionava.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    Un enorme cervo d’argento spuntò dalla punta della Bacchetta di Harry; le sue corna colpirono il Dissennatore nel punto dove avrebbe dovuto esserci il cuore; l’essere fu scagliato all’indietro, privo di peso come l’oscurità, e di fronte al cervo che caricava ancora, scivolò via come un pipistrello, sconfitto.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    «DA QUESTA PARTE!» urlò Harry al cervo. Voltandosi, scattò lungo la stradina, tenendo alta la Bacchetta accesa. «DUDLEY? DUDLEY!»
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    Dudley giaceva rannicchiato a terra, piagnucoloso e tremante. Harry si chinò a vedere se era in grado di rialzarsi, ma poi udì dei sonori passi di corsa alle spalle. Alzò d’istinto la Bacchetta un’altra volta e si voltò di scatto per affrontare il nuovo venuto.
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    La signora Figg, la loro vicina, la vecchia matta, comparve ansimando. I capelli brizzolati le sfuggivano dalla retina, una tintinnante borsa per la spesa le penzolava dal polso e i suoi piedi erano mezzi fuori dalle pantofole di feltro scozzese. Harry fece per riporre in fretta la Bacchetta al sicuro, ma…
Dudley Dissennato (Cap. 1 Harry Potter 5)

    «Tieni fuori la Bacchetta» disse a Harry mentre entravano in Wisteria Walk. «Non badare allo Statuto di Segretezza adesso, scoppierà un pandemonio comunque, tanto vale farsi impiccare per un drago che per un uovo. Altroché Ragionevole Restrizione delle Arti Magiche tra i Minorenni… questo era precisamente ciò che temeva Silente… Che cosa c’è là in fondo alla via? Oh, è solo il signor Prentice… non mettere via la Bacchetta, ragazzo, devo continuare a ripeterti che io sono inutile?»
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    Non era facile tenere ferma la Bacchetta e trasportare Dudley allo stesso tempo. Harry inflisse al cugino un’impaziente gomitata nelle costole, ma Dudley sembrava aver perso ogni desiderio di muoversi in modo autonomo. Era afflosciato sulla spalla di Harry, e i suoi piedoni si trascinavano.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    La luce dell’ingresso era accesa. Harry infilò di nuovo la Bacchetta nella cintura dei jeans, suonò il campanello e guardò la sagoma di zia Petunia diventare sempre più grande, stranamente deformata dal vetro ondulato della porta d’ingresso.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    La gravità di questa infrazione al Decreto per la Ragionevole Restrizione delle Arti Magiche tra i Minorenni si è tradotta nella sua espulsione dalla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Rappresentanti del Ministero saranno tra breve al suo domicilio per distruggere la sua Bacchetta.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    Il cervello temporaneamente inebetito di Harry parve risvegliarsi. Rappresentanti del Ministero saranno tra breve al suo domicilio per distruggere la sua Bacchetta. Cera una sola cosa da fare: doveva fuggire, e subito. Dove sarebbe andato, Harry non lo sapeva, ma era sicuro di una cosa: a Hogwarts o fuori, aveva bisogno della Bacchetta. In uno stato simile al sogno, la estrasse e si voltò per uscire dalla cucina.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    «Se non ti levi di mezzo ti faccio un incantesimo» disse Harry, alzando la Bacchetta.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    Silente è appena arrivato al Ministero e sta cercando di sistemare tutto. NON USCIRE DALLA CASA DEI TUOI ZII. NON FARE ALTRE MAGIE. NON CONSEGNARE LA Bacchetta.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    Silente stava cercando di sistemare tutto… che cosa voleva dire? Quanto potere aveva Silente per contrastare il Ministero della Magia? C’era la possibilità che lui venisse riammesso a Hogwarts, allora? Un piccolo barlume di speranza si accese nel petto di Harry, quasi subito soffocato dal panico: come faceva a rifiutarsi di consegnare la Bacchetta senza ricorrere alla magia? Avrebbe dovuto duellare con i rappresentanti del Ministero e, in quel caso, sarebbe stato fortunato a sfuggire ad Azkaban, per non parlare dell’espulsione.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    «Mi ha puntato addosso la Bacchetta» biascicò Dudley.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    In seguito alla nostra lettera di circa ventidue minuti fa, il Ministero della Magia ha rivisto la propria decisione di distruggere immediatamente la sua Bacchetta. Può conservarla fino all’udienza disciplinare del 12 agosto prossimo, quando verrà presa una decisione ufficiale.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    «VA BENE!» gridò Harry, e per la rabbia scintille rosse e d’oro sprizzarono dalla punta della Bacchetta che stringeva ancora in mano. Tutti e tre i Dursley si ritrassero, terrorizzati.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    «Io e Dudley eravamo nel vicolo tra Magnolia Crescent e Wisteria Walk» disse Harry, parlando in fretta, lottando per controllarsi. «Dudley credeva di fare il furbo con me, così ho tirato fuori la Bacchetta, ma non l’ho usata. Poi sono comparsi due Dissennatori…»
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    Registrò vagamente quanto fosse strano che i Dursley, che si ritraevano, strizzavano gli occhi, trasalivano e piagnucolavano all’udire parole come “mago”, “magia” o “Bacchetta”, potessero ascoltare il nome del mago più malvagio di tutti i tempi senza il minimo tremore.
Un pacco di gufi (Cap. 2 Harry Potter 5)

    Se avessero votato contro di lui? Se l’avessero davvero espulso e avessero spezzato la sua Bacchetta? Che cos’avrebbe fatto, dove sarebbe andato? Non poteva tornare a vivere a tempo pieno con i Dursley, non ora che conosceva l’altro mondo, quello a cui apparteneva davvero. Avrebbe potuto trasferirsi a casa di Sirius, come il suo padrino aveva suggerito un anno addietro, prima di essere costretto a nascondersi dal Ministero? A Harry sarebbe stato concesso di vivere là da solo, visto che era ancora minorenne? O qualcun altro avrebbe deciso per lui la sua destinazione? La violazione dello Statuto Internazionale di Segretezza era così grave da farlo finire in una cella di Azkaban? Tutte le volte che gli si presentava questo pensiero, Harry invariabilmente scivolava fuori dal letto e ricominciava a camminare su e giù come un’anima in pena.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    Afferrò la Bacchetta dal comodino e rimase lì in piedi davanti alla porta della camera, ascoltando con tutto se stesso. Un attimo dopo sussultò, mentre dalla serratura veniva il rumore di un forte scatto e la porta si spalancava.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Giù la Bacchetta, ragazzo, prima di cavare un occhio a qualcuno» disse una voce bassa e ringhiosa.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    Il cuore di Harry batteva incontrollabile. Conosceva quella voce, ma non abbassò la Bacchetta.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    Harry abbassò appena la Bacchetta ma non allentò la presa e non si mosse. Aveva ottime ragioni per essere sospettoso. Aveva appena trascorso nove mesi in compagnia di colui che credeva essere Malocchio Moody solo per scoprire che non era affatto Moody, ma un impostore; di più, un impostore che aveva cercato di ucciderlo prima di essere smascherato. Non fece in tempo a decidere sul da farsi, che una seconda voce un po’ roca salì fluttuando per le scale.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    La punta di una Bacchetta si accese, illuminando l’ingresso di luce magica. Harry batté le palpebre. Le persone di sotto si accalcavano ai piedi delle scale e guardavano in su, verso di lui; alcune tendevano il collo per vedere meglio.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Oooh, è proprio come lo immaginavo» disse la strega che teneva alta la Bacchetta accesa. Sembrava la più giovane del gruppo; aveva il viso pallido, a forma di cuore, occhi scuri scintillanti e corti capelli spinosi di un’intensa sfumatura di viola. «Ciao, Harry!»
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    Sentendosi addosso gli sguardi di tutti, Harry scese le scale, infilando la Bacchetta nella tasca di dietro.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Non mettere lì la Bacchetta, ragazzo!» ruggì Moody. «E se si accende? Maghi migliori di te hanno perso le chiappe, sai?»
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Non badarci, pensa solo a tenere la Bacchetta lontana dalla tasca di dietro!» ringhiò Malocchio. «Elementari norme di sicurezza per bacchette, ah, nessuno ci pensa più». Zoppicò affaticato verso la cucina. «E comunque l’ho visto succedere» aggiunse irritato, mentre la donna alzava gli occhi al soffitto.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Be’, ti toccherà imparare nel modo più difficile, temo» disse Tonks. «I Metamorfomagi sono davvero rari, sono così dalla nascita, non lo diventano. Quasi tutti i maghi hanno bisogno di usare una Bacchetta o delle pozioni per cambiare il proprio aspetto. Ma dobbiamo muoverci, Harry, dovremmo essere qui a fare le valigie» aggiunse in tono colpevole, guardando il caos sul pavimento.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Non fare lo stupido, sarà molto più rapido se io… Bagaglius!» gridò Tonks, agitando la Bacchetta con un lungo, ampio gesto rivolto al pavimento.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Non è molto ordinato» ammise Tonks, avvicinandosi al baule e guardando il caos all’interno. «Mia mamma riesce a far entrare la roba in ordine… persino a far ripiegare le calze da sole… ma io non ho mai capito come fa… è una specie di colpetto…» E mosse appena la Bacchetta, speranzosa.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Ah, be’» concluse Tonks, chiudendo il coperchio con un tonfo, «almeno è tutto dentro. Anche quella ci guadagnerebbe con una bella pulita». Puntò la Bacchetta verso la gabbia di Edvige. «Gratta e netta». Un po’ di piume e di cacche svanirono. «Be’, è un po’ meglio… non sono mai riuscita a padroneggiare questo genere di incantesimi casalinghi. Bene… hai tutto? Il calderone? La scopa? Wow! Una Firebolt!»
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «E io che cavalco ancora una Comet Duecentosessanta» disse Tonks invidiosa. «Ah, be’… hai ancora la Bacchetta nei jeans? Tutte e due le chiappe sono ancora al loro posto? Ok, andiamo. Baule locomotor».
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    Il baule di Harry si alzò in aria di qualche centimetro. Tenendo la Bacchetta come quella di un direttore d’orchestra, Tonks lo sollevò a mezz’aria e lo fece uscire dalla porta davanti a loro, reggendo la gabbia di Edvige nella mano sinistra. Harry la seguì giù per le scale portando il manico di scopa.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Vieni qui, ragazzo». Moody, burbero, gli fece segno con la Bacchetta di avvicinarsi. «Devo Disilluderti».
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Incantesimo di Disillusione» spiegò Moody, levando la Bacchetta. «Lupin dice che possiedi un Mantello dell’Invisibilità, ma non puoi portarlo mentre voliamo; questo ti nasconderà meglio. Ecco…»
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    Lo colpì forte sulla testa e Harry provò una singolare sensazione, come se Moody avesse appena rotto un uovo in quel punto; rivoletti freddi parvero scorrergli lungo il corpo a partire dal punto toccato dalla Bacchetta.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Andiamo» disse Moody, aprendo la porta sul retro con la Bacchetta.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    Lontano lontano, sopra di loro, una pioggia di scintille rosso vivo era esplosa tra le stelle. Harry le riconobbe all’istante come scintille di Bacchetta. Gettò la gamba destra oltre la Firebolt, afferrò stretto il manico e la sentì vibrare appena, come se fosse desiderosa quanto lui di ritrovarsi di nuovo per aria.
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    Harry ormai era così congelato che pensò con nostalgia agli accoglienti, asciutti abitacoli delle auto che scorrevano sotto di loro, poi, con nostalgia ancora più acuta, ai viaggi via Polvere Volante. Poteva anche essere scomodo, vorticare dentro i camini, ma almeno tra le fiamme c’era caldo… Kingsley Shacklebolt gli volò vicino, con la pelata e l’orecchino che scintillavano appena alla luce della luna… ora Emmeline Vance era alla sua destra, la Bacchetta tesa, il capo che si voltava da destra a sinistra… poi anche lei volò sopra di lui, per cedere il posto a Sturgis Podmore…
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    «Qui» borbottò Moody, porgendo un pezzo di pergamena alla mano Disillusa di Harry e reggendo la Bacchetta accesa vicino al foglio, in modo da illuminare ciò che c’era scritto. «Leggi in fretta e impara a memoria».
L’avanguardia (Cap. 3 Harry Potter 5)

    Gli sfilò la pergamena dalla mano e la incendiò con la punta della Bacchetta. Mentre il messaggio si arricciava tra le fiamme e fluttuava sino a terra, Harry guardò di nuovo le case. Erano davanti al numero undici; guardò a sinistra e vide il numero dieci; a destra, tuttavia, c’era il numero tredici.
Grimmauld Place, numero dodici (Cap. 4 Harry Potter 5)

    Lupin estrasse la Bacchetta e picchiò alla porta una volta. Harry udì molti rumori metallici e quello che suonava come il tintinnio di una catena. La porta si aprì con un cigolio.
Grimmauld Place, numero dodici (Cap. 4 Harry Potter 5)

    Batté forte con la Bacchetta sulla testa di Harry, che si sentì scorrere lungo la schiena qualcosa di caldo, questa volta, e seppe che l’Incantesimo di Disillusione doveva essere stato sollevato.
Grimmauld Place, numero dodici (Cap. 4 Harry Potter 5)

    Tonks si scusò più e più volte, trascinando l’enorme, pesante zampa di troll al suo posto; la signora Weasley abbandonò il tentativo di chiudere le tende e corse su e giù per l’ingresso, Schiantando tutti gli altri ritratti con la Bacchetta; un uomo con lunghi capelli neri corse fuori da una porta di fronte a Harry.
Grimmauld Place, numero dodici (Cap. 4 Harry Potter 5)

    «Ecco, cara» sospirò la signora Weasley esasperata, e riparò la pergamena con un colpo di Bacchetta. Nel lampo di luce provocato dall’incantesimo della signora Weasley, Harry colse uno scorcio di quella che sembrava la pianta di un edificio.
L’Ordine della Fenice (Cap. 5 Harry Potter 5)

    Bill estrasse la Bacchetta, borbottò «Evanesco!» e i rotoli sparirono.
L’Ordine della Fenice (Cap. 5 Harry Potter 5)

    Mundungus frugò nervosamente nelle tasche, senza smettere di fissare Harry, ed estrasse una pipa nera incrostata di sporcizia. Se la ficcò in bocca, accese il fornello con la Bacchetta e trasse una bella boccata. Enormi nuvole fluttuanti di fumo verdastro lo oscurarono in pochi secondi.
L’Ordine della Fenice (Cap. 5 Harry Potter 5)

    «PER L’AMOR DEL CIELO!» urlò la signora Weasley. «NON C’ERA NESSUN BISOGNO… NE HO ABBASTANZA… SOLO PERCHÉ ADESSO POTETE USARE LA MAGIA, NON DOVETE SFODERARE LA Bacchetta PER OGNI PICCOLA COSA!»
L’Ordine della Fenice (Cap. 5 Harry Potter 5)

    Teneva la Bacchetta alta davanti a sé, reggendo in equilibrio sulla punta un enorme vassoio carico di panini e fette di torta. Era molto rossa in faccia e sembrava ancora arrabbiata. Gli altri si fecero avanti, avidi, ma Harry rimase con Sirius, che si era chinato sull’arazzo.
La Nobile e Antichissima Casata dei Black (Cap. 6 Harry Potter 5)

    Sirius mimò l’atto di incendiare l’arazzo con una Bacchetta e scoppiò in una risata acida. Harry, tuttavia, non rise; era troppo occupato a fissare i nomi sulla destra della bruciatura di Andromeda. Una doppia linea di ricamo d’oro univa Narcissa Black a Lucius Malfoy e una singola linea verticale portava dai loro nomi a Draco.
La Nobile e Antichissima Casata dei Black (Cap. 6 Harry Potter 5)

    «È tutto a posto» disse, esaminando la mano con interesse prima di batterla appena con la Bacchetta e farla tornare normale, «dev’esserci dentro polvere di Capperuncolo».
La Nobile e Antichissima Casata dei Black (Cap. 6 Harry Potter 5)

    Nonostante dormisse ancora male e sognasse ancora corridoi e porte chiuse che gli facevano prudere la cicatrice, Harry riuscì a divertirsi per la prima volta in tutta l’estate. Finché era indaffarato, era sereno; ma quando sospendevano il lavoro e abbassava la guardia, o giaceva sfinito a letto osservando ombre sfocate muoversi sul soffitto, lo riprendeva l’ansia per l’udienza imminente. La paura gli perforava le viscere al pensiero di che cosa gli sarebbe successo se fosse stato espulso. L’idea era così terribile che non osava esprimerla, nemmeno a Ron e Hermione, i quali, anche se lui li vedeva spesso sussurrare tra loro e gettargli sguardi ansiosi, seguivano il suo esempio e non ne parlavano mai. A volte non poteva impedire alla sua fantasia di mostrargli un funzionario senza volto del Ministero che spezzava in due la sua Bacchetta e gli ordinava di tornare dai Dursley… ma non ci sarebbe andato. Su questo era fermissimo. Sarebbe tornato in Grimmauld Place a vivere con Sirius.
La Nobile e Antichissima Casata dei Black (Cap. 6 Harry Potter 5)

    «La colazione» disse sfoderando la Bacchetta, e corse verso il camino.
Il Ministero della Magia (Cap. 7 Harry Potter 5)

    Il signor Weasley teneva la mano sotto la giacca. Harry sapeva che era serrata attorno alla Bacchetta. Le strade scalcinate erano quasi deserte, ma quando arrivarono alla miserabile piccola stazione della metropolitana la trovarono già affollata di pendolari mattinieri. Come sempre quando si trovava in vicinanza di Babbani intenti alle loro occupazioni quotidiane, il signor Weasley riusciva a stento a trattenere l’entusiasmo.
Il Ministero della Magia (Cap. 7 Harry Potter 5)

    «Il visitatore del Ministero ha l’obbligo di sottoporsi a perquisizione e di presentare la Bacchetta perché sia registrata al banco della sorveglianza, all’estremità dell’Atrium».
Il Ministero della Magia (Cap. 7 Harry Potter 5)

    Al centro dell’ingresso c’era una fontana. Un gruppo di statue dorate, più grandi del naturale, si ergeva al centro di una vasca circolare. La più alta di tutte rappresentava un mago dall’aspetto nobile, con la Bacchetta puntata diritta in aria. Radunati attorno a lui c’erano una bella strega, un centauro, un goblin e un elfo domestico. Gli ultimi tre guardavano con aria adorante la strega e il mago. Scintillanti zampilli d’acqua schizzavano dalle estremità delle loro bacchette, dalla punta della freccia del centauro, dalla cima del cappello del goblin e dalle orecchie dell’elfo domestico, così che il gorgogliare dell’acqua che cadeva si aggiungeva ai pop e crac di coloro che si Materializzavano e al frastuono dei passi di centinaia di maghi e streghe che, con espressioni accigliate e assonnate, avanzavano verso una serie di cancelli d’oro all’altro capo dell’ingresso.
Il Ministero della Magia (Cap. 7 Harry Potter 5)

    «Bacchetta» borbottò il mago della sorveglianza rivolto a Harry, posando lo strumento dorato e tendendo la mano.
Il Ministero della Magia (Cap. 7 Harry Potter 5)

    Harry estrasse la Bacchetta. Il mago la lasciò cadere in uno strano congegno d’ottone, che assomigliava a una bilancia con un solo piatto. Il congegno prese a vibrare. Una strisciolina di pergamena sbucò da una fessura alla base. Il mago la strappò e lesse.
Il Ministero della Magia (Cap. 7 Harry Potter 5)

    «Questo lo tengo io» disse il mago, infilzando il pezzetto di pergamena su un piccolo puntale di ottone. «Questa se la riprenda» aggiunse, consegnando la Bacchetta a Harry.
Il Ministero della Magia (Cap. 7 Harry Potter 5)

    «Non c’è problema, non c’è problema» disse Silente in tono amabile; estrasse la Bacchetta, la agitò appena, e una soffice poltrona di chintz apparve dal nulla vicino a Harry. Silente si sedette, unì le punte delle lunghe dita e guardò Caramell sopra di esse con un’espressione di educata curiosità. Il Wizengamot stava ancora borbottando e si agitava irrequieto; solo quando Caramell parlò di nuovo, maghi e streghe si calmarono.
L’udienza (Cap. 8 Harry Potter 5)

    «Perfetto» commentò Silente sbrigativo. Scattò in piedi, estrasse la Bacchetta e fece sparire le due poltrone di chintz. «Be’, devo andare. Buona giornata a tutti».
L’udienza (Cap. 8 Harry Potter 5)

    Qualcuno era rannicchiato contro la parete scura, la Bacchetta in mano, il corpo scosso dai singulti. Disteso sul vecchio tappeto polveroso in una macchia di luce lunare, chiaramente morto, c’era Ron.
Le pene della Signora Weasley (Cap. 9 Harry Potter 5)

    «R-R-Riddikulus!» disse la signora Weasley tra i singhiozzi, puntando la Bacchetta tremante verso il corpo di Ron.
Le pene della Signora Weasley (Cap. 9 Harry Potter 5)

    Lupin era arrivato di corsa nella stanza, seguito a ruota da Sirius, con Moody che arrancava zoppicando alle loro spalle. Lupin guardò prima la signora Weasley, poi il corpo di Harry sul pavimento, e parve capire all’istante. Estrasse la Bacchetta e disse, molto forte e chiaro: «Riddikulus!»
Le pene della Signora Weasley (Cap. 9 Harry Potter 5)

    Il corpo di Harry sparì. Un globo argenteo rimase sospeso nell’aria sul punto in cui prima era disteso il cadavere. Lupin agitò ancora una volta la Bacchetta e il globo svanì in uno sbuffo di fumo.
Le pene della Signora Weasley (Cap. 9 Harry Potter 5)

    La ragazza vicino al finestrino alzò lo sguardo. Aveva capelli disordinati, lunghi fino alla vita, di un biondo sporco, sopracciglia molto pallide e occhi sporgenti che le conferivano un’espressione di perenne sorpresa. Harry capì all’istante perché Neville aveva deciso di passare oltre quello scompartimento. La ragazza dava la netta sensazione di essere completamente tocca. Forse era la Bacchetta che si era infilata dietro l’orecchio sinistro, o la collana di tappi di Burrobirra che indossava, o la rivista che stava leggendo a rovescio. Il suo sguardo vagò su Neville e si fermò su Harry. Annuì.
Luna Lovegood (Cap. 10 Harry Potter 5)

    «Non importa» disse Ginny incoraggiante. «Possiamo liberarci in fretta di questa roba». Estrasse la Bacchetta. «Gratta e netta!»
Luna Lovegood (Cap. 10 Harry Potter 5)

    Anche quello era illustrato da una vignetta piuttosto brutta: Harry non avrebbe capito che si trattava di Sirius se non ci fosse stata la didascalia. Il suo padrino era in piedi su una pila di ossa umane, con la Bacchetta sfoderata. Il titolo era:
Luna Lovegood (Cap. 10 Harry Potter 5)

    Harry non replicò. Gettò la Bacchetta sul comodino, si tolse la veste, la ficcò rabbioso nel baule e s’infilò il pigiama. Era stufo marcio; stufo di essere la persona che tutti fissavano e di cui tutti parlavano di continuo. Se avessero saputo, se uno solo di loro avesse avuto la più vaga idea di come ci si sentiva a essere quello a cui erano successe tutte quelle cose… Che ne sapeva la signora Finnigan, quella stupida? pensò con ferocia.
La nuova canzone del Cappello Parlante (Cap. 11 Harry Potter 5)

    «Io parlo come mi pare e piace» disse Harry, con ira crescente, tanto che riprese la Bacchetta dal comodino. «Se è un problema dividere il dormitorio con me, vai a chiedere alla McGranitt di spostarti… così tua mamma non sta più in pensiero…»
La nuova canzone del Cappello Parlante (Cap. 11 Harry Potter 5)

    Ron era apparso sulla soglia. I suoi occhi spalancati si spostarono da Harry, inginocchiato sul letto con la Bacchetta puntata contro Seamus, a Seamus, in piedi con i pugni levati.
La nuova canzone del Cappello Parlante (Cap. 11 Harry Potter 5)

    Harry provò un moto di gratitudine per Neville. Nessun altro parlò. Seamus estrasse la Bacchetta, riparò le tende e ci sparì dietro. Dean entrò nel letto, si voltò e tacque. Neville, che a sua volta pareva non aver nient’altro da aggiungere, guardava con affetto il suo cactus illuminato dalla luna.
La nuova canzone del Cappello Parlante (Cap. 11 Harry Potter 5)

    «Oggi prepareremo una pozione che viene richiesta spesso al G.U.F.O.: la Bevanda della Pace, una pozione che calma l’ansia e placa l’agitazione. Attenti: se esagerate con gli ingredienti infliggerete al bevitore un sonno pesante e qualche volta irreversibile, quindi dovete prestare molta attenzione». Alla sinistra di Harry, Hermione si mise un po’ più diritta, ostentando la massima concentrazione. «Gli ingredienti e il metodo» disse Piton, agitando appena la Bacchetta, «sono sulla lavagna» (e vi apparvero). «Troverete tutto quello che occorre» e agitò di nuovo la Bacchetta, «nell’armadio» (la porta dell’armadio si spalancò). «Avete un’ora e mezza… cominciate».
La Professoressa Umbridge (Cap. 12 Harry Potter 5)

    Harry, che sudava copiosamente, si guardò intorno disperato. Il suo calderone emanava un’abbondante quantità di fumo grigio scuro; quello di Ron sprizzava scintille verdi. Seamus attizzava in modo febbrile le fiamme alla base del suo con la punta della Bacchetta, perché erano lì lì per spegnersi. La superficie della pozione di Hermione, tuttavia, era una nebbiolina fosforescente di vapore argenteo, e passando Piton la guardò senza fare commenti, il che voleva dire che non trovava nulla da criticare. Ma davanti al calderone di Harry si fermò, e lo scrutò con un orribile sorriso mellifluo.
La Professoressa Umbridge (Cap. 12 Harry Potter 5)

    «Sì» rispose Harry, le dita serrate attorno alla Bacchetta.
La Professoressa Umbridge (Cap. 12 Harry Potter 5)

    Mentre tutti attorno a lui riempivano le loro fiaschette, Harry ripose le sue cose, fremente. La sua pozione non era peggiore di quella di Ron, che al momento emanava un odoraccio di uova marce; né di quella di Neville, che aveva raggiunto la consistenza di cemento fresco e che Neville era intento a spalare dal calderone; eppure era lui, Harry, che avrebbe preso zero punti quel giorno. Rificcò la Bacchetta nella borsa e si afflosciò sulla sedia, guardando gli altri sfilare fino alla cattedra di Piton con le fiaschette piene e tappate. Al suono della campana fu il primo a uscire, e aveva già cominciato a pranzare quando Ron e Hermione lo raggiunsero nella Sala Grande. Il soffitto era diventato di un grigio ancora più cupo nel corso della mattinata. La pioggia frustava le alte finestre.
La Professoressa Umbridge (Cap. 12 Harry Potter 5)

    Molti ragazzi si scambiarono sguardi cupi; l’ordine “Via le bacchette” non era mai stato seguito da una lezione interessante. Harry ripose la sua ed estrasse piuma, inchiostro e pergamena. La professoressa Umbridge aprì la borsa, sfilò la Bacchetta, che era insolitamente corta, e batté forte la lavagna; subito apparvero le parole:
La Professoressa Umbridge (Cap. 12 Harry Potter 5)

    La professoressa Umbridge estrasse un piccolo rotolo di pergamena rosa dalla borsetta, lo srotolò sulla cattedra, intinse la piuma in una boccetta di inchiostro e prese a scrivere in fretta, chinandosi in modo che Harry non potesse vedere quello che scriveva. Nessuno parlò. Dopo un minuto la Umbridge arrotolò la pergamena e la colpì con la Bacchetta; il rotolo si sigillò completamente, in modo che lui non potesse aprirlo.
La Professoressa Umbridge (Cap. 12 Harry Potter 5)

    Le tese il messaggio della professoressa Umbridge. La professoressa McGranitt lo prese, accigliata, lo aprì con un colpo di Bacchetta, lo srotolò e cominciò a leggere. I suoi occhi si spostavano da un lato all’altro del foglio dietro gli occhiali quadrati mentre scorreva le parole della Umbridge, e a ogni riga si stringevano di più.
La Professoressa Umbridge (Cap. 12 Harry Potter 5)

    Già in un’altra occasione Harry si era aspettato di venire Bacchettato dalla professoressa McGranitt e invece si era visto assegnare alla squadra di Quidditch di Grifondoro. Sprofondò in una sedia di fronte a lei e prese uno Zenzerotto, confuso e spiazzato come quella volta.
La Professoressa Umbridge (Cap. 12 Harry Potter 5)

    «Reparo» mormorò Harry, puntando la Bacchetta contro i frammenti di porcellana. Quelli si riavvicinarono in un baleno, e la ciotola tornò come nuova, ma non c’era modo di far tornare l’essenza di Purvincolo.
L'Inquisitore Supremo di Hogwarts (Cap. 15 Harry Potter 5)

    «Oggi proseguiremo con la Soluzione Corroborante. Troverete le vostre misture come le avete lasciate la volta scorsa; se sono state eseguite correttamente, dovrebbero essere maturate durante il finesettimana. Le istruzioni…» agitò di nuovo la Bacchetta, «…sono sulla lavagna. Al lavoro».
Decreto Didattico Numero Ventiquattro (Cap. 17 Harry Potter 5)

    «Un altro non classificato, Potter» disse Piton maligno, vuotando il calderone di Harry con un tocco di Bacchetta. «Voglio che tu scriva un tema sulla corretta composizione di questa pozione, indicando dove e perché hai sbagliato, e me lo consegni alla prossima lezione, è chiaro?»
Decreto Didattico Numero Ventiquattro (Cap. 17 Harry Potter 5)

    Harry puntò la Bacchetta verso la rana toro che saltellava speranzosa verso l’altro lato del tavolo, disse «Accio!» e quella balzò con aria depressa nella sua mano.
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    «…entro stamattina sarebbe tornato ad Azkaban». Agitò la Bacchetta senza concentrarsi: la sua rana cominciò a gonfiarsi come un palloncino verde ed emise un sibilo acuto.
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    «Silencio!» si affrettò a dire Hermione, puntando la Bacchetta verso la rana di Harry, che si sgonfiò senza far rumore. «Be’, non deve farlo più, e basta. Però non so come riusciremo a dirglielo. Non possiamo mandargli un gufo».
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    «È il modo in cui muovi la Bacchetta» osservò Hermione critica, «non devi agitarla, è più come una stoccata».
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    «Era stata Hermione» rispose Harry. Tirò fuori la Bacchetta, diede un colpetto agli occhiali e disse: «Impervius!»
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    Tutti riposero la Bacchetta nella tasca interna della divisa, si misero la scopa in spalla e seguirono Angelina fuori dagli spogliatoi.
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    «Reggetela» disse Harry srotolando la pergamena quando furono in cima all’ultima rampa di scale. La toccò con la Bacchetta e mormorò: «Giuro solennemente di non avere buone intenzioni».
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    La stanza si riempì all’istante di grida di Expelliarmus. Le bacchette volarono in tutte le direzioni; incantesimi sbagliati colpirono i libri sugli scaffali e li fecero cadere. Harry era troppo rapido per Neville, la cui Bacchetta roteò via, colpì il soffitto con una pioggia di scintille e atterrò rumorosamente in cima a una libreria. Harry la recuperò con un Incantesimo di Appello. Guardandosi intorno, si disse che aveva fatto bene a ripartire dai fondamenti: c’era un sacco di tecnica scadente. Molti non riuscivano affatto a disarmare i loro avversari, ma si limitavano a farli indietreggiare di qualche passo o sobbalzare, investiti da incantesimi troppo deboli.
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    «Expelliarmus!» disse Neville, e Harry, colto alla sprovvista, senti la Bacchetta volargli via di mano.
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    Harry si spostò al centro della stanza. A Zacharias Smith stava succedendo qualcosa di molto strano. Ogni volta che cercava di disarmare Anthony Goldstein, era la sua Bacchetta a volargli via di mano, eppure Anthony non sembrava aver aperto bocca. Harry non dovette cercare lontano per risolvere il mistero: Fred e George erano a qualche metro da Smith e gli puntavano la Bacchetta alle spalle, a turno.
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    Harry passò accanto alle altre coppie, cercando di correggere quelli che sbagliavano. Ginny era in coppia con Michael Corner: lei si comportava molto bene, mentre Michael o non era proprio capace o non voleva scagliare un incantesimo su di lei. Ernie Macmillan agitava invano la Bacchetta, dando così tempo all’avversario di eludere la sua guardia; i fratelli Canon, entusiasti ma incostanti, erano i maggiori responsabili per i libri che balzavano giù dagli scaffali; Luna Lovegood era altrettanto discontinua: a volte faceva volare via la Bacchetta dalle mani di Justin Finch-Fletchley, altre volte si limitava a fargli drizzare i capelli in testa.
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    La manica della ragazza dai capelli ricci aveva preso fuoco; Cho la spense con la sua Bacchetta e guardò Harry come se fosse stata colpa sua.
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    S’interruppe, confusa, e tra loro cadde un silenzio imbarazzato; la Bacchetta di Terry Steeval passò sibilando accanto all’orecchio di Harry e colpì Alicia Spinnet in pieno naso.
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    «Be’, se conti anche la volta in cui sei inciampato nei tuoi piedi e mi hai fatto cadere la Bacchetta…»
L'esercito di Silente (Cap. 18 Harry Potter 5)

    Alzò la mano e toccò il cappello con la Bacchetta. Il leone spalancò la bocca ed emise un ruggito molto realistico che fece trasalire tutti i vicini.
Il serpente e il leone (Cap. 19 Harry Potter 5)

    Harry non si rese neanche conto che lasciava andare George; fatto sta che un secondo dopo entrambi si avventarono su Malfoy. Aveva completamente dimenticato che tutti gli insegnanti stavano guardando: desiderava solo fare a Malfoy più male possibile; senza perdere tempo a sfilare la Bacchetta, prese la mira col pugno che stringeva il Boccino e lo colpì più forte che poteva allo stomaco…
Il serpente e il leone (Cap. 19 Harry Potter 5)

    «Che cosa credevi di fare, eh?» gridò Madama Bumb, quando Harry balzò in piedi. A quanto pareva era stata lei a colpirlo con l’Incantesimo di Ostacolo; aveva il fischietto in una mano e la Bacchetta nell’altra; la scopa giaceva abbandonata più in là. Malfoy era raggomitolato a terra, gemente e piagnucolante, con il naso insanguinato; George esibiva un labbro gonfio; Fred era ancora trattenuto a forza dalle tre Cacciatrici e Tiger ridacchiava sullo sfondo. «Non ho mai visto un comportamento simile… subito al castello, tutti e due, dal Direttore della vostra Casa! Adesso!»
Il serpente e il leone (Cap. 19 Harry Potter 5)

    «È stata Olympe» disse Hagrid. «Ha preso la Bacchetta e ha fatto gli incantesimi più veloci che ho mai visto. Una roba meravigliosa. Ha colpito i due che mi tenevano con l’Incantesimo Conjunctivitus e quelli mi hanno mollato di botto… ma eravamo nei guai, perché avevamo usato la magia contro di loro, e i giganti odiano questo. Ce la siamo squagliata. Non potevamo più tornarci, in quel campo».
Il racconto di Hagrid (Cap. 20 Harry Potter 5)

    «Ci ho provato» rispose lei in tono piatto, lasciandosi cadere su una sedia accanto a Harry. Estrasse la Bacchetta e le impresse un piccolo movimento complicato così che dalla punta uscisse aria calda; poi la diresse sui propri vestiti, che presero a emanare vapore mentre si asciugavano. «Non c’era nemmeno, quando sono arrivata, ho bussato per almeno mezz’ora. E poi è tornato dalla foresta…»
L'occhio del serpente (Cap. 21 Harry Potter 5)

    «Ignorali, ignorali e basta» disse Hermione, ed estrasse la Bacchetta per ripetere l’incantesimo dell’aria calda, in modo da aprire nella neve intatta un varco che li portasse fino alle serre.
L'occhio del serpente (Cap. 21 Harry Potter 5)

    «Sì, lo so» disse Angelina, estraendo la Bacchetta e flettendo il braccio, «ma in realtà è piuttosto brava. Non quanto te, ovviamente» e gli lanciò un’occhiata molto torbida, «ma visto che te non ti possiamo avere…»
L'occhio del serpente (Cap. 21 Harry Potter 5)

    Ma l’uomo si stava svegliando… un mantello argenteo gli cadde dalle ginocchia mentre balzava in piedi e Harry vide la sua sagoma tremula e sfocata ergersi su di lui, vide che si sfilava la Bacchetta dalla cintura… non aveva scelta… si levò dal pavimento e colpì una, due, tre volte, affondando le zanne nella carne dell’uomo, sentendo le costole che si scheggiavano tra le sue fauci, il caldo fiotto di sangue…
L'occhio del serpente (Cap. 21 Harry Potter 5)

    La McGranitt estrasse la Bacchetta dalla tasca della vestaglia e la agitò; tre sedie comparvero dal nulla, di legno e con lo schienale diritto, piuttosto diverse dalla comoda poltrona di chintz che Silente aveva evocato durante l’udienza di Harry. Harry si sedette, e voltando il capo osservò il Preside sfiorare con un dito la cresta dorata di Fanny. La fenice si svegliò subito, raddrizzò la bella testa e guardò Silente con i lucidi occhi scuri.
L'ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche (Cap. 22 Harry Potter 5)

    Silente andò a prendere uno dei fragili strumenti d’argento di cui Harry non aveva mai saputo la funzione, lo portò alla sua scrivania, sedette di nuovo di fronte a loro e lo toccò delicatamente con la punta della Bacchetta.
L'ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche (Cap. 22 Harry Potter 5)

    Harry non capì proprio nulla della domanda. La figura, invece, si divise all’istante in due serpenti: entrambi si attorcigliavano e oscillavano nell’aria. Con uno sguardo di cupa soddisfazione, Silente diede allo strumento un altro lieve colpetto con la Bacchetta: il tintinnio rallentò e si spense, e le serpi di fumo si diradarono, divennero una nebbia informe e svanirono.
L'ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche (Cap. 22 Harry Potter 5)

    Silente stava rovistando in un mobile alle spalle di Harry e Ron. Ne riemerse reggendo un vecchio bollitore annerito, che posò con cautela sulla scrivania. Levò la Bacchetta e mormorò «Portus!» Per un momento il bollitore tremolò, risplendendo di una strana luce blu; poi il tremito cessò e il bollitore tornò più nero e opaco di prima.
L'ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche (Cap. 22 Harry Potter 5)

    «Lo convinco io, Silente?» si offrì una strega con lo sguardo penetrante, levando una Bacchetta stranamente grossa, non molto diversa da una sferza.
L'ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche (Cap. 22 Harry Potter 5)

    «Oh, d’accordo» disse il mago chiamato Phineas, guardando la Bacchetta con vaga apprensione, «ma a quest’ora potrebbe aver distrutto il mio ritratto, si è sbarazzato di quasi tutta la famiglia…»
L'ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche (Cap. 22 Harry Potter 5)

    Levò la Bacchetta mentre parlava e cinque o sei bottiglie arrivarono in volo dalla dispensa, scivolarono sul tavolo sparpagliando i resti della cena di Sirius e si fermarono con grazia davanti a ognuno di loro. Bevvero tutti, e per un po’ gli unici suoni furono il crepitio del fuoco e il rumore sordo delle bottiglie sul tavolo.
L'ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche (Cap. 22 Harry Potter 5)

    Harry non rispose; per fortuna scesero alla fermata dopo, una stazione nel cuore di Londra, e nel trambusto della discesa lasciò che Fred e George si mettessero tra lui e Tonks, che guidava il gruppo. Tutti la seguirono sulla scala mobile; Moody chiudeva la fila zoppicando, con il cappello di traverso e una mano nodosa infilata tra i bottoni della giacca, stretta intorno alla Bacchetta. Harry credette di avvertire l’occhio nascosto che lo fissava. Per evitare altre domande sul suo sogno, chiese a Malocchio dov’era nascosto il San Mungo.
L'ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche (Cap. 22 Harry Potter 5)

    Maghi e streghe in vesti verde acido andavano su e giù per le file di sedie, facendo domande e prendendo appunti su tavolette come quella della Umbridge. Harry notò il simbolo che portavano ricamato sul petto: una Bacchetta e un osso incrociati.
L'ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche (Cap. 22 Harry Potter 5)

    «Be’, ogni volta che ci provano comincio a sanguinare come un matto» rispose in tono leggero il signor Weasley, prendendo la Bacchetta dal comodino ed evocando sei sedie accanto al letto. «A quanto pare nelle zanne di quel serpente c’era un veleno insolito, che non fa rimarginare le ferite. Sono sicuri di trovare un antidoto, comunque: hanno avuto casi peggiori del mio, e nel frattempo non devo fare altro che prendere una Pozione Rimpolpasangue ogni ora. Invece quel tipo laggiù…» disse, abbassando la voce e accennando al letto di fronte, in cui giaceva un uomo verdastro e malaticcio che fissava il soffitto «…è stato morso da un lupo mannaro, poveretto. Non c’è cura».
L'ospedale San Mungo per Malattie e Ferite Magiche (Cap. 22 Harry Potter 5)

    «Ehm… come sta, professore?» chiese Ron, con un vago senso di colpa. Era stata la Bacchetta difettosa di Ron a danneggiare la memoria del professor Allock al punto da farlo ricoverare al San Mungo; visto che però in quell’occasione Allock stava cercando di cancellare in modo permanente la memoria di Harry e di Ron, la solidarietà di Harry era molto moderata.
Natale nel reparto riservato (Cap. 23 Harry Potter 5)

    La Guaritrice puntò la Bacchetta verso la porta del reparto Janus Thickey e mormorò: «Alohomora». La porta si aprì e lei li precedette all’interno, mantenendo una presa ben salda sul braccio di Gilderoy finché non lo ebbe sistemato su una poltrona accanto al letto.
Natale nel reparto riservato (Cap. 23 Harry Potter 5)

    «E guarda, Broderick, ti hanno mandato una piantina e un bel calendario con un Ippogrifo diverso per ogni mese; rallegrano l’ambiente, non ti pare?» disse la Guaritrice all’uomo che mormorava, posando sul comodino una pianta piuttosto brutta con lunghi tentacoli ondeggianti e fissando il calendario alla parete con un colpo di Bacchetta. «E… oh, signora Paciock, va già via?»
Natale nel reparto riservato (Cap. 23 Harry Potter 5)

    «Arrivo subito al punto, allora» disse Sirius, alzandosi. Era decisamente più alto di Piton che, notò Harry, strinse il pugno nella tasca del mantello, sicuramente attorno all’impugnatura della Bacchetta. «Se vengo a sapere che usi queste lezioni di Occlumanzia per rendere la vita difficile a Harry, dovrai risponderne a me».
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    Sirius spinse da parte la sedia e fece il giro del tavolo diretto verso Piton, estraendo la Bacchetta. Piton fece balenare la sua. Rimasero a squadrarsi, Sirius furente, Piton all’erta, con lo sguardo che saettava dal viso di Sirius alla punta della sua Bacchetta.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    Sirius levò la Bacchetta.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    Sia Sirius che Piton abbassarono le bacchette. Harry spostò lo sguardo dall’uno all’altro. Entrambi ostentavano un’espressione di puro disprezzo, tuttavia l’ingresso inaspettato di tanti testimoni parve ricondurli alla ragione. Piton ripose la Bacchetta e attraversò la cucina, passando davanti ai Weasley senza una parola. Sulla soglia si voltò.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    E se ne andò. Sirius restò a guardare la porta con aria cupa, la Bacchetta al fianco.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    «Glielo faccio, un incantesimo? Da qui lo becco ancora» disse, levando la Bacchetta e puntandola tra le scapole di Smith.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    Piton estrasse la Bacchetta da una tasca interna e Harry s’irrigidì sulla sedia, ma Piton si limitò ad avvicinarsi la Bacchetta alla tempia, la punta affondata all’attaccatura dei capelli unti. Quando la ritrasse, venne via anche una sostanza argentea, tesa fra la tempia e la Bacchetta come uno spesso filo di ragnatela, che si spezzò e cadde con grazia nel Pensatoio, dove turbinò, né gassosa né liquida. Ancora per due volte Piton avvicinò la Bacchetta alla tempia e ripeté l’operazione, poi, senza alcun commento, sollevò con cautela il Pensatoio e lo ripose su uno scaffale lontano, tornando a fronteggiare Harry con la Bacchetta puntata.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    «Alzati e prendi la Bacchetta, Potter».
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    «Puoi usare la Bacchetta per tentare di disarmarmi, o difenderti in qualunque altro modo» disse Piton.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    «E lei che cosa farà?» domandò Harry, guardando con apprensione la Bacchetta di Piton.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    Sentì una fitta al ginocchio. L’ufficio di Piton era di nuovo visibile e si rese conto di essere caduto a terra; aveva sbattuto dolorosamente contro una gamba della scrivania. Guardò Piton, che aveva abbassato la Bacchetta e si massaggiava il polso, dove si era aperta una brutta piaga, simile a un’ustione.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    «Bene, per essere un primo tentativo non è poi troppo scarso» disse Piton, alzando di nuovo la Bacchetta. «Alla fine sei riuscito a fermarmi, anche se hai sprecato tempo ed energia per urlare. Devi rimanere concentrato. Respingimi con la mente e non avrai bisogno di ricorrere alla Bacchetta».
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    Harry gli scoccò uno sguardo obliquo prima di eseguire. Non gli piaceva l’idea di stare lì a occhi chiusi davanti a Piton con la Bacchetta puntata.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    Era di nuovo a quattro zampe sul pavimento dell’ufficio di Piton; la cicatrice bruciava in modo spiacevole, ma la voce che era uscita dalle sue labbra era trionfante. Si rialzò e vide che Piton lo fissava, la Bacchetta levata. Ma stavolta sembrava che avesse interrotto l’incantesimo prima ancora che Harry tentasse di resistere.
Occlumanzia (Cap. 24 Harry Potter 5)

    «No» rispose Harry serrando le mascelle, e stringendo più forte la Bacchetta.
Visto e imprevisto (Cap. 26 Harry Potter 5)

    Levò la Bacchetta: «Uno… due… tre… Legilimens!»
Visto e imprevisto (Cap. 26 Harry Potter 5)

    Harry alzò la Bacchetta.
Visto e imprevisto (Cap. 26 Harry Potter 5)

    Piton barcollò, la sua Bacchetta volò verso l’alto, lontano, e all’improvviso la mente di Harry si riempì di ricordi non suoi: un uomo dal naso adunco che urlava contro una donna che cercava di difendersi, mentre un bambino piccolo coi capelli neri piangeva in un angolo… un adolescente dai capelli unti sedeva solo in una camera buia, puntando la Bacchetta al soffitto per ammazzare le mosche… una ragazza rideva mentre un ragazzo ossuto tentava di cavalcare una scopa imbizzarrita…
Visto e imprevisto (Cap. 26 Harry Potter 5)

    «Al mio tre, allora» disse Piton, levando ancora la Bacchetta. «Uno… due…»
Visto e imprevisto (Cap. 26 Harry Potter 5)

    Harry scosse la testa. Da qualche parte sopra di loro, la donna gridò di nuovo. Piton andò alla porta, la Bacchetta ancora in mano, e sparì. Harry esitò un istante, poi lo seguì.
Visto e imprevisto (Cap. 26 Harry Potter 5)

    La professoressa Cooman era al centro della Sala d’Ingresso, con la Bacchetta in una mano e una bottiglia di sherry vuota nell’altra, e l’aria completamente folle. I capelli le stavano diritti sulla testa, gli occhiali erano storti così che un occhio risultava più dilatato dell’altro; i suoi numerosi scialli le pendevano disordinati dalle spalle, dando l’impressione che si stesse disfacendo. Due grossi bauli giacevano sul pavimento accanto a lei, uno rovesciato, come se fossero stati gettati dalle scale. Lei fissava con evidente terrore qualcosa che Harry non poteva vedere ma che a quanto pareva era ai piedi della scala.
Visto e imprevisto (Cap. 26 Harry Potter 5)

    La professoressa Sprite uscì in fretta dalla folla e afferrò l’altro braccio della Cooman. Insieme la guidarono su per le scale, passando davanti alla Umbridge. Il professor Vitious puntò la Bacchetta davanti a sé, esclamò «Baule Locomotor!» e il bagaglio della Cooman si alzò a mezz’aria e la seguì per le scale, con Vitious a chiudere il corteo.
Visto e imprevisto (Cap. 26 Harry Potter 5)

    Era ora di colazione, due giorni dopo il licenziamento della professoressa Cooman, e Calì si arricciava le ciglia con la Bacchetta e osservava l’effetto sul dorso di un cucchiaio. Quella mattina avrebbero avuto la loro prima lezione con Fiorenzo.
Il centauro e la spia (Cap. 27 Harry Potter 5)

    «Ma sarebbe spaventoso!» disse Lavanda, dalla cui Bacchetta uscivano solo sputacchianti sbuffi di vapore argenteo. «E a me… ancora… non riesce!» aggiunse stizzita.
Il centauro e la spia (Cap. 27 Harry Potter 5)

    Nemmeno Neville se la cavava troppo bene. Aveva il volto contratto in una smorfia di concentrazione, ma dalla punta della sua Bacchetta uscivano solo sparuti ciuffi di fumo grigio.
Il centauro e la spia (Cap. 27 Harry Potter 5)

    La professoressa Umbridge agguantò Marietta per le spalle, la costrinse a voltarsi e prese a scrollarla con violenza. In un secondo, Silente era in piedi con la Bacchetta alzata; Kingsley si fece avanti e la Umbridge si allontanò di scatto da Marietta, agitando le mani come se si fosse scottata.
Il centauro e la spia (Cap. 27 Harry Potter 5)

    Lanciò un’occhiata a Silente, fermo accanto a Marietta, con la Bacchetta ancora in mano.
Il centauro e la spia (Cap. 27 Harry Potter 5)

    «Basta con questa buffonata!» latrò Caramell, estraendo la propria Bacchetta. «Dawlish! Shacklebolt! Prendetelo!»
Il centauro e la spia (Cap. 27 Harry Potter 5)

    Ron estrasse la Bacchetta, ma Hermione lo bloccò sussurrando: «No!»
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    Agitò la Bacchetta a ogni nome, e subito un bicchiere o una tazza apparvero sulla scrivania.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    «Torni a pranzo, Potter!» gridò la Umbridge. Levò la Bacchetta e si precipitò fuori dall’ufficio. Dopo averle concesso pochi secondi di vantaggio, Harry si affrettò a seguirla per vedere l’origine di quel pandemonio.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    Uno zampillo di luce rossa scaturì dalla punta della sua Bacchetta e centrò un razzo… ma invece di bloccarsi, quello esplose con tanta violenza da aprire un foro nel quadro di una strega dall’aria melensa in mezzo a un campo; la strega riuscì a fuggire appena in tempo, per riapparire pochi secondi dopo schiacciata nel quadro vicino, dove due maghi impegnati in una partita a carte si alzarono galantemente per farle posto.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    «Lo scopriremo subito» disse Piton in tono soave. «Su la Bacchetta, Potter».
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    «Nessun problema, Draco» disse Piton, abbassando la Bacchetta. «Potter è qui per qualche ripetizione di Pozioni».
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    Furioso, Harry mise via la Bacchetta e fece per uscire. Almeno aveva davanti ventiquattr’ore per esercitarsi; era stato fortunato a cavarsela per il rotto della cuffia, ma era dura sapere che Malfoy avrebbe raccontato a tutta la scuola che Potter aveva bisogno di ripetizioni in Pozioni.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    Superò la breve distanza che ancora lo separava dal Pensatoio e rimase immobile, lo sguardo immerso nelle sue profondità. Esitò, le orecchie tese, poi estrasse di nuovo la Bacchetta. Nell’ufficio e nel corridoio regnava il più assoluto silenzio.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    Immerse la punta della Bacchetta nel fluido argenteo, che prese a turbinare rapido, e quando si sporse sul Pensatoio vide che il suo contenuto era diventato trasparente. Ancora una volta guardava una stanza dall’alto, attraverso un foro circolare nel soffitto… Per la precisione, e a meno di non sbagliarsi di grosso, quella era la Sala Grande.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    Piton reagì con rapidità sorprendente, come se si fosse aspettato un attacco: lasciò cadere la borsa, infilò una mano nella veste e aveva già la Bacchetta a mezz’aria quando James gridò: «Expelliarmus!»
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    La Bacchetta di Piton fece un volo di tre metri e cadde sull’erba dietro di lui. Sirius sbottò in una risata simile a un latrato.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    «Impedimenta!» disse, puntando a sua volta la Bacchetta su Piton, e facendolo cadere a terra lungo disteso.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    Dalla bocca di Piton scaturì un torrente d’imprecazioni miste a incantesimi, ma con la Bacchetta a tre metri di distanza era impotente.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    «Solo se esci con me, Evans» replicò rapido James. «Esci con me, e non alzerò mai più la Bacchetta su Mocciosus».
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    Dietro di lui l’Incantesimo di Ostacolo stava svanendo, e sputacchiando bolle di sapone Piton prese a strisciare verso la Bacchetta caduta.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    Troppo tardi. Piton aveva già puntato la Bacchetta contro James: ne scaturì un lampo di luce, e su una guancia di James comparve un taglio che gli schizzò la veste di sangue. James ruotò su se stesso, partì un secondo lampo di luce e un attimo dopo Piton penzolava per aria all’ingiù, la veste che gli ricadeva sopra la testa mostrando le pallide gambe ossute e un paio di mutande grigiastre.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    «Ai tuoi ordini». James fece scattare la Bacchetta all’insù, e Piton si afflosciò a terra. Districandosi dalla veste, si rialzò rapido, la Bacchetta pronta, ma Sirius gridò: «Petrificus Totalus!» e Piton cadde di nuovo, rigido come un palo.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    «LASCIATELO STARE!» urlò Lily, ed estrasse a sua volta la Bacchetta. James e Sirius la fissarono preoccupati.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    «Chiedi scusa a Evans!» ruggì James, puntando la Bacchetta contro Piton.
Il peggior ricordo di Piton (Cap. 28 Harry Potter 5)

    «Come mai sei tanto sorpreso?» domandò Hermione, picchiando la Bacchetta su ogni quadratino della tabella in modo che ogni materia prendesse un colore diverso.
Orientamento professionale (Cap. 29 Harry Potter 5)

    E con un gesto della Bacchetta comandò ai libri, alla borsa e al calamaio di Harry di mettere in fuga lui e Ginny, picchiandoli sulla testa mentre scappavano a tutta velocità.
Orientamento professionale (Cap. 29 Harry Potter 5)

    «Di sicuro Guarigione non fa per me» disse Ron l’ultima sera delle vacanze. Era immerso nella lettura di un opuscolo che aveva sulla copertina l’osso-e-Bacchetta incrociati del San Mungo. «Qui dice che devi aver preso come minimo “O” al M.A.G.O. di Pozioni, Erbologia, Trasfigurazione, Incantesimi e Difesa contro le Arti Oscure. Insomma… accidenti… hai detto niente, eh?»
Orientamento professionale (Cap. 29 Harry Potter 5)

    La Umbridge schizzò in corridoio alla velocità consentita dalle sue gambe tozze, estrasse la Bacchetta e si avviò di fretta nella direzione opposta. Ora o mai più.
Orientamento professionale (Cap. 29 Harry Potter 5)

    Lui e Ron toccarono con la punta della Bacchetta le tazze da tè che avrebbero dovuto Trasfigurare. A quella di Harry spuntarono quattro corte zampette che non riuscirono a raggiungere il ripiano del tavolo e si agitarono impotenti a mezz’aria. Quella di Ron, invece, si sollevò per pochi secondi su quattro lunghe, vacillanti zampe sottili che di colpo cedettero e si afflosciarono, spaccandola in due.
Grop (Cap. 30 Harry Potter 5)

    «Reparo» disse svelta Hermione, rimettendola insieme con un gesto della Bacchetta. «D’accordo, ma se non guarisse?»
Grop (Cap. 30 Harry Potter 5)

    «Già, e c’è un’altra cosa: come si sono procurati i locali?» disse Ron, battendo la Bacchetta sulla tazza con tanta energia che le si piegarono di nuovo le gambe e crollò agitandosi davanti a lui. «È un po’ strano, non trovi? Servono galeoni a palate per affittare un posto a Diagon Alley. E lei vorrà sapere come sono riusciti a mettere le mani su tanto oro».
Grop (Cap. 30 Harry Potter 5)

    «Hagrid, ci avevi detto…» riprese Hermione, con la Bacchetta che le tremava in mano, «ci avevi detto che nessuno di loro era voluto venire!»
Grop (Cap. 30 Harry Potter 5)

    «Ne dubito» strepitò la piccola professoressa Marchbanks. «A meno che lui voglia farsi trovare! Lo so bene io… l’ho esaminato personalmente in Trasfigurazione e Incantesimi quando ha sostenuto il M.A.G.O… mai visto fare cose simili con una Bacchetta».
I G.U.F.O. (Cap. 31 Harry Potter 5)

    Col cuore in gola, Harry voltò il suo foglio — tre file a destra e quattro dietro, Hermione stava già scrivendo — e abbassò lo sguardo sulla prima domanda: a) Scrìvi la formula dell’incantesimo e b) Descrivi il movimento della Bacchetta per far volare gli oggetti.
I G.U.F.O. (Cap. 31 Harry Potter 5)

    Gli studenti del quinto anno pranzarono insieme agli altri (erano ricomparsi i quattro grandi tavoli) e poi si riunirono nella piccola stanza accanto alla Sala Grande, dove rimasero in attesa di essere chiamati per l’esame di pratica. Mentre i primi gruppetti venivano convocati in ordine alfabetico, gli altri borbottavano incantesimi e si esercitavano con la Bacchetta, a volte infilandosela per sbaglio fra le costole o in un occhio.
I G.U.F.O. (Cap. 31 Harry Potter 5)

    «In bocca al lupo» sussurrò Ron. Harry entrò nella Sala Grande stringendo la Bacchetta così forte che gli tremava la mano.
I G.U.F.O. (Cap. 31 Harry Potter 5)

    Harry levò la Bacchetta, guardò la Umbridge dritto negli occhi e immaginò che venisse licenziata da Hogwarts.
I G.U.F.O. (Cap. 31 Harry Potter 5)

    Il suo cervo argenteo scaturì dalla punta della Bacchetta e attraversò la Sala al galoppo. Tutti gli esaminatori si voltarono a seguirlo con lo sguardo, e quando si dissolse in una foschia luminosa, il professor Tofty batté entusiasta le mani nodose.
I G.U.F.O. (Cap. 31 Harry Potter 5)

    La sagoma nera ebbe un fremito. In fondo al proprio braccio Harry vide levarsi una mano bianca, le lunghe dita strette attorno a una Bacchetta… sentì la fredda voce acuta dire: «Crucio!»
I G.U.F.O. (Cap. 31 Harry Potter 5)

    L’uomo sul pavimento lanciò un urlo e tentò di alzarsi, ma poi ricadde, contorcendosi. Harry rideva. Levò la Bacchetta, scagliò di nuovo la maledizione, e la figura gemette e restò immobile.
I G.U.F.O. (Cap. 31 Harry Potter 5)

    Ma qualcuno gridò mentre Voldemort calava di nuovo la Bacchetta; qualcuno gridò, scivolò su un banco arroventato e cadde sul freddo pavimento di pietra. Harry si svegliò toccando terra, urlante, la cicatrice in fiamme, mentre la Sala Grande sembrava esplodere attorno a lui.
I G.U.F.O. (Cap. 31 Harry Potter 5)

    Si tolsero il Mantello. Hermione si mise accanto alla finestra, tenendosi nascosta, scrutando i prati, con la Bacchetta pronta. Harry scattò verso il camino, afferrò la scatolina di Polvere Volante e ne gettò un pizzico nel focolare, facendovi esplodere fiamme smeraldine. Senza perdere tempo, s’inginocchiò, infilò la testa nel fuoco danzante e gridò: «Grimmauld Place, numero dodici!»
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    «Credeva forse» sussurrò, piegandogli la testa al punto da costringerlo a fissare il soffitto, «che dopo due Snasi avrei permesso a un’altra orrenda bestiaccia di entrare nel mio ufficio? Ho piazzato Incantesimi Sensori Segreti tutt’attorno alla porta, sciocco ragazzo. Gli prenda la Bacchetta» latrò a qualcuno che Harry non poteva vedere, e subito una mano gli frugò nella tasca interna della veste e se ne impadronì. «E anche la sua».
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    Un certo trambusto vicino alla porta fece capire a Harry che avevano appena strappato la Bacchetta anche a Hermione.
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    «Bugiardo!» urlò la Umbridge. Lo scaraventò lontano, mandandolo a cozzare contro la scrivania. Hermione — adesso Harry poteva vederla — era stata inchiodata al muro da Millicent Bulstrode. Malfoy, appoggiato al davanzale, sogghignava lanciando per aria la Bacchetta di Harry e riacciuffandola con una mano sola.
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    Malfoy s’infilò la Bacchetta di Harry nella veste e uscì sogghignando, ma Harry quasi non vi badò. Si era appena reso conto di una cosa, e non riusciva a credere di essere stato così sciocco da non pensarci. Aveva creduto che tutti i membri dell’Ordine della Fenice, tutti coloro che potevano aiutarlo a salvare Sirius, se ne fossero andati… ma si era sbagliato. A Hogwarts ce n’era ancora uno: Piton.
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    «Benissimo» disse lei, ed estrasse la Bacchetta. «Benissimo… Non ho scelta… non è una mera questione di disciplina scolastica… qui è in gioco la sicurezza del Ministero… sì… sì…»
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    Sembrava che si volesse convincere a fare qualcosa. Passò nervosamente il peso da un piede all’altro, fissando Harry e picchiando la Bacchetta contro il palmo vuoto, il respiro affannoso. Harry si sentì orribilmente impotente senza la propria Bacchetta.
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    Ma la Umbridge non le badò. Aveva un’espressione eccitata, avida e maligna che Harry non le aveva mai visto. Levò la Bacchetta.
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    «Se Cornelius non saprà, non soffrirà» replicò la Umbridge, puntando ansante la Bacchetta contro diversi punti del corpo di Harry, come per decidere dove gli avrebbe fatto più male. «Per esempio, non ha mai saputo che avevo ordinato ai Dissennatori di attaccare Potter l’estate scorsa, ma è stato ben felice di cogliere al volo l’opportunità di espellerlo».
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    «Qualcuno doveva agire» esalò la Umbridge, puntandogli decisa la Bacchetta contro la fronte. «Continuavano a belare che bisognava chiudere la bocca a Harry Potter… screditarlo… ma io sono stata l’unica a fare qualcosa… quella volta è riuscito a scamparla, vero, Potter? Ma non oggi, non ora…» Prese fiato e gridò: «Cru…»
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    «Sono un funzionario abilitato dal Ministero, Malfoy… crede che non sappia badare da sola a due ragazzini privi di Bacchetta?» replicò secca la Umbridge. «E per giunta non mi pare consigliabile che quest’arma sia vista da semplici studenti. Restate qui fino al mio ritorno, e assicuratevi che nessuno di costoro…» accennò a Ron, Ginny, Neville e Luna, «riesca a svignarsela».
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    «Voi due, andate avanti e fatemi strada» ordinò la Umbridge, puntando la Bacchetta contro Harry e Hermione. «Muovetevi».
Fuori dal camino (Cap. 32 Harry Potter 5)

    «Possiamo avere la sua Bacchetta, allora, visto che dobbiamo andare per primi?» le chiese Harry.
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    Quando raggiunsero la frescura ombrosa dei primi alberi, Harry tentò di intercettare lo sguardo di Hermione: addentrarsi nella foresta senza Bacchetta gli sembrava più temerario di qualunque altra cosa avessero fatto quella sera. Ma Hermione si limitò a scoccare alla Preside un’occhiata sprezzante e si inoltrò fra gli alberi così svelta che le gambe corte della Umbridge facevano fatica a tenere il passo.
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    Harry guardò a sinistra. Magorian, il centauro bruno, era uscito dal cerchio e veniva verso di loro, anche lui con l’arco teso. Alla destra di Harry, la Umbridge alzò con mano tremante la Bacchetta contro il centauro senza smettere di piagnucolare.
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    Sempre puntando con mano tremante la Bacchetta su Magorian, continuò: «La Legge 15B recita chiaramente che ogni attacco di Creature Magiche di presumibile intelligenza quasi umana, perciò considerate responsabili delle proprie azioni…»
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    «Stia zitta!» strillò Hermione, ma troppo tardi: la Umbridge aveva già puntato la Bacchetta contro Magorian, gridando: «Incarceramus!»
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    Harry vide un lampo di luce rossa e capì che lei doveva aver tentato di Schiantarne qualcuno, poi la sentì gridare ancora più forte. Alzando di poco la testa, vide che Cassandro l’aveva presa alle spalle sollevandola di peso, e lei si contorceva urlando atterrita. La Bacchetta le sfuggì di mano e cadde; il cuore di Harry fece un balzo: se fosse riuscito a prenderla…
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    Ma mentre tendeva la mano per afferrarla, uno zoccolo calò sulla Bacchetta e la spezzò di netto.
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    «Avete detto che non avreste attaccato gli innocenti!» urlò Hermione, adesso piangendo sul serio. «Non vi abbiamo fatto niente di male, non vi abbiamo minacciato e non abbiamo usato la Bacchetta, vogliamo solo tornare a scuola, vi prego, lasciateci andare…»
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    Una mano immensa calò verso terra. Hermione urlò, indietreggiò di scatto e finì lunga distesa. Privo com’era di Bacchetta, Harry si preparò a usare pugni, calci e morsi o qualunque altra cosa, mentre la mano si abbassava verso di lui e strada facendo stendeva un centauro candido come la neve.
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    Avevano perso tanto tempo… e ora salvare Sirius era ancora più difficile di quando aveva avuto la visione. Non solo aveva perso la Bacchetta, ma erano bloccati — e per giunta a piedi — in mezzo alla foresta proibita.
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    «Allora» disse Ron, scostando un ramo che gli bloccava la strada e restituendo a Harry la Bacchetta, «che cosa avevi in mente?»
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    «Un paio di Schiantesimi, un Incantesimo di Disarmo, e Neville ne ha tirato fuori uno di Ostacolo niente male» rispose Ron disinvolto, e rese la Bacchetta anche a Hermione. «Ma Ginny è stata il massimo: ha sistemato Malfoy con una Fattura Orcovolante assolutamente superba… aveva la faccia coperta di mostruosi esseri svolazzanti. Comunque, vi abbiamo visto entrare nella foresta e vi abbiamo seguito. Che fine ha fatto la Umbridge?»
Lotta e fuga (Cap. 33 Harry Potter 5)

    «Il visitatore del Ministero ha l’obbligo di sottoporsi a perquisizione e di presentare la Bacchetta perché sia registrata al banco della sorveglianza, all’estremità dell’Atrium».
L'Ufficio Misteri (Cap. 34 Harry Potter 5)

    Una fessura di soffusa luce dorata toccò i loro piedi e si allargò, alzandosi fino a illuminarli completamente. Harry piegò le ginocchia e levando la Bacchetta per quanto poteva, stretto com’era, scrutò attraverso il vetro per vedere se qualcuno li stava aspettando. L’Atrium però sembrava deserto. La luce era più tenue che di giorno; i camini incassati nei muri erano spenti, ma quando l’ascensore si fermò senza un sussulto Harry vide che i simboli dorati continuavano a muoversi sinuosi sul soffitto blu scuro.
L'Ufficio Misteri (Cap. 34 Harry Potter 5)

    «Venite» sussurrò Harry, precedendoli di corsa oltre la fontana e verso la scrivania — ora vuota — dove l’ultima volta era seduto il guardiamago che aveva pesato la sua Bacchetta.
L'Ufficio Misteri (Cap. 34 Harry Potter 5)

    «Per ora non ha importanza» replicò Harry, sbattendo le palpebre nel tentativo di cancellare le striature azzurrine e stringendo con più forza la Bacchetta. «Prima dobbiamo trovare Sirius…»
L'Ufficio Misteri (Cap. 34 Harry Potter 5)

    Seguito dagli altri, andò verso la porta che aveva di fronte, posò la mano contro la fredda superficie levigata e la spinse, tenendo la Bacchetta levata, pronta a colpire.
L'Ufficio Misteri (Cap. 34 Harry Potter 5)

    Mosse la Bacchetta, e sul battente si impresse una “X” fiammeggiante. Appena la porta fu chiusa, si levò di nuovo il boato e di nuovo la parete cominciò a ruotare… ma fra le strie azzurrine ora spiccava una chiazza rosso-oro e, quando la stanza si fermò, la croce fiammeggiante ardeva ancora, indicando la porta che avevano già tentato.
L'Ufficio Misteri (Cap. 34 Harry Potter 5)

    Ancora una volta raggiunse la porta che aveva di fronte e la spinse, la Bacchetta pronta e gli altri alle calcagna.
L'Ufficio Misteri (Cap. 34 Harry Potter 5)

    Aveva la stranissima sensazione che dietro il velo ci fosse qualcuno. Stringendo la Bacchetta, girò attorno alla piattaforma, ma non c’era nessuno: vide soltanto l’altro lato del logoro velo nero.
L'Ufficio Misteri (Cap. 34 Harry Potter 5)

    «Allontanatevi!» ordinò Hermione. Puntò la Bacchetta contro il punto dove sarebbe dovuta esserci la serratura e disse: «Alohomora!»
L'Ufficio Misteri (Cap. 34 Harry Potter 5)

    Si voltò a guardarli; avevano tutti la Bacchetta pronta e l’espressione seria, ansiosa. Tornò a fissare la porta e la spinse. Si spalancò.
L'Ufficio Misteri (Cap. 34 Harry Potter 5)

    Un getto di luce rossa scaturì dalla Bacchetta di Bellatrix Lestrange, ma Malfoy lo bloccò e glielo rispedì contro, mandandola a cozzare contro lo scaffale alla sinistra di Harry; parecchie sfere di vetro caddero sul pavimento e si ruppero.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Non appena Harry vide piegarsi le ginocchia dei due Mangiamorte, puntò la Bacchetta e gridò: «STUPEFICIUM!»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Uno zampillo di luce rossa colpì il Mangiamorte più vicino, che barcollò all’indietro e urtò contro una pendola, facendola cadere. Il secondo però riuscì a schivare l’incantesimo con un balzo e puntò la Bacchetta contro Hermione, che stava uscendo allo scoperto per prendere meglio la mira.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Harry si tuffò sul pavimento e gli agguantò le gambe, atterrandolo e facendogli sbagliare la mira. Nell’ansia di aiutarlo, Neville rovesciò un tavolo e puntò tremando la Bacchetta contro i due che si rotolavano sul pavimento, gridando: «EXPELLIARMUS!»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Il Mangiamorte aveva recuperato la Bacchetta, finita sul pavimento accanto alla scintillante campana di vetro. Harry si tuffò dietro un altro tavolo. Il suo avversario si voltò, ma il cappuccio gli era scivolato sugli occhi impedendogli di vedere; se lo strappò con la mano libera e gridò: «STUP…»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «STUPEFICIUM!» lo precedette Hermione, che li aveva raggiunti. Lo zampillo di luce rossa centrò in pieno il Mangiamorte, che si bloccò col braccio ancora sollevato: la Bacchetta cadde tintinnando, e lui barcollò all’indietro contro la campana di vetro. Harry si aspettava di sentire uno schianto, invece la testa del Mangiamorte attraversò la campana come se fosse una bolla di sapone, e l’uomo si afflosciò con la schiena sul tavolo e la testa immersa nel turbinoso pulviscolo scintillante.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «Accio Bacchetta!» gridò Hermione. Prese al volo la Bacchetta di Harry, sbucata da un angolo buio, e gliela lanciò.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Il Mangiamorte aveva estratto la testa dalla campana di vetro. Aveva un aspetto assurdo, con la testa di neonato che strillava disperatamente e le braccia robuste che mulinavano in tutte le direzioni, mancando Harry per un pelo. Harry levò la Bacchetta, ma Hermione gli bloccò il braccio.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «Petrificus Totalus!» urlò Harry, mentre il secondo Mangiamorte alzava la Bacchetta. Braccia e gambe dell’incappucciato si bloccarono di colpo, facendolo cadere faccia in giù sul pavimento, rigido come un pezzo di legno.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    La Bacchetta del Mangiamorte ammutolito da Hermione eseguì un brusco movimento di frusta, e una fiammeggiante stria purpurea colpì il petto della ragazza che lanciò un sommesso «Oh!» e crollò a terra, dove rimase immobile.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Harry cadde in ginocchio accanto a lei, mentre Neville strisciava in fretta verso di loro sotto la scrivania, la Bacchetta tesa davanti a sé. Il Mangiamorte gli tirò un calcio violento, spezzandogli la Bacchetta e centrandogli il naso. Con un ululato di dolore, Neville si ritrasse premendosi una mano sul viso. Harry si voltò di scatto, levando la Bacchetta, e vide che il Mangiamorte si era strappato il cappuccio e aveva la Bacchetta puntata su di lui. Harry riconobbe la lunga, pallida faccia storta già vista sul La Gazzetta del Profeta: Antonin Dolohov, il mago che aveva assassinato i Prewett.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «Aspetta» disse, raccogliendo da terra la Bacchetta di Hermione e consegnandola a Neville, «meglio che prendi questa».
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Neville allontanò con un piede i pezzi della sua Bacchetta, e insieme si avvicinarono alla porta.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «Sì». Luna infilò la Bacchetta dietro l’orecchio e passò un braccio attorno alla vita di Ginny per tirarla su.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Ma Ron aveva già puntato la Bacchetta contro la vasca.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «Soffocherà!» urlò Ginny, bloccata a terra dalla caviglia rotta… poi uno zampillo di luce rossa esplose dalla Bacchetta di un Mangiamorte e la centrò in pieno viso. Ginny si afflosciò da un lato e restò immobile.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «SDUPEFISCIUM!» urlò Neville, ruotando su se stesso e agitando la Bacchetta di Hermione contro i Mangiamorte sempre più vicini. «SDUPEFISCIUM, SDUPEFISCIUM!»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Stava cadendo, rimbalzava da un ripido gradino di pietra all’altro, finché con un tonfo mozzafiato atterrò di schiena nella cavità dove si trovava la piattaforma con l’arco di pietra. Le risate dei Mangiamorte echeggiarono nella stanza, e alzando lo sguardo Harry vide scendere verso di lui i cinque che lì avevano attaccati nella Stanza dei Cervelli, mentre altrettanti sbucavano da varie porte e cominciavano a scendere agilmente la gradinata. Si alzò a fatica sulle gambe, così tremanti da reggerlo a stento, la sfera ancora miracolosamente intatta nella mano sinistra, la Bacchetta nella destra. Indietreggiò, guardandosi attorno, cercando di tenere sotto tiro tutti i Mangiamorte. Le sue caviglie urtarono qualcosa di solido: aveva raggiunto la piattaforma. Vi salì a ritroso.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    I Mangiamorte si fermarono e lo fissarono. Alcuni ansimavano quanto lui. Uno era coperto di sangue; Dolohov, liberato dall’Incantesimo Petrificus, sogghignava puntandogli la Bacchetta dritto in faccia.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Harry provò un tuffo al cuore. Neville stava scendendo goffamente i gradini di pietra, la Bacchetta di Hermione stretta nella mano tremante.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «SDUPEFISCIUM!» gridò Neville, puntando la Bacchetta su un Mangiamorte dopo l’altro. «SDUPEFISCIUM! SDUPE…!»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «NODDAGLI GNENTE!» urlò Neville, che sembrava fuori di sé: scalciò e si divincolò mentre Bellatrix gli si avvicinava levando la Bacchetta. «NODDAGGLIELA, HARRY!»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Bellatrix levò la Bacchetta. «Crucio!»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «Questo era solo un assaggio!» disse Bellatrix. A un gesto della sua Bacchetta, le urla di Neville si placarono e il ragazzo rimase disteso singhiozzando ai suoi piedi. La donna si voltò a fissare Harry. «Allora, Potter: o ci consegni la profezia, o vedrai il tuo amichetto morire nel peggiore dei modi!»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Malfoy si voltò, la Bacchetta levata, ma Tonks gli aveva già spedito contro uno Schiantesimo. Senza aspettare di scoprire se lo avesse centrato, Harry saltò giù dalla piattaforma, fuori tiro. I Mangiamorte erano concentrati sui membri dell’Ordine, che scendevano in fretta i gradini di pietra facendo piovere su di loro un incantesimo dopo l’altro. Attraverso i corpi in corsa e i lampi di luce, Harry vide Neville strisciare lontano dalla mischia, e schivando un raggio di luce rossa si tuffò sul pavimento per raggiungerlo.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Il Mangiamorte premeva così forte sulla gola di Harry da levargli il fiato. Lacrimando Harry si guardò intorno: Sirius duellava con un Mangiamorte a tre metri di distanza; Kingsley ne stava affrontando due; Tonks, ancora a metà discesa, sparava incantesimi contro Bellatrix… e nessuno di loro sembrava rendersi conto che lui stava per morire. Puntò la Bacchetta all’indietro, al fianco del Mangiamorte, ma non aveva abbastanza fiato per pronunciare un incantesimo; la mano libera dell’uomo si protese verso la sfera…
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Neville, incapace di pronunciare correttamente gli incantesimi, aveva infilato la Bacchetta di Hermione in una fessura del cappuccio, dritto in un occhio del Mangiamorte. Urlando di dolore, l’uomo lasciò andare Harry che ruotò su se stesso e ansimò: «STUPEFICIUMÌ»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «Tarantallegra!» urlò, puntando la Bacchetta contro Neville, le cui gambe iniziarono immediatamente una specie di frenetico tip-tap, sbilanciandolo e facendolo cadere di nuovo a terra. «Ora, Potter…»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Dolohov alzò di nuovo la Bacchetta. «Accio prof…»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Dolohov ritrasse la Bacchetta per compiere il solito movimento di frusta. Harry scattò in piedi urlando: «Petrificus Totalus!» Ancora una volta, le braccia e le gambe di Dolohov s’irrigidirono e il Mangiamorte cadde a terra con un tonfo.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «La profezia, dammi la profezia, Potter!» ringhiò Lucius Malfoy, conficcandogli la punta della Bacchetta nelle costole.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Harry lanciò la profezia sul pavimento, Neville rotolò sulla schiena, la acciuffò e la strinse al petto. Subito Malfoy gli rivolse contro la Bacchetta, ma Harry puntò la propria alle spalle e urlò: «Impedimenta!»
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Malfoy fu colpito in pieno e ribaltato. Rialzandosi a fatica, Harry lo vide cozzare contro la piattaforma sulla quale stavano duellando Sirius e Bellatrix. Ancora una volta Malfoy levò la Bacchetta contro Harry e Neville ma, prima che riuscisse ad aprire bocca, Lupin era balzato fra loro.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Harry si voltò. Albus Silente era comparso sopra di loro, stagliato sulla soglia della Stanza dei Cervelli, la Bacchetta levata, il volto pallido e furente. Harry si sentì attraversare da una sorta di scarica elettrica… erano salvi.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    Senza rendersene conto, Harry lasciò andare Neville. Scese di nuovo a balzi i gradini ed estrasse la Bacchetta, mentre anche Silente si voltava verso la piattaforma.
Oltre il velo (Cap. 35 Harry Potter 5)

    «Aspetta» mormorò Lupin, e puntando la Bacchetta contro le gambe di Neville disse: «Finitus». L’incantesimo cessò: le gambe di Neville si fermarono. Lupin era pallido. «Andiamo… andiamo a cercare gli altri. Dove sono, Neville?»
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    «Stupeficium!» Harry si era spostato dietro il goblin che sorrideva estatico all’ormai decapitato mago, e le aveva puntato la Bacchetta alla schiena mentre lei tendeva il collo per guardare dietro la fontana. Bellatrix reagì così rapidamente che Harry ebbe a stento il tempo di schivare il colpo.
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    Alto, emaciato, avvolto in un manto nero col cappuccio, l’orrida faccia da rettile bianca e scarna, gli occhi scarlatti dalle pupille verticali fissi su di lui… Lord Voldemort era apparso nell’ingresso, la Bacchetta puntata contro Harry, che rimase paralizzato.
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    Harry non tentò nemmeno di difendersi: aveva la mente vuota, la Bacchetta inerte rivolta contro il pavimento.
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    Voldemort levò la Bacchetta e un altro getto di luce verde sfrecciò contro Silente, che si voltò e svanì con un guizzo del mantello. Un attimo dopo riapparve dietro Voldemort e agitò la Bacchetta verso i resti della fontana. Le altre statue presero vita. Quella della strega corse verso Bellatrix — che urlando le lanciò invano un incantesimo dopo l’altro — e le saltò addosso, bloccandola sul pavimento. Il goblin e l’elfo domestico zampettarono vicino ai camini lungo la parete, e il centauro con un braccio solo galoppò verso Voldemort, che svanì per ricomparire accanto alla vasca. La statua senza testa spinse indietro Harry, lontano dalla battaglia, mentre Silente si avvicinava a Voldemort e il centauro dorato galoppava loro intorno.
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    Silente mosse appena la Bacchetta: ne scaturì un incantesimo così forte che al suo passaggio Harry, benché protetto dal suo guardiano dorato, si sentì rizzare i capelli; stavolta per respingerlo Voldemort fu costretto a evocare dal nulla uno scintillante scudo argenteo. L’incantesimo, quale che fosse, non provocò danni visibili allo scudo, ma ne trasse un rintocco profondo simile a un gong: un suono stranamente agghiacciante.
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    Un altro zampillo di luce verde scaturì da dietro lo scudo argentato. Stavolta fu il centauro con un braccio solo che, galoppando davanti a Silente, ricevette il colpo ed esplose, ma prima ancora che i pezzi avessero toccato il pavimento, Silente ritrasse Bacchetta e la mosse in avanti come una frusta. Una lunga fiamma sottile partì dalla punta e volò ad avvolgersi attorno a Voldemort e al suo scudo. Per un istante parve che Silente avesse vinto, ma di colpo la fune fiammeggiante diventò un serpente che subito lasciò andare Voldemort e si voltò sibilando verso il suo creatore.
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    «Attento!» gridò Harry, ma non aveva ancora finito di urlare che dalla Bacchetta di Voldemort uscì un altro getto di luce verde contro Silente, e il serpente scattò…
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    Fanny calò davanti a Silente, spalancò il becco e inghiottì lo zampillo verde: esplose in fiamme e cadde a terra, implume e raggrinzita. Nello stesso istante, la Bacchetta di Silente si mosse in un unico, lungo gesto fluido; il serpente che stava per affondare le zanne nella sua carne volò per aria e svanì in una voluta di fumo nero, e l’acqua della vasca si levò a coprire Voldemort come un bozzolo di vetro fuso.
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    «Se vorrai scendere nell’Ufficio Misteri, Cornelius» intervenne Silente — che pareva rincuorato sullo stato di salute di Harry — facendosi avanti perché i nuovi arrivati notassero la sua presenza (qualcuno alzò la Bacchetta, altri si limitarono a fissarlo sbalorditi; le statue dell’elfo domestico e del goblin applaudirono, e Caramell fece un tale balzo che le sue pantofole si staccarono dal pavimento), «vi troverai parecchi Mangiamorte evasi rinchiusi nella Camera della Morte, bloccati da un Incantesimo Antismaterializzante, in attesa che tu decida che cosa farne».
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    Si allontanò dalla vasca e si avvicinò alla testa dorata del mago che giaceva per terra. Le puntò contro la Bacchetta e mormorò: «Portus». La testa si accese di azzurro, vibrò per qualche secondo sul pavimento e tornò immobile.
L’unico che abbia mai temuto (Cap. 36 Harry Potter 5)

    Silente si alzò e passò oltre Harry, diretto all’armadietto nero vicino al trespolo di Fanny. Si chinò, fece scorrere un chiavistello ed estrasse il basso bacile di pietra dal bordo ricoperto di rune nel quale Harry aveva visto suo padre tormentare Piton. Tornò alla scrivania, vi posò il Pensatoio e si avvicinò la Bacchetta alla tempia per estrarne fili di pensiero argentei e sottili come ragnatele e deporli nel bacile. Si sedette di nuovo e per un momento guardò i propri pensieri turbinare e fluttuare dentro il Pensatoio. Infine, con un sospiro, alzò la Bacchetta e la infilò nella sostanza argentea.
La profezia perduta (Cap. 37 Harry Potter 5)

    La mano di Malfoy volò verso la Bacchetta, ma Harry fu più rapido: aveva estratto la sua prima che le dita di Malfoy riuscissero a infilarsi in tasca.
La seconda guerra comincia (Cap. 38 Harry Potter 5)

    «Metti via subito quella Bacchetta» ordinò brusco. «Dieci punti in meno per Grifon…»
La seconda guerra comincia (Cap. 38 Harry Potter 5)

    Senza farselo ripetere, Harry infilò la Bacchetta in tasca e puntò verso il portone senza degnare di un’altra occhiata Piton e Malfoy.
La seconda guerra comincia (Cap. 38 Harry Potter 5)

    «Il Ministro della Magia si palesa solo al Primo Ministro Babbano suo contemporaneo» aveva spiegato Caramell, riponendo la Bacchetta magica dentro la giacca. «Riteniamo che sia il modo migliore per mantenere il segreto».
L'altro ministro (Cap. 1 Harry Potter 6)

    Il Primo Ministro si era piuttosto offeso sentendosi dire di accomodarsi nel suo stesso ufficio, figuriamoci vedendosi offrire il suo whisky, ma si era seduto comunque. Caramell aveva estratto la Bacchetta, fatto comparire dal nulla due grossi bicchieri colmi di liquido ambrato, ne aveva messo uno in mano al Ministro e aveva avvicinato una sedia.
L'altro ministro (Cap. 1 Harry Potter 6)

    Scrimgeour la strinse per un attimo, mentre il suo sguardo percorreva la stanza, poi estrasse una Bacchetta da sotto la veste.
L'altro ministro (Cap. 1 Harry Potter 6)

    «Caramell le ha detto tutto?» chiese, avvicinandosi alla porta e picchiettando con la Bacchetta sul buco della serratura. Il Primo Ministro udì la serratura scattare.
L'altro ministro (Cap. 1 Harry Potter 6)

    «Io preferisco non essere interrotto» disse Scrimgeour asciutto, «né spiato» aggiunse, puntando la Bacchetta verso le finestre. Le tende le coprirono all’istante. «Bene, allora, sono molto occupato, quindi veniamo al dunque. Prima di tutto, dobbiamo discutere della sua sicurezza».
L'altro ministro (Cap. 1 Harry Potter 6)

    «Lasciami, Bella!» ringhiò Narcissa, e sfoderò la Bacchetta da sotto il mantello per puntarla minacciosa contro il viso dell’altra.
Spinner's End (Cap. 2 Harry Potter 6)

    «Non c’è più niente che non oserei!»sibilò Narcissa, con una nota isterica nella voce. Calò la Bacchetta come un pugnale; ci fu un altro lampo di luce e Bella lasciò andare il braccio della sorella come se si fosse scottata.
Spinner's End (Cap. 2 Harry Potter 6)

    Puntò la Bacchetta contro la parete di libri alle proprie spalle e con un’esplosione una porta segreta si spalancò, rivelando una stretta scala sulla quale stava un ometto, immobile.
Spinner's End (Cap. 2 Harry Potter 6)

    Piton alzò una mano per interromperla, poi puntò di nuovo la Bacchetta contro la porta nascosta che dava sulle scale. Sì udirono una forte esplosione e uno squittio, seguiti dal rumore di Codaliscia che trotterellava su per le scale.
Spinner's End (Cap. 2 Harry Potter 6)

    «Ti servirà la Bacchetta, Bellatrix» sibilò Piton, gelido.
Spinner's End (Cap. 2 Harry Potter 6)

    Bellatrix si fece avanti in modo da sovrastarli e posò la punta della Bacchetta sulle loro mani intrecciate.
Spinner's End (Cap. 2 Harry Potter 6)

    Una lingua sottile di fiamma brillante scivolò dalla Bacchetta e si avvolse attorno alle loro mani come un filo incandescente.
Spinner's End (Cap. 2 Harry Potter 6)

    Una seconda lingua di fiamma scaturì dalla Bacchetta e si intrecciò alla prima, formando una sottile catena ardente.
Spinner's End (Cap. 2 Harry Potter 6)

    Ci fu un attimo di silenzio. Bellatrix li guardava, la Bacchetta sopra le loro mani intrecciate, gli occhi spalancati.
Spinner's End (Cap. 2 Harry Potter 6)

    Il volto stupefatto di Bellatrix si accese di rosso nel bagliore di una terza lingua di fiamma, che esplose dalla Bacchetta, si aggiunse alle altre e si strinse attorno alle mani intrecciate, come una fune, come un feroce serpente.
Spinner's End (Cap. 2 Harry Potter 6)

    Estrasse la Bacchetta così in fretta che Harry quasi non la vide; a un tocco noncurante, il divano sfrecciò in avanti e travolse le gambe di tutti e tre i Dursley, che vi crollarono uno sopra l’altro. Un nuovo tocco di Bacchetta e il divano tornò dov’era prima.
Lettera e testamento (Cap. 3 Harry Potter 6)

    Mentre si rimetteva in tasca la Bacchetta, Harry vide che la sua mano era annerita e raggrinzita, come se la carne fosse scomparsa, bruciata.
Lettera e testamento (Cap. 3 Harry Potter 6)

    Un terzo colpo di Bacchetta e apparvero a mezz’aria una bottiglia impolverata e cinque bicchieri. La bottiglia s’inclinò e versò una dose generosa di liquido color miele nei bicchieri, che poi svolazzarono fino a ciascuno dei presenti.
Lettera e testamento (Cap. 3 Harry Potter 6)

    «Oh, mi dispiace tanto» disse Silente con garbo, e levò di nuovo la Bacchetta. I bicchieri sparirono. «Ma sarebbe stato più educato bere».
Lettera e testamento (Cap. 3 Harry Potter 6)

    Zio Vernon sembrava pronto a esplodere in un effluvio di rispostacce, ma si limitò a ritrarsi fra i cuscini con zia Petunia e Dudley senza dire nulla, tenendo gli occhietti porcini fissi sulla Bacchetta di Silente.
Lettera e testamento (Cap. 3 Harry Potter 6)

    Agitò la Bacchetta per la quinta volta. Si udì un forte crac e apparve un elfo domestico, con il naso a grugno, orecchie giganti da pipistrello ed enormi occhi iniettati di sangue, rannicchiato sulla folta moquette pelosa dei Dursley e coperto di stracci sudici. Zia Petunia emise uno strillo da far rizzare i capelli: niente di così sporco era entrato in casa sua a memoria d’uomo; Dudley sollevò dal pavimento i rosei piedoni nudi e rimase seduto tenendoli quasi sopra la testa, come se pensasse che la creatura potesse risalirgli su per i pantaloni del pigiama, e zio Vernon urlò: «Che diavolo è quello?»
Lettera e testamento (Cap. 3 Harry Potter 6)

    «Non è il caso che ci carichiamo di queste cose adesso» disse, e sfoderò di nuovo la Bacchetta. «Le spedirò alla Tana ad aspettarci. Tuttavia vorrei che tu portassi il Mantello dell’Invisibilità… non si sa mai».
Lettera e testamento (Cap. 3 Harry Potter 6)

    Harry sfilò il Mantello dal baule con qualche difficoltà, cercando di evitare che Silente notasse il caos che c’era dentro. Quando lo ebbe ficcato in una tasca interna del giubbotto, Silente agitò la Bacchetta e baule, gabbia e Edvige svanirono. Allora il mago agitò di nuovo la Bacchetta e la porta si aprì sulla fresca, nebbiosa oscurità.
Lettera e testamento (Cap. 3 Harry Potter 6)

    «Tieni la Bacchetta pronta, Harry» disse in tono allegro.
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    «Vero» confermò Silente. «Quindi dovrai aggrapparti ben stretto al mio braccio. Al sinistro, se non ti dispiace… Come hai notato, il braccio della Bacchetta al momento è un po’ fragile».
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    Avanzarono lungo una ripida, stretta strada fiancheggiata da case. Tutte le finestre erano buie. Lo strano gelo che da due settimane gravava su Privet Drive persisteva anche lì. Pensando ai Dissennatori, Harry si gettò un’occhiata alle spalle e strinse la Bacchetta in tasca per rassicurarsi.
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    «Fuori la Bacchetta e seguimi, Harry» sussurrò.
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    Aprì il cancello e risalì il vialetto a passi rapidi e silenziosi, con Harry alle calcagna, poi spinse la porta molto piano, la Bacchetta alzata e pronta.
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    La punta della Bacchetta si accese, illuminando uno stretto ingresso. Sulla sinistra c’era un’altra porta spalancata. Tenendo alta la Bacchetta accesa, Silente entrò nel salotto, seguito da Harry.
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    Ai loro occhi si presentò una scena di totale devastazione. Una pendola giaceva a pezzi ai loro piedi, il quadrante spaccato, il pendolo poco lontano come una spada abbandonata. Un pianoforte era rovesciato sul fianco, con la tastiera distesa sul pavimento. Le schegge di un lampadario scintillavano lì vicino. Dei cuscini giacevano sgonfi, con le piume che traboccavano dagli squarci; frammenti di vetro e porcellana ricoprivano ogni cosa come polvere. Silente alzò ancora la Bacchetta, così che la sua luce cadde sulle pareti, dove qualcosa di rosso scuro e glutinoso copriva di schizzi la tappezzeria. Il breve sospiro di Harry indusse Silente a voltarsi.
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    E senza preavviso, Silente piombò in avanti, affondando la punta della Bacchetta nel sedile della poltrona, che strillò: «Ahia!»
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    La luce della Bacchetta scintillava sulla pelata brillante, sugli occhi sporgenti, sugli enormi baffi argentei da tricheco e sui lustrissimi bottoni della giacca di velluto ruggine che indossava sopra un pigiama di seta lilla. La sua testa raggiungeva appena il mento di Silente.
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    Silente indicò un malconcio casotto di pietra dove i Weasley tenevano le scope. Un po’ perplesso, Harry lo seguì oltre la porta cigolante in uno spazio poco più piccolo di un armadio normale. Silente illuminò la punta della Bacchetta, così da farla brillare come una torcia, e sorrise.
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    «Ma mentre stavo dai Dursley» lo interruppe Harry, a voce più alta, «ho capito che non posso rinchiudermi o… o crollare. Sirius non l’avrebbe voluto, no? E comunque, la vita è troppo breve… Guardi Madama Bones, guardi Emmeline Vance… Io potrei essere il prossimo, vero? Ma se è così» disse con forza, guardando Silente dritto negli occhi azzurri che scintillavano alla luce della Bacchetta, «farò in modo di portare con me tutti i Mangiamorte che posso, e anche Voldemort, se ci riesco».
Horace Lumacorno (Cap. 4 Harry Potter 6)

    «Oh, sì, è arrivata l’altro ieri» rispose la signora Weasley, picchiettando con la Bacchetta su una grossa pentola di ferro: quella rimbalzò sul fornello con un sonoro clang e cominciò subito a ribollire. «Sono tutti a letto, naturalmente, ti aspettavamo fra parecchie ore. Ecco qui…»
Un eccesso di flebo (Cap. 5 Harry Potter 6)

    Lei agitò la Bacchetta alle sue spalle: una pagnotta e un coltello planarono con dolcezza sul tavolo. Mentre la pagnotta si affettava e la pentola di zuppa atterrava di nuovo sul fornello, la signora Weasley prese posto di fronte a lui.
Un eccesso di flebo (Cap. 5 Harry Potter 6)

    La stanza di Fred e George era al secondo piano. La signora Weasley puntò la Bacchetta verso una lampada sul comodino, che si accese subito, inondando la stanza di un piacevole bagliore dorato. Anche se un grosso vaso di fiori era stato posato su una scrivania di fronte alla piccola finestra, il loro profumo non riusciva a coprire un odore stagnante che a Harry sembrò polvere da sparo. Un’ampia zona del pavimento era occupata da un gran numero di anonimi scatoloni di cartone sigillati, tra i quali si trovava il baule di Harry. A quanto pareva la stanza veniva usata come deposito temporaneo.
Un eccesso di flebo (Cap. 5 Harry Potter 6)

    «Non vuole andarsene» stava brontolando la signora Weasley preoccupata, in piedi davanti a Hermione, con la Bacchetta in mano e una copia della Guida del Guaritore aperta alla voce ‘lividi, Tagli e Abrasioni’. «Ha sempre funzionato, non riesco a capire».
Un eccesso di flebo (Cap. 5 Harry Potter 6)

    «Non è proprio il caso di usare questo linguaggio!» esclamò Madama McClan, sbucando fuori da dietro il supporto dei vestiti con un metro a nastro e una Bacchetta. «E non voglio nemmeno bacchette sfoderate nel mio negozio!»aggiunse in fretta, quando vide Harry e Ron con le bacchette puntate contro Malfoy.
La deviazione di Draco (Cap. 6 Harry Potter 6)

    Harry levò più alta la Bacchetta.
La deviazione di Draco (Cap. 6 Harry Potter 6)

    «Ma che modi!» esclamò Madama McClan, raccogliendo con un gesto brusco la veste caduta a terra e sfiorandola con la punta della Bacchetta per rimuovere la polvere.
La deviazione di Draco (Cap. 6 Harry Potter 6)

    «Sì, pensavo che la nonna si sarebbe arrabbiata per tutta quella pubblicità»rispose Neville, «invece era davvero contenta. Dice che comincio a essere all’altezza di mio padre, finalmente. Mi ha comprato una Bacchetta nuova, guarda!»
Il Lumaclub (Cap. 7 Harry Potter 6)

    «Anapneo»disse Lumacorno con calma, puntando la Bacchetta contro Belby, le cui vie respiratorie si liberarono all’istante.
Il Lumaclub (Cap. 7 Harry Potter 6)

    Harry non aveva paura di Malfoy, ma non gli andava di essere scoperto lì, nascosto sotto il Mantello dell’Invisibilità, da un gruppo di ostili Serpeverde. Con gli occhi ancora lacrimanti e la testa che pulsava, estrasse la Bacchetta, attento a non scostare il Mantello, e attese, trattenendo il fiato. Con suo sollievo, Malfoy parve decidere di aver solo immaginato quel rumore; si infilò la divisa come gli altri, chiuse il baule e mentre il treno rallentava sussultando si allacciò il nuovo, pesante mantello da viaggio.
Il Lumaclub (Cap. 7 Harry Potter 6)

    Senza preavviso, Malfoy aveva puntato la Bacchetta contro Harry, che rimase paralizzato all’istante. Come al rallentatore, si ribaltò oltre la reticella e cadde ai piedi di Malfoy con un tonfo doloroso che scosse il pavimento, il Mantello dell’Invisibilità impigliato sotto il corpo ora del tutto visibile, le gambe ancora assurdamente raccolte in quella scomoda posizione rannicchiata. Non poteva muovere un muscolo; riuscì solo ad alzare lo sguardo su Malfoy, che fece un gran sorriso.
Il Lumaclub (Cap. 7 Harry Potter 6)

    Cercò di fare un rumore, anche un grugnito, ma era impossibile. Poi si ricordò che alcuni maghi, come Silente, sapevano fare incantesimi senza parlare, così cercò di Appellare la sua Bacchetta ripetendo le parole Accio Bacchetta! più e più volte nella mente, ma non successe nulla.
Il trionfo di Piton (Cap. 8 Harry Potter 6)

    «Rimettiti quel Mantello, così possiamo andare a scuola a piedi» aggiunse Tonks, sempre senza un sorriso. Mentre Harry si riavvolgeva nel Mantello lei agitò la Bacchetta; ne scaturì un’immensa, argentea creatura a quattro zampe che corse via nell’oscurità.
Il trionfo di Piton (Cap. 8 Harry Potter 6)

    «Alohomora!»esclamò fiducioso, puntando la Bacchetta sul lucchetto, ma non successe nulla.
Il trionfo di Piton (Cap. 8 Harry Potter 6)

    «Bene, bene, bene» sogghignò. Estrasse la Bacchetta e diede un solo colpo al lucchetto: le catene strisciarono via e i cancelli si aprirono cigolando. «Carino da parte tua farti vedere, Potter, anche se evidentemente a tuo giudizio indossare la divisa scolastica è lesivo della tua immagine».
Il trionfo di Piton (Cap. 8 Harry Potter 6)

    Le chiuse il cancello in faccia con un urto sonoro e picchiettò di nuovo le catene con la Bacchetta, così che strisciarono al loro posto tintinnando.
Il trionfo di Piton (Cap. 8 Harry Potter 6)

    Levò la Bacchetta, disse: «Tergeo!»e aspirò il sangue secco.
Il trionfo di Piton (Cap. 8 Harry Potter 6)

    Il silenzio parve tendersi e allungarsi alle parole di Silente. Harry osservò Malfoy: non guardava Silente, ma faceva galleggiare la sua forchetta a mezz’aria con la Bacchetta, come se trovasse le parole del Preside indegne della sua attenzione.
Il trionfo di Piton (Cap. 8 Harry Potter 6)

    «Tu scegli Incantesimi» disse la professoressa McGranitt, «e io manderò due righe ad Augusta per ricordarle che solo perché lei è stata bocciata nel suo G.U.F.O. in Incantesimi, ciò non vuol dire che la materia sia necessariamente inutile». Con un breve sorriso per l’espressione di lieta incredulità di Neville, la professoressa McGranitt colpì con la punta della Bacchetta un orario in bianco e lo consegnò a Neville adeguatamente compilato.
Il Principe Mezzosangue (Cap. 9 Harry Potter 6)

    Ron, che avrebbe dovuto incantare Harry, era viola, le labbra compresse per trattenersi dalla tentazione di mormorare l’incantesimo. Harry aveva la Bacchetta levata, e aspettava sulle spine di respingere una fattura il cui arrivo pareva quanto mai improbabile.
Il Principe Mezzosangue (Cap. 9 Harry Potter 6)

    Puntò la Bacchetta contro Harry così veloce che lui reagì d’istinto e, dimenticati gli incantesimi non verbali, urlò: «Protego!»
Il Principe Mezzosangue (Cap. 9 Harry Potter 6)

    «Ehi!» fece Harry indignato, mentre lei gli sfilava dalla borsa la sua copia di Pozioni Avanzate e alzava la Bacchetta.
Il Principe Mezzosangue (Cap. 9 Harry Potter 6)

    Silente puntò la Bacchetta verso la bottiglia e il tappo volò via.
La casa di Gaunt (Cap. 10 Harry Potter 6)

    Silente e Harry lo seguirono su un sentierino di terra battuta orlato da siepi più alte e più selvatiche. Era stretto, pieno di pietre e di buche, scendeva giù per la collina e sembrava diretto verso una macchia di alberi scuri un po’ più sotto. E infatti poco dopo sfociò nella macchia: Silente e Harry si fermarono alle spalle di Ogden, che si era bloccato e aveva estratto la Bacchetta.
La casa di Gaunt (Cap. 10 Harry Potter 6)

    Harry pensò che Ogden fosse estremamente ottuso; lo straniero a suo parere era stato molto chiaro, visto che oltretutto brandiva una Bacchetta in una mano e un corto pugnale parecchio insanguinato nell’altra.
La casa di Gaunt (Cap. 10 Harry Potter 6)

    L’uomo vestito di stracci stava avanzando verso Ogden, il pugnale in una mano, la Bacchetta nell’altra.
La casa di Gaunt (Cap. 10 Harry Potter 6)

    Ogden puntò la Bacchetta verso il proprio naso, da cui colava ancora una grossa quantità di pus giallo, e il flusso cessò all’istante. Il signor Gaunt biascicò qualcosa a Orfin.
La casa di Gaunt (Cap. 10 Harry Potter 6)

    «Raccoglila!» le gridò Gaunt. «Ecco, sei lì che pulisci per terra come una sporca Babbana, a che cosa ti serve la Bacchetta, inutile sacco di fango?»
La casa di Gaunt (Cap. 10 Harry Potter 6)

    «Signor Gaunt, la prego!» esclamò Ogden indignato, mentre Merope, che aveva già raccolto la pignatta, diventava tutta rossa. Se la fece sfuggire di nuovo, estrasse la Bacchetta di tasca con mano tremante, la puntò e borbottò un breve inudibile incantesimo. La pentola sfrecciò sul pavimento, colpì la parete di fronte e si spaccò in due.
La casa di Gaunt (Cap. 10 Harry Potter 6)

    Merope si fece avanti barcollando, ma prima che potesse alzare la Bacchetta, Ogden aveva levato la sua ordinando: «Reparo». La pentola si aggiustò all’istante.
La casa di Gaunt (Cap. 10 Harry Potter 6)

    Sia Harry che Ogden urlarono ‘No!’ all’unisono; Ogden alzò la Bacchetta e gridò: «Relascio!»Gaunt fu scagliato all’indietro, lontano dalla figlia; volò oltre una sedia e cadde sulla schiena. Con un ruggito di rabbia, Orfin balzò su dalla poltrona e corse verso Ogden, brandendo il pugnale insanguinato e sparando indiscriminatamente maledizioni con la Bacchetta.
La casa di Gaunt (Cap. 10 Harry Potter 6)

    «Che cosa è successo alla ragazza nella casa?» chiese subito Harry mentre Silente accendeva qualche lampada con un lieve colpo di Bacchetta. «Merope, o come si chiamava».
La casa di Gaunt (Cap. 10 Harry Potter 6)

    Prese dalla borsa il vecchio Pozioni Avanzate e batté sulla copertina con la Bacchetta, borbottando: «Diffindo!»La copertina cadde. Fece lo stesso con il libro nuovo di zecca (Hermione era scandalizzata). Poi scambiò le copertine, le picchiettò entrambe e ordinò: «Reparo!»
Una mano da Hermione (Cap. 11 Harry Potter 6)

    «Se non apri la porta tu, la facciamo saltare!» minacciò Harry, sfoderando la Bacchetta.
Una mano da Hermione (Cap. 11 Harry Potter 6)

    «Mi dispiace, signore» rispose Harry, sottolineando l’ultima parola mentre riponeva la Bacchetta nella veste.
Una mano da Hermione (Cap. 11 Harry Potter 6)

    Harry puntò la Bacchetta nel vuoto, la fece scattare all’insù e disse tra sé: Levicorpus!
Argento e Opali (Cap. 12 Harry Potter 6)

    Harry aveva afferrato Mundungus per la gola e l’aveva spinto con forza contro il muro. Lo tenne stretto con una mano ed estrasse la Bacchetta.
Argento e Opali (Cap. 12 Harry Potter 6)

    «Sì, suppongo di sì». Silente trasse dall’interno della veste una nuova bottiglia di ricordi d’argento e la stappò con un colpo di Bacchetta.
Il Riddle segreto (Cap. 13 Harry Potter 6)

    «Ah» fece Silente, «forse sì. Però credo — e ancora una volta azzardo un’ipotesi, ma sono sicuro di avere ragione — che quando suo marito la abbandonò, Merope abbia cessato di usare la magia. Credo che non volesse più essere una strega. È anche possibile che la sofferenza per l’amore non corrisposto l’abbia privata dei suoi poteri; può succedere. In ogni caso, come stai per vedere, Merope rifiutò di alzare la Bacchetta anche per salvarsi la vita».
Il Riddle segreto (Cap. 13 Harry Potter 6)

    Senza dubbio la signora Cole era una donna inopportunamente acuta. Anche Silente doveva essere dello stesso avviso, perché Harry lo vide sfilare la Bacchetta dalla tasca dell’abito di velluto e nello stesso tempo prendere un foglio perfettamente bianco dalla scrivania.
Il Riddle segreto (Cap. 13 Harry Potter 6)

    «Ecco» disse Silente. Fece un gesto con la Bacchetta e le porse il foglio. «Credo che questo chiarirà tutto».
Il Riddle segreto (Cap. 13 Harry Potter 6)

    Harry era sicuro che Silente avrebbe rifiutato, che avrebbe detto a Riddle che ci sarebbe stato un sacco di tempo per le dimostrazioni pratiche a Hogwarts, che al momento si trovavano in un edificio pieno di Babbani, e quindi dovevano essere cauti. E invece, con sua enorme sorpresa, Silente estrasse la Bacchetta da una tasca interna della giacca, la puntò verso lo squallido armadio nell’angolo e l’agitò appena, con noncuranza.
Il Riddle segreto (Cap. 13 Harry Potter 6)

    Riddle spostò lo sguardo dall’armadio a Silente, poi, con espressione avida, indicò la Bacchetta.
Il Riddle segreto (Cap. 13 Harry Potter 6)

    «Li restituirai ai loro proprietari con le tue scuse» ordinò Silente con calma, infilando di nuovo la Bacchetta dentro la giacca. «Saprò se questo è stato fatto o no. E ti avverto: il furto non è tollerato a Hogwarts».
Il Riddle segreto (Cap. 13 Harry Potter 6)

    Harry mancò il baccello e colpì la ciotola, che andò in pezzi. «Reparo»ordinò subito, picchiettando i frammenti con la Bacchetta, e la ciotola tornò integra. Ma il fracasso evidentemente ricordò a Ron e Hermione che Harry era a un passo da loro. Hermione apparve turbata e cominciò subito a cercare la sua copia di Alberi Carnivori del Mondo per scoprire il modo corretto di spremere i baccelli di Pugnacio; da parte sua, Ron era imbarazzato ma anche compiaciuto.
Felix Felicis (Cap. 14 Harry Potter 6)

    «Ci penso io» disse Harry toccando terra accanto alle due ragazze. Puntò la Bacchetta verso la bocca di Demelza e ordinò ‘Epismendo’. «Ginny, non dire a Ron che è un idiota, non sei tu il Capitano…»
Felix Felicis (Cap. 14 Harry Potter 6)

    «Una cosa?» urlò Ginny, sfoderando la Bacchetta. «Una cosa,di preciso?»
Felix Felicis (Cap. 14 Harry Potter 6)

    Anche Ron aveva estratto la Bacchetta; Harry s’intromise rapido tra i due.
Felix Felicis (Cap. 14 Harry Potter 6)

    Ma spontaneamente affiorò nel suo animo un’immagine di quello stesso corridoio deserto e di lui che baciava Ginny al posto di Dean… il mostro nel suo petto fece le fusa… ma poi Harry vide Ron strattonare l’arazzo e puntare la Bacchetta contro di lui, urlando ‘fiducia tradita’… ‘credevo che fossi il mio migliore amico’…
Felix Felicis (Cap. 14 Harry Potter 6)

    Harry si voltò di scatto e vide Hermione puntare la Bacchetta contro Ron, con aria folle: il piccolo stormo filò come una pioggia di grossi proiettili d’oro verso Ron, che gemette e si coprì il volto con le mani; ma i canarini lo aggredirono, beccando e graffiando ogni brano di pelle che riuscivano a raggiungere.
Felix Felicis (Cap. 14 Harry Potter 6)

    La signora Weasley entrò appena in tempo per vedere Ron scagliare il coltello dei cavolini contro Fred, che lo trasformò in un aeroplano di carta con un pigro colpo di Bacchetta.
Un Natale molto gelato (Cap. 16 Harry Potter 6)

    «Che cosa avete in mente voi due?» chiese Ron. «Perché non ci aiutate con questi cavolini? Potreste usare la Bacchetta, così saremmo liberi anche noi!»
Un Natale molto gelato (Cap. 16 Harry Potter 6)

    Avrebbero dovuto tutti ascoltare la cantante preferita della signora Weasley, Celestina Warbeck, la cui voce usciva trillando da una grossa radio di legno. Fleur, che sembrava trovare Celestina molto noiosa, parlava a voce altissima, e la signora Weasley, accigliata, continuava ad alzare il volume a colpi di Bacchetta, così che Celestina cantava sempre più forte. Coperti da una canzone particolarmente vivace dal titolo Un calderone pieno di forte amor bollente, Fred e George cominciarono una partita a Spara Schiocco con Ginny. Ron continuava a lanciare sguardi furtivi a Bill e Fleur, come a voler prendere spunti. Remus Lupin, più magro e lacero che mai, era seduto vicino al fuoco e ne studiava le profondità, apparentemente sordo alla voce di Celestina.
Un Natale molto gelato (Cap. 16 Harry Potter 6)

    Nel desiderio di aiutarla, rovesciò la salsiera; Bill agitò la Bacchetta e la salsa galleggiò a mezz’aria, poi tornò mansueta al suo posto.
Un Natale molto gelato (Cap. 16 Harry Potter 6)

    Perso in quella prospettiva beata, agitò la Bacchetta con troppo entusiasmo e, invece di produrre la fontana di acqua pura che era l’oggetto della lezione di Incantesimi di quel giorno, scatenò un getto da idrante che rimbalzò sul soffitto e stese il professor Vitious faccia a terra.
Un ricordo lumacoso (Cap. 17 Harry Potter 6)

    «Harry si è già Materializzato» confidò Ron a un imbarazzato Seamus. Il professor Vitious si era nel frattempo asciugato con un colpo di Bacchetta e gli aveva assegnato per punizione una frase da scrivere cento volte (’Sono un maga, non un babbuino che brandisce un bastone’). «Sile… ehm… qualcuno l’ha portato con sé. Materializzazione Congiunta, sai».
Un ricordo lumacoso (Cap. 17 Harry Potter 6)

    Gli ci vollero parecchi secondi per riconoscere il luogo. Silente era atterrato vicino a lui. La casa dei Gaunt era indescrivibilmente sporca, più di qualunque posto Harry avesse mai visto. Il soffitto era coperto di ragnatele, il pavimento foderato di terriccio; cibo muffito e marcescente era disposto sul tavolo in un caos di pentole incrostate. La sola luce veniva da un’unica tremolante candela ai piedi di un uomo con capelli e barba così lunghi che Harry non distinse né gli occhi né la bocca. Era afflosciato in una poltrona vicino al fuoco, e Harry si chiese per un attimo se fosse morto. Ma poi qualcuno bussò forte alla porta e l’uomo si svegliò in un sussulto, alzando una Bacchetta nella destra e un corto pugnale nella sinistra.
Un ricordo lumacoso (Cap. 17 Harry Potter 6)

    E si scagliò verso Riddle, Bacchetta e pugnale in aria.
Un ricordo lumacoso (Cap. 17 Harry Potter 6)

    «Così il Ministero fece visita a Orfin. Non ebbero bisogno di interrogarlo, di Veritaserum o di Legilimanzia. Ammise subito il delitto, rivelando particolari che solo l’assassino poteva conoscere. Era fiero, disse, di aver ucciso i Babbani, aveva aspettato per tutti quegli anni l’occasione giusta. Consegnò la Bacchetta, che subito fu riconosciuta come l’arma del delitto. E si lasciò portare ad Azkaban senza lottare. Lo turbava solo il fatto che l’anello di suo padre fosse sparito. ‘Mi ucciderà per averlo perso’ ripeteva continuamente. ‘Mi ucciderà perché gli ho perso l’anello’. E a quanto pare furono le ultime parole che pronunciò. Visse ciò che gli restava da vivere ad Azkaban, lamentando la perdita dell’ultimo cimelio di Orvoloson, e fu sepolto accanto alla prigione insieme alle altre povere anime che erano spirate dentro quelle mura».
Un ricordo lumacoso (Cap. 17 Harry Potter 6)

    «Quindi Voldemort rubò la Bacchetta di Orfin e la usò?» chiese Harry, raddrizzandosi sulla sedia.
Un ricordo lumacoso (Cap. 17 Harry Potter 6)

    «Proprio così» rispose Silente. «Non abbiamo ricordi che ce lo mostrino, ma possiamo esserne abbastanza sicuri. Voldemort gettò uno Stupeficium sullo zio, gli prese la Bacchetta e attraversò la valle diretto alla ‘casa grande lassù’. Là uccise l’uomo Babbano che aveva abbandonato sua madre strega e, per buona misura, i nonni Babbani, cancellando così gli ultimi indegni Riddle e vendicandosi del padre che non l’aveva mai voluto. Poi tornò alla catapecchia dei Gaunt, eseguì la complicata magia per innestare un falso ricordo nella mente dello zio, posò la Bacchetta di Orfin accanto al proprietario privo di sensi, intascò l’antico anello e se ne andò».
Un ricordo lumacoso (Cap. 17 Harry Potter 6)

    Hermione agitava entusiasta la Bacchetta sopra il suo calderone. Non riuscirono nemmeno a copiare l’incantesimo che stava eseguendo perché ormai era diventata così brava in quelli non verbali che non aveva più bisogno di dirli ad alta voce. Ernie Macmillan però stava borbottando ‘Specialis Revelio!’ sul suo paiolo, che suonava bene, così Harry e Ron si affrettarono a imitarlo.
Sorprese di compleanno (Cap. 18 Harry Potter 6)

    Malfoy si voltò di scatto e la mano gli volò alla Bacchetta, ma in quel preciso istante i quattro direttori delle Case gridarono «zitti!» e calò di nuovo il silenzio. Malfoy si voltò lentamente per guardare davanti a sé.
Sorprese di compleanno (Cap. 18 Harry Potter 6)

    Agitò la Bacchetta. Vecchi cerchi di legno apparvero all’istante sul pavimento davanti a ciascuno studente.
Sorprese di compleanno (Cap. 18 Harry Potter 6)

    E con questo agitò la Bacchetta, fece Evanescere i cerchi e uscì dalla Sala accompagnato dalla professoressa McGranitt. Le chiacchiere esplosero non appena i ragazzi cominciarono a spintonarsi verso la Sala d’Ingresso.
Sorprese di compleanno (Cap. 18 Harry Potter 6)

    L’aveva trovata, una pergamena piegata in apparenza bianca, che dispiegò e batté con la punta della Bacchetta.
Sorprese di compleanno (Cap. 18 Harry Potter 6)

    «Bene» mormorò. Tornò a letto, colpì piano la Mappa con la Bacchetta e sussurrò: «Giuro solennemente di non avere buone intenzioni» in modo che Neville non lo sentisse.
Sorprese di compleanno (Cap. 18 Harry Potter 6)

    Harry batté con la Bacchetta sulla Mappa, borbottò «Fatto il misfatto»anche se non era vero, e si vestì, meditabondo. Ci doveva essere un motivo per le periodiche sparizioni di Malfoy, ma non riusciva a immaginarlo. Il modo migliore per scoprirlo sarebbe stato pedinarlo, ma anche con il Mantello dell’Invisibilità era un’idea poco realistica; aveva le lezioni, gli allenamenti di Quidditch, i compiti e Materializzazione; non poteva seguire Malfoy tutto il giorno in giro per la scuola senza che la sua assenza venisse notata.
Sorprese di compleanno (Cap. 18 Harry Potter 6)

    Harry reagì d’istinto; la Bacchetta uscì dalla tasca e l’incantesimo gli balzò in mente senza nemmeno pensarci: Levicorpus!
Sorprese di compleanno (Cap. 18 Harry Potter 6)

    «Ah… già…»osservò Madama Chips che, data la mole di Hagrid, doveva averlo scambiato per più persone. Per nascondere l’imbarazzo, corse a ripulire le orme di fango con la Bacchetta.
Roba da elfi (Cap. 19 Harry Potter 6)

    Harry balzò in piedi, spaventato, la Bacchetta pronta. Era convinto che la sala comune fosse vuota; non era preparato a vedere una sagoma massiccia alzarsi da una poltrona. Uno sguardo più attento gli rivelò Cormac McLaggen.
Roba da elfi (Cap. 19 Harry Potter 6)

    «Ti stavo aspettando» esordì McLaggen, ignorando la Bacchetta sfoderata di Harry. «Devo essermi addormentato. Senti, ho visto che portavano Weasley in infermeria. Non sembrava in forma per la partita della prossima settimana».
Roba da elfi (Cap. 19 Harry Potter 6)

    «Ah… già… il Quidditch…» mormorò, riponendo la Bacchetta nella cintura dei jeans e passandosi stancamente una mano tra i capelli. «Già… potrebbe non farcela».
Roba da elfi (Cap. 19 Harry Potter 6)

    «Mi spiace, ma temo che rientri nella definizione di ‘sforzi eccessivi’» rispose Madama Chips. Lo spinse di nuovo sul letto e alzò la Bacchetta, minacciosa. «Tu rimani qui finché non ti dimetto, Potter, o chiamo il Preside».
Roba da elfi (Cap. 19 Harry Potter 6)

    Un sonoro russare si levò dal letto di Ron. Dopo un po’ Madama Chips uscì dal suo ufficio, avvolta in una pesante vestaglia. La cosa più semplice era fingere di dormire; Harry si rotolò sul fianco e ascoltò le tende chiudersi ai suoi colpi di Bacchetta. Le luci si abbassarono, e lei tornò nell’ufficio; Harry sentì la porta scattare, e capì che stava andando a letto.
Roba da elfi (Cap. 19 Harry Potter 6)

    Harry puntò rapido la Bacchetta verso la porta dell’ufficio di Madama Chips e borbottò «Muffliato!» in modo che non accorresse. Poi si precipitò ai piedi del letto per vedere che cosa stava succedendo.
Roba da elfi (Cap. 19 Harry Potter 6)

    Harry puntò la Bacchetta contro Pix e ordinò: «Languelingua!»Pix si strinse le mani alla gola, deglutì e volò via dalla stanza facendo gesti osceni ma senza poter parlare, perché la lingua gli si era incollata al palato.
Roba da elfi (Cap. 19 Harry Potter 6)

    «Non ti preoccupare!» disse Hermione gentilmente, correndo in suo aiuto. «Ecco…» Colpì la bilancia rotta con la Bacchetta e ordinò: «Reparo».
La richiesta di Lord Voldemort (Cap. 20 Harry Potter 6)

    Silente picchiettò la bottiglia con la Bacchetta, il tappo volò via e lui versò il ricordo vorticante nel Pensatoio, dicendo: «Dopo di te, Harry».
La richiesta di Lord Voldemort (Cap. 20 Harry Potter 6)

    Per un attimo, Harry fu sul punto di urlare un inutile avvertimento: era certo che la mano di Voldemort si fosse spostata verso la tasca e la Bacchetta; ma l’attimo passò, Voldemort si voltò, la porta si chiuse e lui sparì.
La richiesta di Lord Voldemort (Cap. 20 Harry Potter 6)

    «Non ti preoccupare, possiamo sistemarlo» rispose lei; prese la pergamena ed estrasse la Bacchetta.
La stanza delle necessità (Cap. 21 Harry Potter 6)

    «Mi piacerebbe che succedesse tra me e Lavanda» mugugnò Ron funereo, osservando Hermione che picchiettava con la punta della Bacchetta le parole sbagliate, una a una. «Ma più butto lì che voglio finirla, più mi si attacca. È come stare con la piovra gigante».
La stanza delle necessità (Cap. 21 Harry Potter 6)

    «Sì, grandioso» borbottò Ron tetro. Stava tentando di asciugare la massa zuppa d’inchiostro che poco prima era stata un compito quasi finito. Hermione lo prese e cominciò ad aspirare l’inchiostro con la Bacchetta.
La stanza delle necessità (Cap. 21 Harry Potter 6)

    «Prima di cominciare, voglio i vostri temi sui Dissennatori». Piton agitò la Bacchetta con noncuranza, e venticinque fogli di pergamena si levarono in aria e atterrarono in una pila ordinata sulla cattedra. «E spero per il vostro bene che siano migliori delle fesserie che ho dovuto sopportare sulle difese contro la Maledizione Imperius. Ora, se volete aprire tutti il libro a pagina… che cosa c’è, signor Finnigan?»
La stanza delle necessità (Cap. 21 Harry Potter 6)

    Una volta lontano dalla Sala d’Ingresso, indossò il Mantello dell’Invisibilità, estrasse la Mappa del Malandrino dalla borsa e la colpì con la Bacchetta, mormorando «Giuro solennemente di non avere buone intenzioni»e la scrutò con cura.
La stanza delle necessità (Cap. 21 Harry Potter 6)

    «Su, su» lo rincuorò Lumacorno, e agitò la Bacchetta: la grossa pila di terra si alzò e poi ricadde con un tonfo soffocato sul ragno defunto, in un cumulo regolare. «Andiamo dentro a bere qualcosa. Reggilo dall’altra parte, Harry… così… Vieni, Hagrid… bravo…»
Dopo il funerale (Cap. 22 Harry Potter 6)

    A questo punto la Felix Felicis diede a Harry come un colpo di gomito, facendogli notare che la scorta di alcol si stava rapidamente esaurendo. Lui non era ancora arrivato a eseguire l’Incantesimo Rabbocco senza pronunciarlo ad alta voce, ma quella sera l’idea di non riuscirci era ridicola: infatti Harry sorrise mentre, all’insaputa di Hagrid e Lumacorno (che si stavano scambiando racconti sul traffico illegale di uova di drago), puntava di nascosto la Bacchetta verso le bottìglie semivuote, che subito si riempirono.
Dopo il funerale (Cap. 22 Harry Potter 6)

    E Odo l’eroe riportarono a casa, nel luogo dorato di sua fanciullezza, sepolto egli fu col cappello a rovescio e mezza Bacchetta, ahimè, che tristezza.
Dopo il funerale (Cap. 22 Harry Potter 6)

    Poi, molto lentamente, Lumacorno si mise la mano in tasca ed estrasse la Bacchetta. Infilò l’altra mano nel mantello e prese una bottiglia vuota. Senza levare gli occhi da Harry, si sfiorò la tempia con la Bacchetta e ne staccò un lungo argenteo filo di memoria appeso alla punta. Il ricordo si tese sempre di più finché non si spezzò e dondolò, luminoso e opalescente. Lumacorno lo depose nella bottiglia dove si acciambellò, poi si dilatò, vorticando come gas. Tappò la bottiglia con mano tremante e la passò sopra il tavolo a Harry.
Dopo il funerale (Cap. 22 Harry Potter 6)

    «Urca» commentò Ron alla fine del racconto; stava agitando distrattamente la Bacchetta verso il soffitto. «Urca. Andrai sul serio con Silente… a cercare di distruggere… urca».
Sectumsempra (Cap. 24 Harry Potter 6)

    «Ron, stai facendo nevicare» osservò Hermione paziente, afferrandogli il polso e spostando la traiettoria della Bacchetta via dal soffitto, dal quale in effetti avevano cominciato a cadere grossi fiocchi bianchi. Lavanda Brown, notò Harry, scrutava torva Hermione da un tavolo vicino: aveva gli occhi molto rossi. Hermione lasciò andare subito il braccio di Ron.
Sectumsempra (Cap. 24 Harry Potter 6)

    Si voltò di scatto ed estrasse la Bacchetta. D’istinto Harry fece lo stesso. La maledizione di Malfoy lo mancò di pochi centimetri, mandando in pezzi la lampada sulla parete accanto a lui; Harry si gettò di lato, pensò Levicorpus! e agitò la Bacchetta, ma Malfoy bloccò la fattura e si preparò a scagliarne un’altra…
Sectumsempra (Cap. 24 Harry Potter 6)

    «SECTUMSEMPRA!»gridò Harry dal pavimento, agitando furiosamente la Bacchetta.
Sectumsempra (Cap. 24 Harry Potter 6)

    Il sangue schizzò dal volto e dal petto di Malfoy come se fosse stato colpito da una spada invisibile. Barcollò all’indietro, lasciò cadere la Bacchetta dalla mano afflosciata e piombò sul pavimento allagato sollevando un enorme spruzzo.
Sectumsempra (Cap. 24 Harry Potter 6)

    La porta si spalancò dietro Harry, che alzò lo sguardo, terrorizzato: Piton si era precipitato nella stanza, livido in volto. Spinse via Harry, si chinò su Malfoy, estrasse la Bacchetta e la passò sopra le profonde ferite provocate dalla maledizione, borbottando un incantesimo che sembrava quasi una canzone. Il flusso di sangue parve rallentare; Piton asciugò quello che restava dal volto di Malfoy e ripeté la formula. Le ferite parvero ricucirsi.
Sectumsempra (Cap. 24 Harry Potter 6)

    Il rumore proveniva da un corridoio vicino; Harry corse da quella parte, la Bacchetta pronta, girò un altro angolo e vide la professoressa Cooman stesa a terra, la testa coperta da uno scialle, con diverse bottiglie di sherry accanto a lei, una delle quali rotta.
La veggente spiata (Cap. 25 Harry Potter 6)

    «Vedi?» mormorò Silente, levando un po’ più su la Bacchetta. Harry scorse una spaccatura nella parete, dentro la quale vorticava acqua scura.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    E con l’improvvisa agilità di un uomo molto più giovane, si lanciò in mare e nuotò con un impeccabile stile a rana verso la fessura buia nella superficie rocciosa, la Bacchetta accesa tra i denti. Harry si sfilò il Mantello, se lo ficcò in tasca e lo seguì.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Poco dopo, la fenditura si aprì su una buia galleria di roccia; Harry pensò che si sarebbe riempita d’acqua con l’alta marea. Le pareti scivolose distavano meno di un metro l’una dall’altra e brillavano come catrame fresco al passaggio della Bacchetta illuminata. Poco più avanti, la galleria piegò a sinistra, incuneandosi profondamente nella scogliera; Harry continuò a nuotare nella scia di Silente, sfiorando la roccia ruvida e bagnata con le dita intorpidite.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Silente era al centro della caverna, la Bacchetta levata, e girava piano su se stesso, osservando le pareti e il soffitto.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Silente arretrò e puntò la Bacchetta contro la roccia. Per un attimo apparvero i contorni di un arco, di un bianco vivido, come se dietro la fessura ci fosse una luce accecante.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    «Perdonami, Harry, mi sono dimenticato» si scusò; gli puntò addosso la Bacchetta e in un attimo gli abiti di Harry furono caldi e asciutti come se fossero stati appesi davanti a un fuoco.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    «Sei molto gentile, Harry» rispose Silente, passandosi sul braccio la punta della Bacchetta. Il profondo taglio si rimarginò all’istante, come le ferite di Malfoy guarite da Piton. «Ma il tuo sangue vale più del mio. Ah, pare che abbia funzionato, eh?»
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    «Dopo di me, direi» soggiunse Silente, e attraversò l’arco; Harry, alle sue spalle, si affrettò ad accendere la Bacchetta.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Non se l’era aspettato, ma si schiarì la voce e declamò, la Bacchetta levata: «Accio Horcrux!»
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    «Oho» esclamò allegro qualche istante più tardi. Chiuse la mano e si avvicinò all’acqua. Harry osservò con una certa ansia la punta delle scarpe del Preside sfiorare il limite estremo della riva. Tenendo la destra stretta in alto, Silente levò la Bacchetta con la sinistra e si toccò il pugno.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Harry guardò in basso e vide il riflesso della sua Bacchetta sulla distesa nera. La barca scavava increspature profonde nella superficie vitrea, solchi nello specchio oscuro…
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Ma Harry sapeva la nsposta prima che Silente potesse dargliela; la luce della Bacchetta aveva illuminato un nuovo tratto d’acqua, mostrandogli un uomo morto disteso a faccia in su appena sotto la superficie, gli occhi aperti velati come da ragnatele, capelli e abiti vorticanti come fumo attorno a lui.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    E in effetti la luce verdastra parve ingrandirsi, e pochi minuti dopo la barca si fermò, cozzando dolcemente contro qualcosa che Harry non vide subito; ma quando alzò la Bacchetta accesa, si accorse che avevano raggiunto un’isolotto di roccia liscia al centro del lago.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Levò la Bacchetta e fece complicati movimenti sulla superficie della pozione, mormorando parole senza suono. Non accadde nulla, a parte forse il fatto che la superficie brillò un po’ di più. Harry rimase in silenzio mentre Silente era all’opera, ma dopo un po’ questi ritrasse la Bacchetta e Harry capì che poteva parlare di nuovo.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Quasi come sovrappensiero, alzò di nuovo la Bacchetta, la fece roteare una volta a mezz’aria e poi afferrò il calice di cristallo che aveva creato dal nulla.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    «No!» urlò Harry, che si era alzato per riempire il calice; invece lo lasciò cadere nel bacile, si gettò a terra accanto a Silente e lo rivoltò sulla schiena. Silente aveva gli occhiali storti, la bocca spalancata, gli occhi chiusi. «No» supplicò Harry, scuotendolo, «no, lei non è morto, aveva detto che non era veleno, si svegli, si svegli… Reinnerva!»gridò, con la Bacchetta puntata verso il petto di Silente; ci fu un lampo di luce rossa ma non accadde nulla. «Reinnerva… Signore… la prego…»
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    «Aguamenti!» urlò, e colpì il calice con la Bacchetta.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    «Ma io avevo… Aspetti… Aguamenti!»ripeté Harry, puntando la Bacchetta sul calice. Per un secondo l’acqua trasparente brillò nel bicchiere, ma quando lo avvicinò alla bocca di Silente svanì di nuovo.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    «Petrificus Totalus!»urlò Harry, cercando di aggrapparsi alla liscia pietra bagnata e puntando la Bacchetta contro l’Inferius che lo aveva afferrato: quello lo lasciò andare e ricadde nell’acqua con un tonfo. Harry si rialzò; ma molti altri Inferi già si arrampicavano sulla roccia, le mani ossute artigliate alla superficie scivolosa, gli occhi vacui e orlati di ghiaccio fissi su di lui, trascinando stracci grondanti d’acqua, le facce scavate aperte in orribili ghigni.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    «Petrificus Totalus!»urlò di nuovo Harry, arretrando e agitando la Bacchetta; sei o sette si afflosciarono, ma molti altri continuavano ad avanzare. «Impedimenta! Incarceramus!»
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Alcuni inciamparono, uno o due legati da corde, ma quelli che salivano sulla roccia alle loro spalle scavalcavano i corpi morti o li calpestavano. Sciabolando senza sosta la Bacchetta, Harry gridò: «Sectumsempra! SECTUMSEMPRA!»
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Ma poi nel buio esplose il fuoco: rosso e oro, un anello di fuoco che circondò la roccia, e gli Inferi che stringevano Harry inciamparono e barcollarono, senza osare attraversare le fiamme per raggiungere l’acqua. Lasciarono andare Harry, che urtò il suolo, scivolò sulla roccia e cadde, sbucciandosi le braccia, ma si tirò su vacillando, alzò la Bacchetta e si guardò intorno.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Silente era di nuovo in piedi, pallido come un Inferius, ma molto più alto, col fuoco che gli danzava negli occhi; la sua Bacchetta era levata come una torcia e dalla punta scaturivano come un enorme lazo le fiamme che li abbracciavano col loro calore.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Toccarono terra con un lieve urto e Harry balzò fuori, poi si voltò rapido per aiutare Silente. Non appena ebbe raggiunto la riva, Silente abbassò la Bacchetta; l’anello di fuoco sparì, ma gli Inferi non riemersero. La barca affondò di nuovo negli abissi; sbatacchiando e tintinnando, anche la catena scivolò nel lago. Silente trasse un gran sospiro e si appoggiò alla parete.
La caverna (Cap. 26 Harry Potter 6)

    Harry alzò subito la Bacchetta.
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    Harry corse alla porta, ma aveva appena chiuso la mano sull’anello di ferro quando udì dei passi correre dall’altra parte. Si voltò a guardare Silente, che gli fece segno di arretrare. Harry obbedì ed estrasse la Bacchetta.
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    Poi vide la Bacchetta di Silente precipitare nel vuoto oltre il bordo dei bastioni e capì… Silente l’aveva immobilizzato senza parlare, e l’istante necessario per eseguire l’incantesimo gli era costato la possibilità di difendersi.
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    «Forse ti conviene continuare la tua missione da solo» suggerì Silente. «E se i tuoi rinforzi sono stati fermati dalla mia guardia? Come avrai capito, stanotte ci sono anche membri dell’Ordine della Fenice. E del resto non hai veramente bisogno di aiuto… Non ho la Bacchetta, al momento… Non posso difendermi».
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    Malfoy sembrava lottare contro il bisogno di urlare o di vomitare. Deglutì e respirò a fondo, scrutando torvo Silente, puntandogli la Bacchetta sul cuore. Poi, come se non potesse evitarlo, rispose: «Ho dovuto aggiustare quell’Armadio Svanitore rotto che nessuno usava da anni. Quello nel quale si è perso Montague l’anno scorso».
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    «Monete stregate» rivelò Malfoy, come se non potesse smettere di parlare; la sua Bacchetta tremava violentemente. «Io ne avevo una e lei l’altra, e potevo mandarle dei messaggi…»
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    «Le mie alternative!» gridò Malfoy. «Sono qui con una Bacchetta… sto per ucciderla…»
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    «Non può, invece» ribatté Malfoy. Ormai la sua Bacchetta tremava incontrollabilmente. «Nessuno può aiutarmi. Mi ha detto che se non lo faccio mi ucciderà. Non ho scelta».
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    «Ma sono arrivato fino a qui, no?» disse lentamente. «Credevano che sarei morto, e invece sono qui… e lei è in mio potere… Ho la Bacchetta in pugno… Lei è qui, a chiedermi pietà…»
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    Malfoy non parlò. Aveva la bocca aperta, e la mano con la Bacchetta tremava ancora. Harry credette di vederla abbassarsi…
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    «Draco, fallo o spostati. Uno di noi…» strillò la donna, ma in quel preciso istante la porta si spalancò ancora una volta e apparve Piton, la Bacchetta in pugno. Guardò la scena, da Silente accasciato contro il muro ai quattro Mangiamorte, a Malfoy.
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    «Abbiamo un problema, Piton» disse il goffo Amycus, senza distogliere da Silente lo sguardo e la Bacchetta. «Il ragazzo non sembra in grado…»
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    Piton levò la Bacchetta e la puntò contro Silente.
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    Uno zampillo di luce verde schizzò dalla punta della Bacchetta di Piton e colpì Silente in pieno petto. L’urlo di orrore non uscì mai dalla bocca di Harry; silenzioso e immobile, fu costretto a guardare Silente scagliato in aria: per un istante parve restare sospeso sotto il teschio lucente, e poi cadde lentamente all’indietro, oltre le merlature, come un’enorme bambola di pezza, e scomparve.
La torre (Cap. 27 Harry Potter 6)

    Superò con un balzo gli ultimi dieci scalini e si fermò, la Bacchetta alzata. Il corridoio illuminato fiocamente era pieno di polvere; metà del soffitto sembrava essere crollata e davanti a lui impazzava una battaglia ma, mentre cercava di capire chi combatteva contro chi, udì l’odiata voce gridare «È finita, andiamo!» e vide Piton sparire dietro l’angolo in fondo al corridoio. Lui e Malfoy evidentemente si erano fatti strada incolumi nella battaglia. Harry si lanciò dietro di loro, ma uno dei combattenti si allontanò dalla mischia e si scagliò su di lui: era il lupo mannaro, Greyback. Gli fu addosso prima che riuscisse ad alzare la Bacchetta: Harry cadde all’indietro, sentendo i sudici capelli arruffati premergli sul volto, mentre il puzzo di sudore e sangue gli riempiva naso e bocca, l’avido fiato caldo sulla gola…
La fuga del Principe (Cap. 28 Harry Potter 6)

    Qualcosa lo colpì forte nella schiena e lui cadde in avanti; sbatté la faccia a terra, il sangue schizzò dalle narici. Rotolò, la Bacchetta in pugno, sapendo che i Mangiamorte superati con la scorciatoia si stavano avvicinando…
La fuga del Principe (Cap. 28 Harry Potter 6)

    «No!» ruggì la voce di Piton, e il dolore cessò improvviso com’era arrivato; Harry rimase rannicchiato, stringendo la Bacchetta, ansante; da qualche parte sopra di lui Piton urlava: «Hai dimenticato gli ordini? Potter appartiene al Signore Oscuro… dobbiamo lasciarlo stare! Via! Via!»
La fuga del Principe (Cap. 28 Harry Potter 6)

    Piton agitò la Bacchetta e la maledizione venne respinta; ma Harry era a pochi metri da lui e finalmente lo vide bene in volto. Non era più beffardo o ghignante: le fiamme roventi mostravano un viso sconvolto dalla rabbia. Raccogliendo tutta la concentrazione possibile, Harry pensò: Levi…
La fuga del Principe (Cap. 28 Harry Potter 6)

    «No, Potter!» gridò Piton. Si udì un’esplosione e Harry fu scagliato indietro: batté di nuovo a terra, e questa volta la Bacchetta gli volò via di mano. Udì le grida di Hagrid e gli ululati di Thor; Piton si avvicinò, sovrastando Harry, disarmato e indifeso come lo era stato Silente. Il volto pallido di Piton, illuminato dalla capanna in fiamme, era intriso di odio proprio come quando aveva scagliato la maledizione su Silente.
La fuga del Principe (Cap. 28 Harry Potter 6)

    Harry si era tuffato per recuperare la Bacchetta; Piton la colpì con una fattura e quella volò a parecchi metri di distanza e sparì nel buio.
La fuga del Principe (Cap. 28 Harry Potter 6)

    Harry si mise in piedi a fatica; si guardò intorno, stordito, in cerca della Bacchetta; ma anche mentre tastava l’erba e scartava legnetti, sapeva che era troppo tardi per riprendere l’inseguimento. E infatti, trovata la Bacchetta, si voltò e vide l’Ippogrifo volare in cerchio sul cancello: Piton era riuscito a Smaterializzarsi appena fuori dai confini della scuola.
La fuga del Principe (Cap. 28 Harry Potter 6)

    Un getto di acqua schizzò dal puntale dell’ombrello. Harry alzò il braccio della Bacchetta, che gli parve di piombo, e anche lui mormorò ‘Aguamenti’: insieme, gettarono acqua sulla casa finché l’ultima fiamma non fu domata.
La fuga del Principe (Cap. 28 Harry Potter 6)

    Nessuno rispose. Harry guardò oltre Hermione e vide un volto irriconoscibile su un cuscino, lacerato e squarciato in modo grottesco. Madama Chips gli stava applicando un unguento verde dall’odore acre sulle ferite. Harry ricordò che Piton aveva guarito con gran facilità le ferite del Sectumsempra su Malfoy usando la Bacchetta.
Il lamento della Fenice (Cap. 29 Harry Potter 6)

    «Così è salito» proseguì Harry, che nella mente vedeva Piton salire di corsa la scalinata di marmo, la nera veste ondeggiante come al solito, ed estrarre la Bacchetta da sotto il mantello, «e ha trovato il posto dove tutti voi stavate combattendo…»
Il lamento della Fenice (Cap. 29 Harry Potter 6)

    Alla tavola di Serpeverde, Tiger e Goyle borbottavano tra loro. Corpulenti com’erano, sembravano stranamente soli senza l’alta figura pallida di Malfoy che li strapazzava. Harry non gli aveva dedicato molti pensieri. La sua ostilità era tutta per Piton, ma non aveva dimenticato la paura nella voce di Malfoy in cima a quella Torre, e nemmeno il fatto che aveva abbassato la Bacchetta prima che arrivassero gli altri Mangiamorte. Harry non credeva che Malfoy avrebbe ucciso Silente. Lo disprezzava per la sua infatuazione per le Arti Oscure, ma ora una minuscola goccia di pietà si mescolava alla sua avversione. Si chiese dove fosse in quel momento, e che cosa Voldemort lo stesse costringendo a fare sotto la minaccia di ucciderlo insieme ai genitori.
La tomba bianca (Cap. 30 Harry Potter 6)

   «Silenzio» le intimò Voldemort, con un altro piccolo movimento della Bacchetta di Malfoy, e Charity tacque, come imbavagliata. «Non contenta di corrompere e inquinare le menti dei bambini maghi, la settimana scorsa la professoressa Burbage ha pubblicato una commossa difesa dei Babbani sulla Gazzetta del Profeta. I maghi, ha dichiarato, devono accettare questi ladri della loro conoscenza e della loro magia. La diminuzione dei Purosangue È, sostiene la professoressa Burbage, una circostanza assai auspicabile... Se fosse per lei, ci farebbe accoppiare tutti con i Babbani... o con i lupi mannari...»
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   Voldemort levò la Bacchetta di Lucius Malfoy, la puntò sulla sagoma che roteava lenta sopra il tavolo e la agitò appena. Il corpo tornò in vita con un gemito e prese a lottare contro lacci invisibili.
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   «Bene» disse Voldemort. Estrasse la propria Bacchetta e le avvicinò per confrontarle.
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   sembrò che si aspettasse di ricevere la Bacchetta di Voldemort in cambio della sua. Il gesto non sfuggì a Voldemort; i suoi occhi si dilatarono malevoli.
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   «Darti la mia Bacchetta, Lucius? La mia Bacchetta
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   «La Bacchetta, Lucius. Voglio la tua Bacchetta».
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   davanti a sé, pallida come lui, i lunghi capelli biondi sparsi sulla schiena, ma sotto il tavolo le sue dita sottili si chiusero per un attimo sul polso del marito. A quel tocco, Malfoy infilò la mano nella veste, ne trasse una Bacchetta e la passò a Voldemort, che la levò davanti agli occhi rossi per esaminarla da vicino.
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   «Nessun volontario?» chiese Voldemort. «Vediamo... Lucius, non vedo perché dovresti continuare a possedere una Bacchetta».
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   «Come stavo dicendo» riprese Voldemort, scrutando di nuovo i volti tesi dei suoi seguaci, «ora capisco di più. Per esempio, dovrò prendere in prestito una Bacchetta da uno di voi per uccidere Potter».
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   «Si è sempre trattato bene, Lucius. Pavoni...» Yaxley sbuffò e ripose la Bacchetta sotto il mantello.
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   Le siepi di tasso assorbivano il rumore dei loro passi. Udirono un fruscio sulla destra: Yaxley sfoderò di nuovo la Bacchetta, puntandola sopra la testa del compagno, ma la fonte del rumore si rivelò un candido pavone che passeggiava maestoso sulla cima della siepe.
L’ascesa del Signore Oscuro (Cap. 1 Harry Potter 7)

   Gli ci volle un'altra ora per vuotarlo, gettar via le cose inutili e dividere il resto in pile, a seconda di quanto gli sarebbero servite da quel momento in poi. Le vesti di scuola e da Quidditch, il calderone, la pergamena, le piume e gran parte dei libri di testo finirono ammucchiati in un angolo. Chissà che cosa ne avrebbero fatto gli zii; li avrebbero bruciati nel cuore della notte, probabilmente, come prove di un crimine orrendo. Gli abiti Babbani, il Mantello dell'Invisibilità, il kit per le pozioni, alcuni libri, l'album di foto che gli aveva regalato Hagrid, un pacco di lettere e la Bacchetta andarono a riempire un vecchio zaino. In una tasca sul davanti c'erano la Mappa del Malandrino e il medaglione col messaggio firmato 'R.A.B.' Il medaglione meritava il posto d'onore non perché fosse prezioso in sé era privo di valore ma per quello che era costato impossessarsene.
In memoriam (Cap. 2 Harry Potter 7)

   «Oh, mia cara» sorride la Skeeter, picchiettandomi affettuosamente sulle nocche, «sai anche tu quante informazioni si possono ottenere con una borsa gonfia di galeoni, il rifiuto di sentire la parola 'no' e una bella Penna Prendiappunti affilata! C'era la coda per gettare fango su Silente, del resto. Non tutti pensavano che fosse così straordinario, sai: ha pestato un sacco di piedi importanti. Ma il vecchio Doggi Doge può anche scendere dal suo Ippogrifo, perché io ho avuto accesso a una fonte per la quale molti giornalisti si venderebbero la Bacchetta, una persona che non ha mai parlato pubblicamente prima d'ora e che è stata vicina a Silente nella fase più violenta e disturbata della sua giovinezza».
In memoriam (Cap. 2 Harry Potter 7)

   «Oh, sono contenta che tu abbia citato Grindelwald» risponde, con un sorriso provocatorio. «Temo che chi ancora si commuove per la vittoria spettacolare di Silente debba prepararsi alla bomba, o meglio Caccabomba. Una storia davvero molto sporca. Dirò solo: non mettete la mano sul fuoco su quel leggendario duello. Dopo aver letto il mio libro, forse bisognerà concludere che Grindelwald fece semplicemente sbucare un fazzoletto bianco dalla punta della Bacchetta e si arrese!»
In memoriam (Cap. 2 Harry Potter 7)

   Cominciò a marciare alla cieca per la stanza, aprendo cassetti vuoti e raccogliendo libri solo per rimetterli dov'erano, senza sapere quel che faceva, mentre frasi volanti dell'articolo di Rita gli echeggiavano in testa: un intero capitolo alla relazione Potter-Silente... è stata definita malsana, perfino sinistra... sguazzato nelle Arti Oscure da ragazzo... ho avuto accesso a una fonte per la quale molti giornalisti si venderebbero la Bacchetta...
In memoriam (Cap. 2 Harry Potter 7)

   «Hagrid, dobbiamo tornare, dobbiamo tornare!» urlò sopra il rombo del motore. Estrasse la Bacchetta, incastrando la gabbia di Edvige in fondo al sidecar, rifiutandosi di credere alla sua morte. «Hagrid, GIRA!»
I sette Potter (Cap. 4 Harry Potter 7)

   «Fermati... FERMATI!» gridò Harry. Ma quando si voltò di nuovo, due getti di luce verde gli sfiorarono l'orecchio sinistro: quattro Mangiamorte si erano separati dal cerchio e li inseguivano, mirando alla vasta schiena di Hagrid. Il pilota scartò, ma i Mangiamorte non mollarono; scagliarono altre maledizioni e Harry dovette abbassarsi nel sidecar per evitarle. Si voltò e gridò «Stupeficium!» e un lampo di luce rossa partì dalla sua Bacchetta, aprendo un varco tra i quattro inseguitori.
I sette Potter (Cap. 4 Harry Potter 7)

   Disperato, puntò la Bacchetta sul sidecar e gridò: «Wingardium Leviosa!»
I sette Potter (Cap. 4 Harry Potter 7)

   Una mano enorme lo afferrò per i vestiti e lo estrasse dal sidecar in caduta libera; Harry trascinò con sé lo zaino, si arrampicò sul sedile della moto e si ritrovò schiena a schiena con Hagrid. Mentre sfrecciavano in alto, lontano dai due Mangiamorte superstiti, Harry sputò sangue, puntò la Bacchetta verso il sidecar e urlò: «Confringo!»
I sette Potter (Cap. 4 Harry Potter 7)

   Ma Harry non ne era convinto; terrorizzato, guardava a destra e a sinistra in cerca di inseguitori che sarebbero giunti, di sicuro... perché erano rimasti indietro? Uno di loro aveva ancora la Bacchetta... è lui, è quello vero... l'avevano detto subito dopo che aveva cercato di Disarmare Stan...
I sette Potter (Cap. 4 Harry Potter 7)

   E Harry lo vide. Voldemort volava come fumo nel vento, senza una sco pa o un Thestral. Il suo volto da serpente brillava nel buio, le dita bianche levarono di nuovo la Bacchetta...
I sette Potter (Cap. 4 Harry Potter 7)

   Il dolore della cicatrice lo costrinse a chiudere gli occhi, ma la sua Bacchetta agì di propria iniziativa. Si sentì tirare la mano come da un enorme magnete, intravide uno schizzo di fuoco dorato attraverso le palpebre socchiuse, udì un crac e un grido di rabbia. Il Mangiamorte superstite imprecò; Voldemort urlò «No!»; in qualche modo, Harry si ritrovò col naso a un centimetro dal pulsante del fuoco di drago; lo premette con la mano libera e la moto eruttò altre fiamme, precipitando verso il suolo.
I sette Potter (Cap. 4 Harry Potter 7)

   «La tua Bacchetta, Selwyn, dammi la tua Bacchetta
I sette Potter (Cap. 4 Harry Potter 7)

   «Ecco la tua Bacchetta, ragazzo» disse Ted, toccandogli il braccio con quella. «Ti era caduta vicino, l'ho raccolta io. E questa signora contro cui stai urlando è mia moglie».
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   Erano apparse due figure, e mentre Harry correva verso di loro le riconobbe: Hermione, che stava tornando se stessa, e Kingsley. Entrambi si reggevano a una gruccia piegata. Hermione si gettò tra le braccia di Harry, ma Kingsley non diede alcun segno di gioia. Oltre la spalla di Hermione, Harry lo vide levare la Bacchetta e puntarla contro il petto di Lupin.
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   Kingsley puntò la Bacchetta contro Harry, ma Lupin intervenne: «È lui, ho già controllato!»
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   «D'accordo, d'accordo!» disse Kingsley, riponendo la Bacchetta sotto il mantello. «Ma qualcuno ci ha tradito! Lo sapevano, sapevano che era stanotte!»
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   «Ecco» disse, e con un colpo di Bacchetta distribuì dodici bicchieri pieni
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   «Non sono stato io» ribatté Harry in tono piatto. «È stata la mia Bacchetta. La mia Bacchetta ha agito di sua volontà».
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   «No» insisté Harry. «La moto stava cadendo, non sapevo dov'era Voldemort, ma la Bacchetta mi si è rigirata nella mano, l'ha trovato e gli ha scagliato un incantesimo che non ho nemmeno riconosciuto. Non avevo mai fatto apparire delle fiamme d'oro».
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   Nessuno disse nulla. Sapeva che non gli credevano. A pensarci bene, non aveva mai sentito parlare di una Bacchetta che facesse magie da sola.
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   Lui gli avrebbe creduto, lo sapeva. Silente avrebbe saputo come e perché la sua Bacchetta aveva agito da sola, perché Silente aveva sempre le risposte; sapeva tutto delle bacchette, aveva spiegato a Harry lo strano legame tra la sua e quella di Voldemort... Ma Silente, come Malocchio, come Sirius, come i suoi genitori, come la sua povera civetta, erano tutti andati dove Harry non avrebbe mai più potuto parlare con loro. Avvertì un bruciore in gola che non aveva nulla a che fare con il Whisky Incendiario...
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   «Mi avevi detto che usando la Bacchetta di un altro avrei risolto il problema!»
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   «Giuro di no... Credevo davvero che una Bacchetta diversa avrebbe funzionato...»
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   «Allora spiegami che cos'È successo. La Bacchetta di Lucius è distrutta!» «Non capisco... il legame... esiste solo... tra le vostre due bacchette...» «Menzogne!»
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

   E Harry vide la mano bianca levare la Bacchetta e sentì il fiotto di rabbia malvagia di Voldemort, vide il vecchio fragile sul pavimento contorcersi
Il Guerriero caduto (Cap. 5 Harry Potter 7)

    «Fleur ha visto la Bacchetta saltargli via di mano» osservò Harry.
Il demone in pigiama (Cap. 6 Harry Potter 7)

   Ma in un gran cigolio di molle rugginose Ron balzò su dal proprio letto e arrivò per primo. Con un braccio attorno alle spalle di Hermione, frugò nella tasca dei jeans e ne trasse un disgustoso fazzoletto che aveva usato poco prima per ripulire il forno. Sfoderò la Bacchetta, la puntò sullo straccio e mormorò: «Tergeo».
Il demone in pigiama (Cap. 6 Harry Potter 7)

   La Bacchetta risucchiò gran parte dell'unto. Compiaciuto, Ron diede il fazzoletto ancora fumante a Hermione.
Il demone in pigiama (Cap. 6 Harry Potter 7)

   «Descendo» borbottò Ron, puntando la Bacchetta contro il soffitto basso. Sopra le loro teste si spalancò una botola e una scala scivolò fino ai loro piedi. Dall'apertura quadrata scaturì un suono orrendo, a metà tra un risucchio e un gemito, insieme a uno sgradevole puzzo di fogna a cielo aperto.
Il demone in pigiama (Cap. 6 Harry Potter 7)

    lasciò cadere a terra Segreti dell'Arte Più Oscura; Grattastinchi strisciò sotto il letto, soffiando indignato; Ron balzò in piedi, scivolò su una carta di Cioccorana e batté la testa contro il muro di fronte, e Harry d'istinto si tuffò per prendere la Bacchetta prima di rendersi conto che stava fissando la signora Weasley, spettinata e stravolta dalla rabbia.
Il demone in pigiama (Cap. 6 Harry Potter 7)

   Gli rivolse un lungo sguardo indagatore, poi sorrise un po' triste, raddrizzò la schiena e se ne andò. Harry la vide agitare la Bacchetta vicino ai fili per stendere, e gli abiti umidi si sollevarono e si appesero; all'improvviso provò un'ondata di rimorso per il disturbo e il dolore che le procurava.
Il demone in pigiama (Cap. 6 Harry Potter 7)

   Harry afferrò la Bacchetta che era a terra accanto alla branda, la puntò verso la scrivania ingombra su cui aveva lasciato gli occhiali e disse: «Accio occhiali!» Erano solo a mezzo metro, ma fu un'immensa soddisfazione vederli sfrecciare verso di lui, almeno finché non gli si ficcarono nell'occhio.
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   «Non è un libro come gli altri» spiegò Ron. «È oro puro: Dodici Passi Infallibili per Sedurre una Strega. Dice tutto quello che bisogna sapere sulle ragazze. Se solo l'avessi avuto l'anno scorso, avrei saputo come liberarmi di Lavanda e come cavarmela con... be', a me l'hanno regalato Fred e George e ho imparato un mucchio di cose. Ti sorprenderà, e non parla solo di trucchi con la Bacchetta».
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   Harry si alzò e la mise a tacere con un grande abbraccio. Cercò di metterci un sacco di cose non dette, e forse lei le capì, perché gli accarezzò goffa la guancia quando lui la lasciò andare, poi agitò la Bacchetta un po' a caso, facendo cadere mezza confezione di bacon dalla padella a terra.
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   Ginny non cercò un'altra occasione per restare sola con Harry per tutto il resto della giornata, né dai suoi sguardi o dai suoi gesti trasparì che avessero condiviso altro che una garbata conversazione nella sua stanza. Ma l'arrivo di Charlie fu un sollievo per Harry. Fu una distrazione vedere la signora Weasley costringere il figlio a sedersi, levare minacciosa la Bacchetta e annunciargli che stava per subire un sacrosanto taglio di capelli.
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   Hermione fece sbucare dalla Bacchetta festoni viola e oro che drappeg giò con grazia su alberi e cespugli.
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   «Bello» commentò Ron, quando con un ultimo svolazzo della Bacchetta
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   «Largo, largo!» canticchiò la signora Weasley, varcando il cancello con un Boccino grande come un pallone da spiaggia davanti a sé. Qualche istante dopo Harry si rese conto che quella era la sua torta di compleanno, che la signora Weasley teneva sospesa con la Bacchetta per non trasportarla sul terreno irregolare. Quando la torta finalmente atterrò al centro della tavola, Harry commentò: «È straordinaria, signora Weasley».
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   Il Ministro non parlò mentre attraversavano la cucina in disordine e raggiungevano il salotto. Il giardino era ancora immerso in una morbida, dorata luce serale, ma in casa era già buio. Harry accese con la Bacchetta le lampade a olio, che illuminarono la stanza sciupata ma accogliente. Scrimgeour prese posto nella poltrona sfondata del signor Weasley, lasciando gli amici a strizzarsi fianco a fianco sul divano. Poi parlò.
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   «Hai passato il limite!» urlò Scrimgeour, alzandosi; anche Harry balzò in piedi. Scrimgeour avanzò zoppicando verso di lui e lo colpì forte sul petto con la punta della Bacchetta, che aprì nella maglietta di Harry una bruciatura, come di sigaretta accesa.
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   «Ehi!» esclamò Ron, balzando in piedi e afferrando la Bacchetta. Ma Harry lo fermò: «No! Vuoi dargli una scusa per arrestarci?»
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   «Muffliato» sussurrò, agitando la Bacchetta verso le scale.
Il testamento i Albus Silente (Cap. 7 Harry Potter 7)

   Il mago coi capelli a ciuffi levò la Bacchetta sopra le teste di Bill e Fleur e una pioggia di stelle d'argento cadde su di loro, avvolgendo in una spirale le due sagome abbracciate. Mentre Fred e George davano il via agli applausi, i palloncini dorati esplosero, liberando uccelli del paradiso e campanelle d'oro che unirono canto e suono al fragore.
Il matrimonio (Cap. 8 Harry Potter 7)

   Obbedirono tutti, zia Muriel con un sonoro brontolio; lui agitò la Bacchetta. Le sedie galleggiarono con grazia nell'aria mentre le pareti di tela svanivano, e tutti si ritrovarono sotto un gazebo sorretto da pali dorati, con una gloriosa vista dell'orto illuminato dal sole e della campagna intorno. Una pozza di oro fuso si allargò a formare una lucente pista da ballo; le sedie calarono attorno a piccoli tavoli addobbati di tovaglie bianche e la banda in divisa dorata marciò verso un podio.
Il matrimonio (Cap. 8 Harry Potter 7)

   Krum evidentemente non capiva se Harry lo stesse prendendo in giro o meno. Tirò fuori la Bacchetta dall'abito e la batté minaccioso sulla coscia; dalla punta schizzarono scintille.
Il matrimonio (Cap. 8 Harry Potter 7)

   «Gregorovich!» esclamò Harry, e Krum sussultò, ma Harry era troppo eccitato per badarci; alla vista della Bacchetta di Krum il ricordo era tornato vivissimo: Olivander che la prendeva e la studiava prima del Torneo Tremaghi.
Il matrimonio (Cap. 8 Harry Potter 7)

   «Ha fatto la tua Bacchetta! Ecco perché mi sembrava... il Quidditch...» Krum era sempre più insospettito.
Il matrimonio (Cap. 8 Harry Potter 7)

    rifletteva. Quindi Voldemort stava cercando un famoso fabbricante di bacchette e Harry non dovette chiedersi a lungo come mai: per quello che la sua Bacchetta aveva fatto la notte dell'inseguimento. L'agrifoglio e la piuma di fenice avevano battuto la Bacchetta presa in prestito, cosa che Olivander non aveva previsto né compreso. Gregorovich ne sapeva di più? Era davvero più abile di Olivander, a conoscenza di segreti che Olivander ignorava?
Il matrimonio (Cap. 8 Harry Potter 7)

   Il Mangiamorte biondo e grosso fu colpito in viso da un getto di luce rossa e si afflosciò, privo di sensi. Il suo compagno, non vedendo chi aveva scagliato l'incantesimo, ne spedì un altro: corde nere e lucide volarono dalla punta della sua Bacchetta e legarono Ron dalla testa ai piedi. La cameriera strillò e corse verso l'uscita. Harry scagliò un altro Schiantesimo contro il Mangiamorte dalla faccia storta che aveva legato Ron, ma l'incanto fallì il colpo, rimbalzò contro la vetrina e colpì la cameriera, che cadde davanti alla porta.
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   «Expulso!» urlò il Mangiamorte, e il tavolo esplose scagliando Harry contro la parete: sentì la Bacchetta scivolargli di mano e il Mantello cadergli di dosso.
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   «D-diffindo» disse, puntando la Bacchetta verso Ron, che gemette perché gli aveva squarciato i jeans al ginocchio, lasciando un taglio profondo. «Oh, scusami, Ron, mi trema la mano! Diffindo!»
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   Le corde tagliate caddero. Ron si alzò e scrollò le braccia per riacquistare la sensibilità. Harry raccolse la Bacchetta e si arrampicò sui detriti fino alla panca dov'era disteso il Mangiamorte biondo e grosso.
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   Trasse un gran respiro per calmarsi, poi puntò la Bacchetta contro la fronte di Dolohov e disse: «Oblivion».
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   Ron trafficò un po' per sfilare la Bacchetta di tasca.
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   «Be', scusa, sai» sibilò Hermione, e mentre trascinava la cameriera lontano dalla vetrina Harry la sentì borbottare un suggerimento su dove Ron poteva ficcarsi la Bacchetta.
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   Qualche attimo dopo i polmoni di Harry si dilatarono grati e lui aprì gli occhi: erano al centro di una squallida piazzetta dall'aria familiare. Alte case fatiscenti li fissavano da tutti i lati. Potevano vedere il numero dodici perché Silente, il Custode Segreto, aveva rivelato loro la sua esistenza, e si precipitarono da quella parte, voltandosi a ogni passo per controllare di non essere seguiti o spiati. Salirono di corsa i gradini di pietra e Harry picchiò una volta sulla porta con la Bacchetta. Udirono una serie di scatti metallici e lo sferragliare di una catena, poi la porta si spalancò cigolando e i
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   «No!» urlò Harry, e benché avesse alzato la Bacchetta non gli venne in mente alcun incantesimo. «No! Non siamo stati noi! Non ti abbiamo ucciso...»
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   «ZITTA!» urlò Harry, puntandole addosso la Bacchetta, e con un'esplosione e uno scoppio di scintille rosse le tende si richiusero, mettendola a tacere.
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   «Prima di andare avanti, meglio controllare» sussurrò Hermione. Levò la Bacchetta e disse: «Homenum revelio».
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   Agitò la Bacchetta per accendere le vetuste lampade a gas poi, tremando nella stanza piena di spifferi, si appollaiò sul divano, le braccia serrate attorno alle ginocchia. Ron andò alla finestra e scostò la pesante tenda di velluto.
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   Voltò le spalle a Ron e Hermione, fingendo di studiare il vecchio arazzo dell'albero genealogico dei Black. Poi Hermione cacciò un urlo: Harry sfoderò di nuovo la Bacchetta, si voltò e vide un Patronus argenteo planare attraverso la finestra del salotto e atterrare davanti a loro, dove assunse le sembianze della donnola che parlava con la voce del padre di Ron.
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   Arrivò appena in tempo: chiuse a chiave con mani tremanti, si afferrò la testa che pulsava e cadde a terra, poi, in un'esplosione di dolore, avvertì la rabbia che non gli apparteneva pervadergli l'anima. Vide una stanza lunga, illuminata da un camino, e il Mangiamorte grosso e biondo che urlava e si contorceva sul pavimento, e una sagoma più sottile incombere su di lui, la Bacchetta tesa, mentre Harry parlava con voce acuta, fredda, spietata.
Un nascondiglio (Cap. 9 Harry Potter 7)

   «C'È un modo più semplice» intervenne Hermione mentre Harry si ripuliva le dita macchiate sui jeans. Levò la Bacchetta e disse: «Accio medaglione!»
Il racconto di Kreacher (Cap. 10 Harry Potter 7)

    «Scopriamolo» disse Harry. Spinse la porta: era chiusa a chiave. Hermione puntò la Bacchetta contro la maniglia e disse: «Alohomora». Uno scatto e la porta si spalancò.
Il racconto di Kreacher (Cap. 10 Harry Potter 7)

   Ron comparve un minuto dopo, affannato, brandendo la Bacchetta.
Il racconto di Kreacher (Cap. 10 Harry Potter 7)

   Harry continuò a salire finché non raggiunse l'ultimo pianerottolo, su cui si affacciavano solo due porte. Quella di fronte a lui aveva una targa con scritto 'Sirius'. Non era mai entrato nella stanza del suo padrino. Spinse la porta, tenendo alta la Bacchetta per diffondere più luce possibile.
Il racconto di Kreacher (Cap. 10 Harry Potter 7)

   Non riusciva a stare lì sdraiato in compagnia di quei pensieri amari. Alla disperata ricerca di qualcosa da fare per distrarsi, uscì dal sacco a pelo, prese la Bacchetta e strisciò fuori dalla stanza. Sul pianerottolo sussurrò «Lumos» e salì le scale alla luce della Bacchetta.
Il racconto di Kreacher (Cap. 10 Harry Potter 7)

   Tesissimo, estrasse la Bacchetta, si spostò nell'ombra accanto alle teste di elfi decapitati e aspettò. La porta si aprì: vide uno scorcio della piazza illuminata dai lampioni, e una figura avvolta in un mantello entrò e chiuse la porta. Quando l'intruso fece un passo avanti la voce di Moody chiese: «Severus Piton?» Poi la sagoma di polvere si levò in fondo all'atrio e gli si fece incontro, alzando la mano cadaverica.
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   Harry puntò la Bacchetta nel fumo.
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   «Oh, grazie al cielo» mormorò Hermione, puntando invece la Bacchetta contro la signora Black; le tende si richiusero con un botto e cadde il silenzio. Ron abbassò la Bacchetta; Harry no.
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   «Oh, va bene». Harry abbassò la Bacchetta. «Ma dovevo controllare, no?»
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   Andarono in cucina e Hermione puntò la Bacchetta verso il camino. Un fuoco si accese all'istante, dando un'illusione di intimità alle spoglie pareti di pietra e facendo risplendere il lungo tavolo di legno. Lupin tirò fuori un paio di Burrobirre da sotto il mantello e si sedettero.
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   Lupin sfoderò la Bacchetta così in fretta che Harry non fece in tempo ad afferrare la propria: uno scoppio, e si sentì volare all'indietro, come colpito da un pugno; urtò contro la parete e scivolò a terra, riuscendo appena in tempo a vedere la coda del mantello di Lupin che spariva oltre la porta.
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   Mundungus si mise in piedi ed estrasse la Bacchetta; ma Hermione fu più veloce.
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   La Bacchetta di Mundungus schizzò in aria e Hermione la prese al volo. Mundungus, gli occhi dilatati dalla foga, si gettò verso le scale, ma Ron lo placcò e lo fece cadere sul pavimento di pietra con uno scricchiolio soffocato.
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   «Non sei proprio nella posizione di poterci minacciare» osservò Harry. Gettò via il giornale, attraversò la cucina a grandi passi e si mise in ginoc chio davanti a Mundungus, che cessò di lottare, terrorizzato. Ron si alzò ansante e guardò Harry puntare con determinazione la Bacchetta contro il naso del mago. Mundungus puzzava di sudore rancido e fumo; aveva i capelli impastati e gli abiti pieni di macchie.
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   «Non ci interessa sapere perché hai abbandonato Malocchio» lo interruppe Harry, avvicinandogli la Bacchetta agli occhi gonfi e arrossati. «Lo sapevamo già che sei un verme inaffidabile».
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   Era meraviglioso avere qualcosa da fare, qualcuno a cui chiedere una piccola porzione di verità. Mundungus aveva la Bacchetta di Harry così vicina all'attaccatura del naso che per tenerla d'occhio era diventato strabico.
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   A Harry cadde di mano la Bacchetta, che colpì Mundungus sul naso, mandando scintille rosse che gli incendiarono le sopracciglia. «Aguamenti!» urlò Hermione, e un getto d'acqua zampillò dalla sua Bacchetta, innaffiando uno sputacchiante e tossicchiante Mundungus.
La mazzetta (Cap. 11 Harry Potter 7)

   Abbandonò ogni tentativo di chiudere la porta e arretrò lungo l'ingresso buio, e Harry la seguì, scivolando verso di lei; la sua mano dalle lunghe dita aveva estratto la Bacchetta.
La Magia è Potere (Cap. 12 Harry Potter 7)

   Lui levò la Bacchetta. Lei urlò. Due bambini piccoli arrivarono di corsa nell'ingresso. Lei cercò di proteggerli con le braccia. Un lampo di luce verde...
La Magia è Potere (Cap. 12 Harry Potter 7)

   Aveva urlato, lo sapeva. Si alzò e aprì; Hermione entrò inciampando, si raddrizzò e si guardò intorno sospettosa. Ron era alle sue spalle, sul chi vive, e puntava la Bacchetta verso gli angoli del bagno gelido.
La Magia è Potere (Cap. 12 Harry Potter 7)

   «È un fabbricante di bacchette straniero» spiegò Harry. «Ha fatto la Bacchetta di Krum, che lo giudica bravissimo».
La Magia è Potere (Cap. 12 Harry Potter 7)

   «Forse la pensa come Krum, forse ritiene che Gregorovich sia più bravo... oppure crede che possa spiegargli cos'ha fatto la mia Bacchetta quando lui mi inseguiva, perché Olivander non lo sapeva».
La Magia è Potere (Cap. 12 Harry Potter 7)

   «Harry, continui a parlare di quello che ha fatto la tua Bacchetta» obiettò Hermione, «ma sei stato tu a farlo! Perché sei così deciso a non assumerti
La Magia è Potere (Cap. 12 Harry Potter 7)

   Si fissarono: Harry capiva di non aver convinto Hermione, che stava chiamando a raccolta tutti i suoi argomenti sia contro la sua teoria sulla Bacchetta sia contro il fatto che consentisse a se stesso di vedere nella mente di Voldemort. Per fortuna, Ron s'intromise.
La Magia è Potere (Cap. 12 Harry Potter 7)

   Andarono a letto tardi, dopo aver trascorso ore a rivedere il piano finché ognuno non fu in grado di recitarlo agli altri parola per parola. Harry, che dormiva nella stanza di Sirius, rimase disteso nel letto illuminando con la Bacchetta la vecchia foto di suo padre, Sirius, Lupin e Minus, e borbottò il piano tra sé per altri dieci minuti. Quando spense la luce però non pensava alla Pozione Polisucco, alle Pasticche Vomitose o alla divisa blu della Manutenzione Magica; pensava a Gregorovich, il fabbricante di bacchette, e a quanto ancora poteva sperare di restare nascosto mentre Voldemort gli dava la caccia con tanta determinazione.
La Magia è Potere (Cap. 12 Harry Potter 7)

   Puntò la Bacchetta contro una porta di sicurezza chiusa da un lucchetto e coperta di graffiti, che si spalancò con uno scoppio. Il buio corridoio conduceva, come avevano appreso nei loro attenti sopralluoghi, fino a un teatro vuoto. Hermione accostò la porta per farla sembrare ancora chiusa.
La Magia è Potere (Cap. 12 Harry Potter 7)

   Sotto il titolo era disegnata una rosa rossa, con un faccino lezioso tra i petali, strangolata da una torva e zannuta erbaccia verde. La copertina non riportava il nome dell'autore, ma Harry avvertì un pizzicore alle cicatrici sul dorso della mano. La giovane strega confermò i suoi sospetti dicendo, senza smettere di muovere la Bacchetta: «Qualcuno sa se oggi la vecchia megera interroga Mezzosangue tutto il giorno?»
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   Gli parve di essere tornato indietro nel tempo. La stanza era identica all'ufficio della Umbridge a Hogwarts: tovagliette di pizzo, centrini e fiori secchi ricoprivano ogni superficie. Alle pareti erano appesi gli stessi piatti decorativi, ciascuno col suo nauseante gattino infiocchettato a colori squillanti, che saltellava e faceva capriole. La scrivania era coperta da una tovaglia a fiori con i falpalà. Dietro l'occhio di Malocchio, un dispositivo telescopico consentiva alla Umbridge di spiare gli scrivani dall'altro lato della porta. Harry ci guardò dentro: erano ancora tutti riuniti attorno al Detonatore Abbindolante. Strappò il telescopio dalla porta, lasciando un foro, sfilò l'occhio magico e se lo mise in tasca. Poi si voltò, levò la Bacchetta e mormorò: «Accio medaglione».
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   Se O'Tusoe entrando non si fosse guardato alle spalle, Harry non avrebbe fatto in tempo a rimettersi il Mantello dell'Invisibilità. Invece il Ministro dovette cogliere solo una frazione di movimento, perché per qualche istante rimase immobile, fissando con curiosità il punto in cui Harry era appena sparito. Forse decise di aver visto solo Silente grattarsi il naso sulla copertina del libro, che Harry aveva frettolosamente rimesso a posto; fatto sta che O'Tusoe andò alla scrivania e puntò la Bacchetta sulla piuma pronta nel calamaio, che balzò su e cominciò a scrivere un messaggio per la Umbridge. Molto lentamente, senza quasi respirare, Harry uscì arretrando dall'ufficio.
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   «Signora Cattermole, al suo arrivo al Ministero oggi le è stata requisita una Bacchetta» stava dicendo la Umbridge. «Otto pollici e tre quarti, ciliegio, nucleo di pelo di unicorno. Riconosce la descrizione?»
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   «Può dirci per favore a quale mago o strega ha rubato questa Bacchetta?» «R-rubato?» singhiozzò la signora Cattermole. «Io n-non l'ho rubata a nessuno. L'ho c-comprata quando avevo undici anni. M-m-mi ha scelto». Pianse più forte che mai.
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   Fu la menzogna della Umbridge che fece salire a Harry il sangue al cervello, spazzando via ogni cautela, l'idea che potesse usare il medaglione estorto a un criminale da quattro soldi per sostenere le proprie credenziali di Purosangue. Levò la Bacchetta, senza nemmeno darsi la pena di nasconderla sotto il Mantello, ed esclamò: «Stupeficium!»
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   Un lampo di luce rossa; la Umbridge si afflosciò picchiando la fronte sulla balaustra: i documenti della signora Cattermole scivolarono dal suo grembo a terra e il gatto argenteo svanì. Un'aria ghiacciata li investì come un'improvvisa raffica di vento; Yaxley, confuso, cercava di capire da dove fosse venuto il colpo, quando vide la mano senza corpo di Harry e la Bacchetta puntata contro di lui. Cercò di estrarre a sua volta la Bacchetta, ma troppo tardi.
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   Il cervo d'argento sbucò dalla punta della Bacchetta di Harry e balzò verso i Dissennatori, che indietreggiarono e tornarono a confondersi con le ombre. La luce del cervo, più potente e calda della protezione del gatto, illuminava tutta la segreta mentre l'animale trottava attorno alla stanza.
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   «Con i Patroni» rispose Harry, e puntò la Bacchetta verso il proprio: il cervo rallentò e si avvicinò alla porta, emanando la sua vivida luce. «Tutti quelli che riusciamo a mettere insieme; chiama il tuo, Hermione».
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   Una lontra d'argento sbucò dalla punta della Bacchetta di Hermione e raggiunse il cervo danzando con grazia nell'aria.
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   «Chi ha la Bacchetta
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   Yaxley era schizzato fuori da un altro ascensore e correva verso il gruppo davanti ai camini nei quali tutti i Nati Babbani, tranne la signora Cattermole, erano ormai spariti. Il mago stempiato fece per levare la Bacchetta, ma Harry gli sferrò un pugno enorme che lo face volare a mezz'aria.
La Commissione per il Censimento dei nati babbani (Cap. 13 Harry Potter 7)

   Lui afferrò la Bacchetta che giaceva a terra e la puntò nei recessi della borsa magica.
Il ladro (Cap. 14 Harry Potter 7)

   «Se restiamo, questo posto va protetto con qualche incantesimo» rispose, e levando la Bacchetta cominciò a camminare in un ampio cerchio attorno a Harry e Ron e a mormorare formule magiche. Harry notò qualche piccolo movimento nell'aria circostante: era come se Hermione avesse evocato un alone di calore sulla radura.
Il ladro (Cap. 14 Harry Potter 7)

   «Non l'ha voluta indietro, la sua lombaggine è peggiorata» spiegò Hermione, tracciando complicati disegni a otto con la Bacchetta, «quindi il papà di Ron ha detto che potevo prenderla in prestito. Erecto!» aggiunse, puntando la Bacchetta sulla tela sformata, che in un solo movimento fluido si sollevò in aria e si posò, perfettamente montata, davanti a uno stupefatto Harry. Dalle mani di quest'ultimo volò un picchetto che si piantò con un ultimo tonfo all'estremità di un tirante.
Il ladro (Cap. 14 Harry Potter 7)

   Harry si rivolse a Hermione, ma la domanda che stava per fare se il fat to che la signora Cattermole fosse priva di Bacchetta poteva impedirle di Materializzarsi accanto al marito gli morì in gola. Hermione stava osservando Ron che si tormentava sul destino dei Cattermole, e c'era tanta tenerezza nel suo sguardo che a Harry parve quasi di averla sorpresa a baciarlo.
Il ladro (Cap. 14 Harry Potter 7)

   Con lo Spioscopio che gli aveva regalato Hermione posato al centro del tavolo sotto la tenda, Harry e Hermione passarono il resto della giornata a dividersi il ruolo di sentinelle. Ma lo Spioscopio rimase silenzioso e immobile sulla sua punta. Che fosse a causa degli incantesimi di protezione e Respingi-Babbani sparsi da Hermione tutto attorno, o perché pochi si avventuravano comunque da quelle parti, la loro zona di bosco rimase deserta, eccezion fatta per qualche uccello e scoiattolo. La sera non portò novità: quando alle dieci Harry accese la Bacchetta per dare il cambio a Hermione, la scena era ancora deserta, solo pochi pipistrelli svolazzavano alti nell'unica macchia di cielo stellato visibile dalla loro riparata radura.
Il ladro (Cap. 14 Harry Potter 7)

   Il silenzio tutto intorno era rotto da occasionali fruscii e dal rumore di rametti spezzati; Harry pensò che dovevano essere animali più che persone, però teneva la Bacchetta pronta. La sua pancia, già provata dall'inadeguata razione di funghi gommosi, brontolava di disagio.
Il ladro (Cap. 14 Harry Potter 7)

   Era convinto che una volta recuperato l'Horcrux sarebbe stato euforico, ma non era così; lì seduto a fissare il buio, di cui la Bacchetta accesa rischiarava solo una minuscola parte, l'unica cosa che provava era ansia per il futuro. Era come se da settimane, mesi, forse perfino anni non avesse fatto che precipitare verso quel momento, ma adesso era arrivato a un vicolo cieco, aveva finito la strada.
Il ladro (Cap. 14 Harry Potter 7)

   La voce di Harry era acuta, chiara e fredda; una mano bianca dalle lunghe dita reggeva la Bacchetta. L'uomo contro cui la puntava era appeso a testa in giù, ma non c'erano funi a tenerlo; dondolava, avvolto da nodi in visibili e sovrannaturali, le braccia strette al corpo, il volto terrorizzato, alla stessa altezza di quello di Harry, rosso per il sangue affluito alla testa. Aveva i capelli bianchissimi e una folta barba cespugliosa: un Babbo Natale legato.
Il ladro (Cap. 14 Harry Potter 7)

   «Come fa Gregorovich a costruirgli un'altra Bacchetta se è legato?» «Non lo so... è strano, vero?»
Il ladro (Cap. 14 Harry Potter 7)

   Più ricordava, meno senso aveva... Voldemort non aveva detto nulla della Bacchetta di Harry, nulla dei nuclei gemelli, nulla sull'idea che Gregorovich gli facesse una Bacchetta nuova e più potente per sconfiggere quella di Harry...
Il ladro (Cap. 14 Harry Potter 7)

   La mattina seguente, prima che gli altri due si svegliassero, Harry uscì dalla tenda e andò a cercare l'albero più vecchio, contorto e robusto del bosco. Alla sua ombra seppellì l'occhio di Malocchio Moody e segnò il posto incidendo con la Bacchetta una piccola croce nella corteccia. Non era molto, ma sentiva che Malocchio lo avrebbe di gran lunga preferito a restare incastonato nella porta di Dolores Umbridge. Poi tornò alla tenda e attese di discutere con gli altri sul da farsi.
La vendetta del folletto (Cap. 15 Harry Potter 7)

   «Ecco... qui» mormorò a denti stretti tirando fuori qualcosa che evidentemente si trovava sul fondo. Sbucò il bordo di un'elaborata cornice. Harry si affrettò ad aiutarla. Liberarono il ritratto vuoto di Phineas Nigellus; Hermione teneva la Bacchetta puntata contro il quadro, pronta a scagliare un incantesimo.
La vendetta del folletto (Cap. 15 Harry Potter 7)

   «A meno che non stesse dormendo» obiettò Harry, ma trattenne il respiro quando Hermione s'inginocchiò davanti alla tela vuota, la Bacchetta puntata sul centro, si schiarì la voce e chiamò: «Ehm... Phineas? Phineas Nigellus?»
La vendetta del folletto (Cap. 15 Harry Potter 7)

   Non parlarono di Ron nei giorni che seguirono. Harry era deciso a non nominarlo mai più e Hermione evidentemente capiva che era inutile insistere, anche se a volte, di notte, quando era convinta che lui dormisse, Harry la sentiva piangere. Intanto lui aveva preso l'abitudine di aprire la Mappa del Malandrino e di esaminarla alla luce della Bacchetta. Aspettava il momento in cui il puntino con il cartiglio che diceva 'Ron' fosse ricomparso nei corridoi di Hogwarts, dimostrando che era tornato al sicuro nel castello, protetto dal suo Stato di Purosangue. Ma Ron non apparve, e dopo un po' Harry si ritrovò ad aprire la Mappa solo per guardare il nome di
Godric’s Hollow (Cap. 16 Harry Potter 7)

   Trattenne il respiro con un'enfasi tale che Harry ebbe un tuffo al cuore: sfoderò la Bacchetta e si voltò a fronteggiare l'ingresso della tenda, aspettandosi quasi di vedere una mano infilarsi nell'apertura, ma non c'era nulla.
Godric’s Hollow (Cap. 16 Harry Potter 7)

   Dietro la chiesa, file dopo file di pietre tombali emergevano da una coltre azzurro pallido screziata di rosso, oro e verde brillanti dove le vetrate si riflettevano sulla neve. Con la mano stretta attorno alla Bacchetta nella tasca del cappotto, Harry si avvicinò alla prima lapide.
Godric’s Hollow (Cap. 16 Harry Potter 7)

   Hermione accese la Bacchetta e la puntò sulla lapide.
Godric’s Hollow (Cap. 16 Harry Potter 7)

   Hermione gli aveva preso di nuovo la mano e la stringeva forte. Harry non riusciva a guardarla, ma restituì la stretta, e inspirò profondamente l'aria della notte, cercando di calmarsi, di riprendere il controllo. Avrebbe dovuto portare qualcosa da offrire ai suoi genitori, non ci aveva pensato, e ogni pianta nel cimitero era gelata e senza foglie. Ma Hermione alzò la Bacchetta, disegnò un cerchio nell'aria e una corona di elleboro sbocciò davanti a loro. Harry la prese e la posò sulla tomba.
Godric’s Hollow (Cap. 16 Harry Potter 7)

   Si separò da lui per avere il braccio della Bacchetta libero.
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   «Lumos». Harry accese la Bacchetta e sussultò: in quei pochi istanti di
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   «Ha qualcosa per me?» le chiese Harry, ma lei sembrava distratta dalla luce della Bacchetta.
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   «Qui». Bathilda indicò l'angolo. Harry sollevò la Bacchetta e vide il profilo di una toeletta ingombra sotto la finestra schermata da una tenda.
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Questa volta la donna non gli fece strada. Harry s'infilò tra lei e il letto disfatto, impugnando la Bacchetta. Non voleva perderla d'occhio.
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Il serpente colpì mentre lui alzava la Bacchetta: la forza del morso sull'avambraccio la fece volare verso il soffitto; la sua luce roteò accecante nella stanza e si spense; poi un potente colpo di coda al diaframma gli mozzò il fiato: cadde all'indietro sulla toeletta, nel mucchio di abiti sudici...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   «Accio... Accio Bacchetta...»
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Si svegliò bruscamente nel buio maleodorante; Nagini l'aveva lasciato andare. Si alzò a fatica e contro la luce del pianerottolo vide il serpente attaccare e Hermione gettarsi di lato con uno strillo: la sua maledizione, deviata, colpì la finestra che andò in frantumi. L'aria gelida invase la stanza, Harry si abbassò per evitare un'altra pioggia di vetri rotti e il suo piede scivolò su qualcosa di simile a una matita... la sua Bacchetta...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Si chinò ad afferrarla, ma il serpente sembrava riempire tutta la stanza e la sua coda frustava l'aria; Hermione non si vedeva e per un attimo Harry pensò il peggio, ma poi sentì il fragore di un'esplosione e vide un lampo di luce rossa: il serpente volò in aria, schiaffeggiandolo forte sul volto mentre una spira dopo l'altra saliva verso il soffitto. Harry sollevò la Bacchetta, ma la cicatrice bruciò ancora più forte, più forte di quanto avesse fatto in anni.
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Quando fu abbastanza vicino perché il bambino potesse guardare sotto il suo cappuccio, vide il sorriso spegnersi e la paura oscurare il volto truccato; poi il bambino si voltò e corse via... sotto la veste tastò il manico della Bacchetta... un solo gesto e il bambino non sarebbe mai tornato dalla madre... ma era inutile, decisamente inutile...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Non avevano tirato le tende, li vide distintamente nel piccolo salotto: l'uomo alto e bruno con gli occhiali faceva uscire sbuffi di fumo colorato dalla punta della Bacchetta per divertire il piccolo con i capelli neri nel suo pigiama azzurro. Il bambino rideva e cercava di afferrare il fumo, di acchiapparlo con la manina...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Si aprì una porta ed entrò la madre, dicendo parole che lui non poteva sentire, i lunghi capelli rosso scuro che le incorniciavano il viso. Il padre prese in braccio il figlio e lo passò alla madre. Gettò la Bacchetta sul divano e si stiracchiò, sbadigliando...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Il cancello cigolò appena quando lo apri, ma James Potter non lo senti. La sua mano bianca sfilò la Bacchetta da sotto il mantello e la puntò verso
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Aveva varcato la soglia quando James arrivò di corsa nell'ingresso. Facile, troppo facile, non aveva nemmeno preso la Bacchetta...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   «Lily, prendi Harry e corri! è lui! Vai! Scappa! Io lo trattengo...» Trattenerlo, senza una Bacchetta in mano!... Rise prima di scagliare la maledizione...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   La senti urlare dal piano di sopra, in trappola, ma se non faceva sciocchezze lei, almeno, non aveva nulla da temere... Salì le scale, ascoltando divertito i suoi tentativi di barricarsi dentro... nemmeno lei aveva la Bacchetta... quanto erano stupidi, e fiduciosi a riporre la loro salvezza negli amici, ad abbandonare le armi anche solo per qualche istante...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Forzò la porta, gettò da un lato la sedia e le scatole frettolosamente accatastate con un pigro gesto della Bacchetta... lei era in piedi, il bambino in braccio. Nel vederlo, depose il piccolo nel lettino alle sue spalle e apri le braccia, come se potesse servire a qualcosa, come se nascondendolo sperasse di poter essere scelta al suo posto...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Puntò la Bacchetta attentamente contro il volto del bambino: voleva vederla bene, la distruzione di questo unico, inesplicabile pericolo. Il bambino scoppiò a piangere: si era accorto che non era James. Non gli piace va che piangesse, non aveva mai sopportato i bambini che frignavano all'orfanotrofio...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Io sto bene. Farò la guardia per un po'. Dov'È la mia Bacchetta?» Lei non rispose, si limitò a guardarlo.
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   «Dov'È la mia Bacchetta, Hermione?»
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   «Dov'È la mia Bacchetta
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   La Bacchetta di agrifoglio e fenice era quasi spezzata in due. Un fragile filamento di piuma di fenice teneva insieme i due pezzi. Il legno si era tranciato. Harry la prese fra le mani come se fosse una cosa viva che ha subito una terribile ferita. Non riusciva a riflettere: tutto era una macchia di panico e terrore. Poi la diede a Hermione.
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   La metà penzolante della Bacchetta si saldò. Harry la brandì.
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   La Bacchetta emise una flebile luce, poi si spense. Harry la puntò contro
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   La Bacchetta di Hermione sussultò lievemente, ma non le volò via dalla mano. Il debole tentativo di magia fu troppo per quella di Harry, che si spezzò di nuovo in due. Lui la fissò, stupefatto, incapace di accettare quello che vedeva... la Bacchetta che era sopravvissuta a tanto...
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Harry pensò a Olivander, rapito e prigioniero di Voldemort, a Gregorovich, che era morto. Come avrebbe fatto a trovare una nuova Bacchetta?
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Il volto umido di lacrime, Hermione gli porse la propria Bacchetta, e lui uscì dalla tenda, lasciandola seduta accanto al letto, non desiderando altro che allontanarsi da lei.
Il Segreto di Bathilda (Cap. 17 Harry Potter 7)

   Il sole stava sorgendo: la pura, incolore vastità del cielo si stendeva lassù, indifferente a lui e alle sue sofferenze. Harry si sedette all'ingresso della tenda e inspirò a fondo l'aria pulita. Il solo fatto di essere vivo e vedere il sole sorgere sulla collina candida di neve scintillante avrebbe dovuto essere il tesoro più grande della terra, ma non riusciva ad apprezzarlo: aveva i sensi storditi dalla catastrofe di aver perso la Bacchetta. Guardò la valle innevata; campane lontane rintoccavano nel silenzio luminoso.
Vita e Menzogne di Albus Silente (Cap. 18 Harry Potter 7)

   Senza rendersene conto, aveva affondato le dita nelle braccia come se cercasse di resistere a un dolore fisico. Aveva versato il proprio sangue più volte di quante ne potesse contare; una volta aveva perso tutte le ossa del braccio destro; quel viaggio gli aveva già regalato cicatrici sul petto e sull'avambraccio, in aggiunta a quelle sulla mano e sulla fronte; eppure mai, fino a quel momento, si era sentito così fatalmente indebolito, vulnerabile e nudo, come se la parte migliore del suo potere magico gli fosse stata strappata via. Sapeva benissimo che cosa gli avrebbe detto Hermione: la Bacchetta vale quanto il mago che la adopera. Ma aveva torto, il suo caso era diverso. Lei non aveva sentito la Bacchetta girare come l'ago di una bussola e scagliare fiamme dorate contro il suo nemico. Aveva perso la protezione dei nuclei gemelli e solo adesso che era svanita capiva quanto ci aveva fatto conto.
Vita e Menzogne di Albus Silente (Cap. 18 Harry Potter 7)

   Tirò fuori dalla tasca i pezzi della Bacchetta spezzata e senza guardarli li
Vita e Menzogne di Albus Silente (Cap. 18 Harry Potter 7)

   E la rabbia eruttò in lui come lava, bruciandolo dentro, spazzando via ogni altro sentimento. Per pura disperazione si erano convinti che Godric's Hollow avesse delle risposte e di doverci andare, che facesse tutto parte di un percorso segreto tracciato per loro da Silente; ma non c'erano mappe, non c'erano piani. Silente li aveva lasciati avanzare a tentoni nel buio, lottare con orrori sconosciuti e inimmaginati, soli e senza aiuto: nessuna spiegazione, nessuna concessione, non avevano la spada e ora Harry non aveva nemmeno la Bacchetta. E aveva perso la fotografia del ladro, adesso sarebbe stato facile per Voldemort scoprire chi era... adesso Voldemort aveva tutte le informazioni...
Vita e Menzogne di Albus Silente (Cap. 18 Harry Potter 7)

   Sul viso di Hermione si leggeva la paura che lui potesse scagliarle addosso una maledizione con la sua stessa Bacchetta. Il volto rigato dalle lacrime, si accovacciò accanto a lui, con due tazze di tÈ che le tremavano fra le mani e qualcosa di voluminoso sotto il braccio.
Vita e Menzogne di Albus Silente (Cap. 18 Harry Potter 7)

    la stessa sensazione provata quando Ron se n'era andato. Si era fidato di Silente, l'aveva creduto l'incarnazione della bontà e della saggezza. Tutto era cenere: quanto ancora poteva perdere? Ron, Silente, la Bacchetta di fenice...
Vita e Menzogne di Albus Silente (Cap. 18 Harry Potter 7)

   Harry raccolse la Bacchetta di Hermione, che aveva lasciato cadere nella neve, e tornò a sedersi all'ingresso della tenda.
Vita e Menzogne di Albus Silente (Cap. 18 Harry Potter 7)

   Finalmente si alzò che era ancora buio e raggiunse Hermione, rannicchiata all'ingresso della tenda a leggere Storia della Magia alla luce della Bacchetta. La neve continuava a cadere fitta e lei accolse con sollievo la proposta di fare i bagagli al più presto e partire.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Balzò in piedi, la voce paralizzata in gola, e alzò la Bacchetta di Hermione. Strizzò gli occhi perché la luce divenne accecante, gli alberi le si stagliavano davanti neri come la pece, qualunque cosa fosse si avvicinava...
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   «Lumos!» sussurrò, e la punta della Bacchetta si accese.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   La sagoma della cerva sbiadiva a ogni battito di ciglia e lui ascoltava i rumori della foresta, lontani scricchiolii di rami, morbidi fruscii di neve. Stava per essere aggredito? Era stato attirato in un'imboscata? Stava solo immaginando che ci fosse qualcuno oltre la luce della Bacchetta, che lo guardava?
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Levò la Bacchetta più in alto. Nessuno gli si precipitò addosso, nessun lampo di luce verde esplose da dietro un albero. Perché, allora, l'aveva portato lì?
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Qualcosa brillò alla luce della Bacchetta e Harry si voltò di scatto, ma non vide altro che una pozza ghiacciata; la sua superficie nera e incrinata scintillò quando lui alzò ancora la Bacchetta per osservarla.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Si avvicinò cauto e guardò in basso. Il ghiaccio rifletteva la sua ombra distorta e il raggio di luce della Bacchetta, ma in fondo, sotto la densa, nebulosa scorza grigia scintillava qualcos'altro. Una grande croce d'argento...
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Il cuore gli balzò in gola: cadde in ginocchio sul bordo della pozza e diresse la Bacchetta in modo da illuminare il più possibile il fondo. Un brillio
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   La fissò, senza quasi respirare. Com'era possibile? Com'era finita in una pozza nel bosco, così vicino a dove si erano accampati? Qualche ignota magia aveva attratto Hermione in quel luogo, o la cerva, che lui aveva preso per un Patronus, era una sorta di guardiana del laghetto? O la spada era stata messa lì dopo il loro arrivo, proprio perché c'erano loro? In tal caso, dov'era la persona che aveva voluto consegnarla a Harry? Di nuovo puntò la Bacchetta verso gli alberi e i cespugli, in cerca di una figura umana, del brillio di uno sguardo, ma non vide nessuno. Tuttavia, quando tornò a concentrarsi sulla spada che riposava sul fondo della pozza ghiacciata, la sua esaltazione era alimentata anche dalla paura.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Puntò la Bacchetta verso la sagoma argentata e mormorò: «Accio spada».
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Un gufo stridette e lui pensò con una stretta al cuore a Edvige. Tremava, i denti gli battevano orribilmente, eppure continuò a togliersi gli abiti finché non rimase in maglietta e mutande, scalzo nella neve. Posò in cima ai vestiti la saccoccia che conteneva la sua Bacchetta, la lettera di sua madre, il frammento di specchio di Sirius e il vecchio Boccino; poi puntò la Bacchetta di Hermione contro il ghiaccio.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Rimuginare sul compito che lo attendeva non l'avrebbe reso più semplice né avrebbe scaldato l'acqua. Si avvicinò al bordo e posò a terra la Bacchetta di Hermione ancora accesa. Poi, cercando di non pensare a quanto più freddo avrebbe avuto o ai brividi che l'avrebbero scosso, si tuffò.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Harry si riappese al collo la saccoccia di Hagrid, infilò un ultimo golf, si chinò a raccogliere la Bacchetta di Hermione e si rialzò davanti a Ron. «Perché sei qui?»
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   «Chiunque abbia evocato quel Patronus deve avercela messa dentro». Fissarono entrambi l'elaborata spada d'argento; l'elsa coperta di rubini scintillava fioca alla luce della Bacchetta di Hermione.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

    distruggere il medaglione una volta per tutte. Harry si guardò intorno, tenendo alta la Bacchetta di Hermione, e individuò il posto adatto: una pietra piatta all'ombra di un platano.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   La spada lampeggiò, affondò: Harry balzò di lato; si udirono un clangore metallico e un lungo urlo. Harry si rigirò, scivolando nella neve, la Bacchetta pronta, ma non c'era nulla contro cui combattere.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Sottolineava ogni parola con un colpo: Ron arretrò, riparandosi la testa. «Tu... torni... dopo... settimane... e... settimane... oh, dov'È la mia Bacchetta
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   «Ridammi la Bacchetta! Ridammela!»
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   «Comunque, si sono messi a discutere se ero Stan o no e hanno cominciato a litigare. Era un po' patetico a essere sincero, ma loro erano cinque e io ero da solo, e mi avevano preso la Bacchetta. Poi due si sono azzuffati e mentre gli altri erano distratti sono riuscito a dare un pugno nello stomaco a quello che mi teneva fermo, gli ho strappato la Bacchetta, ho Disarmato il tipo che aveva preso la mia e mi sono Smaterializzato. Non mi è venuto benissimo, mi sono Spaccato di nuovo...» Ron alzò la mano destra per mostrare due unghie mancanti; Hermione inarcò freddamente le sopracciglia «... e sono finito a chilometri da dov'eravate voi. Quando sono riuscito a tornare al fiume... ve n'eravate andati».
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   «Il mio nome. 'Ron'. E hai detto... qualcosa a proposito di una Bacchetta...»
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Hermione diventò tutta rossa. Harry ricordava: era stata la prima volta che uno di loro aveva pronunciato a voce alta il nome di Ron da quando se n'era andato; Hermione l'aveva nominato quando parlavano di riparare la Bacchetta di Harry.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Scudo con un tocco della Bacchetta di Hermione e si rivolse a Ron.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   «Hai detto che sei scappato dai Ghermidori con una Bacchetta in più?» «Cosa?» fece Ron, che stava guardando Hermione, che a sua volta osservava il ciondolo. «Oh... oh, sì».
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

    Aprì una fibbia dello zaino e dalla tasca sfilò una Bacchetta corta e scura. «Ecco, mi sono detto che è sempre utile averne una di riserva».
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   Ron passò a Harry la Bacchetta nuova.
La cerva d’argento (Cap. 19 Harry Potter 7)

   «No, un manipolo di Mangiamorte l'ha accerchiato, ha detto Bill, ma è riuscito a fuggire. Adesso è latitante, come noi». Ron si grattò pensieroso il mento con la punta della Bacchetta. «Non credi che sia stato lui a mandarci quella cerva?»
Xenophilius Lovegood (Cap. 20 Harry Potter 7)

   Un grosso ragno era posato al centro di una ragnatela gelata tra i rovi. Harry prese la mira con la Bacchetta che Ron gli aveva dato la sera prima. Hermione aveva acconsentito a esaminarla, concludendo che era di prugnolo.
Xenophilius Lovegood (Cap. 20 Harry Potter 7)

   Il ragno non rimpicciolì. Harry fissò la Bacchetta di prugnolo. Tutti gli incanti minori che aveva provato erano risultati meno potenti di quelli che eseguiva con la Bacchetta di fenice. La nuova gli era fastidiosamente estranea, come se avesse la mano di un altro cucita all'estremità del braccio.
Xenophilius Lovegood (Cap. 20 Harry Potter 7)

   Lui sapeva perché voleva che tutto fosse a posto: si sentiva ancora in colpa per avergli spezzato la Bacchetta. Ingoiò la risposta che gli era salita alle labbra, cioÈ che poteva prendersi la Bacchetta di prugnolo, se pensava che fosse lo stesso, e lui avrebbe preso la sua. Desideroso com'era che tornassero tutti amici, annuì, ma quando Ron rivolse a Hermione un sorriso incerto, lei si allontanò per sprofondare di nuovo nel suo libro.
Xenophilius Lovegood (Cap. 20 Harry Potter 7)

   Tamburellò piano con la punta della Bacchetta sulla radio, borbottando parole a caso sottovoce. Guardava di sottecchi Hermione, temendo uno scoppio d'ira, ma avrebbe anche potuto essere altrove, per quanto lei gli badava. Per una decina di minuti Ron continuò a picchiettare e borbottare, Hermione voltava le pagine del libro e Harry si esercitava con la Bacchetta.
Xenophilius Lovegood (Cap. 20 Harry Potter 7)

   Lui obbedì. Per un momento non capì di che cosa stesse parlando Hermione, poi, guardando meglio con l'aiuto della Bacchetta accesa, notò che Silente aveva sostituito la 'A' di Albus con una minuscola versione dello stesso marchio triangolare disegnato sopra Le Fiabe di Beda il Bardo.
Xenophilius Lovegood (Cap. 20 Harry Potter 7)

   «'Così il fratello maggiore, che era un uomo bellicoso, chiese una Bacchetta più potente di qualunque altra al mondo: una Bacchetta che facesse vincere al suo possessore ogni duello, una Bacchetta degna di un mago che aveva battuto la Morte! Così la Morte si avvicinò a un albero di sambuco sulla riva del fiume, prese un ramo e ne fece una Bacchetta, che diede al fratello maggiore.
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «'Il primo fratello viaggiò per un'altra settimana o più, e quando ebbe raggiunto un lontano villaggio andò a cercare un altro mago con cui aveva da tempo una disputa. Armato della Bacchetta di Sambuco, non poté mancare di vincere il duello che segui. Lasciò il nemico a terra, morto, ed entrò in una locanda, dove si vantò a gran voce della potente Bacchetta che aveva sottratto alla Morte in persona e di come essa l'aveva reso invincibile.
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «'Quella stessa notte, un altro mago si avvicinò furtivo al giaciglio dove dormiva il primo fratello, ubriaco fradicio. Il ladro rubò la Bacchetta e per buona misura tagliò la gola al fratello più anziano.
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «La Bacchetta di Sambuco» disse, e disegnò una linea verticale. «La
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «E la Bacchetta di Sambuco» s'intromise Harry prima che Hermione potesse ribattere, «lei crede che esista anche quella?»
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «Oh, be', in questo caso ci sono innumerevoli prove» rispose Xenophilius. «La Bacchetta di Sambuco è il Dono più facile da rintracciare, per come passa di mano in mano».
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «Ovvero, il possessore della Bacchetta deve vincerla al proprietario precedente, se vuole esserne il vero padrone» spiegò Xenophilius. «Avrete certamente saputo di come la Bacchetta passò a Egbert l'Egregio, dopo che uccise Emeric il Maligno. E di come Godelot morì nelle proprie segrete dopo che il figlio Hereward gli ebbe tolto la Bacchetta. O del terribile Loxias, che prese la Bacchetta a Barnabas Deverill, dopo averlo assassinato. La scia di sangue della Bacchetta di Sambuco attraversa le pagine della storia magica».
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «Allora, dove crede che si trovi la Bacchetta di Sambuco adesso?» chiese Ron.
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «AhimÈ, chi può dirlo?» sospirò Xenophilius, sempre rivolto alla finestra. «Chi sa dove si cela la Bacchetta di Sambuco? Le tracce si perdono con Arcus e Livius. Chi sa dire quale dei due sconfisse davvero Loxias e quale prese la Bacchetta? E chi può averli sconfitti? La storia, ahimÈ, non ce lo racconta».
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «Una di quelle superstizioni, sai. 'Le streghe di maggio sposano Babba ni'. 'Sortilegio al tramonto, a mezzanotte è infranto'. 'Bacchetta di sambuco, non cavi un ragno dal buco'. Le avrete sentite, queste cose. Mia mamma ne sa un milione».
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   I tre finirono la frase nello stesso momento; Hermione disse «il Mantello», Ron «la Bacchetta» e Harry «la Pietra».
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «La fiaba vuole farti dire il Mantello» spiegò Ron a Hermione, «ma non c'È bisogno di essere invisibili se si possiede la Bacchetta. Una Bacchetta invincibile, Hermione, dai!»
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «E ci ha aiutato parecchio, nel caso non l'avessi notato!» puntualizzò Hermione. «Mentre la Bacchetta non farebbe che attirare guai...»
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «... solo se vai in giro a parlarne» obiettò Ron. «Solo se sei così idiota da ballare sventolandola sopra la testa e cantando 'Io ho una Bacchetta invincibile, venite a provare se avete il coraggio'. Ma se tieni la bocca chiusa...»
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «La Stecca della Morte, la Bacchetta del Destino saltano fuori con nomi diversi da secoli. Di solito sono proprietà di un Mago Oscuro che se ne vanta. Il professor Ru?f ne ha citate un po', ma... insomma, sono tutte stupidaggini. Le bacchette sono potenti quanto i maghi che le usano e basta. Ad alcuni maghi piace vantarsi che la loro è più grande e migliore di quelle degli altri».
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «Ma come fai a dire» insisté Harry «che quelle bacchette la Stecca della Morte e la Bacchetta del Destino non sono la stessa Bacchetta che rispunta da un secolo all'altro con un nome diverso?»
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   «E alla fine sarebbero tutte la Bacchetta di Sambuco fatta dalla Morte?»
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   Harry rise: la strana idea che gli era venuta in mente era assurda. La sua Bacchetta, ricordò a se stesso, era di agrifoglio, non di sambuco, ed era stata fabbricata da Olivander, qualunque cosa avesse compiuto la notte che Voldemort l'aveva inseguito. E se fosse stata invincibile, come avrebbe potuto spezzarsi?
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   Hermione si chinò a prendere una rivista, la Bacchetta ancora puntata contro il signor Lovegood.
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   Mentre i tre amici non lo guardavano, Xenophilius estrasse la Bacchetta. Harry si accorse del loro errore appena in tempo: si lanciò di lato, spingendo Ron e Hermione al sicuro mentre lo Schiantesimo di Xenophilius attraversava la stanza e colpiva il corno di Erumpent.
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   Il volto pallidissimo di Xenophilius apparve sopra la credenza. «Oblivion!» gridò Hermione, puntando la Bacchetta prima sul suo viso, poi sul pavimento: «Deprimo!»
La storia dei tre fratelli (Cap. 21 Harry Potter 7)

   Harry cadde ansimando sull'erba e si rialzò subito. Erano atterrati nell'angolo di un campo al crepuscolo; Hermione già correva in cerchio attorno a loro, agitando la Bacchetta.
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   «Non so. Una Bacchetta invincibile potrebbe farci comodo» mormorò Harry, rigirandosi tra le dita quella di prugnolo che gli piaceva così poco.
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   «Va bene, anche se vuoi convincerti che la Bacchetta di Sambuco esiste, come la mettiamo con la Pietra della Resurrezione?» Le dita di Hermione disegnarono virgolette attorno al nome e il suo tono trasudava sarcasmo. «Non c'È magia che possa destare i morti, e questo è quanto!»
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   «Quando la mia Bacchetta si è connessa con quella di Tu-Sai-Chi, ha fatto apparire mia mamma e mio papà... e Cedric...»
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   Non riusciva a capire perché Ron fosse così stupito. Per lui era così ovvio, così evidente: tutto tornava, tutto... il suo Mantello era il terzo Dono, e quando avesse scoperto come aprire il Boccino avrebbe avuto il secondo, e poi non gli restava che trovare il primo, la Bacchetta di Sambuco, e poi...
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   Il cambiamento nel suo tono accrebbe lo spavento di Ron e Hermione. «Voi-Sapete-Chi sta cercando la Bacchetta di Sambuco».
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   Voldemort non cercava una Bacchetta nuova; cercava una Bacchetta vecchia, una Bacchetta davvero molto vecchia. Harry andò all'ingresso della tenda, dimentico di Ron e Hermione, e scrutò nella notte, pensieroso...
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   Quindi Voldemort era in cerca della Bacchetta di Sambuco senza conoscerne il vero potere, senza aver capito che era una serie di tre elementi... perché era il Dono che non si poteva nascondere, la cui esistenza era più nota... la scia di sangue della Bacchetta di Sambuco attraversa le pagine della storia magica...
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   «... e Voi-Sapete-Chi sta cercando il terzo, ma non sa... crede che sia solo una Bacchetta molto potente...»
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   Ma Harry quella notte non riuscì a dormire. L'idea dei Doni della Morte si era impossessata di lui, e non poteva riposare quando pensieri inquietanti gli vorticavano nella mente: la Bacchetta, la Pietra e il Mantello, se solo li avesse avuti tutti e tre...
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   E la Bacchetta, la Bacchetta di Sambuco, dov'era nascosta? Dove la stava cercando Voldemort? Harry desiderò che la cicatrice ardesse e gli mostrasse i pensieri di Voldemort, perché per la prima volta in vita sua condivideva con il nemico lo stesso desiderio... a Hermione quell'idea non sarebbe piaciuta, ovvio... ma lei non credeva... Xenophilius aveva ragione, in un certo senso... Limitata. Chiusa. Di vedute ristrette. La verità era che l'idea dei Doni della Morte la spaventava, soprattutto la Pietra della Resurrezione... Harry premette di nuovo le labbra sul Boccino, lo baciò, quasi lo inghiottì, ma il freddo metallo non si mosse...
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   Era quasi l'alba quando si ricordò di Luna, sola in una cella di Azkaban, circondata dai Dissennatori, e all'improvviso si vergognò. Si era completamente dimenticato di lei nella sua febbrile riflessione sui Doni. Se solo avessero potuto salvarla. Ma un tale numero di Dissennatori era inattaccabile. Adesso che ci pensava, non aveva ancora provato a evocare un Patronus con la Bacchetta di prugnolo... doveva farlo, il mattino dopo...
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   Se solo ci fosse stato un modo per avere una Bacchetta migliore...
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   E il desiderio della Bacchetta di Sambuco, della Stecca della Morte, imbattibile, invincibile, lo inghiottì di nuovo...
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   Perfino il mistero della cerva d'argento, che gli altri due continuavano a discutere, gli sembrava meno importante ora, un'attrazione secondaria, di relativo interesse. La sola altra cosa che gli premeva era che la cicatrice aveva ripreso a pizzicare, anche se si sforzava di tenerlo nascosto ai suoi amici. Quando succedeva, cercava scuse per stare da solo, ma era deluso da ciò che vedeva. Le visioni che condivideva con Voldemort avevano cambiato di qualità; adesso erano sfocate, sfuggenti; un momento erano nitide e quello dopo non lo erano più. Harry riusciva a stento a riconoscere i tratti indistinti di un oggetto che poteva assomigliare a un teschio, e qualcosa come una montagna, più ombra che sostanza. Abituato a immagini precise quanto la realtà, era sconcertato dal mutamento. Era preoccupato che la connessione tra lui e Voldemort fosse stata danneggiata, quella connessione che insieme paventava e teneva in gran conto, qualunque cosa avesse detto a Hermione. Collegava quelle immagini vaghe e deludenti alla distruzione della propria Bacchetta, come se fosse colpa di quella nuova se non vedeva più bene come prima nella mente di Voldemort.
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

    da solo, in silenzio, cercando di leggere i pensieri di Voldemort, di saperne di più sulla Bacchetta di Sambuco, ma Ron insisteva per farli spostare in luoghi sempre più improbabili soltanto, Harry lo capiva, per tenerli in movimento.
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   Ron passava tutte le sere con la Bacchetta in mano, tamburellando ritmi diversi sopra la radiolina, mentre le manopole giravano. Ogni tanto intercettava consigli su come curare il vaiolo di drago, e una volta un brano di Un calderone pieno di forte amor bollente. Ron picchiettava e intanto cercava di indovinare la parola d'ordine giusta, borbottandone sfilze a caso.
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   «Ma avete sentito cos'ha detto Fred?» chiese Harry eccitato; ora che la trasmissione era finita, i suoi pensieri ritornarono sull'ossessione che lo consumava. «È all'estero! Sta ancora cercando la Bacchetta, lo sapevo!»
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   «... demort sta cercando la Bacchetta di Sambuco!»
I Doni della Morte (Cap. 22 Harry Potter 7)

   Harry si voltò a guardare i due amici, di cui vedeva solo i contorni nell'oscurità. Vide Hermione puntare la Bacchetta, non verso l'esterno, ma contro di lui; un'esplosione, un lampo di luce bianca, e si accasciò dolorante, accecato. Sentì il volto gonfiarsi rapidamente sotto le dita, mentre passi pesanti li circondavano.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Mani ignote lo tirarono brutalmente in piedi. Prima che potesse impedirlo, qualcuno gli aveva frugato nelle tasche e tolto la Bacchetta di prugnolo. Harry si tastò la faccia che gli faceva un male terribile ed era irriconoscibile al tatto: tesa, gonfia e dilatata come per una violenta reazione allergica. Gli occhi erano ridotti a fessure attraverso cui vedeva a stento; perse gli occhiali quando lo spinsero fuori dalla tenda; riuscì a distinguere solo le
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Adesso vediamo un po' chi abbiamo preso» gongolò dall'alto la voce di Greyback, e Harry fu rivoltato sulla schiena. Un raggio di luce di Bacchetta lo colpì in volto e Greyback rise.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Qualcuno tirò su Harry per i capelli, lo trascinò, lo mise a sedere e cominciò a legarlo ad altri, schiena contro schiena. Era ancora semicieco; con gli occhi così gonfi non riusciva a vedere quasi nulla. Quando l'uomo che li aveva legati si fu allontanato, sussurrò agli altri prigionieri: «Qualcuno ha una Bacchetta
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Chi comanda qui?» ruggì Greyback, celando il proprio momento di inadeguatezza. «Io dico che è Potter, e lui più la sua Bacchetta fanno duecentomila galeoni tondi tondi! Ma se non avete il fegato di seguirmi, mi terrò tutto io, e con un po' di fortuna mi daranno anche la ragazza!»
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Lo so che è gonfio, signora, ma è lui!» s'intromise Scabior. «Se lo guarda da vicino, si vede la cicatrice. E questa qua, vede la ragazza? è la Nata Babbana che va in giro con lui, signora. è lui, abbiamo preso anche la sua Bacchetta! Ecco, signora...»
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Narcissa Malfoy osservò il volto gonfio di Harry. Scabior le consegnò la Bacchetta di prugnolo e lei inarcò le sopracciglia.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «È meglio esserne sicuri, Lucius» disse Narcissa al marito con la sua voce fredda e chiara. «Completamente sicuri che sia Potter, prima di convocare il Signore Oscuro... Dicono che questa è sua» continuò, studiando la Bacchetta di prugnolo, «ma non corrisponde alla descrizione di Olivander... Se ci sbagliamo, se chiamiamo il Signore Oscuro per niente... ti ricordi cos'ha fatto a Rowle e Dolohov?»
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «La tua autorità!» rise lei, cercando di liberarsi dalla stretta. «Tu hai perso l'autorità insieme alla Bacchetta, Lucius! Come osi? Toglimi le mani di dosso!»
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «L'oro!» sghignazzò Bellatrix. Era ancora in lotta con il cognato e con la mano libera cercava nella tasca la Bacchetta. «Prenditi pure il tuo oro, sudicio avvoltoio, a me non serve l'oro! Io cerco solo l'onore della sua... della...»
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Un'esplosione e un lampo di luce rossa: Harry capì che il Ghermidore era stato Schiantato. I suoi compagni proruppero in ruggiti di rabbia e Scabior sfoderò la Bacchetta.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Dove hai preso questa spada?» sussurrò a Greyback sfilandogli la Bacchetta dalla presa ormai allentata.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Lei mosse la Bacchetta e il lupo mannaro balzò in piedi, ma sembrava troppo spaventato per avvicinarsi. Andò a rannicchiarsi dietro una poltrona, le sudicie unghie ricurve sullo schienale.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Bellatrix: era spaventosa, folle; una striscia di fuoco scaturì dalla sua Bacchetta e fece un buco nel tappeto.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Gli restituì la Bacchetta, poi estrasse dalla veste un piccolo pugnale d'argento. Separò Hermione dagli altri prigionieri tagliando le corde, poi la trascinò per i capelli al centro della stanza mentre Greyback sospingeva gli altri oltre una porta, lungo un corridoio buio, proiettando con la Bacchetta una forza invisibile e irresistibile davanti a sé.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Harry sentì Ron tremare. Furono costretti a scendere per una ripida rampa di scale, ancora legati schiena contro schiena, rischiando di scivolare e spezzarsi il collo. In fondo c'era una porta pesante. Greyback la aprì con un tocco della Bacchetta, poi li buttò in una stanza umida e muffa e li lasciò al buio. Il rimbombo della porta non era ancora svanito quando sopra di loro si levò un terribile urlo.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

    Ron stava cercando di Smaterializzarsi senza Bacchetta.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Le urla di Hermione echeggiarono dalle pareti di sopra. Ron, quasi in singhiozzi, prese a pugni i muri e Harry, per pura disperazione, si sfilò dal collo la saccoccia di Hagrid e cercò a casaccio: estrasse il Boccino di Silente e lo scosse, sperando in qualunque cosa, ma non successe nulla; agitò le due metà spezzate della Bacchetta di fenice, ma erano inerti; il frammento di specchio cadde a terra scintillando e Harry vide un bagliore di un azzurro chiarissimo...
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Obbedirono; quando la serratura scattò, Ron spense il Deluminatore e le luci tornarono nella sua tasca, riportando la stanza nell'oscurità. La porta si spalancò; Malfoy entrò, la Bacchetta tesa davanti a sé, pallido e deciso. Afferrò il piccolo folletto per un braccio e indietreggiò, trascinandolo con sé. La porta si richiuse e nello stesso istante un sonoro crac echeggiò dentro la cella.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   La porta si spalancò. Per una frazione di secondo Codaliscia guardò la cella apparentemente vuota, illuminata dai tre soli in miniatura che galleggiavano nell'aria. Poi Harry e Ron si lanciarono su di lui. Ron gli afferrò la mano che teneva la Bacchetta e lo costrinse ad alzarla; Harry gli coprì la bocca con una mano, soffocando la sua voce. Lottarono in silenzio: la Bacchetta di Codaliscia emise qualche scintilla; la sua mano d'argento si chiuse attorno alla gola di Harry.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Questa la teniamo noi, grazie» bisbigliò Ron, sfilandogli la Bacchetta dall'altra mano.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Relascio!» tentò Ron, puntando la Bacchetta sulla mano d'argento, ma non successe nulla; Minus cadde in ginocchio e nello stesso istante Hermione di sopra cacciò un urlo spaventoso. Gli occhi di Codaliscia si rovesciarono nel volto paonazzo; l'uomo ebbe un ultimo sussulto, poi rimase immobile.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Bene» disse, e con un noncurante colpetto di Bacchetta inferse un altro
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Uccidimi, allora!» rise il vecchio. «Tu non vincerai, non puoi vincere! Quella Bacchetta non sarà mai, mai tua...»
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Ron si precipitò nel salotto; Bellatrix si girò, spaventata, e puntò la Bacchetta su di lui...
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Expelliarmus!» ruggì Ron, puntando la Bacchetta di Codaliscia contro Bellatrix, la cui Bacchetta schizzò nell'aria e fu presa al volo da Harry, che l'aveva seguito. Lucius, Narcissa, Draco e Greyback si voltarono; Harry urlò «Stupeficium!» e Lucius Malfoy crollò davanti al camino. Fiotti di luce volarono dalle bacchette di Draco, Narcissa e Greyback; Harry si gettò a terra e rotolò dietro un divano per evitarli.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Ron rimase immobile, stringendo la Bacchetta di Codaliscia. Harry si rialzò, brandendo ancora quella di Bellatrix.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Va bene!» urlò, e lasciò cadere la Bacchetta di Bellatrix ai propri piedi. Ron fece lo stesso con quella di Codaliscia. Entrambi alzarono le mani.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Narcissa trascinò Draco lontano dal pericolo; Bellatrix balzò in piedi, i capelli svolazzanti, e brandì il pugnale d'argento; ma Narcissa aveva diretto la Bacchetta verso la porta.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Uccidilo, Cissy!» strillò Bellatrix, ma si udì un altro sonoro crac, e anche la Bacchetta di Narcissa volò via per atterrare all'altro capo della stanza.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Piccolo sudicio scimmiotto!» abbaiò Bellatrix. «Come osi togliere la Bacchetta a una strega, come osi sfidare le tue padrone?»
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   «Ron, prendi... e VAI!» urlò, lanciandogli una Bacchetta; poi si chinò a estrarre Unci-unci da sotto il lampadario. Issatosi su una spalla il folletto gemente, ancora aggrappato alla spada, Harry afferrò la mano di Dobby e girò sul posto per Smaterializzarsi.
Villa Malfoy (Cap. 23 Harry Potter 7)

   Se gli avessero chiesto perché non aveva semplicemente creato una tomba a regola d'arte con la Bacchetta, Harry avrebbe avuto la risposta pronta, ma non ne ebbe bisogno. I due saltarono nella buca, armati di pale, e insieme lavorarono in silenzio finché lo scavo fu abbastanza profondo.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Addio, Dobby». Non riuscì ad aggiungere altro, ma Luna aveva già detto tutto. Bill alzò la Bacchetta e la pila di terra accanto alla tomba si levò e ricadde con precisione nello scavo, un piccolo cumulo rossastro.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   Si guardò intorno: c'erano delle grosse pietre bianche, levigate dal mare, a segnare il bordo delle aiuole. Ne prese una delle più grandi, s'inginocchiò e la depose, come un cuscino sulla terra, in corrispondenza della testa di Dobby. Poi si frugò la tasca in cerca della Bacchetta.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Il diritto di portare una Bacchetta» mormorò Unci-unci «È stato a lungo conteso tra maghi e folletti».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Be', i folletti possono fare magie senza Bacchetta» osservò Ron.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   La cicatrice di Harry pulsava. Sapeva per certo che non c'era quasi più tempo per arrivare prima di Voldemort al suo obiettivo o per cercare di deviarlo. Provò uno spasimo di panico... ma aveva fatto la sua scelta quando aveva deciso di parlare prima con Unci-unci. Simulando una calma che non provava, prese dalla saccoccia che portava al collo le due metà della Bacchetta spezzata.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «No» mormorò Olivander. «Mi spiace, mi spiace tanto, ma una Bacchetta che ha subito un danno del genere non può essere riparata con alcun mezzo che io conosca».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   Harry si era preparato, ma fu ugualmente un colpo. Riprese le due metà della Bacchetta e le ripose nella saccoccia. Olivander fissò il punto in cui la Bacchetta infranta era sparita e non distolse lo sguardo finché Harry non tirò fuori le due bacchette che aveva recuperato a Villa Malfoy.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Noce e corda di cuore di drago» sentenziò. «Dodici pollici e tre quarti. Rigida. Questa Bacchetta apparteneva a Bellatrix Lestrange».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Biancospino e crine di unicorno. Dieci pollici esatti. Sufficientemente elastica. Questa era la Bacchetta di Draco Malfoy». «Era?» ripeté Harry. «Non è più sua?»
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «... allora potrebbe essere tua. Naturalmente il modo in cui la si prende è importante. Molto dipende anche dalla Bacchetta stessa. In generale, comunque, quando una Bacchetta è stata vinta, la sua fedeltà cambia».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «È la Bacchetta che sceglie il mago» rispose Olivander. «Almeno questo è sempre stato chiaro a chi ha studiato l'arte delle bacchette».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Ma si può comunque usare una Bacchetta da cui non si è stati scelti?» chiese Harry.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Oh, sì, un mago che si rispetti è in grado di incanalare i propri poteri in quasi tutti gli strumenti. I migliori risultati, tuttavia, si ottengono sempre dove esiste la più forte affinità tra mago e Bacchetta. Sono legami complessi. Un'attrazione iniziale e poi un reciproco desiderio di apprendimento, la Bacchetta che impara dal mago e il mago dalla Bacchetta».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Ho preso questa Bacchetta a Draco Malfoy con la forza» proseguì
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Credo di sì. Leggi inafferrabili governano la proprietà delle bacchette, ma la Bacchetta conquistata solitamente piega il proprio volere al nuovo padrone».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Quindi io dovrei usare questa?» chiese Ron. Si sfilò dalla tasca la Bacchetta di Codaliscia e la diede a Olivander.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Ippocastano e corda di cuore di drago. Nove pollici e un quarto. Fragile. Fui costretto a fabbricarla, poco dopo essere stato rapito, per Peter Minus. Sì, se l'hai conquistata, è più probabile che esegua i tuoi ordini, e meglio, di un'altra Bacchetta».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Quindi non è necessario uccidere il proprietario precedente per impadronirsi veramente di una Bacchetta
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Ma ci sono leggende» insisté Harry, e il suo battito accelerò, il dolore alla cicatrice si fece più intenso; era sicuro che Voldemort avesse deciso di mettere in atto la sua idea. «Leggende che parlano di una Bacchetta o certe bacchette passate di mano in mano tramite omicidi».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «E Lei-Sa-Chi è molto interessato a questa Bacchetta, vero?» chiese Harry.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Lo capisco» rispose Harry. «Gli ha detto dei nuclei gemelli? Gli ha detto che doveva prendere in prestito la Bacchetta di un altro mago?»
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

    «Ma non ha funzionato» continuò Harry. «La mia ha comunque battuto la Bacchetta presa in prestito. Lei sa perché?»
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Io non... avevo mai sentito una cosa del genere. La tua Bacchetta ha compiuto qualcosa di unico quella notte. La connessione tra i nuclei gemelli è incredibilmente rara, ma perché la tua Bacchetta abbia spezzato quella presa in prestito non lo so...»
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Tornando all'altra Bacchetta, quella che cambia proprietario attraverso un omicidio. Quando Lei-Sa-Chi ha capito che la mia Bacchetta aveva fatto qualcosa di strano, è venuto a chiederle di quell'altra, vero?»
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Sì, me l'ha chiesto» bisbigliò Olivander. «Voleva sapere tutto quello che potevo dirgli sulla Bacchetta nota sotto vari nomi, Stecca della Morte, Bacchetta del Destino o Bacchetta di Sambuco».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Il Signore Oscuro» riprese Olivander in tono frettoloso e spaventato «era sempre stato soddisfatto della Bacchetta che gli avevo fabbricato io stesso tasso e piuma di fenice, tredici pollici e mezzo finché non ha scoperto la connessione dei nuclei gemelli. Ora cerca un'altra Bacchetta più potente, il solo modo per sconfiggere la tua».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Prior Incantatio» spiegò Harry. «Abbiamo lasciato la tua Bacchetta e quella di prugnolo dai Malfoy, Hermione. Se le esaminano con cura, se le inducono a ripetere gli incantesimi che hanno scagliato di recente, scopriranno che la tua ha spezzato la mia, scopriranno che hai cercato invano di ripararla e capiranno che da allora ho usato quella di prugnolo».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Il Signore Oscuro non cerca più la Bacchetta di Sambuco solo per distruggere te, Harry Potter. è deciso a impadronirsene perché è convinto che lo renderà davvero invulnerabile».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Il proprietario della Bacchetta di Sambuco deve sempre temere gli at tacchi» precisò Olivander, «ma devo ammettere che l'idea che il Signore Oscuro sia in possesso della Stecca della Morte È... formidabile».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   All'improvviso Harry ricordò di non essere stato sicuro che Olivander gli piacesse, quando l'aveva conosciuto. Anche adesso che era stato imprigionato e torturato da Voldemort, l'idea che il Mago Oscuro fosse in possesso di quella Bacchetta lo ammaliava tanto quanto lo inorridiva.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Lei... lei pensa che questa Bacchetta esista davvero, dunque, signor Olivander?» chiese Hermione.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Oh, sì. è perfettamente possibile rintracciare il percorso della Bacchetta nella storia. Ci sono dei vuoti, naturalmente, periodi anche lunghi, nei quali la si è persa di vista, temporaneamente perduta o nascosta; ma riaffiora sempre. Possiede alcune caratteristiche peculiari che gli eruditi nell'arte delle bacchette sanno riconoscere. Esistono resoconti scritti, alcuni oscuri, che io e altri fabbricanti ci siamo impegnati a studiare. E parrebbero autentici».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Signor Olivander» continuò Harry, «ha detto a Lei-Sa-Chi che Gregorovich aveva la Bacchetta di Sambuco, vero?»
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Come lo so non ha importanza» ribatté Harry, chiudendo per un attimo gli occhi. La cicatrice ardeva, e per qualche istante ebbe la visione della strada principale di Hogsmeade, ancora buia, perché si trovava molto più a nord. «Ha detto a Lei-Sa-Chi che Gregorovich aveva la Bacchetta
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Era una voce» sussurrò Olivander. «Una diceria, anni e anni fa, molto prima che tu nascessi! Io credo che l'abbia messa in circolazione lo stesso Gregorovich. Capisci, era un'ottima pubblicità per i suoi affari, che stesse studiando, e duplicando, le qualità della Bacchetta di Sambuco!»
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Gregorovich aveva la Bacchetta di Sambuco, molto tempo fa» cominciò. «Ho visto Voi-Sapete-Chi che lo cercava. Quando l'ha rintracciato, ha scoperto che non l'aveva più: gli era stata rubata da Grindelwald. Non so come aveva fatto Grindelwald a sapere che l'aveva Gregorovich, ma se Gregorovich era stato così sciocco da diffondere la voce, non deve essere stato molto difficile».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Grindelwald usò la Bacchetta di Sambuco per diventare potente. E quando fu all'apice del suo potere, Silente, che sapeva di essere l'unico in grado di fermarlo, lo sfidò a duello e lo sconfisse, e gli prese la Bacchetta».
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «Silente aveva la Bacchetta di Sambuco?» chiese Ron. «Ma allora... adesso dov'È?»
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   «La Bacchetta invincibile, Harry!» gemette Ron.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   Ed eccola, vicino al lago, riflessa nelle acque scure. La tomba di marmo bianco, una macchia superflua nel paesaggio familiare. Provò di nuovo quell'empito di euforia misurata, quell'inebriante proposito distruttivo. Levò la vecchia Bacchetta di tasso: era giusto che quello fosse il suo ultimo grande gesto.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   La tomba si spaccò da un capo all'altro. La figura avvolta nel sudario era lunga e sottile come lo era stata in vita. Alzò di nuovo la Bacchetta.
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   Quel vecchio pazzo aveva davvero pensato che il marmo o la morte avrebbero protetto la Bacchetta? Aveva creduto che il Signore Oscuro non avrebbe osato violare la sua tomba? La mano simile a un ragno scese e sfilò la Bacchetta dalla presa di Silente. Quando la afferrò, una pioggia di
Il fabbricante di bacchette (Cap. 24 Harry Potter 7)

   L'enormità della sua decisione di non competere con Voldemort per il possesso della Bacchetta ancora lo spaventava. Non ricordava di aver mai scelto, in vita sua, di non agire. Era pieno di dubbi, dubbi che Ron non poteva fare a meno di tradurre in parole tutte le volte che erano insieme.
Villa Conchiglia (Cap. 25 Harry Potter 7)

   «E se invece Silente voleva che noi capissimo il simbolo in tempo per prendere la Bacchetta?» «E se scoprire il significato del simbolo ti avesse reso 'degno' di prendere i Doni?» «Harry, se quella è davvero la Bacchetta di Sambuco, come cavolo facciamo a battere Tu-Sai-Chi?»
Villa Conchiglia (Cap. 25 Harry Potter 7)

   Stranamente il sostegno di Hermione lo confondeva tanto quanto i dubbi di Ron. Costretta ad accettare che la Bacchetta di Sambuco esisteva davvero, ripeteva che era un oggetto malvagio e che il modo in cui Voldemort se n'era impossessato era disgustoso, da non prendere nemmeno in considerazione.
Villa Conchiglia (Cap. 25 Harry Potter 7)

   «E comunque» riprese Fleur puntando la Bacchetta verso una pentola di salsa sul fornello, che cominciò subito a sobbollire, «il signor OlivondÈr parte stasera, va da zia MuriÈl. Tutto sarà più somplisce. Il foletto» e s'incupì un po' nel nominarlo «può traslocàr di sotto, e tu, Ron e Dean potete prondere quella stonsa».
Villa Conchiglia (Cap. 25 Harry Potter 7)

   «Ma che disci?» chiese lei, guardandolo accigliata, la Bacchetta puntata sul piatto di spezzatino sospeso in aria. «Ma scerto che dovete restàr, qui siete al sicuro!»
Villa Conchiglia (Cap. 25 Harry Potter 7)

   «Ah, è charmante, tua zia» commentò Fleur seccata, agitando la Bacchetta per radunare i piatti sporchi in una pila a mezz'aria. Li prese e uscì a grandi passi.
Villa Conchiglia (Cap. 25 Harry Potter 7)

   Un colpo alla porta. Tutti si voltarono. Fleur arrivò di corsa dalla cucina, spaventata; Bill balzò in piedi, la Bacchetta puntata contro la porta: Harry, Ron e Hermione lo imitarono. In silenzio, Unci-unci si nascose sotto il tavolo.
Villa Conchiglia (Cap. 25 Harry Potter 7)

   «Oltretutto userai la sua Bacchetta» disse Harry, accennando alla Bacchetta di noce, «quindi sarai piuttosto convincente».
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Harry non poté fare a meno di ricordare che, quando la Bacchetta di prugnolo non funzionava bene, lei aveva liquidato la sua avversione sostenendo che erano solo fantasie ed esortandolo a esercitarsi. Decise di non ripagarla con il suo stesso consiglio, però: la vigilia del giorno in cui avrebbero cercato di violare la Gringott non era il momento buono per litigare.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «Ti aiuterà a entrare nel personaggio» osservò Ron. «Pensa a cos'ha fatto quella Bacchetta
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «Appunto!» protestò Hermione. «Questa è la Bacchetta che ha torturato i genitori di Neville e chissà quanta altra gente. Questa è la Bacchetta che ha ucciso Sirius!»
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «Mi manca la mia Bacchetta» sospirò Hermione, depressa. «Vorrei che il signor Olivander ne avesse fatta una nuova anche a me».
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Olivander aveva mandato una Bacchetta nuova a Luna proprio quella mattina, e lei era in giardino a provarla nel sole del tardo pomeriggio. Dean, che aveva perso la sua, sottratta dai Ghermidori, osservava la scena corrucciato.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Harry fissò la Bacchetta di biancospino che era appartenuta a Draco Malfoy. Aveva scoperto con sorpresa e piacere che per lui funzionava bene
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

    almeno quanto quella di Hermione. Ricordando che cosa aveva detto Olivander sulle leggi segrete delle bacchette, credeva di sapere qual era il problema di Hermione: lei non aveva ottenuto l'obbedienza della Bacchetta di noce perché non l'aveva sottratta a Bellatrix personalmente.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Hermione prese la Bacchetta di Bellatrix e picchiettò contro un mattone dell'anonimo muro davanti a loro. All'istante i mattoni ruotarono: al centro apparve un'apertura che si fece sempre più ampia e infine formò un'arcata
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   L'uomo le si scagliò addosso, cercando di afferrarla alla gola; poi, con un'esplosione e uno schizzo di luce rossa, cadde a terra, privo di sensi. Ron aveva ancora la Bacchetta tesa e l'aria spaventata dietro la barba. Da un lato e dall'altro della strada spuntarono volti alle finestre, mentre un gruppetto di passanti dall'aria florida raccoglieva le vesti e trotterellava via in fretta e furia.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «Alcuni di questi SenzaBacchetta possono essere fastidiosi» osservò
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Travers. «Finché chiedono l'elemosina pazienza, ma una di loro, la settimana scorsa, è arrivata a supplicarmi di perorare la sua causa al Ministero. 'Sono una strega, signore, sono una strega, mi consenta di dimostrarglielo!'» squittì, in una querula imitazione. «Come se volessi prestarle la mia Bacchetta... a proposito, quale usa al momento, Bellatrix?» chiese, incuriosito. «Ho sentito che la sua è stata...»
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «La mia. Eccola» rispose gelida Hermione, mostrando la Bacchetta di Bellatrix. «Non so a quali voci lei abbia prestato orecchio, Travers, ma mi sembra assai male informato».
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   E salì i gradini, con un cenno di saluto ai due maghi, che alzarono i bastoni d'oro e glieli fecero scorrere su e giù lungo il corpo. Le Sonde, come Harry sapeva, individuavano gli incantesimi dissimulanti e gli oggetti magici nascosti. Conscio di avere solo pochi istanti di tempo, puntò la Bacchetta di Draco contro una guardia dopo l'altra e mormorò due volte «Confundo». I due maghi sussultarono lievemente quando l'incantesimo li colpì, ma Travers, che stava guardando l'atrio oltre il portone, non se ne accorse. Hermione salì i gradini con i lunghi capelli neri ondeggianti al vento.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «La sua Bacchetta sarà sufficiente, signora» replicò il folletto. Tese una mano tremante e in un terribile lampo di comprensione Harry capì che i folletti della Gringott sapevano che la Bacchetta di Bellatrix era stata rubata.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Harry sollevò la Bacchetta di biancospino sotto il Mantello, la puntò contro il vecchio folletto e sussurrò, per la prima volta in vita sua: «Imperio!» Una curiosa sensazione percorse il suo braccio, un caldo formicolio che sembrava scorrere dalla sua mente lungo i nervi e le vene, legandolo alla Bacchetta e alla maledizione che aveva appena scagliato. Il folletto prese la Bacchetta di Bellatrix, la esaminò attentamente e poi disse: «Ah, una Bacchetta nuova, signora Lestrange!»
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «Una Bacchetta nuova?» Travers si riavvicinò al bancone; i folletti intorno erano ancora all'erta. «Ma com'È possibile, a che fabbricante si è rivolta?»
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Harry agì senza riflettere: puntò la Bacchetta contro Travers e borbottò di nuovo: «Imperio».
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «Oh, sì, certo» commentò Travers guardando la Bacchetta di Bellatrix, «sì, molto bella. Funziona bene? Io sono convinto che le bacchette abbiano bisogno di un minimo di rodaggio, lei non trova?»
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «Conosco gli ordini. La signora Lestrange desidera visitare la sua came ra... una famiglia molto antica... vecchi clienti... da questa parte, prego...» Sempre accompagnato dal tintinnio della borsa, corse verso una delle molte porte che conducevano fuori dalla sala. Harry si girò verso Travers, ancora inchiodato al suo posto con uno sguardo innaturalmente vacuo, e decise: con un lieve movimento della Bacchetta lo costrinse a seguirli, mansueto, mentre varcavano la porta ed entravano in un corridoio di pietra grezza illuminato da torce.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Harry puntò la Bacchetta contro Travers.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «A nascondersi» rispose Harry puntando la Bacchetta contro Bongi: il folletto fischiò e un carrello sbucò dondolando dal buio. Harry fu certo di aver sentito degli urli venire dall'atrio mentre si arrampicavano nel vagoncino, Bongi davanti e gli altri quattro stipati dietro.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

    da Bellatrix, aver portato la sua Bacchetta quando i Mangiamorte sapevano benissimo chi l'aveva rubata...
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «Imperio!» urlò di nuovo Harry e quando la sua voce echeggiò lungo il cunicolo di pietra provò ancora quel senso inebriante di controllo scorrere dal cervello alla Bacchetta. Bongi si piegò di nuovo alla sua volontà: la sua espressione instupidita si mutò in educata indifferenza, mentre Ron correva a raccogliere la borsa di cuoio piena di strumenti metallici.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «Harry, sento venire gente!» urlò Hermione; puntò la Bacchetta di Bellatrix verso la cascata e gridò: «Protego!» Il Sortilegio Scudo bloccò il flusso dell'acqua magica che risalì lungo il cunicolo.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   «Fagli mettere la mano sulla porta!» gridò Unci-unci a Harry, che puntò la Bacchetta su Bongi. Il vecchio folletto obbedì, premette il palmo sul legno e la porta della camera blindata si dissolse rivelando un antro stipato da cima a fondo di monete d'oro, calici, armature d'argento, pelli di strane creature, alcune con lunghi aculei, altre con ali flosce, pozioni in fiaschette incrostate di pietre preziose e un teschio che ancora indossava una corona.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Harry illuminò tutto attorno a sé con la Bacchetta: il raggio cadde su cumuli di gioielli scintillanti. Vide la falsa spada di Grifondoro appoggiata su un'alta mensola tra un mucchio di catene. Anche Ron e Hermione avevano acceso le bacchette e stavano esaminando le pile di oggetti che li circondavano.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Hermione strillò di dolore e Harry puntò la Bacchetta in tempo per vedere un calice incastonato di pietre scivolarle di mano: nella caduta si spaccò e divenne una pioggia di calici, e in un attimo, con un gran baccano, il pavimento fu ricoperto da coppe identiche che rotolavano da tutte le parti. Era impossibile riconoscere l'originale.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

    mettere i piedi, e l'oro splendente avvampava di calore, così che la camera sembrava un forno. La luce della Bacchetta di Harry passò su scudi ed elmi di fattura folletta disposti su scaffali alti fino al soffitto. Levò il raggio sempre più su, finché all'improvviso incrociò un oggetto che gli fece sussultare il cuore e tremare la mano.
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Lei alzò la Bacchetta, la puntò contro Harry e sussurrò: «Levicorpus».
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Il drago imprigionato ruggì e un getto di fiamme volò al di sopra dei folletti: i maghi tornarono indietro di corsa, a testa bassa, e Harry fu colto da un'ispirazione, o forse dalla follia. Puntò la Bacchetta contro i ceppi che incatenavano la bestia al suolo e urlò: «Relascio!»
La Gringott (Cap. 26 Harry Potter 7)

   Hermione tossiva e tremava. Harry avrebbe volentieri dormito, invece si alzò barcollando, prese la Bacchetta e cominciò a scagliare i soliti incantesimi di protezione tutto attorno.
Il nascondiglio finale (Cap. 27 Harry Potter 7)

   La Bacchetta di Sambuco tagliò l'aria e una luce verde schizzò nella stanza. Il folletto inginocchiato cadde, morto, e i maghi si dispersero terrorizzati: Bellatrix e Lucius Malfoy ne travolsero alcuni nella loro fuga verso la porta, e la sua Bacchetta calò di nuovo, e coloro che erano rimasti furono trucidati, tutti, per avergli portato quella notizia, per aver saputo della coppa d'oro...
Il nascondiglio finale (Cap. 27 Harry Potter 7)

    C'era Silente, dietro tutto questo? Silente, che aveva sempre sospettato di lui, Silente, morto per ordine suo, Silente, di cui ora possedeva la Bacchetta e che si protendeva ancora dall'ignominia della morte attraverso il ragazzo, il ragazzo...
Il nascondiglio finale (Cap. 27 Harry Potter 7)

   Ma per esserne certo, del tutto certo, doveva tornare ai nascondigli, raddoppiare le difese attorno a ciascuno dei suoi Horcrux... un compito, come la ricerca della Bacchetta di Sambuco, che doveva affrontare da solo...
Il nascondiglio finale (Cap. 27 Harry Potter 7)

   Harry afferrò Ron per il polso prima che alzasse la sua. Ce n'erano troppi per Schiantarli e provandoci avrebbero rivelato la loro posizione. Un Mangiamorte agitò la Bacchetta e l'urlo cessò. Continuò però a echeggiare tra le montagne in lontananza.
Lo specchio mancante (Cap. 28 Harry Potter 7)

   Alzò la Bacchetta: non poteva, non voleva subire il bacio dei Dissennatori, a qualsiasi costo. Fu a Ron e Hermione che pensò quando sussurrò: «Expecto Patronum!»
Lo specchio mancante (Cap. 28 Harry Potter 7)

   Il cervo d'argento uscì dalla sua Bacchetta e caricò: i Dissennatori si dispersero e da un punto nel buio si levò un urlo di trionfo.
Lo specchio mancante (Cap. 28 Harry Potter 7)

   «Un cervo!» ruggì il barista, ed estrasse la Bacchetta. «Un cervo! Idiota... Expecto Patronum!»
Lo specchio mancante (Cap. 28 Harry Potter 7)

   Qualcosa di grosso e cornuto eruppe dalla Bacchetta: a testa bassa, si avventò verso High Street e sparì.
Lo specchio mancante (Cap. 28 Harry Potter 7)

   Si voltò e accese le lampade a colpi di Bacchetta, evitando di guardarli. «Lei è Aberforth» mormorò Harry rivolto alla schiena dell'uomo.
Lo specchio mancante (Cap. 28 Harry Potter 7)

   «Scoppiò una lite... io presi la mia Bacchetta e lui la sua, e il migliore amico di mio fratello mi inflisse la Maledizione Cruciatus... Albus cercò di
Lo specchio mancante (Cap. 28 Harry Potter 7)

   «Per combattere, no?» rispose Dean, sfilando di tasca il suo galeone fal so. «Il messaggio diceva che Harry era tornato e che avremmo combattuto! Dovrò procurarmi una Bacchetta, però...»
Il diadema perduto (Cap. 29 Harry Potter 7)

   «Non hai la Bacchetta...?» si stupì Seamus. Ron si voltò di scatto verso Harry. «Perché non possono aiutarci?»
Il diadema perduto (Cap. 29 Harry Potter 7)

   Harry si voltò di scatto e scivolò giù dal piedistallo sul pavimento. La figura ingobbita di Alecto Carrow era in piedi davanti a lui e, nel momento in cui Harry alzava la Bacchetta, la strega premette il tozzo indice sul teschio col serpente marchiato sul suo avambraccio.
Il diadema perduto (Cap. 29 Harry Potter 7)

   Una forte esplosione lo riportò dov'era: disorientato, alzò la Bacchetta, ma la strega stava già cadendo in avanti; colpì il suolo così pesantemente che le vetrate delle librerie tintinnarono.
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   I pochi Corvonero rimasti si precipitarono su per le scale quando Amycus irruppe, brandendo la Bacchetta. Gobbo come la sorella, aveva un viso flaccido e pallido e occhietti piccoli che si abbassarono subito su Alecto, distesa a terra, immobile, a braccia e gambe larghe. Cacciò un urlo di rabbia e terrore.
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   Harry uscì da sotto il Mantello, alzò la Bacchetta e disse: «Questo non dovevi farlo».
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   Un fruscio, un tintinnio di vetri: Amycus si stava riprendendo. Prima che Harry o Luna potessero intervenire, la professoressa McGranitt si alzò, puntò la Bacchetta contro il Mangiamorte stordito e disse: «Imperio».
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   Amycus si mise in piedi, si avvicinò alla sorella, prese la sua Bacchetta, si diresse obbediente verso la professoressa McGranitt e gliela consegnò assieme alla propria. Poi si distese a terra accanto ad Alecto. La professoressa agitò ancora la Bacchetta e una splendente corda d'argento comparve dal nulla e si avvolse attorno ai Carrow, legandoli stretti l'uno all'altra.
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   «Non hai torto» convenne lei. Puntò la Bacchetta contro i Carrow e una rete d'argento cadde sui loro corpi legati, li avvolse e li sollevò per aria, dove rimasero penzoloni sotto il soffitto azzurro e oro, come due grosse, brutte creature marine. «Vieni. Dobbiamo avvertire gli altri Direttori delle Case. è meglio se ti rimetti quel Mantello».
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   Marciò verso la porta, alzando la Bacchetta. Dalla punta sbucarono tre gatti d'argento con i segni degli occhiali attorno agli occhi. I Patroni si lan ciarono agili in avanti, illuminando d'argento la scala a chiocciola, mentre la professoressa McGranitt, Harry e Luna scendevano di corsa.
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   Erano scesi di ancora due piani quando altri passi felpati si unirono ai loro. Harry, che sentiva ancora la cicatrice pizzicare, fu il primo a udirli: cercò la Mappa del Malandrino nella saccoccia attorno al collo, ma prima che riuscisse a sfilarla, anche la McGranitt si accorse che avevano compagnia. Si bloccò, la Bacchetta in pugno, pronta al duello, e intimò: «Chi è là?»
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   A quella vista Harry si sentì ribollire d'odio: di fronte all'enormità dei suoi crimini, aveva dimenticato i particolari dell'aspetto di Piton, quegli unti capelli neri che pendevano come due tende ai lati del volto e l'espressione morta, gelida dei suoi occhi. Non era in pigiama, ma indossava il solito mantello nero e aveva anche lui la Bacchetta sfoderata, pronto a combattere.
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   Piton si avvicinò e il suo sguardo dardeggiò dalla McGranitt all'aria attorno a lei, come se percepisse la presenza di Harry. Che a sua volta alzò la Bacchetta, pronto ad attaccare.
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   «Hai visto Harry Potter, Minerva? Perché se l'hai visto, devo insistere...» La professoressa McGranitt si mosse con una rapidità incredibile: la sua Bacchetta sferzò l'aria e per un attimo Harry pensò di vedere Piton afflosciarsi privo di sensi, ma la velocità del suo Sortilegio Scudo fu tale da far perdere l'equilibrio alla McGranitt. Lei puntò la Bacchetta verso una torcia sulla parete, che volò fuori dal sostegno; Harry, pronto a scagliare una maledizione contro Piton, fu costretto a spostare Luna dalla pioggia di fiamme, che divenne un cerchio di fuoco, riempì il corridoio e volò come un lazo verso Piton...
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   «No!» squittì Vitious, alzando la Bacchetta. «Non commetterai altri omicidi a Hogwarts!»
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

    «No, non è morto» rispose la McGranitt amareggiata. «A differenza di Silente, aveva ancora la Bacchetta... e a quanto pare ha imparato qualche trucchetto dal suo signore».
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   «Io posso agire da qui» propose Vitious, e anche se quasi non arrivava al davanzale, puntò la Bacchetta oltre la finestra rotta e cominciò a mormorare incantesimi enormemente complicati. Harry udì uno strano fruscio, co me se Vitious avesse scatenato il potere del vento sui terreni attorno. «Professore» cominciò Harry, avvicinandosi al minuscolo maestro di Incantesimi, «professore, mi spiace interromperla, ma è importante. Ha idea di dove si trovi il diadema di Corvonero?»
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   Harry non rimase a guardare Lumacorno che boccheggiava: lui e Luna rincorsero la McGranitt, che si piantò in mezzo al corridoio e alzò la Bacchetta.
Il congedo di Severus Piton (Cap. 30 Harry Potter 7)

   Lui continuò ad avanzare lungo le pareti vibranti, con la Bacchetta pronta, e per un intero corridoio Sir Cadogan, il piccolo cavaliere dipinto, corse da un quadro all'altro insieme a lui, facendo sferragliare l'armatura, urlando incoraggiamenti, con il suo piccolo grasso pony che gli trotterellava dietro.
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   Aberforth Silente bloccava il passaggio, la Bacchetta tesa.
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   «È la mia Bacchetta che hai in mano, Potter» osservò Malfoy, puntando la propria nella fessura tra Tiger e Goyle.
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   «Non più» ansimò Harry, stringendo la presa sulla Bacchetta di biancospino. «Chi vince tiene, Malfoy. Chi te l'ha prestata?»
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   Con un movimento rapido come una frustata, Tiger puntò la Bacchetta contro la montagna alta quindici metri, una catasta di vecchi mobili, bauli rotti, libri usati, vestiti e altri oggetti non identificabili, e urlò: «Descendo!»
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   «Ron!» urlò Harry e anche Hermione, nascosta chissà dove, lanciò un grido. Harry udì una lunga serie di oggetti cadere a terra dall'altra parte del muro in bilico: puntò la Bacchetta, gridando «Finitus!» e quello si stabilizzò.
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   Hermione si tuffò da un lato. Tiger aveva tentato di ucciderla: la rabbia si impadronì di Harry, cancellandogli tutto il resto dalla mente. Lanciò uno Schiantesimo contro Tiger, che lo evitò con un balzo, facendo cadere la Bacchetta di mano a Malfoy; la vide rotolare lontano, sotto un cumulo di mobili rotti e scatole.
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   La Bacchetta volò via di mano a Goyle e sparì nel torrione di oggetti accanto a lui; Goyle si mise a saltare stupidamente sul posto, cercando di recuperarla; Malfoy schivò il secondo Schiantesimo di Hermione, e Ron, apparso all'improvviso in fondo al passaggio, scagliò un Incantesimo Petrificus contro Tiger, ma lo mancò di un soffio.
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   «Aguamenti!» gridò Harry, ma il getto d'acqua che uscì dalla punta della sua Bacchetta evaporò all'istante.
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   «No» lo interruppe Hermione, anche lei in piedi. Malfoy e Goyle rimasero accasciati sul pavimento del corridoio; erano senza Bacchetta. «Re stiamo uniti. Io dico di andare... Harry, cos'hai appeso al braccio?»
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   «Ah, Ministro!» urlò Percy, e scagliò una fattura contro O'Tusoe, che lasciò cadere la Bacchetta e portò le mani al petto, in evidente difficoltà. «Le ho detto che do le dimissioni?»
La battaglia di Hogwarts (Cap. 31 Harry Potter 7)

   Faceva rotolare la Bacchetta tra le dita, guardandola, il pensiero fisso alla Stanza nel castello, la Stanza segreta che lui solo aveva trovato, la Stanza che, come la Camera, bisognava essere abili, astuti e molto curiosi per scoprire... il ragazzo non avrebbe trovato il diadema... anche se il burattino di Silente era andato molto più in là di quanto lui si fosse mai aspettato... troppo in là...
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Voldemort abbassò di nuovo lo sguardo sulla Bacchetta. Lo turbava... e le cose che turbavano Lord Voldemort andavano sistemate...
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «Piton. Ora. Ho bisogno di lui. Devo chiedergli un... servizio. Vai». Spaventato, inciampando nella penombra, Lucius uscì dalla stanza. Voldemort rimase a rigirarsi la Bacchetta tra le dita, osservandola.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «Duro!» gridò Hermione, puntando la Bacchetta contro l'arazzo, che si trasformò in pietra: con due sonori, spaventosi tonfi i Mangiamorte si accasciarono dall'altra parte.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Scesero di corsa un'altra scala e finirono in un corridoio affollato di duellanti. I ritratti ai due lati erano stipati di figure che urlavano consigli e incoraggiamenti, mentre i Mangiamorte, mascherati e no, lottavano contro studenti e insegnanti. Dean si era procurato una Bacchetta, perché era alle prese con Dolohov, mentre Calì fronteggiava Travers. Harry, Ron e Hermione alzarono subito le bacchette, pronti ad aiutarli, ma i duelli erano così rapidi che rischiavano di colpire un amico. Rimasero all'erta, aspettando l'occasione per intervenire, quando sentirono un altissimo wiiiiiiiiiii! Harry alzò lo sguardo e vide Pix sfrecciare in alto scagliando baccelli di Pugnacio: i Mangiamorte si ritrovarono con la testa in un groviglio di tuberi verdi che si contorcevano come grassi vermi.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «No!» strillò Hermione, e con un fragoroso colpo di Bacchetta spedì Fenrir Greyback lontano dal corpo di Lavanda Brown, che si muoveva appena. Lui urtò contro la balaustra di marmo e cercò di rimettersi in piedi. Poi, con un abbacinante lampo bianco e uno schianto, una sfera di cristallo gli cadde sulla testa, abbattendolo al suolo, immobile.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Con un movimento simile a un servizio di tennis prese un'altra enorme sfera di cristallo dalla borsa e, agitando la Bacchetta, la spedì dall'altra par te dell'ingresso, a infrangere una finestra. In quell'istante, il pesante portone di legno si spalancò ed entrarono altri ragni giganti.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «No!» fece Ron, afferrando la mano di Hermione che stava alzando la Bacchetta. «Se lo Schianti farà crollare mezzo castello...»
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Alzò la Bacchetta, ma una sorda disperazione si era impadronita di lui: Fred non c'era più, Hagrid stava morendo, o forse era già morto; chissà quanti altri erano caduti che ancora lui non sapeva; era come se l'anima avesse già abbandonato il suo corpo...
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Vide il terrier argenteo di Ron comparire nell'aria, baluginare e spegnersi; poi la lontra di Hermione contorcersi e svanire. La Bacchetta gli tremava in mano, e accolse quasi con gioia l'oblio imminente, la promessa del nulla, dell'assenza di sensazioni...
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

    Una scintilla d'argento, una luce guizzante e poi, con lo sforzo più grande che gli fosse mai costato, il cervo sbucò dalla punta della sua Bacchetta. Trottò in avanti, i Dissennatori si dispersero rapidi e subito la notte tornò mite, ma il frastuono della battaglia riprese a echeggiare nelle sue orecchie.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Ron si guardò in giro, poi puntò la Bacchetta verso un bastoncino per terra e disse: «Wingardium Leviosa!» Il rametto volò in alto, roteò nell'aria come se fosse stato colpito da una raffica di vento, poi schizzò contro il tronco attraverso i minacciosi rami rotanti del Platano. Colpì un punto vicino alle radici e subito l'albero cessò di contorcersi.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Harry si infilò nel cunicolo di terra nascosto tra le radici dell'albero. Dovette schiacciarsi molto più dell'ultima volta. Il passaggio aveva il soffitto basso: quattro anni prima l'avevano percorso piegati in due, adesso potevano solo strisciare. Harry avanzò per primo, con la Bacchetta illuminata; si aspettava di trovare ostacoli da un momento all'altro, e invece niente. Procedettero in silenzio. Lo sguardo di Harry era fisso sul raggio oscillante della Bacchetta che teneva in pugno.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Lui tastò alle proprie spalle e lei gli infilò nella mano libera il fagotto di tessuto scivoloso. Vi si avvolse con difficoltà, mormorò «Nox» per spegnere la Bacchetta e avanzò carponi, più piano che poteva, tutti i sensi all'erta, temendo a ogni secondo che passava di essere scoperto, di sentire una fredda voce chiara, di vedere un lampo di luce verde.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   La stanza era poco illuminata, ma vide Nagini muoversi come una biscia sott'acqua, al sicuro nella sua luminosa bolla incantata, sospesa a mezz'aria. Vide il bordo di un tavolo e una mano bianca dalle lunghe dita che giocherellava con una Bacchetta. Poi Piton parlò e il cuore di Harry mancò
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Voldemort alzò la Bacchetta di Sambuco, reggendola con delicatezza e precisione, come la Bacchetta di un direttore d'orchestra.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Voi... voi avete compiuto magie straordinarie con quella Bacchetta».
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «No» obiettò Voldemort. «Ho compiuto le mie magie consuete. Io sono straordinario, ma questa Bacchetta... no. Non ha mostrato le meraviglie che prometteva. Non avverto alcuna differenza tra questa Bacchetta e quella che mi procurai da Olivander tanti anni fa».
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Voldemort si arrestò e Harry lo vide con chiarezza: faceva scivolare tra le dita la Bacchetta di Sambuco e scrutava Piton.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «La mia Bacchetta di tasso ha sempre fatto tutto quello che le ho chiesto, Severus, tranne uccidere Harry Potter. Due volte ha fallito. Sotto tortura, Olivander mi ha parlato dei nuclei gemelli, mi ha detto di cercarne un'altra. L'ho fatto, ma quando la Bacchetta di Lucius ha incrociato quella di Potter, si è spezzata».
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

    «Ho cercato una terza Bacchetta, Severus. La Bacchetta di Sambuco, la Bacchetta del Destino, la Stecca della Morte. L'ho presa al suo precedente proprietario. L'ho presa dalla tomba di Silente».
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «Per tutta questa lunga notte, vicino ormai alla vittoria, sono rimasto qui» proseguì Voldemort, la voce poco più di un sussurro, «a riflettere, a chiedermi perché la Bacchetta di Sambuco si rifiuta di essere ciò che dovrebbe, di comportarsi come la leggenda dice che deve fare nelle mani del suo legittimo proprietario... e credo di avere la risposta».
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «La Bacchetta di Sambuco non può servirmi in modo adeguato, Severus, perché non sono io il suo vero padrone. La Bacchetta di Sambuco appartiene al mago che ha ucciso il suo ultimo proprietario. Tu hai ucciso Albus Silente. Finché tu vivi, Severus, la Bacchetta di Sambuco non può essere davvero mia».
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «Mio Signore!» protestò Piton, alzando la Bacchetta.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «Non può essere altrimenti» concluse Voldemort. «Devo dominare la Bacchetta, Severus. Se domino la Bacchetta, finalmente dominerò Potter».
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Sferzò l'aria con la Bacchetta di Sambuco. Non accadde nulla a Piton, che per un attimo parve pensare di essere stato risparmiato; ma poi le intenzioni di Voldemort divennero chiare. La sfera del serpente rotolò nell'aria, e prima che Piton potesse far altro che urlare, gli aveva racchiuso testa e spalle, e Voldemort parlò in Serpentese.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Si voltò; non c'era tristezza in lui, nessun rimorso. Era tempo di lasciare quella stamberga e prendere in mano la situazione, con una Bacchetta che
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «Harry!» bisbigliò Hermione, ma lui aveva già puntato la Bacchetta contro la cassa che gli bloccava la vista. La cassa si sollevò di un centimetro e si spostò silenziosamente di lato. Più piano che poté, Harry entrò nella stanza.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   Hermione gli ficcò tra le mani una fiala, apparsa dal nulla. Con la Bacchetta, Harry vi spinse dentro la sostanza argentea. Quando la fiala fu piena fino all'orlo, e in Piton sembrava che non ci fosse più sangue, la sua presa sui vestiti di Harry si allentò.
La bacchetta di Sambuco (Cap. 32 Harry Potter 7)

   «Noi siamo a posto. Non abbiamo ancora la Bacchetta. Ti lasciano stare, quando sei un bambino e non puoi farci niente. Ma a undici anni» e annuì con aria d'importanza «cominciano a istruirti, e allora devi stare attento».
La storia del Principe (Cap. 33 Harry Potter 7)

   Harry volò tra forme e colori mutevoli finché i dintorni si solidificarono di nuovo, e si ritrovò su una collina desolata, fredda e buia, col vento che sibilava tra i rami dei pochi alberi spogli. Piton adulto ansimava, voltandosi, la Bacchetta stretta in mano, in attesa di qualcosa o qualcuno... la sua paura contagiò Harry: pur sapendo di non correre alcun rischio, si guardò indietro, chiedendosi che cosa stesse aspettando Piton...
La storia del Principe (Cap. 33 Harry Potter 7)

   Poi nell'aria balenò una luce bianca accecante e frastagliata: Harry pensò a un fulmine, ma Piton cadde in ginocchio e la Bacchetta gli scivolò di mano.
La storia del Principe (Cap. 33 Harry Potter 7)

   Il rumore della Materializzazione di Silente era stato coperto dall'ululato del vento tra i rami. Stava davanti a Piton, la veste svolazzante e il viso illuminato dal basso dalla luce della Bacchetta.
La storia del Principe (Cap. 33 Harry Potter 7)

   «Io... io vengo con un avvertimento... no, una richiesta... la prego...» Silente agitò la Bacchetta. Foglie e rami continuarono ad agitarsi nella notte attorno a loro, ma dove loro due si fronteggiavano calò il silenzio. «Quale richiesta potrebbe farmi un Mangiamorte?»
La storia del Principe (Cap. 33 Harry Potter 7)

    era afflosciato su un bracciolo della poltrona simile a un trono dietro la scrivania, semisvenuto. La mano destra gli penzolava lungo il fianco, nera e bruciata. Piton borbottava incantesimi, puntando la Bacchetta verso il polso ferito, mentre con la sinistra versava in gola a Silente un calice colmo di una densa pozione dorata. Dopo qualche istante, le palpebre di Silente tremarono e si aprirono.
La storia del Principe (Cap. 33 Harry Potter 7)

   Dalla punta della sua Bacchetta affiorò la cerva d'argento: atterrò sul pavimento dell'ufficio, fece un balzo e si tuffò fuori dalla finestra. Silente la guardò volar via e quando il suo bagliore argenteo svanì si rivolse a Piton, con gli occhi pieni di lacrime.
La storia del Principe (Cap. 33 Harry Potter 7)

   E poi Harry volava accanto a Piton su un manico di scopa in una notte limpida: era accompagnato da altri Mangiamorte incappucciati e davanti a loro c'erano Lupin e un Harry che in verità era George... un Mangiamorte alzò la Bacchetta e la puntò sulla schiena di Lupin...
La storia del Principe (Cap. 33 Harry Potter 7)

   Finalmente, la verità. Disteso con la faccia nel tappeto polveroso dello studio dove un tempo aveva creduto di apprendere i segreti della vittoria, Harry capì infine che non doveva sopravvivere. Il suo compito era dirigersi tranquillamente nelle braccia accoglienti della Morte. Sulla strada, doveva distruggere gli ultimi legami di Voldemort con la vita, così che quando finalmente si fosse offerto a lui, senza nemmeno alzare la Bacchetta per difendersi, l'epilogo sarebbe stato netto, e ciò che sarebbe dovuto accadere a Godric's Hollow si sarebbe compiuto: nessuno dei due sarebbe vissuto, nessuno dei due poteva sopravvivere.
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   Se solo fosse successo quella notte d'estate che era uscito per l'ultima volta dal numero quattro di Privet Drive, quando invece la nobile Bacchetta di piuma di fenice l'aveva salvato! Se avesse potuto morire come Edvige, così in fretta da non rendersene conto! Se si fosse potuto gettare davanti a una Bacchetta per salvare una persona amata... invidiava perfino la morte dei suoi genitori. Quella passeggiata a sangue freddo verso la propria fine avrebbe richiesto un altro genere di coraggio. Sentì le dita tremare e fece uno sforzo per controllarle, anche se nessuno poteva vederlo; i ritratti alle pareti erano vuoti.
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   Il guscio dorato si spezzò. Lui alzò la mano tremante, levò la Bacchetta di Draco sotto il Mantello e mormorò: «Lumos».
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   La pietra nera con la crepa al centro era posata nel Boccino. La Pietra della Resurrezione si era incrinata lungo la linea verticale che rappresentava la Bacchetta di Sambuco. Il triangolo e il cerchio del Mantello e della Pietra erano ancora visibili.
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   Gli sguardi erano tutti puntati su Voldemort, che era in piedi, a capo chino, la Bacchetta di Sambuco davanti a sé, chiusa tra le sue mani bianche. Sembrava che pregasse, o contasse mentalmente, e a Harry, immobile ai margini della scena, venne l'assurdo pensiero di un bambino che gioca a nascondino. Dietro a Voldemort, come una mostruosa aureola, galleggiava la luminosa gabbia incantata dove si muoveva l'enorme serpente Nagini.
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   L'espressione di Voldemort non cambiò. Gli occhi rossi sembravano ardere alla luce del fuoco. Lentamente, prese la Bacchetta di Sambuco tra due dita.
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   Voldemort la zittì alzando la Bacchetta e lei non disse altro, ma lo contemplò adorante.
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   Nessuno fiatò. Sembravano spaventati quanto Harry. Il suo cuore si scagliava contro le costole come se volesse scappare dal corpo che lui stava per gettar via. Si tolse il Mantello dell'Invisibilità con le mani sudate e lo infilò sotto la veste insieme alla Bacchetta. Non voleva essere tentato di combattere.
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   «TACI!» urlò Rowle, e lo zittì con un colpo di Bacchetta.
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   Harry sentiva la propria Bacchetta contro il torace, ma non fece alcun tentativo per sfoderarla. Sapeva che il serpente era protetto troppo bene, sapeva che se anche fosse riuscito a puntarla contro Nagini, cinquanta maledizioni l'avrebbero colpito. Voldemort e Harry continuavano a guardarsi: Voldemort inclinò appena la testa da un lato, contemplando il ragazzo in piedi davanti a lui, e uno strano sorriso, senza gioia, gli increspò la bocca senza labbra.
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   Voldemort alzò la Bacchetta. Aveva ancora la testa piegata da un lato, come un bambino curioso che si chiede che cosa succederà. Harry guardò dentro quegli occhi rossi e sperò che accadesse subito, in fretta, quando ancora riusciva a stare in piedi, prima di perdere il controllo, prima di tradire la paura...
Ancora la foresta (Cap. 34 Harry Potter 7)

   «C'È dell'altro» riprese Harry. «C'È dell'altro. Perché la mia Bacchetta ha spezzato quella che lui aveva preso in prestito?»
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Dopo aver assicurato questa doppia connessione, legato i vostri destini più saldamente di quanto due maghi siano mai stati uniti nella storia, Voldemort ti attaccò con una Bacchetta che aveva lo stesso nucleo della tua. E qui accadde qualcosa di molto strano, come sappiamo. I nuclei reagirono in un modo che Lord Voldemort, il quale non sapeva che la tua Bacchetta era gemella della sua, non si aspettava.
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

    «Quella notte si spaventò più di te, Harry. Tu avevi accettato, addirittura abbracciato la possibilità della morte, cosa che Lord Voldemort non è mai stato in grado di fare. Il tuo coraggio vinse, la tua Bacchetta sconfisse la sua. E in quel momento, accadde qualcosa tra quelle bacchette, qualcosa che rifletteva la relazione tra i loro padroni.
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Penso che la tua Bacchetta abbia assorbito alcuni poteri e qualità di quella di Voldemort, come dire che conteneva un po' di Voldemort stesso. Perciò quando lui ti stava inseguendo, la tua Bacchetta riconobbe un uomo che era insieme fratello e nemico mortale, e rigurgitò parte della sua stessa magia contro di lui, una magia molto più potente di quanto la Bacchetta di Lucius avesse mai compiuto. La tua Bacchetta ormai conteneva il potere del tuo enorme coraggio e dell'abilità mortifera di Voldemort: che speranze aveva quel povero bastoncino di Lucius Malfoy?»
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Ma se la mia Bacchetta era così potente, come mai Hermione è riuscita a spezzarla?»
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Mio caro ragazzo, i suoi notevoli effetti valevano solo contro Voldemort, che aveva manipolato così sconsideratamente le più profonde leggi della magia. Solo verso di lui quella Bacchetta possedeva un potere anomalo. Per il resto era come tutte le altre... anche se buona, ne sono certo» concluse Silente con cortesia.
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Mi ha ucciso con la Bacchetta che era appartenuta a lei».
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Non ti ha ucciso con la mia Bacchetta» lo corresse Silente. «Credo che possiamo convenire che tu non sei morto... anche se naturalmente» aggiunse, come temendo di essere stato poco gentile, «non sottovaluto le tue sofferenze, che di sicuro sono state terribili».
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «E al centro dei nostri progetti c'erano i Doni della Morte! Quanto lo affascinavano, quanto ci affascinavano! La Bacchetta invincibile, l'arma che ci avrebbe condotti al potere! La Pietra della Resurrezione... per lui, anche se fingevo di non saperlo, voleva dire un esercito di Inferi! Per me, lo confesso, significava il ritorno dei miei genitori, la fine di ogni responsabilità.
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Passarono gli anni. Corsero voci su di lui. Dissero che si era procurato una Bacchetta di immensa forza. A me nel frattempo fu offerto il posto di Ministro della Magia, e non una sola volta. Naturalmente rifiutai. Avevo imparato che non ero adatto al potere».
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Be', sai che cosa accadde. Io vinsi il duello. Io conquistai la Bacchetta».
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   Alla fine Harry riprese: «Grindelwald ha cercato di impedire che Voldemort trovasse la Bacchetta. Ha mentito, lo sa? Ha fatto finta di non averla mai posseduta».
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Forse un uomo su un milione potrebbe riunire i Doni, Harry. Io sono stato capace solo di possedere il più crudele, il meno straordinario. Sono stato in grado di possedere la Bacchetta e di non vantarmene e non usarla per uccidere. Mi è stato concesso di dominarla e usarla, perché l'avevo presa non per mio tornaconto, ma per salvare altri da lei.
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Ma lei si aspettava che cercasse la Bacchetta
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Ero sicuro che ci avrebbe provato, da quando la tua Bacchetta sconfisse la sua nel cimitero di Little Hangleton. All'inizio temeva che l'avessi battuto per la tua abilità superiore. Dopo aver rapito Olivander, tuttavia, scoprì l'esistenza dei nuclei gemelli. Pensò che questo spiegasse tutto. Ma la Bacchetta presa in prestito non si comportò meglio! E Voldemort, invece di chiedersi quale tua caratteristica avesse reso la tua Bacchetta così forte, quale dono tu possedessi che a lui mancava, si mise a cercare l'unica Bacchetta che secondo la leggenda avrebbe sconfitto tutte le altre. L'ossessione per la Bacchetta di Sambuco era diventata feroce quasi quanto quella per te. è convinto che la Bacchetta di Sambuco elimini il suo ultimo punto debole e lo renda veramente invincibile. Povero Piton...»
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Quando ha chiesto a Piton di ucciderla, voleva che la Bacchetta di Sambuco diventasse sua, vero?»
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Voldemort ha la Bacchetta di Sambuco».
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   «Sì. Voldemort ha la Bacchetta di Sambuco».
King’s Cross (Cap. 35 Harry Potter 7)

   Era la voce di Bellatrix, e parlava come chi si rivolge a un amante. Harry non osò aprire gli occhi, ma lasciò che gli altri sensi esplorassero la situazione. Sapeva che la sua Bacchetta era ancora riposta sotto gli abiti perché la sentiva tra il petto e il suolo. Una lieve imbottitura dalle parti dello stomaco gli disse che anche il Mantello dell'Invisibilità era lì.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   Harry se l'era aspettato: sapeva che il suo corpo non sarebbe stato lasciato in pace sul terreno della Foresta, che doveva essere umiliato per dimostrare la vittoria di Voldemort. Fu sollevato da terra e gli ci volle tutta la sua forza di volontà per restare inerte, ma il dolore che si aspettava non venne. Fu scagliato una, due, tre volte in aria: i suoi occhiali volarono via e sentì la Bacchetta scivolare un po' sotto gli abiti, ma restò molle e inanimato, e quando cadde giù per l'ultima volta per la radura risuonarono risate di scherno.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Andiamo» ordinò Voldemort. Harry sentì che si muoveva e Hagrid fu costretto a seguirlo. Aprì appena gli occhi e lo vide marciare davanti a loro, con l'enorme serpente Nagini sulle spalle, libero dalla gabbia incantata. Ma Harry non poteva estrarre la Bacchetta nascosta sotto gli abiti senza farsi vedere dalla scorta di Mangiamorte nel buio che lentamente sbiadiva...
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   Ma s'interruppe: Harry udì un rumore di passi e un urlo, poi un altro colpo, un lampo di luce e un grugnito di dolore; aprì gli occhi di una frazione infinitesima. Qualcuno si era allontanato dalla folla e si era scagliato su Voldemort; Harry vide la sagoma afflosciarsi a terra, Disarmata. Voldemort gettò via la Bacchetta di chi l'aveva sfidato e rise.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   Attraverso gli occhi socchiusi, Harry vide Voldemort agitare la Bacchetta. Qualche istante dopo, da una delle finestre infrante del castello qualcosa di simile a un uccello deforme volò nella mezza luce e atterrò in mano a Voldemort. Lui scrollò l'oggetto muffito tenendolo per la punta e quello penzolò vuoto e lacero: era il Cappello Parlante.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

    Puntò la Bacchetta contro Neville, che s'irrigidì, poi gli ficcò in testa il Cappello, che gli cadde sugli occhi. La folla davanti al castello fu percorsa da un fremito e come un sol uomo i Mangiamorte levarono le bacchette, per tenere a bada i combattenti di Hogwarts.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Il nostro Neville ora dimostrerà che cosa accade a chiunque sia così sciocco da continuare a opporsi a me» annunciò Voldemort, e con un guizzo della Bacchetta incendiò il Cappello Parlante.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   Nascosto sotto il Mantello dell'Invisibilità, Harry scagliò un Sortilegio Scudo tra Neville e Voldemort prima che quest'ultimo potesse alzare la Bacchetta. Poi, sopra le grida, i ruggiti, i colpi dei giganti, l'urlo di Hagrid risuonò più forte di tutto.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «FUORI DAI PIEDI!» urlò la signora Weasley alle tre ragazze, e con uno svolazzo della Bacchetta cominciò a combattere. Harry rimase a guardare terrorizzato ed euforico la Bacchetta di Molly Weasley fendere l'aria e vorticare, e il sorriso di Bellatrix Lestrange tremò prima di trasformarsi in un ringhio. Schizzi di luce volarono da entrambe le bacchette, il pavimento attorno alle due streghe era rovente e crivellato di buchi; entrambe combattevano per uccidere.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   A Harry sembrava di muoversi al rallentatore; vide la McGranitt, Kingsley e Lumacorno contorcersi a mezz'aria, scagliati all'indietro, mentre la furia del Signore Oscuro per la fine della sua ultima, migliore luogotenente esplodeva con la forza di una bomba. Voldemort alzò la Bacchetta e la puntò contro Molly Weasley.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Silente stava cercando di tenere lontana da me la Bacchetta di Sambuco! Voleva che fosse Piton il vero padrone della Bacchetta! Ma io sono arrivato prima di te, ragazzino... l'ho trovata prima di te, ho capito la verità prima di te. Ho ucciso Severus Piton tre ore fa e la Bacchetta di Sambuco, la Stecca della Morte, la Bacchetta del Destino è davvero mia! L'ultimo piano di Silente è andato storto, Harry Potter!»
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   La mano di Voldemort tremò sulla Bacchetta di Sambuco e Harry strinse forte quella di Draco. Capì che era questione di secondi.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Quella Bacchetta non funziona ancora bene perché hai assassinato la persona sbagliata. Severus Piton non è mai stato il vero padrone della Bacchetta di Sambuco. Non ha mai sconfitto Silente».
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Non mi ascolti? Piton non ha mai sconfitto Silente! Hanno deciso insieme la sua morte! Silente voleva morire imbattuto, essere l'ultimo vero padrone della Bacchetta! Se tutto fosse andato come previsto, il potere della Bacchetta sarebbe morto con luì, perché non gli sarebbe mai stata vinta!»
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Ma allora, Potter, è come se Silente l'avesse consegnata a me!» La voce di Voldemort era intrisa di piacere malvagio. «Io ho rubato la Bacchetta
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Ancora non capisci, Riddle? Possedere la Bacchetta non basta! Tenerla, usarla non la rende davvero tua. Non hai sentito Olivander? è la Bacchetta che sceglie il mago... la Bacchetta di Sambuco ha riconosciuto un nuovo padrone prima della morte di Silente, qualcuno che non l'ha mai nemmeno sfiorata. Il nuovo padrone ha tolto la Bacchetta a Silente contro la sua volontà, senza mai capire cosa aveva fatto, o che la Bacchetta più pericolosa del mondo gli aveva offerto la sua obbedienza...»
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   Il petto di Voldemort si alzò e si abbassò in fretta, e Harry avvertì la maledizione in arrivo, la sentì crescere dentro la Bacchetta puntata contro il suo viso.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Il vero padrone della Bacchetta di Sambuco era Draco Malfoy».
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Ma che importanza ha?» mormorò il Signore Oscuro. «Anche se tu avessi ragione, Potter, non farebbe alcuna differenza per te e per me. Non hai più la Bacchetta di fenice: il nostro sarà un duello di pura abilità... e dopo che avrò ucciso te, potrò occuparmi di Draco Malfoy...»
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   Harry agitò la Bacchetta di biancospino e sentì gli sguardi di tutti i presenti su di essa.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Quindi è tutto qui, capisci?» sussurrò. «La Bacchetta che hai in mano sa che il suo ultimo proprietario è stato Disarmato? Perché se lo sa... sono io il vero padrone della Bacchetta di Sambuco».
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   Un bagliore d'oro rosso divampò all'improvviso nel soffitto incantato sopra di loro e uno spicchio di sole accecante apparve sul davanzale della finestra più vicina. La luce colpì i due volti nello stesso momento e quello di Voldemort divenne una macchia infuocata. Harry udì la voce acuta strillare e urlò anche lui la sua speranza estrema verso il cielo, puntando la Bacchetta di Draco.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   Lo scoppio fu come un colpo di cannone e le fiamme dorate che eruppero tra loro, al centro esatto del cerchio che avevano disegnato, segnarono il punto in cui gli incantesimi si scontrarono. Harry vide il lampo verde di Voldemort urtare il proprio incantesimo, vide la Bacchetta di Sambuco vo lare in alto, scura contro l'alba, roteare come la testa di Nagini contro il soffitto incantato, verso il padrone che non avrebbe ucciso, che finalmente ne entrava in pieno possesso. E Harry, con l'infallibile abilità del Cercatore, la prese al volo con la mano libera mentre Voldemort cadeva all'indietro, le braccia spalancate, le pupille a fessura degli occhi scarlatti che si giravano verso l'alto. Tom Riddle crollò sul pavimento con banale solennità, il corpo fiacco e rattrappito, le mani bianche vuote, il volto da serpente inespressivo e ignaro. Voldemort era morto, ucciso dal rimbalzo della sua stessa maledizione, e Harry fissava, con due bacchette in mano, il guscio vuoto del suo nemico.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   Harry mostrò la Bacchetta di Sambuco, e Ron e Hermione la contemplarono con una venerazione che a Harry, pur confuso e sfinito, non piacque affatto.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   Posò la Bacchetta spezzata sulla scrivania del Preside, la toccò appena con la punta della Bacchetta di Sambuco e mormorò: «Reparo».
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   La sua Bacchetta si saldò e dalla punta scaturirono scintille rosse. Harry capì che ce l'aveva fatta. Prese la Bacchetta di agrifoglio e di fenice e sentì un improvviso calore alle dita, come se mano e Bacchetta esultassero per essersi ritrovate.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Rimetterò la Bacchetta di Sambuco» annunciò a Silente, che lo guardava con enorme affetto e ammirazione, «dov'era. Può restarci. Se morirò di morte naturale come Ignotus, il suo potere sarà infranto, vero? L'ultimo padrone non sarà mai stato sconfitto. E sarà la fine della storia».
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Ne sei sicuro?» chiese Ron. C'era una debolissima eco di desiderio nella sua voce mentre guardava la Bacchetta di Sambuco.
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

   «Quella Bacchetta procura più guai di quel che vale» concluse Harry. Poi voltò le spalle ai dipinti. Pensava solo al letto a baldacchino che lo aspettava nella Torre di Grifondoro: chissà se Kreacher gli avrebbe portato un panino lassù. «E sinceramente» aggiunse, «ho passato abbastanza guai per una vita intera».
La falla nel piano (Cap. 36 Harry Potter 7)

    Immediatamente si udì un fracasso venire dalla cucina. Il mago accese la Bacchetta e aprì la porta; con sommo stupore, vide la pentola del padre: le era spuntato un unico piede di ottone e saltellava sul posto, in mezzo alla stanza, producendo uno spaventevole baccano sulle pietre del pavimento. Il mago le si avvicinò meravigliato, ma fece un balzo all'indietro quando vide che l'intera superficie della pentola era coperta di verruche.
IL MAGO E IL PENTOLONE SALTERINO (Cap. 1 Harry Potter 8)

    La seconda, di nome Altheda, era stata derubata da un mago malvagio della casa, dell'oro e della Bacchetta. Sperava che la Fonte la liberasse dall'impotenza e dalla povertà.
LA FONTE DELLA BUONA SORTE (Cap. 2 Harry Potter 8)

    Perciò si misero a riflettere sul significato del messaggio sulla pietra. Amata fu la prima a comprendere: con la Bacchetta estrasse dalla propria mente tutte le memorie dei giorni felici passati con l'amante fuggito e le lasciò cadere nell'acqua. Il torrente le portò via e un passaggio di pietre affiorò. Le tre streghe e il cavaliere finalmente raggiunsero la vetta.
LA FONTE DELLA BUONA SORTE (Cap. 2 Harry Potter 8)

    Vedendo che era necessario obbedirle per compiacerla, lo stregone prese la Bacchetta, aprì lo scrigno di cristallo, squarciò il proprio petto e rimise il cuore peloso nella cavità che aveva un tempo occupato.
LO STREGONE DAL CUORE PELOSO (Cap. 3 Harry Potter 8)

    Nell'altra mano brandiva la Bacchetta, con la quale cercava di estrarre dal proprio petto il cuore peloso e rimpicciolito. Ma il cuore peloso era più forte di lui e si rifiutava di lasciare la presa sui sensi dello stregone e ritornare nella teca dov'era stato confinato per tanti anni.
LO STREGONE DAL CUORE PELOSO (Cap. 3 Harry Potter 8)

    Davanti agli occhi inorriditi degli ospiti, lo stregone gettò via la Bacchetta e afferrò una daga d'argento. Dichiarando che mai sarebbe stato schiavo del proprio cuore, lo recise dal petto.
LO STREGONE DAL CUORE PELOSO (Cap. 3 Harry Potter 8)

    Il ciarlatano diede uno dei due rametti al Re e lo assicurò che si trattava di una Bacchetta di immenso potere.
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    Ogni mattina il ciarlatano e il Re stolto passeggiavano per i giardini della reggia, dove agitavano le bacchette e urlavano al vento parole prive di senso. Il ciarlatano badava a eseguire qualche altro trucco, di modo che il Re restasse convinto dell'abilità del suo Fattucchiere Capo e del potere della Bacchetta che gli era costata tanto oro.
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    Cercando uno sfogo alla sua paura e alla sua rabbia, il ciarlatano si avvicinò alla finestra di Baba la lavandaia. Guardò dentro e vide la vecchietta seduta a un tavolo, intenta a pulire una Bacchetta. In un angolo dietro di lei, le lenzuola del Re si stavano lavando da sole in un catino di legno.
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    Da dietro il cespuglio, Baba puntò la Bacchetta verso il cappello e lo fece sparire. Grandi furono lo stupore e l'ammirazione della folla, e sonoro l'applauso che tributò al Re esultante.
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    Da dietro il cespuglio, Baba puntò la Bacchetta verso il cavallo e lo fece salire in alto nel cielo.
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    «Vostra Maestà» disse il Capitano, «questa stessa mattina, Sciabola è morto per aver mangiato un fungo velenoso! Riportatelo in vita, Vostra Maestà, con la vostra Bacchetta
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    Lo stolto Re levò il rametto e lo puntò verso il cane morto. Ma dietro al cespuglio Baba sorrise e non si prese nemmeno la briga di alzare la Bacchetta, poiché nessuna magia può resuscitare i morti.
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    Quando i giardini furono deserti, da un buco tra le radici del ceppo uscì un vecchio coniglio robusto e baffuto, che stringeva una Bacchetta tra i denti. Baba Raba saltellò fuori dai giardini e andò molto lontano, la statua d'oro della lavandaia sorse sul ceppo d'albero e da allora in quel regno mai più una strega o un mago furono perseguitati.
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    È attraverso questa storia che molti di noi hanno scoperto per la prima volta che la magia non può resuscitare i morti. È stata una grande delusione e una grande sorpresa, perché da bambini credevamo che i nostri genitori fossero in grado di riportare in vita i nostri topini o gattini morti con un semplice cenno della Bacchetta. Benché circa sei secoli siano trascorsi da quando Beda scrisse questa storia, e nonostante abbiamo trovato innumerevoli modi per mantenere un'illusione della presenza dei nostri cari,[13] nessun mago è mai riuscito a riunire corpo e anima dopo che la morte è avvenuta. Come scrive l'eminente filosofo mago Bertrand de Pensées-Profondes nel suo famoso trattato Uno studio delle possibilità di invertire gli effetti contingenti e metafisici della morte naturale, con particolare riguardo alla reintegrazione di essenza e materia: «Lasciate perdere. Non succederà mai».
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    Il re della storia di Beda è uno stolto Babbano che al tempo stesso brama e teme la magia. Pensa di poter diventare un mago semplicemente imparando formule e agitando una Bacchetta.[16] Ignora del tutto la vera natura della magia e dei maghi, perciò crede agli assurdi suggerimenti sia del ciarlatano che di Baba. È infatti tipico di un certo pensiero Babbano accettare, per ignoranza, ogni genere di cose impossibili sulla magia, tra cui l'idea che Baba si sia tramutata in un albero e possa ancora pensare e parlare. (Val la pena notare a questo punto, però, che Beda da un canto usa l'espediente dell'albero parlante per mostrarci quanto sia ignorante il re Babbano, dall'altro ci chiede di credere che Baba possa parlare dopo essersi trasformata in coniglio. Potrebbe trattarsi di una licenza poetica, ma io ritengo più probabile che Beda abbia solo sentito parlare degli Animagi e non ne abbia mai conosciuto uno, perché questa è l'unica incongruenza della fiaba con le leggi della magia. Gli Animagi non conservano l'abilità umana della parola nella loro forma animale, anche se conservano il pensiero e le capacità di ragionamento degli umani. Questa, come sa qualsiasi scolaretto, è la differenza fondamentale tra un Animagus e chi si Trasfigura in un animale. Quest'ultimo diventa in tutto e per tutto un animale, con la conseguenza di non sapere niente di magia e nemmeno di essere mai stato un mago, e di aver bisogno pertanto di qualcuno che lo ri-Trasfiguri nella sua forma originale).
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    Ritengo invece possibile che nel far fingere alla propria eroina di trasformarsi in un albero e nella sua minaccia al Re di un dolore simile a un colpo d'ascia nelle reni, Beda si sia ispirato a vere tradizioni e pratiche magiche. Gli alberi da Bacchetta sono sempre stati ferocemente protetti dai fabbricanti che li hanno in cura, e chi abbatta simili alberi per rubarli rischia non solo la ritorsione degli Asticelli[17] che vi fanno abitualmente il nido, ma anche gli effetti degli incantesimi protettivi imposti dai loro proprietari. All'epoca di Beda, la Maledizione Cruciatus[18] non era ancora stata dichiarata illegale dal Ministero della Magia e poteva produrre esattamente la sensazione di cui Baba minaccia il Re.
BABÀ RABA E IL CEPPO GHIGNANTE (Cap. 4 Harry Potter 8)

    Così il fratello maggiore, che era un uomo bellicoso, chiese una Bacchetta più potente di qualunque altra al mondo: una Bacchetta che facesse vincere al suo possessore ogni duello, una Bacchetta degna di un mago che aveva battuto la Morte! Così la Morte si avvicinò a un albero di sambuco sulla riva del fiume, prese un ramo e ne fece una Bacchetta, che diede al fratello maggiore.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    Il primo fratello viaggiò per un'altra settimana o più, e quando ebbe raggiunto un lontano villaggio andò a cercare un altro mago con cui aveva da tempo una disputa. Armato della Bacchetta di Sambuco, non poté mancare di vincere il duello che seguì. Lasciò il nemico a terra, morto, ed entrò in una locanda, dove si vantò a gran voce della potente Bacchetta che aveva sottratto alla Morte in persona e di come essa l'aveva reso invincibile.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    Quella stessa notte, un altro mago si avvicinò furtivo al giaciglio dove dormiva il primo fratello, ubriaco fradicio. Il ladro rubò la Bacchetta e per buona misura tagliò la gola al fratello più anziano.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    L'ironia della sorte è che da questa storia è scaturita una curiosa leggenda, che contraddice precisamente il messaggio originale. La leggenda sostiene che i doni che la Morte consegna ai fratelli - una Bacchetta invincibile, una pietra che può richiamare i morti dall'oltretomba, e un Mantello dell'Invisibilità che dura per sempre - siano oggetti reali che esistono nel nostro mondo. La leggenda va oltre: se qualcuno diventasse il legittimo proprietario di tutti e tre, diverrebbe 'padrone della Morte', locuzione che è sempre stata intesa a significare invulnerabile, persino immortale.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    Resta la Bacchetta, e qui gli ostinati che credono nel messaggio nascosto di Beda hanno per lo meno una qualche testimonianza storica alla quale appoggiarsi. Si dà infatti il caso che attraverso i secoli ci siano stati maghi che hanno sostenuto - o per vanità, o per intimidire possibili nemici, o in assoluta buona fede - di possedere una Bacchetta più potente del normale, una Bacchetta addirittura 'invincibile'. Alcuni di loro hanno persino asserito che la Bacchetta fosse di sambuco, come quella che avrebbe fabbricato la Morte. A tali bacchette sono stati attribuiti molti nomi, tra cui 'Bacchetta del Destino' o 'Stecca della Morte'.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

   
Se lui è quercia e lei è agrifoglio,
le nozze non consiglio.
oppure denoterebbero difetti nel carattere del proprietario:
Il sorbo sparla, il castagno sogna,
testardo è il frassino, il nocciolo si lagna.
E naturalmente, in questa categoria di detti non dimostrati troviamo:
Bacchetta di sambuco, non cavi un ragno dal buco.

LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    Che sia perché nella storia di Beda la Morte fabbrica la Bacchetta con il sambuco, o perché maghi violenti o assetati di potere hanno persistentemente dichiarato che le loro bacchette erano di sambuco, questo legno non è mai stato molto apprezzato dai fabbricanti di bacchette.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    La prima menzione documentata di una Bacchetta di sambuco dai poteri particolarmente sviluppati e pericolosi riguarda quella posseduta da Emeric, comunemente chiamato 'il Maligno', un mago dalla vita piuttosto corta ma eccezionalmente aggressivo che terrorizzò l'Inghilterra meridionale nell'Alto Medio Evo. Morì com'era vissuto, in un feroce duello contro un mago chiamato Egbert. Cosa sia stato di Egbert non è noto, ma l'aspettativa di vita dei duellanti medievali in generale era breve. Prima che esistesse un Ministero della Magia a regolare l'uso della Magia Oscura, i duelli di solito erano fatali.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    Un secolo dopo, un altro personaggio poco raccomandabile, chiamato Godelot, fece progredire gli studi di Magia Oscura con una raccolta di pericolosi incantesimi, prodotti con l'ausilio di una Bacchetta che descrive come «il più maligno e sottile tra li miei amici, il quale ha corpo di Sabuco,[24] e conosce i modi delle magie fetide e putridissime». (Delle Magie Fetide e Putridissime divenne il titolo del capolavoro di Godelot).
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    Come si vede, Godelot considera la propria Bacchetta un compagno, quasi un istruttore. Gli esperti dell'arte delle bacchette[25] sanno che le bacchette in effetti assorbono l'abilità di chi le usa, benché questa sia una questione delicata e imprevedibile; vanno infatti considerati molti fattori addizionali, come la relazione tra la Bacchetta e chi la usa, per comprendere quanto possa funzionare una Bacchetta in congiunzione con un particolare individuo. Tuttavia, un'ipotetica Bacchetta che sia passata tra le mani di molti Maghi Oscuri mostrerà, come minimo, una spiccata affinità con i tipi più pericolosi di magia.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    La maggior parte dei maghi e delle streghe preferiscono una Bacchetta che li abbia 'scelti' a qualsiasi Bacchetta di seconda mano, proprio perché questa potrebbe aver preso dal precedente proprietario abitudini incompatibili con lo stile di magia del nuovo padrone. La pratica generale di seppellire (o cremare) la Bacchetta insieme al proprietario tende a far sì che nessuna Bacchetta assorba conoscenze da troppi padroni. Chi crede nella Bacchetta di Sambuco, però, sostiene che a causa del modo in cui avrebbe cambiato proprietà - ogni padrone avrebbe infatti superato il precedente, di solito uccidendolo - essa non sia mai stata distrutta né seppellita, ma sia sopravvissuta attraverso i secoli accumulando saggezza, forza e potere ben oltre il normale.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    Si sa che Godelot perì nelle proprie segrete, dove era stato rinchiuso dal figlio pazzo Hereward. Dobbiamo pensare che Hereward abbia sottratto la Bacchetta al padre, altrimenti questi sarebbe riuscito a evadere, ma cosa ne fece successivamente Hereward non è dato di sapere. Quel che è certo è che una Bacchetta chiamata 'Bacchetta di Surello'[26] dal suo stesso proprietario, Barnabas Deverill, appare all'inizio del diciottesimo secolo e che Deverill la utilizzò per farsi una reputazione di mago terrificante, finché il suo regno di terrore non venne sovvertito dall'altrettanto infame Loxias, che prese la Bacchetta, la ribattezzò 'Stecca della Morte' e la usò per far scempio di chiunque non gli andasse a genio. È difficile tracciare la storia successiva della Bacchetta di Loxias, perché furono molti a vantarsi di averlo fatto fuori, inclusa la sua stessa madre.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    Ciò che non può non colpire qualsiasi mente dotata di buonsenso che studi la cosiddetta storia della Bacchetta di Sambuco è che ogni uomo che si sia mai vantato di possederla[27] ha sempre sostenuto che fosse 'invincibile', mentre il suo stesso passaggio di mano in mano dimostra non solo che è stata vinta centinaia di volte, ma che attira guai quanto Ghiozza la Capra Zozza attira le mosche. In fin dei conti, la ricerca della Bacchetta di Sambuco non fa che confermare un'osservazione che ho avuto più volte occasione di ripetere nel corso della mia lunga vita, e cioè che gli esseri umani hanno un debole esattamente per le cose che sono peggiori per loro.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    Ma chi di noi avrebbe mostrato la saggezza del terzo fratello, se avessimo avuto la possibilità di scegliere fra i tre Doni della Morte? Maghi e Babbani sono altrettanto assetati di potere: chi avrebbe resistito alla 'Bacchetta del Destino'? Quale essere umano, che avesse perduto una persona cara, non avrebbe scelto la Pietra della Resurrezione? Persino io, Albus Silente, troverei più facile rifiutare il Mantello dell'Invisibilità. Il che dimostra che, per quanto intelligente, sono comunque un idiota come tutti.
LA STORIA DEI TRE FRATELLI (Cap. 5 Harry Potter 8)

    [1] Naturalmente le vere streghe e i veri maghi erano per lo più in grado di sfuggire al rogo, al ceppo e al capestro (cfr. le annotazioni su Lisette de Lapin nel mio commento a Baba Raba e il Ceppo Ghignante). Tuttavia, alcune esecuzioni ebbero effettivamente luogo: Sir Nicholas de Mimsy-Porpington (un mago della corte reale durante la vita, e durante la morte fantasma della Torre di Grifondoro) fu privato della propria Bacchetta prima di venire rinchiuso in una segreta e si trovò quindi nell'impossibilità di sfuggire alla morte; soprattutto, le famiglie di maghi rischiavano di perdere i giovani rampolli che, per la loro incapacità di controllare la magia, si facevano notare dai cacciatori di streghe Babbani e risultavano vulnerabili.
Note (Cap. 7 Harry Potter 8)

    [16] Come studi approfonditi dell'Ufficio Misteri hanno dimostrato già a partire dal 1672, maghi e streghe si nasce, non si diventa. La inattesa capacità di praticare la magia può in effetti apparire in persone di stirpe apparentemente non magica (benché diversi studi successivi facciano pensare che ci dev'essere stato un mago in qualche punto dell'albero genealogico), ma i Babbani non possono essere maghi. Il meglio, o il peggio, che possono sperare sono effetti casuali e incontrollabili generali da un'autentica Bacchetta magica, la quale, in quanto strumento che incanala la magia, a volte trattiene poteri residui che si possono scaricare improvvisamente. Cfr. anche le note sulle bacchette a proposito della Storia dei Tre Fratelli.
Note (Cap. 7 Harry Potter 8)

    [27] Nessuna strega ha mai dichiaralo di possedere la Bacchetta di Sambuco. Pensatene ciò che preferite, ma così è.
Note (Cap. 7 Harry Potter 8)