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Harry Potter e i Doni della Morte (6958 citazioni)
   1) L’ascesa del Signore Oscuro (113 citazioni)
   2) In memoriam (70 citazioni)
   3) La partenza dei Dursley (126 citazioni)
   4) I sette Potter (179 citazioni)
   5) Il Guerriero caduto (255 citazioni)
   6) Il demone in pigiama (231 citazioni)
   7) Il testamento i Albus Silente (272 citazioni)
   8) Il matrimonio (213 citazioni)
   9) Un nascondiglio (151 citazioni)
   10) Il racconto di Kreacher (197 citazioni)
   11) La mazzetta (211 citazioni)
   12) La Magia è Potere (220 citazioni)
   13) La Commissione per il Censimento dei nati babbani (184 citazioni)
   14) Il ladro (141 citazioni)
   15) La vendetta del folletto (285 citazioni)
   16) Godric’s Hollow (138 citazioni)
   17) Il Segreto di Bathilda (212 citazioni)
   18) Vita e Menzogne di Albus Silente (82 citazioni)
   19) La cerva d’argento (227 citazioni)
   20) Xenophilius Lovegood (152 citazioni)
   21) La storia dei tre fratelli (182 citazioni)
   22) I Doni della Morte (186 citazioni)
   23) Villa Malfoy (351 citazioni)
   24) Il fabbricante di bacchette (257 citazioni)
   25) Villa Conchiglia (160 citazioni)
   26) La Gringott (188 citazioni)
   27) Il nascondiglio finale (73 citazioni)
   28) Lo specchio mancante (146 citazioni)
   29) Il diadema perduto (169 citazioni)
   30) Il congedo di Severus Piton (197 citazioni)
   31) La battaglia di Hogwarts (288 citazioni)
   32) La bacchetta di Sambuco (182 citazioni)
   33) La storia del Principe (345 citazioni)
   34) Ancora la foresta (119 citazioni)
   35) King’s Cross (170 citazioni)
   36) La falla nel piano (286 citazioni)
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Xenophilius Lovegood


   Harry non si aspettava che l'ira di Hermione si placasse in una notte, quindi non si stupì che la mattina dopo comunicasse con sguardi torvi e silenzi ostinati. Ron reagì mantenendo un contegno innaturalmente grave in sua presenza, in segno evidente di costante rimorso. A dire il vero, quando si ritrovavano insieme tutti e tre Harry si sentiva come l'unica persona non in lutto a un funerale con pochi presenti. Ma nei rari momenti che passò da solo con Harry (a prendere l'acqua o a cercare funghi nel sottobosco), Ron fece mostra di uno sfrontato buonumore.
   «Qualcuno ci ha aiutato» ripeteva. «Qualcuno ha mandato quella cerva. Qualcuno è dalla nostra. Un Horcrux in meno, Harry!»
   Rinfrancati dalla distruzione del medaglione, ripresero a discutere di dove potessero trovarsi gli altri e, sebbene avessero già affrontato la questione, Harry era ottimista, certo che altre novità decisive sarebbero seguite alla prima. Il broncio di Hermione non riusciva a guastare il suo buonumore: l'improvvisa svolta della loro sorte, l'apparizione della cerva misteriosa, il recupero della spada di Grifondoro e soprattutto il ritorno di Ron lo rendevano così felice che faticava a restare serio.
   Nel tardo pomeriggio lui e Ron sfuggirono di nuovo alla presenza ostile di Hermione con la scusa di setacciare i cespugli nudi in cerca di more ine sistenti e continuarono a scambiarsi informazioni. Harry era finalmente riuscito a raccontare a Ron tutta la storia dei vagabondaggi suoi e di Hermione, fino al resoconto completo di quanto era accaduto a Godric's Hollow; adesso toccava a Ron riferirgli tutto quello che aveva scoperto sul mondo magico nelle settimane trascorse da solo.
   «... e come hai fatto a sapere del Tabù?» chiese a Harry, dopo avergli raccontato dei molti disperati tentativi dei Nati Babbani di sottrarsi al Ministero.
   «Del che cosa?»
   «Tu e Hermione avete smesso di pronunciare il nome di Tu-Sai-Chi!» «Oh, sì. Be', è solo una brutta abitudine che abbiamo preso» spiegò
   Harry. «Ma per me non è un problema chiamarlo V...»
   «No!» ruggì Ron. Harry saltò dentro un cespuglio e Hermione, il naso immerso in un libro all'ingresso della tenda, li guardò accigliata. «Scusa» disse Ron aiutando l'amico a districarsi dai rovi, «ma il nome è stato stregato, Harry: è così che scoprono la gente! Usare il suo nome infrange gli incantesimi di protezione, provoca una specie di interferenza magica... è così che ci hanno trovati in Tottenham Court Road!»
   «Perché abbiamo pronunciato il suo nome?»
   «Esatto! Bisogna dargliene atto, è logico. Solo le persone che si opponevano seriamente a lui, come Silente, osavano pronunciarlo. Adesso che gli hanno imposto un Tabù, chiunque lo nomini è rintracciabile. Un modo rapido e semplice per trovare i membri dell'Ordine! Hanno quasi preso Kingsley...»
   «Stai scherzando?»
   «No, un manipolo di Mangiamorte l'ha accerchiato, ha detto Bill, ma è riuscito a fuggire. Adesso è latitante, come noi». Ron si grattò pensieroso il mento con la punta della bacchetta. «Non credi che sia stato lui a mandarci quella cerva?»
   «Il suo Patronus è una lince, l'abbiamo visto al matrimonio, ti ricordi?» «Già, è vero...»
   Camminarono lungo la siepe, più lontano dalla tenda e da Hermione. «Harry... non pensi che possa essere stato Silente?»
   «Silente cosa?»
   Ron sembrava un po' imbarazzato, però aggiunse, a voce bassa: «Silente... la cerva. Insomma» e osservò Harry con la coda dell'occhio, «È stato lui ad avere la spada autentica per ultimo, no?»
   Harry non rise di Ron, perché capiva fin troppo bene la nostalgia che
    stava dietro quella domanda. L'idea che Silente fosse riuscito a tornare, che vegliasse su di loro sarebbe stata di ineffabile consolazione. Scosse il capo. «Silente è morto» disse. «Io c'ero, ho visto il cadavere. è andato via per sempre. E comunque il suo Patronus era una fenice, non una cerva».
   «I Patroni possono cambiare, no?» obiettò Ron. «Quello di Tonks È cambiato, no?»
   «Sì, ma se Silente fosse vivo, perché non si mostrerebbe? Perché si limiterebbe a consegnarci la spada?»
   «Non ne ho idea» rispose Ron. «Per lo stesso motivo per cui non te l'ha data quando era vivo. Per lo stesso motivo per cui ha lasciato a te un vecchio Boccino e a Hermione un libro di storie per bambini».
   «Ossia?» incalzò Harry, voltandosi a fissare Ron, disperato di conoscere la risposta.
   «Che ne so» borbottò Ron. «A volte, quando ero un po' abbattuto, mi sono detto che si stava facendo due risate o... o che voleva solo rendere tutto più difficile. Ma non lo penso più. Sapeva quello che faceva quando mi ha lasciato il Deluminatore, no? Lui...» Le orecchie di Ron s'imporporarono e lui si chinò tutto concentrato su un ciuffo d'erba, che saggiò con la punta del piede. «Be', si vede che lo sapeva, che vi avrei piantati in asso».
   «No» lo corresse Harry. «Si vede che sapeva che saresti voluto tornare».
   Ron parve rincuorato, ma ancora a disagio. Anche per cambiare discorso, Harry chiese: «A proposito di Silente, hai saputo cosa ha scritto la Skeeter?»
   «Altro che» rispose subito Ron, «ne parlano un sacco. Certo, in un altro momento sarebbe una notizia pazzesca, che Silente è stato amico di Grindelwald, ma adesso è solo una cosa che fa ridere quelli che ce l'avevano con Silente e uno schiaffo in faccia a chi pensava che fosse tanto una brava persona. Non mi pare un granché, però. Era molto giovane quando...»
   «Aveva la nostra età» puntualizzò Harry, come aveva ribattuto a Hermione, e qualcosa nella sua espressione persuase Ron a lasciar perdere.
   Un grosso ragno era posato al centro di una ragnatela gelata tra i rovi. Harry prese la mira con la bacchetta che Ron gli aveva dato la sera prima. Hermione aveva acconsentito a esaminarla, concludendo che era di prugnolo.
   «Engorgio».
   Il ragno tremolò, rimbalzando nella tela. Harry ritentò. Questa volta il ragno diventò un po' più grande.
   «Smettila» fece Ron secco. «Scusa se ho detto che Silente era giovane,
    d'accordo?»
   Harry aveva dimenticato che Ron odiava i ragni.
   «Scusa... Reducio».
   Il ragno non rimpicciolì. Harry fissò la bacchetta di prugnolo. Tutti gli incanti minori che aveva provato erano risultati meno potenti di quelli che eseguiva con la bacchetta di fenice. La nuova gli era fastidiosamente estranea, come se avesse la mano di un altro cucita all'estremità del braccio.
   «Devi solo esercitarti» lo incoraggiò Hermione, che si era avvicinata in silenzio e aveva seguito preoccupata il tentativo di Harry di ingrandire e rimpicciolire il ragno. «È questione di fiducia, Harry».
   Lui sapeva perché voleva che tutto fosse a posto: si sentiva ancora in colpa per avergli spezzato la bacchetta. Ingoiò la risposta che gli era salita alle labbra, cioÈ che poteva prendersi la bacchetta di prugnolo, se pensava che fosse lo stesso, e lui avrebbe preso la sua. Desideroso com'era che tornassero tutti amici, annuì, ma quando Ron rivolse a Hermione un sorriso incerto, lei si allontanò per sprofondare di nuovo nel suo libro.
   Al calar del buio erano di nuovo tutti e tre nella tenda e Harry si incaricò del primo turno di guardia. Seduto all'ingresso, cercò di far levitare alcune piccole pietre: ma la sua magia fu ancora più goffa e meno potente di prima. Hermione era distesa sulla cuccetta a leggere e Ron, dopo averle rivolto varie occhiate nervose, aveva sfilato dallo zaino una piccola radio e cercava di sintonizzarla.
   «C'È un solo programma» sussurrò a Harry «che dà le notizie come sono veramente. Tutti gli altri sono dalla parte di Tu-Sai-Chi e seguono la versione del Ministero, ma questo... aspetta di sentirlo, è grandioso. Solo che non possono trasmettere tutte le sere, devono continuare a spostarsi per non essere catturati, e ci vuole la parola d'ordine per sintonizzarsi... il guaio è che ho perso l'ultima...»
   Tamburellò piano con la punta della bacchetta sulla radio, borbottando parole a caso sottovoce. Guardava di sottecchi Hermione, temendo uno scoppio d'ira, ma avrebbe anche potuto essere altrove, per quanto lei gli badava. Per una decina di minuti Ron continuò a picchiettare e borbottare, Hermione voltava le pagine del libro e Harry si esercitava con la bacchetta.
   Infine Hermione scese dal suo letto. Ron s'immobilizzò.
   «Se ti dà fastidio, smetto!» le disse, teso.
   Hermione non si degnò nemmeno di rispondere, ma si avvicinò a Harry. «Dobbiamo parlare» dichiarò.
   Harry guardò il libro che lei teneva stretto. Era Vita e Menzogne di Albus
    Silente.
   «Cosa c'È?» chiese, preoccupato. Gli passò per la mente che forse c'era un capitolo su di lui; e non era sicuro di essere pronto per sentire la versione di Rita della sua relazione con Silente. La risposta di Hermione però fu del tutto inaspettata.
   «Voglio andare a trovare Xenophilius Lovegood».
   Lui la fissò sbalordito.
   «Scusa?»
   «Xenophilius Lovegood. Il padre di Luna. Voglio andare a parlare con lui!»
   «Ehm... perché?»
   Lei trasse un respiro profondo, come per farsi forza, e rispose: «È quel simbolo, il simbolo che c'È in Beda il Bardo. Guarda qui!»
   Ficcò Vita e Menzogne di Albus Silente sotto gli occhi restii di Harry, che vide la copia della lettera originale scritta da Silente a Grindelwald, nella familiare grafia sottile e inclinata. Non voleva vedere la prova inoppugnabile che Silente aveva davvero scritto quelle parole, che non erano invenzione di Rita.
   «La firma» disse Hermione. «Guarda la firma, Harry!»
   Lui obbedì. Per un momento non capì di che cosa stesse parlando Hermione, poi, guardando meglio con l'aiuto della bacchetta accesa, notò che Silente aveva sostituito la 'A' di Albus con una minuscola versione dello stesso marchio triangolare disegnato sopra Le Fiabe di Beda il Bardo.
   «Ehm... cosa state...» tentò Ron, ma Hermione lo bloccò con un'occhiata e si rivolse a Harry.
   «Continua a saltar fuori, vero? So che Viktor ha detto che era il simbolo di Grindelwald, ma c'era anche su quella vecchia tomba a Godric's Hollow, e le date sulla lapide erano di molto precedenti alla nascita di Grindelwald! E ora questo! Be', non possiamo chiedere a Silente o a Grindelwald che cosa significhi non so nemmeno se Grindelwald è ancora vivo ma possiamo chiederlo al signor Lovegood. Indossava il simbolo al matrimonio. Sono sicura che è importante, Harry!»
   Harry non rispose subito. Guardò il volto concentrato e appassionato di lei, poi il buio tutto intorno, riflettendo. Dopo una lunga pausa disse: «Hermione, non vogliamo un'altra Godric's Hollow. Ci siamo persuasi che dovevamo andarci e...»
   «Ma compare di continuo, Harry! Silente mi ha lasciato Le Fiabe di Beda il Bardo, come fai a sapere che non dobbiamo indagare su quel segno?»
    «Ci risiamo!» Harry era esasperato. «Continuiamo a pensare che Silente ci abbia lasciato tracce segrete e indizi...»
   «Il Deluminatore si è rivelato utile, dopotutto» osservò Ron. «Io sono d'accordo con Hermione, credo che dovremmo andare a trovare Lovegood».
   Harry gli rivolse uno sguardo torvo. Era sicuro che il suo sostegno a Hermione avesse poco a che fare con il desiderio di scoprire il significato della runa triangolare.
   «Non sarà come a Godric's Hollow» insisté Ron. «Lovegood è dalla tua parte, Harry. Il Cavillo è sempre stato con te, continua a dire a tutti che devono aiutarti!»
   «Sono certa che è importante!» aggiunse Hermione, impaziente.
   «Ma non credi che allora Silente me l'avrebbe detto prima di morire?» «Forse... forse è una cosa che devi scoprire da solo» suggerì Hermione con l'aria di chi si arrampica sugli specchi.
   «Certo» convenne Ron, adulatore, «È logico».
   «No che non lo È» scattò su Hermione, «ma credo lo stesso che dovremmo parlare col signor Lovegood. Un simbolo che lega Silente, Grindelwald e Godric's Hollow? Harry, ne dobbiamo sapere di più!»
   «Votiamo» propose Ron. «Chi è d'accordo per andare da Lovegood...»
   La sua mano scattò in aria prima di quella di Hermione. Le labbra di lei tremolarono in maniera sospetta quando alzò la propria.
   «Due contro uno, Harry, mi spiace» proclamò Ron, dandogli una pacca sulla schiena.
   «Bene» si arrese Harry, un po' divertito e un po' irritato. «Però dopo aver parlato con Lovegood ci mettiamo a cercare gli altri Horcrux, d'accordò? Dove abitano i Lovegood? Qualcuno lo sa?»
   «Sì, non stanno lontano da casa mia» rispose Ron. «Non so bene dove, ma i miei indicano sempre le colline quando parlano di loro. Non dovrebbe essere difficile trovarli».
   Quando Hermione tornò nel suo letto, Harry abbassò la voce.
   «Sei stato d'accordo con lei solo per riconquistarla».
   «In guerra e in amore tutto è concesso» ribatté Ron allegramente, «e questo è un po' di tutti e due. Su con la vita, sono le vacanze di Natale, Luna sarà a casa!»
   Dalla collina ventosa su cui si Materializzarono la mattina dopo, la vista sul villaggio di Ottery St Catchpole era magnifica. Dall'alto il villaggio sembrava una collezione di case in miniatura nelle larghe lame oblique di
    sole che arrivavano fino a terra tra una nube e l'altra. Rimasero per qualche minuto a contemplare la Tana, schermandosi gli occhi con le mani, ma non riuscirono a distinguere altro che le alte siepi e gli alberi del giardino, che proteggevano la casetta sghemba da occhi Babbani.
   «È strano essere così vicini e non andare a trovarli» osservò Ron.
   «Be', non è che tu non li veda da secoli. Sei stato a casa per Natale» sibilò Hermione gelida.
   «Non sono andato alla Tana!» protestò Ron con una risata incredula. «Secondo te potevo tornare da loro e dire che vi avevo mollato? M'immagino solo la reazione di Fred e George. E Ginny, pensa come sarebbe stata comprensiva».
   «Ma allora dove sei stato?» chiese Hermione, sorpresa.
   «Nella nuova casa di Bill e Fleur. Villa Conchiglia. Bill è sempre stato gentile con me. Lui... c'È rimasto male, quando ha sentito cos'avevo combinato, ma non ha infierito. Ha capito che mi dispiaceva sul serio. Nessun altro della famiglia sa che sono stato da loro. Bill ha detto alla mamma che lui e Fleur non andavano a casa per Natale perché volevano passarlo da soli. Sai, la prima vacanza dopo le nozze. Non credo che a Fleur sia dispiaciuto. Sai quanto odia Celestina Warbeck».
   Ron voltò le spalle alla Tana.
   «Proviamo quassù» propose, e li guidò verso la cima della collina. Camminarono per qualche ora. Harry, su insistenza di Hermione, era nascosto sotto il Mantello dell'Invisibilità. Il gruppo di basse colline era disabitato, a parte una minuscola villetta che sembrava deserta.
   «Credi che sia la loro e siano andati via per le vacanze?» chiese Hermione, spiando attraverso la finestra di una piccola cucina ordinata con i gerani sul davanzale. Ron sbuffò.
   «Mah, secondo me se guardassi dentro casa Lovegood capiresti chi ci abita. Proviamo con le prossime colline».
   E si Smaterializzarono qualche chilometro più a nord.
   «Aha!» gridò Ron con il vento che gli frustava i capelli e gli abiti. Indicò in alto, verso la cima della collina dove erano sbucati: una casa dall'aspetto molto stravagante si stagliava contro il cielo, un enorme cilindro nero con una luna spettrale sospesa alle sue spalle nel cielo del pomeriggio. «Quella dev'essere casa di Luna, chi altri abiterebbe in un posto del genere? Sembra una tuba gigante!»
   «Non assomiglia affatto a un basso tuba» ribatté Hermione, guardando accigliata il torrione.
    «Non stavo parlando dello strumento» precisò Ron. «Volevo dire un cappello a cilindro».
   Ron aveva le gambe più lunghe e fu il primo ad arrivare in cima. Quando Harry e Hermione lo raggiunsero, ansanti, piegati in due dal dolore alla milza, aveva un gran sorriso stampato in faccia.
   «È casa loro» disse. «Guardate».
   Al cancello sgangherato erano appesi tre cartelli dipinti a mano. Il primo diceva 'Il Cavillo. Direttore: X. Lovegood', il secondo 'Cogli il tuo vischio' e il terzo 'Non Toccare le Prugne Dirigibili'.
   Il cancello cigolò quando lo aprirono. Il sentiero a zigzag che conduceva alla porta d'ingresso era invaso da una serie di strane piante, fra cui un cespuglio pieno dei frutti arancioni simili a rapanelli che a volte Luna portava come orecchini. Harry credette di riconoscere un Pugnacio e si tenne alla larga dal ceppo raggrinzito. Due vecchi meli selvatici, curvati dal vento e privi di foglie ma ancora carichi di piccoli frutti rossi, e folte ghirlande di vischio con le palline bianche facevano la guardia ai lati del portone. Un piccolo gufo con la testa appiattita da falco li scrutò da un ramo.
   «È meglio se ti togli il Mantello dell'Invisibilità, Harry» suggerì Hermione. «È te che il signor Lovegood vuole aiutare, non noi».
   Harry obbedì e le diede il Mantello da riporre nella borsetta. Poi Hermione bussò tre volte alla grossa porta nera, tempestata di borchie di ferro, con un battente a forma di aquila.
   Dopo neanche una decina di secondi la porta si spalancò e apparve Xenophilius Lovegood, scalzo, con addosso una specie di camicia da notte tutta macchiata. I lunghi capelli bianchi simili a zucchero filato erano sporchi e spettinati. Al matrimonio di Bill e Fleur Xenophilius era elegante come un damerino, al confronto.
   «Cosa? Cosa c'È? Chi siete? Cosa volete?» gridò con voce acuta e querula, guardando prima Hermione, poi Ron, e infine Harry, di fronte al quale la bocca gli si aprì in una perfetta, comica 'O'.
   «Buonasera, signor Lovegood». Harry gli tese la mano. «Sono Harry, Harry Potter».
   Xenophilius non gli strinse la mano, ma l'occhio che non guardava la punta del suo naso corse subito alla cicatrice sulla fronte.
   «Possiamo entrare?» domandò Harry. «Vorremmo chiederle una cosa».
   «Io... non sono sicuro che sia consigliabile» sussurrò Xenophilius. Deglutì e gettò uno sguardo rapido al giardino. «Che sorpresa... parola mia... io... Temo che non dovrei proprio...»
    «Non ci vorrà molto» insisté Harry, un po' deluso dall'accoglienza così fredda.
   «Io... oh, allora va bene. Entrate, presto. Presto!»
   Appena ebbero varcato la porta Xenophilius la chiuse dietro di loro. Si trovavano nella cucina più bizzarra che Harry avesse mai visto. La stanza era perfettamente circolare, così che sembrava di stare dentro un macinapepe gigante. Tutto era curvo per adattarsi alle pareti: i fornelli, il lavandino e gli armadietti, e tutto era stato dipinto a fiori, insetti e uccelli in vivaci colori primari. Harry riconobbe lo stile di Luna: l'effetto, in uno spazio così chiuso, era un po' opprimente.
   Al centro del pavimento, una scala a chiocciola di ferro battuto saliva ai piani superiori. Da sopra veniva un concerto di colpi e sferragliamenti: Harry si chiese che cosa stesse combinando Luna.
   «Meglio salire» suggerì Xenophilius, sempre molto a disagio, e fece strada.
   La stanza di sopra era una combinazione di salotto e laboratorio, e quindi ancora più ingombra della cucina. Benché molto più piccola e perfettamente circolare, assomigliava alla Stanza delle Necessità nell'indimenticabile circostanza in cui si era trasformata in un enorme labirinto contenente gli oggetti nascosti nel corso di secoli. C'erano pile e pile di libri e fogli su tutte le superfici. Dal soffitto pendevano modellini delicati di creature che Harry non riconobbe, ognuno dei quali sbatteva le ali o chiudeva le mascelle.
   Luna non c'era. La fonte di tutto quel fracasso era un oggetto di legno pieno di rotelle e ingranaggi che si muovevano magicamente. Sembrava il singolare incrocio tra un tavolo da lavoro e un mucchio di vecchi scaffali, ma dopo un attimo Harry capì che era una vecchia macchina tipografica, perché sputava copie del Cavillo.
   «Scusate» disse Xenophilius. Si avvicinò alla macchina, sfilò una tovaglia sudicia da sotto un'immensa pila di libri e documenti che rovinarono tutti a terra e la gettò sulla pressa, soffocando in qualche modo il baccano. Poi si rivolse a Harry.
   «Perché è venuto qui?»
   Prima che Harry potesse rispondere, però, Hermione emise uno strillo spaventato.
   «Signor Lovegood... cos'È quello?»
   E indicò un enorme corno a spirale grigio, non dissimile da quello di un unicorno, che era stato appeso alla parete e si protendeva per almeno un
    metro nella stanza.
   «È il corno di un Ricciocorno Schiattoso» rispose Xenophilius.
   «No che non lo È!» esclamò Hermione.
   «Hermione» mormorò Harry, imbarazzato, «non è il momento...»
   «Ma Harry, è un corno di Erumpent! è Materiale Commerciabile Classe
   B, è estremamente pericoloso tenerlo in casa!»
   «Come fai a sapere che è un corno di Erumpent?» chiese Ron, allontanandosi velocemente dall'oggetto, per quanto lo permettesse l'affollamento della stanza.
   «È descritto negli Animali Fantastici: dove trovarli. Signor Lovegood, deve liberarsene subito, non sa che può esplodere al minimo tocco?»
   «Il Ricciocorno Schiattoso» scandì Xenophilius con espressione ostinata «È una creatura timida e altamente magica e il suo corno...»
   «Signor Lovegood, riconosco i solchi alla base, è un corno di Erumpent ed è incredibilmente pericoloso... non so dove l'ha preso...»
   «L'ho comprato» rispose Xenophilius perentorio «due settimane fa da un delizioso giovane mago che era al corrente del mio interesse per lo squisito Ricciocorno. Una sorpresa di Natale per la mia Luna. Ora» proseguì, rivolto a Harry, «di preciso perché è venuto qui, signor Potter?»
   «Abbiamo bisogno di aiuto» rispose Harry prima che Hermione ricominciasse.
   «Ah» fece Xenophilius. «Aiuto. Mmm». L'occhio buono si posò di nuovo sulla cicatrice. Pareva allo stesso tempo terrorizzato e ipnotizzato. «Sì. Il fatto È... aiutare Harry Potter... piuttosto pericoloso...»
   «Non è lei che continua a dire a tutti che aiutare Harry è un dovere?» intervenne Ron. «Su quella sua rivista?»
   Xenophilius scoccò un'occhiata alle sue spalle, alla pressa nascosta che continuava a sferragliare sotto la tovaglia.
   «Ehm... sì, ho espresso questa opinione. Tuttavia...»
   «... lo devono fare gli altri, e non lei personalmente?» concluse Ron. Xenophilius non rispose. Continuava a deglutire e il suo sguardo saettava fra i tre. Harry ebbe l'impressione che fosse in preda a una penosa lotta interiore.
   «Dov'È Luna?» chiese Hermione. «Sentiamo cosa ne pensa lei».
   Xenophilius boccheggiò. Sembrava farsi forza. Infine disse, con voce tremula, quasi impercettibile sopra il fragore della pressa: «Luna è giù al ruscello che pesca Plimpi d'Acqua Dolce. Sarà... sarà contenta di vedervi. Vado a chiamarla e poi... sì, molto bene. Cercherò di aiutarvi».
    Sparì giù per la scala a chiocciola. Sentirono la porta aprirsi e richiudersi. Si guardarono.
   «Vecchio foruncolo fifone» sbottò Ron. «Luna è dieci volte più coraggiosa».
   «Sarà preoccupato per quello che possono fare i Mangiamorte a lui e a Luna se scoprono che sono stato qui» osservò Harry.
   «Be', io sono d'accordo con Ron» ribatté Hermione. «È un vecchio ipocrita orrendo. Dice a tutti di aiutarti e poi lui cerca di tenersene fuori. E per l'amor del cielo, state lontani da quel corno».
   Harry andò alla finestra all'altro capo della stanza. Si vedeva un ruscello, un sottile nastro lucente molto al di sotto di loro, alla base della collina. Erano davvero in alto; un uccello volò davanti al vetro mentre lui guardava verso la Tana, ora invisibile al di là di un'altra fila di colline. Ginny era da qualche parte laggiù. Erano più vicini di quanto fossero stati dalle nozze di Bill e Fleur, ma lei non poteva sapere che Harry stava guardando dalla sua parte, che stava pensando a lei. Probabilmente Harry avrebbe dovuto esserne contento; chiunque entrava in contatto con lui era in pericolo, il comportamento di Xenophilius lo dimostrava.
   Voltò le spalle alla finestra e il suo sguardo cadde su un altro oggetto bizzarro appoggiato sulla credenza panciuta e sovraccarica: il busto di pietra di una strega bella e austera con un copricapo assolutamente stravagante. Due oggetti che sembravano cornetti acustici d'oro uscivano ricurvi dai lati. Un minuscolo paio di scintillanti ali azzurre era fissato a una striscia di cuoio che passava sulla testa, mentre un rapanello arancione era stato attaccato a una seconda striscia legata sulla fronte.
   «Guardate» disse.
   «Carino» commentò Ron. «Strano che non se lo sia messo per il matrimonio».
   Sentirono la porta chiudersi e un attimo dopo Xenophilius tornò nella stanza, le gambe magre infilate in stivali di gomma, con un vassoio di tazze scompagnate e una teiera fumante.
   «Ah, avete visto la mia invenzione preferita» cinguettò, piazzando il vassoio tra le braccia di Hermione e avvicinandosi a Harry accanto alla statua. «Modellato in modo piuttosto preciso sulla testa della bella Priscilla Corvonero. Un ingegno smisurato per il mago è dono grato!»
   Indicò gli oggetti simili a cornetti acustici.
   «Quelli sono sifoni di Gorgosprizzo... per rimuovere tutte le fonti di distrazione dalla zona attorno al pensatore. Questa» e indicò le alette «È un'e lica di Celestino, per elevare la disposizione mentale. Infine» e indicò il rapanello arancione «la Prugna Dirigibile, per accrescere la capacità di accettare lo straordinario».
   Xenophilius tornò al vassoio, che Hermione era riuscita a posare in precario equilibrio su uno dei tavolini stracolmi di oggetti.
   «Posso offrirvi un infuso di Radigorda?» propose. «Lo prepariamo noi». Cominciò a versare la bevanda, viola acceso come succo di barbabietola, e aggiunse: «Luna è giù oltre il Ponte Basso, è emozionatissima all'idea che voi siate qui. Non dovrebbe tardare, ha preso quasi abbastanza Plimpi per preparare la zuppa per tutti. Sedetevi e prendete dello zucchero.
   «Ora» spostò da una poltrona una pericolante pila di carte e si sedette, accavallando le gambe avvolte negli stivali, «come posso aiutarla, signor Potter?»
   «Be'» cominciò Harry scambiando un rapido sguardo con Hermione, che annuì incoraggiante, «È a proposito di quel simbolo che portava attorno al collo al matrimonio di Bill e Fleur, signor Lovegood. Ci chiedevamo che cosa significa».
   Xenophilius inarcò le sopracciglia.
   «Si riferisce al simbolo dei Doni della Morte?»
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